Ultimo aggiornamento: 01/06/2004
Agricoltura biologica
Un dato confortante per il nostro paese è quello relativo
al numero delle aziende agricole che sono passate da forme
convenzionali di produzione a quella biologica.
Quest’ultima prevede un uso meno intensivo dei suoli,
attraverso l’applicazione di pratiche di coltivazioni che
escludono del tutto o riducono il ricorso a sostanze chimiche di
sintesi (sia fertilizzanti sia pesticidi).
L’Italia è il paese con il maggior numero
d’aziende biologiche e la maggiore superficie destinata
all’agricoltura biologica in Europa. Dal 1990 al 2001,
l’agricoltura biologica italiana è passata da circa 13
mila ettari a oltre 1 milione e 237 mila ettari (8,3% della
superficie agricola totale); allo stesso modo, anche il numero
delle aziende bio è aumentato considerevolmente; da appena
1500 nel 1990 a oltre 60.000 nel 2001.
Ciò è potuto avvenire grazie a una duplice serie di
fattori:
- favorevoli condizioni climatiche e agronomiche e di
mercato;
- incentivi economici comunitari messi a disposizione delle
imprese agricole per il passaggio alla gestione biologica,
inizialmente per i soli prodotti vegetali e successivamente anche
zootecnici.
Vanno segnalate, tuttavia, una certa dipendenza dai contributi
comunitari e la mancanza di una regolamentazione efficace e matura
del settore, nonché d’un supporto scientifico solido
per la valutazione integrale dell’impatto delle pratiche
d’agricoltura biologica sull’ambiente.
Il mercato dei prodotti biologici si concentra per il 97% in Europa
e Stati Uniti, dove arrivano prodotti coltivati in altri
continenti. Da questo dato emerge la questione della mancanza
di standard di riferimento omogenei: alcuni paesi consentono di
commercializzare prodotti biologici ottenuti da piante
geneticamente modificate, altri lo vietano, altri ancora lo
permettono in percentuale limitata rispetto al contenuto di una
confezione oppure consentono l’uso d’alcuni tipi di
fertilizzanti e pesticidi che sono viceversa banditi
dall’agricoltura biologica d’altri paesi. Ancora, in
alcuni paesi può essere commercializzato come biologico il
latte prodotto da mucche che abbiano avuto una dieta biologica per
almeno un anno, mentre in altri paesi bastano sei mesi o anche
meno.
Altri aspetti problematici legati al biologico è
l’autenticità della certificazione, affidata agli
organismi di certificazione e, a scala globale, l’efficienza
e la produttività dei terreni biologici, che pone un
interrogativo cruciale per la crescita del settore a scala
globale. Si possono produrre alimenti e fibre per una
popolazione di oltre sei miliardi di persone, in aumento, senza
ricorrere a fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi?