24/01/2007
Ingegneria naturalistica
Il termine di Ingegneria Naturalistica si riferisce all'insieme
di quelle tecniche che, praticate per ridurre il rischio di
erosione del terreno negli interventi di consolidamento, prevedono
l'utilizzo di piante vive o parti di esse (semi, radici, talee), da sole
o in combinazione con materiali naturali inerti (legno, pietrame o
terreno), materiali artificiali biodegradabili (biostuoie, geojuta)
o materiali artificiali non biodegradabili (reti zincate,
geogriglie, georeti, geotessili).
In Italia di I.N.(Ingegneria Naturalistica) si cominciò a
parlare intorno alla fine dell'800, quando cioè iniziarono a
diffondersi in Europa le tecniche di gestione (manutenzione)
forestale. Furono soprattutto i tempi brevi di realizzazione e la
relativa economia con cui si lavorava (ad esempio l'uso di
materiali naturali reperibili direttamente sul luogo di intervento)
che ne garantirono il successo e la rapida diffusione anche in
altri ambiti applicativi. Peraltro è importante evidenziare
come ogni opera di I.N., proprio perché realizzata con
materiali naturali, necessiti di controlli e manutenzione periodica
(sfalcio della copertura erbosa, potatura delle piante arboree),
nonché come tali operazioni comportino un automatico
incremento dei costi.
Negli ultimi anni, in Italia, si è registrata una maggiore
sensibilità nei confronti dell'ambiente in generale ed in
particolar modo della tutela del paesaggio, con un conseguente
incremento nella diffusione delle tecniche di I.N.
Campo di applicazione
Le tecniche di I.N. vengono applicate in diverse tipologie di
ambiente:
- corsi d'acqua: consolidamento di sponde soggette ad erosione,
rinaturalizzazione; costruzione di briglie e pennelli; creazione di
rampe di risalita per l'ittiofauna;
- zone
umide: realizzazione di ambienti idonei alla sosta e alla
riproduzione degli animali;
- coste marine e lacustri: consolidamento dei litorali soggetti
ad erosione e assestamento delle dune sabbiose;
- versanti: consolidamento e inerbimento dei versanti;
- infrastrutture viarie e ferroviarie: costruzione, inerbimento e
rinverdimento di scarpate e svincoli; realizzazione di barriere
antirumore;
- cave: recupero ambientale di cave estrattive abbandonate;
- discariche: inerbimento e rinverdimento dei rilevati.
Tecniche di intervento
Le tecniche di I.N.
prevedono l'utilizzo di piante intere o parti di esse (semi,
radici, talee) in combinazione con materiali naturali inerti
(legno, pietrame o terreno) o, in alternativa, con materiali
artificiali biodegradabili (biostuoie, geojuta) e non ( reti
zincate, geogriglie, georeti, geotessili). Le piante utilizzate
devono essere:
- autoctone,
originarie cioè dell'ambiente in cui devono essere inserite
(ad esempio in montagna si dovrebbe evitare l'uso di specie
marino-costiere);
- compatibili con l'ambiente e non dannose alle altre specie
naturalmente presenti, nel rispetto di tutto l'ecosistema;
- pioniere,
ossia capaci di colonizzare e resistere in ambienti non favorevoli
e/o sterili;
- con specifiche caratteristche biotecniche (resistenza a
trazione delle radici, resistenza alla sommersione e
all'inghiaiamento).
In relazione alle diverse condizioni ambientali di intervento
(ad esempio, geomorfologiche) si possono utilizzare più
tecniche di ingegneria naturalistica, anche con applicazione di
tipo associata.
Normativa di riferimento
E' fatto esplicito
riferimento alle tecniche di I.N. nella Legge n.415 del 18 Novembre 1998 (Legge
Merloni) e in leggi e circolari regionali.
Vantaggi e limiti
L'impiego delle tecniche
di I.N. presenta numerosi vantaggi:
- funzionali. Le piante svolgono un'elevata funzione antierosiva,
riducono la forza battente delle piogge, con le radici trattengono
le particelle di terreno impedendo un loro dilavamento e aumentano
la resistenza al taglio dei terreni;
- ecologici. Gli interventi di I.N. presentano una elevata
compatibilità ambientale ed una discreta
biodiversità, creano habitat paranaturali per la fauna
(luoghi di alimentazione, riproduzione, rifugio) e consentono un
ridotto impatto ambientale nella fase di cantiere (ad es. con
l'utilizzo dei 'ragni', particolari mezzi per lo scavo, molto agili
e di ridotte dimensioni, è possibile limitare al minimo le
piste di accesso al cantiere);
- economici. I costi di realizzazione sono concorrenziali
rispetto alle analoghe opere di ingegneria classica ed i costi per
il ripristino ambientale del cantiere sono ridotti.
Per un pieno successo degli interventi realizzati con tecniche
di I.N. occorre effettuare un'analisi di diversi parametri e
fattori condizionanti:
- geomorfologici. Le tecniche di I.N. possono essere impiegate
per la sistemazione di versanti con dissesti superficiali
(scivolamenti corticali);
- funzionali. L'efficacia delle tecniche di I.N. non è
sempre immediata e vi è un aumento della stessa nel tempo
grazie allo sviluppo delle piante. Per esempio, quando l'obiettivo
è la riduzione immediata del rischio geologico-idraulico per
centri abitati e infrastrutture lineari, occorre effettuare
un'attenta valutazione delle scelte progettuali;
- tecnici e costruttivi. Generalmente le opere di I.N. sono di
ridotte dimensioni (ad esempio le palificate doppie, che nel
consolidamento dei versanti svolgono una funzione assimilabile ai
muri a gravità, possono raggiungere al massimo i 3 metri di
altezza. Per quanto riguarda gli interventi in ambito fluviale,
alcune tipologie di difese spondali, come ad esempio la copertura
diffusa, presentano vari limiti di applicabilità legati alla
pendenza dell'alveo, alla velocità delle acque e al
trasporto solido;
- climatici. L'elevata variabilità dei caratteri climatici
(regime pluviometrico e termometrico) del territorio italiano
condiziona le scelte delle specie vegetali da impiegarsi nell'I.N.
(ad es. lo stress idrico estivo);
- esecutivi. Il periodo di realizzazione delle opere di I.N.
è limitato al periodo di riposo vegetativo delle specie
vegetali utilizzate; talvolta vi possono essere delle
difficoltà nel reperimento delle specie vegetali autoctone
necessarie per l'intervento (ad es. miscugli non commerciali di
specie erbacee per l'idrosemina).