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Ozono stratosferico

Ultimo aggiornamento: 07/05/2004

I rischi per il Protocollo

Almeno quattro rischi insidiano il futuro del Protocollo di Montreal e, quindi, il raggiungimento degli obiettivi previsti:

  1. i paesi di nuova industrializzazione e in via di sviluppo saranno assoggettati agli obblighi che il Protocollo di Montreal ha già imposto ai paesi sviluppati a partire dal 2004. La Banca Mondiale prevede che questi stessi paesi, tra il 1997 e il 2004, avranno una crescita annua del prodotto interno lordo tra il 4,5% e il 7,5%;
  2. la Russia, per quanto assoggettata agli obblighi del Protocollo, continua a produrre e usare le sostanze pericolose;
  3. le amministrazioni doganali di diversi paesi, alcune agenzie internazionali e le associazioni ambientaliste hanno denunciato in molte occasioni l'esistenza di un mercato nero delle sostanze pericolose, alimentato dalle industrie attive in Cina, India e Russia;
  4. l'aumento della temperatura dell'atmosfera, provocato dalle emissioni di gas serra, determina un raffreddamento della stratosfera. Questa situazione favorisce, a sua volta, la formazione delle nubi stratosferiche polari che costituiscono un ambiente particolarmente favorevole all'azione aggressiva sull'ozono di cloro e bromo.

Questi rischi fanno emergere con evidenza l'urgenza di due principali linee di azione. In primo luogo è necessario rendere effettiva l'applicazione del Protocollo e anticipare le scadenze future creando, attraverso adeguati sistemi di monitoraggio e iniziative di trasferimento di tecnologia, le condizioni perché la crescita economica dei paesi di nuova industrializzazione e in via di sviluppo non comporti un continuo aumento della produzione e dall'uso delle sostanze pericolose. Si tratta, quindi, di definire le condizioni di una cooperazione tecnologica ed economica che comporta per i prossimi 10 anni costi stimati in circa 15-20 miliardi di dollari, una parte dei quali sarà sostenuta dal Fondo multilaterale del Protocollo di Montreal, dalla Banca mondiale e dal Fondo per l'ambiente globale (GEF).
In secondo luogo, è sempre più evidente la stretta connessione tra distruzione della fascia di ozono e cambiamenti climatici. Questa evidenza scientifica richiede un nuovo impegno globale, per fare in modo che le tecnologie e i prodotti finalizzati alla protezione della fascia di ozono non siano causa di effetto serra. A questo obiettivo è finalizzata la legge italiana per la protezione della fascia di ozono, che è la prima normativa nazionale per la protezione integrata dell'ambiente globale adottata dai Paesi sviluppati.