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Agricoltura

Utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura

La problematica del trattamento e smaltimento dei fanghi prodotti dai processi  di depurazione delle acque reflue urbane assume sempre più importanza sia a livello nazionale che internazionale.
Nella Comunità Europea la progressiva attuazione della Direttiva 91/271/CEE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, comporta un costante aumento dei quantitativi di fanghi originati dai processi di depurazione: da una produzione annuale di circa 5.5 milioni di tonnellate (sostanza secca) del 1995  si è raggiunta una produzione di circa 8.5 milioni di tonnellate nel 2003.
La Direttiva in Italia è stata recepita prima dal D. Lgs. 152/99 e adesso dal D. Lgs. 152/06.
Le modalità di smaltimento/utilizzo dei fanghi più frequenti sono:

  • lo smaltimento in discarica;
  • il riutilizzo in agricoltura tal quali o previo compostaggio;
  • l’incenerimento da soli o il co-incenerimento con i rifiuti;
  • l’inserimento nella produzione di laterizi, asfalti, calcestruzzi.

In Italia i fanghi sono considerati, in generale, un rifiuto e il loro prevalente destino è lo smaltimento in discarica. Ma i cambiamenti delle condizioni al contorno: i quantitativi sempre maggiori prodotti in conseguenza del numero crescente di impianti di depurazione, le normative più restrittive sullo smaltimento in discarica, costringono a considerare con sempre maggiore attenzione le possibilità di riutilizzo dei fanghi e l’impiego delle nuove tecnologie di depurazione che consentono di ridurne la produzione.
A livello comunitario l’utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura è regolato dalla Direttiva 86/278/CEE e raggiunge il 40% del totale di fanghi prodotti, in Italia si è raggiunta una percentuale di riutilizzo del 32% nel 2003.
I dati sull’utilizzo dei fanghi in agricoltura, a livello nazionale, sono acquisiti dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e sono trasmessi alla Commissione Europea, in adempimento degli obblighi derivanti dall’attuazione della Direttiva 86/278/CEE.
La norma nazionale che  definisce le condizioni che devono essere verificate per l’utilizzazione dei fanghi in agricoltura è il  D. Lgs. n. 99 del 27 gennaio 1992 che recepisce la Direttiva comunitaria 86/278/CEE. Il Decreto in particolare fissa:

  • i valori limite di concentrazione per alcuni metalli pesanti che devono essere rispettati nei suoli e nei fanghi;
  • le caratteristiche agronomiche e microbiologiche dei fanghi (i limiti inferiori di concentrazione di carbonio organico, fosforo e azoto  totale, i valori massimi di salmonella);
  • le  quantità massime dei fanghi che possono essere applicati sui terreni.

In alcune regioni sono state emanate norme specifiche che disciplinano ulteriormente la materia.
Il riutilizzo agronomico dei fanghi diretto o previo compostaggio, è una valida soluzione al problema dello smaltimento dei fanghi di depurazione e assume notevole interesse per l’efficacia agronomica ed economica in quanto  sostituisce, in tutto o in parte, la concimazione chimica o altri tipi di concimazione organica. Per evitare qualsiasi situazione di rischio per l’ambiente e la salute della popolazione deve essere correttamente praticato nel pieno rispetto della normativa in particolare per quanto riguarda  l’effettuazione dei controlli sui suoli e sui fanghi.