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Suolo e Territorio

Ultimo aggiornamento: 08/06/2004

Agricoltura

I suoli agricoli, oltre che sostenere la produzione di alimenti e fibre, svolgono una varietà di importanti funzioni ecologiche:

  • creano un legame tra l’atmosfera, le risorse idriche e i sistemi geolitologici;
  • filtrano sostanze di varia natura disciolte nell’acqua e accumulano particelle depositate dall’atmosfera;
  • agiscono come fonte di gas-serra o, inversamente, come serbatoi di carbonio, grazie alla capacità delle colture di fissare la C02 atmosferica e di immagazzinarla nei suoli e nei soprassuoli;
  • regolano il flusso delle precipitazioni;
  • interagiscono con il clima, determinando il tipo di coltura che può essere ospitata;
  • influenzano l’uso del suolo e la forma del paesaggio; supportano i diversi habitat, la diversità biologica, fornendo acqua e nutrienti;
  • creano le condizioni per la conservazione di semi e per la vita di micro-organismi e macro-organismi animali;
  • svolgono, infine, importanti funzioni sociali e culturali.

Risulta evidente, sulla base delle precedenti considerazioni, che le relazioni tra ambiente e agricoltura sono estremamente complesse e di duplice natura:

  1. Da un lato, l’agricoltura subisce l’impatto negativo dei diversi ambiti produttivi.  Ciò avviene, per esempio, attraverso la competizione per l’uso del suolo da parte di altri settori (industria, infrastrutture, ecc.); l’immissione di vari effluenti (solidi, liquidi, gassosi) sulle coltivazioni e sui suoli agricoli; i cambiamenti climatici e il manifestarsi di eventi climatici estremi ad essi collegati (alluvioni, uragani, siccità);
  2. Dall’altro lato, l’agricoltura viene considerata — soprattutto per le forme di intensificazione, concentrazione e specializzazione che ha assunto negli ultimi decenni — come una delle principali responsabili dell’inquinamento delle acque, dell’erosione, dell’inquinamento e dell’acidificazione dei suoli, dell’aumento dell’effetto serra, della perdita di habitat e di diversità biologica, della semplificazione del paesaggio e delle condizioni di malessere degli animali allevati. 

D’altra parte, occorre segnalare che proprio l’agricoltura può rivestire un ruolo positivo e un elevato potenziale per generare processi di segno opposto, in grado di ridurre l’inquinamento e il degrado ambientale e di fornire servizi ambientali, da quello turistico-ricreativo a quello storico-culturale, a quello di mitigazione dei clima locale e dei cambiamenti climatici globali.
Così, mentre in passato, in ambito nazionale e comunitario, le politiche per l’agricoltura erano orientate all’aumento della produttività delle colture e alla creazione dei mercati, da due decenni a questa parte hanno come obiettivo prioritario lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, in grado di ridurre l’inquinamento e il degrado ambientale, di fornire servizi e beni ambientali e, al tempo stesso, mantenere una buona capacità di produzione.  Questa esigenza, richiamata anche da Agenda 2000 e dagli Accordi di Johannesburg, risulta rafforzata dalle accresciute preoccupazioni dei consumatori per quanto riguarda la sicurezza, l'origine e la qualità dei prodotti agricoli e dall’emanazione di normative ambientali sempre più stringenti.  Va segnalato a questo proposito che lo stesso Trattato di Maastricht sull’Unione Europea  richiede una completa integrazione delle politiche ambientali in tutti le politiche settoriali della Comunità.
Operativamente, il Consiglio Europeo di Cardiff (giugno 1998) invitò il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura a dare corso al processo d’integrazione ambientale e sviluppo sostenibile all’interno della Politica Agricola Comunitaria (PAC) e di riportare regolarmente i progressi conseguiti nel rispetto dell’articolo 6 del Trattato.  Nel novembre 1999, il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura adottò una dichiarazione su ‘integrazione ambientale e sviluppo sostenibile’ in cui sono definite le linee strategiche, con obiettivi generali e specifici, affinché la PAC integri nelle sue misure le tematiche ambientali e lo sviluppo sostenibile.
Inoltre, viene sottolineata l’importanza di costruire un sistema di monitoraggio, reporting e valutazione dell’impatto delle politiche, che deve essere necessariamente basato sull’identificazione di opportuni indicatori.  Eurostat ha avviato, per conto della Commissione Europea, un processo che dovrà portare alla definizione di un set di indicatori agro-ambientali (una prima bozza è stata resa disponibile alla fine del 2003).
In Italia, i dati e le informazioni disponibili dalla letteratura segnalano che i maggiori impatti ambientali direttamente associati all’agricoltura risultano derivare dai fitofarmaci, dai composti azotati, e dall’erosione superficiale e di massa del suolo. Altri impatti, indiretti e poco “visibili”, riguardano il degrado degli habitat acquatici e i costi associati con la depurazione e il disinquinamento delle acque.  E’ stata questa la premessa di base che ha guidato il lavoro metodologico avviato nel 1998 dal Servizio Agricoltura dell’ISTAT e dall’ANPA (oggi APAT), ancor prima che il processo di Cardiff fosse avviato, per la predisposizione di una scheda di rilevamento, denominata “Ambiente e Territorio”, all’interno d’una indagine campionaria sulla struttura delle aziende agricole.  Una volta portata a  termine l’attività di raccolta dei dati, nel 2000, si è proceduto alla verifica delle informazioni raccolte e alla loro analisi.  Nel corso del 2003 l’indagine è stata ripetuta, anche se con un numero più ridotto di indicatori, ma i risultati non sono ancora disponibili.
L’impostazione concettuale e metodologica — sia per la definizione dei criteri finalizzati all’individuazione degli indicatori agro-ambientali sia per la raccolta delle informazioni in forma strutturale e continuativa — è stata adottata da Eurostat come riferimento nello sviluppo degli indicatori necessari per monitorare e valutare l’integrazione tra Agricoltura e Ambiente, secondo quanto previsto dal processo di Cardiff.