Ultimo aggiornamento: 17/03/2005
Green Public Procurement (GPP)
Il Green Procurement è un
sistema di acquisti di prodotti e servizi ambientalmente
preferibili, cioè "quei prodotti e servizi che
hanno un minore, ovvero un ridotto, effetto sulla salute umana e
sull'ambiente rispetto ad altri prodotti e servizi utilizzati allo
stesso scopo".
In questo ambito un settore specifico è costituito dal
Green Public Procurement (GPP). Gli
acquisti effettuati dalla Pubblica
Amministrazione, infatti, rappresentano in Italia e in
Canada il 17% del Prodotto Interno Lordo (PIL), in Europa il 18%,
negli USA il 14% .
La pratica del GPP consiste nella possibilità di inserire
criteri di qualificazione ambientale nella domanda che le Pubbliche
Amministrazioni esprimono in sede di acquisto di beni e servizi. Su
questo tema la P.A. può svolgere, quindi, il duplice ruolo
di "cliente" e di "consumatore", e in quanto tale può avere
una forte capacità di "orientamento del mercato".
Il ricorso allo strumento GPP viene caldeggiato da tempo
dall'Unione Europea che ne parla diffusamente sia nel "Libro Verde
sulla politica integrata dei prodotti", sia nel Sesto Programma
d'Azione in campo ambientale. E' però la COM (2001) 274
“Il diritto comunitario degli appalti pubblici e le
possibilità di integrare le considerazioni ambientali negli
appalti” a rappresentare, a tutt’oggi,
l’atto di “indirizzo” di riferimento della
Commissione in materia di GPP, cui va ad aggiungersi
l’adozione della direttiva 2004/18/CE del 31 Marzo 2004,
relativa al “coordinamento delle procedure di
aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture, di servizi e di
lavori” che pure introduce la variabile ambientale oltre
a tentare di semplificare una normativa fin troppo dettagliata.
In Italia un primo segnale in tal senso viene con
l'approvazione da parte del CIPE della delibera n. 57 del 2 agosto
2002 "Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in
Italia", che stabilisce che "almeno il 30% dei beni acquistati
debba rispondere anche a requisiti ecologici; il 30-40% del parco
dei beni durevoli debba essere a ridotto consumo energetico,
tenendo conto della sostituzione e facendo ricorso al meccanismo
della rottamazione".
Con il decreto 8 maggio 2003 n. 203, inoltre, il Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha individuato "regole
e definizioni affinché le regioni adottino disposizioni,
destinate agli enti pubblici e alle società a prevalente
capitale pubblico, anche di gestione dei servizi, che garantiscano
che manufatti e beni realizzati con materiale riciclato coprano
almeno il 30% del fabbisogno annuale".
Il GPP potrà essere, quindi, un valido strumento
per favorire la crescita di un "mercato verde",
attraverso:
- l'inserimento di criteri di preferibilità ambientale
nelle procedure di acquisto della Pubblica Amministrazione
nell'ambito dell'offerta economicamente più
vantaggiosa;
- la possibilità di considerare i sistemi di etichettatura
ambientale come mezzi di prova per la verifica di requisiti
ambientali richiesti;
- la possibilità di considerare le certificazioni dei
sistemi di gestione ambientale (EMAS - ISO 14001) come mezzi di
prova per la verifica delle capacità tecniche dei fornitori
per la corretta esecuzione dell'appalto pubblico.