Fattori di rischio
Nell'ampio quadro dei fattori che concorrono a definire un
determinato grado di pericolosità per una certa area
rispetto a eventi di dissesto geologico-idraulico, non può
di certo essere tralasciata l'attività antropica che,
soprattutto negli ultimi decenni, ha in molti casi condizionato,
fino a modificare a volte in modo sostanziale, le dinamiche del
paesaggio naturale attraverso la propria attività sul
territorio. Quest'ultima, quando svolta senza controllo e senza
adeguati criteri di sfruttamento delle risorse, ha incrementato il
rischio rispetto a fenomeni di dissesto già presenti o ne ha
indotti di nuovi, incrinando i già delicati equilibri di un
territorio ad alta fragilità. In alcuni casi, ad esempio, lo
sviluppo socio-economico e demografico ha portato allo sfruttamento
e all'occupazione di determinati contesti ambientali, quali le
piane alluvionali, senza tenere conto della loro naturale tendenza
evolutiva. Tale sviluppo, nonostante gli indubitabili benefici
apportati alla società, ha però saturato e
"imbrigliato" il territorio attraverso la costruzione di numerose
opere, l'utilizzo di tecniche agricole produttive estensive assai
poco rispettose degli equilibri idrogeologici, l'aumento della
propensione al dissesto e, di conseguenza, l'incremento
significativo del rischio ad esso associato.
Alla luce di quanto detto, appare chiaro che una corretta politica
di previsione e prevenzione deve mirare alla mitigazione del
rischio geologico-idraulico individuando un livello di rischio
adeguato, da considerare accettabile compatibilmente con la
salvaguardia della vita umana e con il tipo di utilizzo del
territorio.