Cartografia idrogeologica
La
cartografia idrogeologica rappresenta in modo sintetico ed in
forma globale le principali informazioni idrogeologiche
esistenti su un determinato territorio. Essa rappresenta,
quindi, una base di lavoro indispensabile per coloro che
operano nel settore.
Negli ultimi decenni per la stesura delle carte idrogeologiche sono
stati adottati criteri di rappresentazione che rendono le carte di
facile lettura ed accessibili non solo a specialisti geologi e/o
idrologi.
La finalità di una carta idrogeologica è di dare
informazioni su:
- caratteristiche e tipologia delle falde acquifere;
- unità idrogeologiche;
- acquiferi e loro rapporti idrogeologici (scambi idrici,
sovrapposizioni, spartiacque sotterranei, ecc.).
Nelle carte idrogeologiche sono rappresentati i parametri
idrogeologici essenziali del territorio, selezionati in base agli
obiettivi della ricerca. Tra i parametri idrogeologici che
rivestono particolare interesse si possono citare la
permeabilità, l’infiltrazione efficace, la
trasmissività, ecc.
Le carte idrogeologiche possono essere divise essenzialmente in due
categorie: carte di sintesi e carte tematiche. Le prime consentono
la lettura del territorio in chiave idrogeologica, fornendo in modo
sintetico le principali informazioni sulle condizioni idrodinamiche
esistenti all’interno e ai limiti dei singoli domini
idrogeologici. Le seconde integrano le precedenti con informazioni
di maggiore dettaglio su aspetti geologici, idrogeologici ed
idrologici di particolare interesse. Al diminuire della scala di
rappresentazione della carta idrogeologica di sintesi, per
facilitarne la lettura, i dati idrogeologici saranno selezionati in
funzione dei tematismi e rappresentati su carte tematiche separate.
Inoltre, quando i dati disponibili sono sufficienti, è
sempre necessario che l’aspetto quantitativo prevalga su
quello qualitativo. Ciò, infatti, facilita la lettura della
carta e rende esplicite le informazioni necessarie per una corretta
gestione delle risorse.
Per realizzare una carta idrogeologica le indagini devono essere
tese a chiarire tutti gli aspetti geologici ed idrogeologici
essenziali del territorio, come la genesi delle sorgenti, il regime
idrologico naturale di sorgenti e falde, l’esistenza o meno
di travasi sotterranei, la ricostruzione dei principali meccanismi
di mineralizzazione e riscaldamento delle acque,
l’individuazione delle condizioni idro-strutturali favorevoli
all’utilizzazione degli acquiferi come serbatoi naturali di
compenso, la definizione dei limiti delle aree di alimentazione di
sorgenti e falde con ricostruzione dei possibili meccanismi di
interscambio con domini idrogeologici adiacenti, il riconoscimento
delle aree più vulnerabili all’inquinamento.
Acque sotterranee.
Per acque sotterranee si intendono le acque che si trovano al di
sotto della superficie terrestre. Queste acque si trovano
immagazzinate in corpi rocciosi permeabili definiti rocce
serbatoio, limitati inferiormente da rocce impermeabili (argille,
marne, limi, ecc.) con funzione di substrato. Le rocce costituenti
il serbatoio possono essere permeabili per porosità (sabbie,
ghiaie, ecc.) e/o per fratturazione (calcari, arenarie, basalti,
ecc.). Le acque sotterranee immagazzinate all’interno delle
rocce serbatoio costituiscono le falde idriche sotterranee. Le
rocce serbatoio che permettono un deflusso significativo delle
falde idriche danno luogo agli acquiferi. Esistono acquiferi a
falda libera quando il livello dell’acqua può avere
fluttuazioni libere all’interno della roccia serbatoio, e
acquiferi a falda imprigionata quando il limite superiore
dell’acquifero è costituito da rocce impermeabili che
condizionano la pressione dell’acqua al suo interno.
Le acque sotterranee rappresentano circa lo 0,35% dell’acqua
della Terra e la loro quantità è circa 20 volte
maggiore del totale delle acque superficiali. Esse sono di
fondamentale importanza in quanto rappresentano per l’uomo la
più grande riserva di acqua potabile, poiché rispetto
alle acque superficiali tendono ad essere meno contaminate dagli
scarichi e dai microrganismi patogeni.
Le acque sotterranee possono raggiungere la superficie
terrestre attraverso le sorgenti o essere raggiunte attraverso
pozzi e, se presenti ad elevate profondità, possono rimanere
indisturbate da effetti antropici per migliaia di anni. La maggior
parte delle falde acquifere che si trovano a profondità
minori entrano a far parte del ciclo idrologico; ciò avviene
sia attraverso le sorgenti sia attraverso gli scambi con i corsi
d’acqua superficiali.
Le acque sotterranee possono essere sottoposte essenzialmente a due
tipi di problematiche:
- inquinamento delle falde, che può avvenire sia
attraverso scarichi sia attraverso percolazione di acque
contaminate. Di particolare interesse è il D.lgs.
152/99 riguardante disposizioni sulla tutela delle
acque dall’inquinamento;
- sovrasfruttamento delle falde, con conseguente abbassamento del
livello dell’acqua e possibilità di intrusione
salina nelle aree costiere. Infatti, quando i prelievi delle acque
mediante pozzi, captazioni, ecc. sono superiori alla ricarica
naturale delle falde acquifere, il livello dell’acqua
può scendere drasticamente fino a compromettere la riserva
idrica.
Uno dei mezzi per lo sfruttamento delle acque sotterranee
è la costruzione di pozzi, che deve essere preventivamente
autorizzata dagli enti locali. In particolare per pozzi e
perforazioni che superano i 30 metri di profondità è
prevista anche la comunicazione e l’invio dei dati
tecnici al Servizio Geologico Nazionale, ora ISPRA, in
ottemperanza alla
legge 464/84.