Ultimo aggiornamento: 26/10/2007
Cos'è lo Sviluppo sostenibile?
L’evoluzione di un nuovo atteggiamento verso
il Pianeta
Il dibattito sulla questione ambientale, nato tra gli anni
’60 e ’70 del secolo scorso con la formazione delle
prime Associazioni ambientaliste, ebbe come nodo centrale il
rapporto tra economia e ambiente, nella sempre più evidente
necessità di preservare la qualità del patrimonio
naturale e nella consapevolezza che, essendo le risorse del pianeta
tendenzialmente esauribili, dovessero essere rivisti ed equilibrati
i modelli di sviluppo.
Da Stoccolma a Rio
"La Terra come
capitale da preservare, nella considerazione del rapporto critico
tra crescita ed ecosistema e del processo irreversibile costituito
dallo sfruttamento delle risorse non rinnovabili": questo il tema
di base affrontato nel 1972 dalla Conferenza
di Stoccolma, la prima che, su scala mondiale, toccasse i
temi ambientali e adottasse una Dichiarazione
all’interno della quale la tutela dell’ambiente
diveniva parte integrante dello sviluppo, uno sviluppo
compatibile con le esigenze di salvaguardia delle risorse.
La percezione del Pianeta quale sistema chiuso, nel quale ogni
risorsa naturale trova i suoi limiti nella disponibilità e
nella capacità di assorbimento dell’ecosistema, in
altre parole la coscienza dei limiti dello sviluppo, aprì in
quegli anni la strada ad un dibattito profondo e ad una crescente
attenzione da parte della comunità scientifica e della
società civile.
Dalla consapevolezza di voler operare verso azioni orientate alla
ecogestione del territorio e delle attività antropiche
prende l’avvio il concetto di
“Sostenibilità” e
“Sviluppo
Sostenibile”, contenuto nel Rapporto Our
Common Future (1987) della World Commission on Environment and
Development (Commissione Bruntland), che gli diede la
sua accezione più nota, ovvero lo sviluppo che
“garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza
compromettere la possibilità che le generazioni future
riescano a soddisfare i propri”. Il concetto informatore
di questo modello di sviluppo, compatibile con le esigenze di
tutela e salvaguardia delle risorse e capitale
dell’umanità, ripropone una visione del mondo
nella quale il fine ultimo è rappresentato dal
raggiungimento di una migliore qualità della vita, dalla
diffusione di una prosperità crescente ed equa, dal
conseguimento di un livello ambientale non dannoso per l’uomo
e per le altre specie viventi e nel quale sia possibile una
più equa accessibilità alle risorse. Nascono proprio
in quegli anni i presupposti dell’economia ecologica e
dell’economia ambientale, come nuovo campo di studi ove
rileggere e valutare le interrelazioni tra ambiente ed economia.
L’economia ambientale avvia, più specificamente,
l’approfondimento di alcune tematiche di particolare rilievo
nella definizione e nella comprensione delle relazioni tra
salvaguardia ambientale, perseguimento dell’efficienza
economica e fallimenti di mercato, come nel caso delle
esternalità ambientali e del livello ottimo di inquinamento.
Affronta, inoltre, il problema della valutazione economica delle
risorse ambientali, degli strumenti di politica economica e fiscale
per il controllo delle esternalità e dei problemi ambientali
(imposte ambientali).
Altro caposaldo dello sviluppo sostenibile è
rappresentato dalla Conferenza
delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 che,
nella sua Dichiarazione, sancisce i 27 Principi su ambiente e
sviluppo, i Principi delle foreste e l’Agenda 21,
ancora oggi vivi ed attuali. Lo sviluppo sostenibile assume
quindi le caratteristiche di concetto integrato, avocando a
sè la necessità di coniugare le tre
dimensioni fondamentali e inscindibili di Ambiente, Economia
e Società, dato che risulta evidente come
l’azione ambientale da sola non possa esaurire la
sfida: ogni piano o politica di intervento,
infatti, deve rispondere ad una visione integrata e
definire sia impatti economici che sociali ed ambientali. Il
progresso tecnologico sostenibile si pone allora quale strumento
per raggiungere l’obiettivo di un uso oculato delle
risorse naturali diminuendo il consumo di quelle non
rinnovabili, della limitazione dei rifiuti prodotti e della
sostituzione del capitale naturale (territorio, risorse
materiali, specie viventi) con capitale costruito (risorse
naturali trasformate).
La Conferenza di Rio, contestualmente, lanciava la Convenzione
sulla Diversità biologica, la Convenzione sui Cambiamenti
climatici e quella sulla Desertificazione,
adottata poi nel 1994.
Sostenibilità globale e
locale
Agenda 21, in cui si “…riconosce che operare
verso lo sviluppo sostenibile è principale
responsabilità dei Governi e richiede strategie, politiche,
piani a livello nazionale…”, è il
programma di azioni indicato dalla Conferenza di Rio per invertire
l’impatto negativo delle attività antropiche
sull’ambiente. L'Agenda definisce attività da
intraprendere, soggetti da coinvolgere e mezzi da utilizzare in
relazione alle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (Ambiente,
Economia, Società), ponendosi come processo complesso data
la diversa natura dei problemi affrontati e gli inevitabili
riferimenti alle più diverse scale di governo degli
interventi. I problemi ambientali si attestano infatti sia su
di una dimensione globale, nell’ambito della quale si
manifestano effetti di portata planetaria, sia su di una dimensione
locale caratterizzata da fenomeni specifici, legati allo stato
dell’ambiente e ad attività che sul medesimo
territorio hanno sede.
Entro questo scenario hanno preso mano a mano rilevanza temi come
la pianificazione strategica integrata, la concertazione, la
partecipazione della comunità ai processi decisionali, la
ricerca e la sperimentazione di strumenti operativi adeguati, alla
cui soluzione si stanno impegnando da alcuni decenni e con
prevedibili difficoltà, le Comunità internazionali e
nazionali, ai diversi livelli.
Da Rio a Johannesburg
Altri eventi
salienti riguardanti lo sviluppo sostenibile si sono verificati
negli anni che seguirono la Conferenza di Rio, e tra
questi si ricordano:
Dal 1992 al 2002, i dieci anni che separano il Vertice di Rio da
quello di Johannesburg, il Summit destinato a rafforzare
l’impegno globale verso lo sviluppo sostenibile, si è
diventati mano a mano consapevoli di come il cammino verso un mondo
più sostenibile sia molto più lento e difficoltoso di
quanto ci si aspettava e che le prospettive stesse di Rio, a parte
qualche progresso specifico a livello nazionale o regionale, non
siano state mantenute. Il Vertice
di Johannesburg, conclusosi con la presentazione del
Piano di attuazione e la definizione
di cinque nuovi targets, si richiama agli eventi
di Stoccolma e di Rio ed attribuisce al compimento del processo
di Agenda 21 il ruolo fondamentale per la realizzazione dello
sviluppo sostenibile.