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Agricoltura

Ultimo aggiornamento: 01/06/2004

Superficie agricola utilizzata

Nel corso dell’ultimo decennio la Superficie agricola utilizzata (SAU) è diminuita di 1,8 milioni di ettari (-12,2%), mentre il numero delle aziende è sceso di 430 mila unità (-14,2%).  La riduzione percentuale della SAU ha riguardato in misura pressoché equivalente i seminativi, i prati e i pascoli e le coltivazioni permanenti.
Questa riduzione (in larga parte reversibile) delle superfici agricole segnala un fenomeno molto complesso, di notevole rilevanza territoriale, con risvolti socio-economici e ambientali molto forti.  Negli ultimi 40 anni, centinaia di migliaia di ettari sono stati attraversati da fenomeni di evoluzione: superfici agricole convertite ad altre forme d’uso (edilizia, infrastrutture, ecc.); superfici agricole abbandonate divenute prima improduttive e successivamente invase dalla vegetazione spontanea, quindi devastate da incendi, interessate da trasformazioni fondiarie oppure recuperate all’agricoltura.  Questa forma di “non” gestione dei terreni, con carattere di transitorietà, ha seguito e segue diversi percorsi, che da un punto di vista ambientale può avere segni opposti. L’abbandono, infatti, può essere seguito da processi di ricolonizzazione da parte della vegetazione arborea, arbustiva o erbacea (rivegetazione); oppure da processi di degrado dei suoli, legati alla perdita di sostanza organica o ai processi di erosione (devegetazione e desertificazione).
Una puntuale quantificazione del fenomeno e un monitoraggio nel tempo consentirebbe, d’altra parte, di poter determinare il ruolo dei suoli agricoli in rivegetazione nelle strategie nazionali di adempimento degli impegni di riduzione delle emissioni di gas-serra, sottoscritti con la ratifica del protocollo di Kyoto. 
A questo proposito va sottolineato che l’intera SAU italiana può dare un contributo in questo senso: il Protocollo di Kyoto, nelle decisioni maturate negli anni successivi alla sua approvazione, consente di usare le “buone pratiche di gestione” dei suoli agricoli, quali l’inerbimento, il sovescio, l’agricoltura biologica, la “minina lavorazione” e la “non-lavorazione”.  Si tratta in sostanza di tutte quelle attività in grado di riportare sostanza organica (e quindi carbonio) nei suoli, le cui masse, opportunamente stimate, possono essere usate per compensare le emissioni nazionali di gas-serra.