Rischio idrogeologico
Debris flow in corrispondenza di un conoide
alluvionale che raccorda il fondovalle ai versanti (Fenis, ottobre
2000)
Nell'ambito dei rischi geologici che caratterizzano il nostro
paese, uno di quelli che comporta un maggior impatto
socio-economico è il rischio geologico-idraulico; con questo
termine si fa riferimento al rischio derivante dal
verificarsi di eventi meteorici estremi che inducono a tipologie di
dissesto tra loro strettamente interconnesse, quali frane ed
esondazioni.
Le dimensioni del fenomeno vengono rese chiaramente da una
panoramica di alcuni degli eventi che hanno interessato l'area
italiana: 5.400 alluvioni e 11.000 frane negli ultimi 80 anni,
70.000 persone coinvolte e 30.000 miliardi di danni negli ultimi 20
anni.
In conseguenza dell'alto impatto causato da tali fenomeni e,
soprattutto, in seguito ai tragici eventi di Sarno (1998) il
Ministero dell'Ambiente e gli Enti istituzionalmente competenti in
quegli anni (Anpa, Dipartimento dei Servizi tecnici nazionali
e Dipartimento della Protezione civile) hanno dato avvio a
un'analisi conoscitiva delle condizioni di rischio su tutto il
territorio nazionale con lo scopo di giungere ad una sua
mitigazione attraverso una politica congiunta di previsione e
prevenzione.
Tale studio ha portato all'individuazione e perimetrazione,
attraverso una metodologia qualitativa, dei comuni suddivisi per le
varie regioni con diverso "livello di attenzione per il rischio
idrogeologico" (molto elevato, elevato, medio, basso, non
classificabile).
L’aggiornamento effettuato nel gennaio del 2003 mostra i
seguenti risultati riportati in figura 1: 5.581 comuni italiani
(68,9% del totale) ricadono in aree classificate a potenziale
rischio idrogeologico più alto. Questi sono così
suddivisi: il 21,1% dei comuni ha nel proprio territorio di
competenza aree franabili, il 15,8% aree alluvionabili e il 32,0%
aree a dissesto misto (aree franabili e aree alluvionabili). La
superficie nazionale, classificata a potenziale rischio
idrogeologico più alto, è pari a 21.551,3
Km2 (7,1% del totale nazionale) suddivisa in 13.760
Km2 di aree franabili e 7.791 Km2 di aree
alluvionabili; le aree a potenziale rischio da valanga (1.544
Km2) sono accorpate a quelle di frana.
La regione con il maggior numero di comuni interessati (1046)
è il Piemonte, mentre la Sardegna è la regione con il
minor numero (42). Le regioni caratterizzate dalla percentuale
più alta (100%), relativa al numero totale dei comuni
interessati da aree a rischio potenziale più alto, sono la
Calabria, l’Umbria e la Valle d’Aosta, mentre la
Sardegna è quella con la percentuale minore (11,2%) (dati
forniti dal Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio).
Preso atto dell'alto livello di rischio che caratterizza gran parte
del territorio italiano, si è provveduto ad un
aggiornamento della normativa vigente in materia di difesa del
suolo, accompagnato da un nuovo impulso della ricerca
scientifica nei confronti di tali problematiche. Lo studio di
queste ultime, oltre ad avere un indubbio interesse
scientifico, riveste particolare importanza poiché
costituisce un indispensabile supporto alle Amministrazioni
competenti nella definizione delle metodologie di studio del
rischio geologico-idraulico, nell'individuazione e perimetrazione
delle aree a rischio, nella sperimentazione di nuovi sistemi di
controllo e di intervento per la salvaguardia dei soggetti a
rischio (popolazione, centri abitati, infrastrutture).
Le ricerche svolte fino a oggi hanno messo in luce la
complessità, nel nostro paese, dell'analisi del rischio
geologico-idraulico, diretta conseguenza dell'estrema
eterogeneità degli assetti geologico-strutturali,
idrogeologici e geologico-tecnici e di un'ampia gamma di condizioni
microclimatiche differenti anche in aree limitrofe o apparentemente
simili. Se a tutto questo si somma il fatto che la penisola
italiana, essendo geologicamente "giovane" , è ancora
soggetta a intensi processi morfogenetici che ne modellano in modo
sostanziale il paesaggio, si comprende come i fenomeni di dissesto
legati al rischio geologico-idraulico possano manifestarsi, in
relazione alle molteplici combinazioni di tutte le variabili in
gioco, secondo diverse modalità; sono perciò
riscontrabili evidenti diversità dei suddetti fenomeni,
soprattutto legate alle differenti entità dei volumi
coinvolti, alla velocità del movimento, ai numerosi contesti
territoriali in cui si possono verificare (area di fondovalle,
pedemontana o di versante) e alle numerose tipologie (ad esempio
crolli, scivolamenti, colate, debris e mud flow). Per una
efficace valutazione del rischio associato a un determinato evento
atteso per una certa porzione di territorio diventa allora
indispensabile la conoscenza di tutti i fattori sopra indicati e,
quindi, un approfondito studio dello stesso e dei fenomeni naturali
che lo caratterizzano.
Figura 1. Comuni con aree a potenziale rischio
idrogeologico più alto e superficie interessata dal dissesto
(dati forniti dal Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio,
2003)
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