Attività di prevenzione
Per rispondere all'esigenza di prevenire il rischio
geologico-idraulico e per accelerare quanto previsto dalla
legge quadro
183/89, è stato emanato il decreto legge 180/98,
convertito e modificato dalla legge
267/98, con l'intento di avviare un
programma finalizzato all'individuazione e alla
delimitazione delle aree a rischio geologico-idraulico
nell'ambito del territorio nazionale e di predisporre adeguate
misure di salvaguardia atte a rimuovere le situazioni a rischio
più elevato. Tali interventi, generalmente realizzati
attraverso il ricorso a opere di ingegneria civile e
idraulica, hanno lo scopo di mitigare il livello di rischio
attraverso la riduzione sia della pericolosità
(intensità) dell'evento atteso sia della
vulnerabilità dei soggetti a rischio.
Nel primo caso vengono realizzati interventi di sistemazione dei
versanti (consolidamento delle aree in frana, drenaggi,
piantumazioni) e di regimazione delle acque lungo tutta la rete
idrica superficiale (vasche di laminazione, pennelli trasversali,
canali scolmatori, briglie); nel secondo caso vengono costruite
opere di difesa passiva (muri di contenimento, canalizzazioni,
argini, sistemi di allerta e di allarme) nelle aree dove sono
presenti soggetti a rischio. Riguardo a tali misure di
carattere strutturale, va sottolineato che la loro realizzazione
deve sempre essere preceduta da uno studio accurato di
compatibilità ambientale non solo rispetto all'impatto
paesaggistico che necessariamente opere del genere comportano, ma
anche nei confronti delle modificazioni indotte dall'opera in tutto
il bacino idrografico considerato nel suo insieme. A tal fine
è fondamentale anche una approfondita analisi costi/benefici
che giustifichi la realizzazione dell'opera sia rispetto a
quanto si vuole salvaguardare, sia rispetto alla tipologia
dell'intervento proposto.
Al di là dell'indubbia necessità e utilità di
interventi di tipo strutturale per la mitigazione del rischio
geologico-idraulico, nell'ottica non solo di una migliore
compatibilità ambientale ma anche di un corretto equilibrio
finanziario, di un miglior inserimento nel paesaggio e di una
sensibilizzazione pubblica verso le tematiche di protezione
ambientale, è auspicabile che vengano adottate anche misure
di salvaguardia non strutturali, essenzialmente a carattere
preventivo. La loro efficacia risiede, oltre che in una adeguata e
ordinaria manutenzione del territorio, in una corretta politica di
programmazione e pianificazione territoriale da effettuare a valle
di una accurata conoscenza dei processi morfogenetici naturali che
guidano l'evoluzione del paesaggio. Tale programmazione viene
realizzata già in fase di redazione del piano regolatore
generale attraverso l'imposizione di vincoli di tipo urbanistico,
l'emanazione di mirate regolamentazioni edilizie, la scelta di
una idonea disciplina circa l'uso del territorio nelle
aree maggiormente vulnerabili. Queste soluzioni possono essere
integrate dall'applicazione di vincoli e prescrizioni riguardo
alle pratiche agricole e alle modalità d'uso agro
forestale del suolo.
Altresì, negli ultimi anni da molte parti del mondo politico
e scientifico si avverte la necessità di una maggiore
responsabilizzazione dei privati cittadini nella corretta
localizzazione dei manufatti da inserire nel territorio. A tal fine
si auspica l'introduzione di prescrizioni assicurative a
salvaguardia dei beni e degli strumenti di servizio presenti nelle
aree a maggior rischio. Questo tipo di approccio a un problema
tanto gravoso potrebbe portare, oltre che a un'effettiva
mitigazione delle condizioni di rischio che attualmente si
registrano nel nostro paese, anche ad un recupero da parte delle
comunità locali della coscienza civile e ambientale, che
porti ogni privato cittadino ad acquisire la consapevolezza dei
naturali processi che guidano l'evoluzione del territorio,
requisito fondamentale per convivere correttamente anche con
condizioni di rischio e per rendere efficace qualsiasi politica in
favore dell'ambiente.