I piping sinkhole: il processo genetico

Il modello geologico concettuale
affinché si verifichi un
sinkhole di questo
tipo prevede la presenza al di sopra del
bedrock
carbonatico carsificato di un potente pacco di depositi di
copertura. Le dimensioni granulometriche degli elementi della
copertura possono essere variabili ma generalmente si tratta
di argille-sabbiose, limi, sabbie con intercalazioni di
ghiaie.
Associazioni sedimentarie di questo tipo determinano
nell’intero pacco un certo grado di coesione e una portanza
naturale.
Appare molto improbabile
un risentimento in superficie, per il consistente spessore dei
materiali di copertura in molti dei casi verificatisi in Italia
(fino a 200 m), di un fenomeno di crollo a partire da una
cavità profonda, mediante processi di
raveling
(scorrimento di materiale verso il basso), soprattutto per la
presenza di orizzonti argillosi impermeabili. Inoltre, nei casi di
sinkholes di questo tipo studiati in Italia, si osserva
l’assenza di movimenti di infiltrazione verso il basso delle
acque di circolazione idrica sotterranea in grado di drenare il
materiale di copertura.
Il fenomeno è poi facilitato se all’interno del pacco
di sedimenti sono presenti lenti di terreni carsificabili (quali
travertini, o ghiaie di natura prevalentemente carbonatica). Mentre
non risultano tuttora casi di
piping sinkhole formatisi su
argille dotate di elevata coesione (ad esempio argille azzurre,
marine particolarmente coesive, di età pliocenica).
I modelli concettuali esistenti per spiegare tali tipi di
cavità si adattano poco alla complessità della
situazione geologico-strutturale ed idrogeologica delle condizioni
al contorno.
La spiegazione che sembra più plausibile per questi fenomeni
è riconducibile a processi di
piping. Questi
avvengono solitamente in materiali che presentano una classe
granulometrica corrispondente alle sabbie, mentre le argille
coesive in genere non possono essere soggette a
piping.
Tuttavia studi recenti ammettono che in presenza di una coltre,
costituita da alternanze di terreni a differente granulometria, non
si può escludere che il fenomeno avvenga in alcuni
intervalli del pacco alluvionale.
Per effetto del
piping si ha la propagazione di una
cavità, all’interno del materiale di copertura, a
partire dal tetto del
bedrock verso l’alto, il
fenomeno procede verso l’alto fino a quando il terreno di
copertura, non sopportando più gli sforzi di taglio,
collassa dando luogo ad una voragine che si forma nell’arco
di 6-24 ore. La profondità a cui solitamente può
avvenire il collasso finale è pari a una trentina di metri,
la cavità perciò risale verso l’alto fino a 30
m dal p.c. dopo di che si ha il crollo.
Il meccanismo di formazione sarebbe dunque legato anche
all’azione erosiva delle acque, ricche di gas, in pressione e
in risalita. La risalita di acque profonde tramite processi di
upwelling risulta poi essere controllata da
discontinuità presenti nel
bedrock, che vanno a
rappresentare delle vere e proprie vie di fuga, oltre che per i
gas, per le acque in pressione dell’acquifero
profondo.

Un possibile innesco dei fenomeni di
piping è
rappresentato da eventi sismici che determinano la rottura di un
equilibrio metastabile. Infatti, il passaggio di onde sismiche
provoca, unitamente al cambiamento dell’assetto dei granuli,
un incremento della pressione di poro che, se raggiunge i valori
della pressione litostatica determinata dal carico dei materiali
soprastanti, porta alla liquefazione dei terreni.
La caratteristica morfologica che contraddistingue i
piping
sinkhole è data dalle pareti delle cavità che
risultano perfettamente verticali, il diametro e le
profondità raggiungono le decine di metri.