Ultimo aggiornamento: 12/05/2004
L’ozono stratosferico
L'ozono stratosferico è una delle tematiche fondamentali
e prioritarie dell'ambiente globale, sia per i problemi che
riguardano il clima e i cambiamenti climatici, sia per quanto
riguarda la protezione sanitaria della popolazione. Anche se ci
riferiamo sempre allo stesso gas (cioè l'ozono,
O3), l'ozono stratosferico non è un inquinante
(come lo è l'ozono troposferico) ma un composto naturale
della stratosfera.
Poiché l'ozono è un gas capace di trattenere la
radiazione infrarossa, la diminuzione di ozono stratosferico (il
cosiddetto buco dell'ozono) provoca un minore assorbimento di
energia termica e contribuisce, quindi, al raffreddamento della
stratosfera. Il raffreddamento della stratosfera, a sua volta,
oltre che essere un effetto è anche causa del riscaldamento
dei bassi strati dell'atmosfera.
La diminuzione dell'ozono stratosferico comporta dunque una
riduzione dell'azione filtrante che normalmente esercita nei
confronti delle radiazioni solari ultraviolette, considerate
potenzialmente pericolose per la salute umana. La maggiore
intensità di radiazione ultravioletta che, a causa appunto
del buco dell'ozono, giunge sulla superficie terrestre aumenta i
rischi sanitari delle popolazioni mondiali, soprattutto di quelle
che vivono alle medie e alte latitudini, principalmente a causa
dell'esposizione esterna (essenzialmente la parte cutanea e gli
occhi).
La diminuzione dell'ozono stratosferico, alla luce degli
accertamenti scientifici finora compiuti, è iniziata nei
primi anni '70. In Antartide, a parte le marcate riduzioni che si
osservano tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera
australe (settembre-ottobre), il valore medio annuo del contenuto
di ozono stratosferico è attualmente a livelli compresi tra
il 50 e il 70% rispetto agli analoghi livelli osservati negli anni
'60. Diminuzioni statisticamente significative dell'ozono
stratosferico, e con una tendenza a diventare sempre più
forti ed estese, sono state osservate anche nella stratosfera
artica e alle medie latitudini di entrambi gli emisferi.
Le cause del buco
dell'ozono
La principale causa di variazione dell'ozono stratosferico
è legata all'attività solare e in particolare alle
macchie solari, alle variazioni del vento solare e soprattutto alle
variazioni del flusso solare incidente sull'alta atmosfera
terrestre. Altre cause sono legate ad anomalie meteorologiche e
alle interazioni energetiche tra stratosfera e troposfera.
Si tratta, comunque, di cause naturali che però non spiegano
la diminuzione marcata e accelerata di ozono stratosferico
osservata negli ultimi decenni in particolare sulla stratosfera
antartica, dove il fenomeno è particolarmente vistoso sul
finire dell'inverno australe (settembre). Infatti, la scoperta nel
1985, attraverso immagini da satellite, di una forte diminuzione
dell'ozono stratosferico antartico non solo ha allarmato la
comunità scientifica internazionale, ma ha stimolato un
maggiore impegno internazionale per l'avvio di una serie di studi e
di ricerche finalizzati alla comprensione del fenomeno.
Le ricerche finora condotte hanno messo in evidenza l'importanza di
cause legate alle attività umane e, in particolare,
all'emissione di composti chimici dannosi per l'ozono
stratosferico, fra cui quelli clorurati e fluorurati (per esempio,
i clorofluorocarburi-CFC).
La manifestazione della volontà internazionale di procedere
a una drastica riduzione delle emissioni di composti capaci di
distruggere l'ozono stratosferico è stata rappresentata
dalla Convenzione firmata a Vienna il 22 marzo 1985. La
Convenzione ha visto una prima attuazione concreta con il
Protocollo di Montreal, adottato il 16 settembre 1987 ed
entrato in vigore nel 1989. Il Protocollo è stato
successivamente modificato, aggiornato e reso via via più
restrittivo, tanto che ora in molti Paesi industrializzati si
è quasi giunti al bando completo dei consumi di CFC e di
altre sostanze alogenate (halon).
Ma per ripristinare la situazione precedente alla comparsa del buco
dell'ozono (o quantomeno per avvicinarsi a quella condizione)
occorrerà molto tempo, sia perché i CFC hanno una
durata di vita di decenni, sia perché per arrivare nella
stratosfera impiegano anni. Se verranno rispettati gli impegni
previsti dal Protocollo, le sostanze accumulate nella stratosfera
continueranno la loro azione distruttiva ancora per un lungo
periodo e solo a partire dal 2005 inizierà il processo di
ripristino della fascia di ozono, che non si concluderà
prima del 2060. Purtroppo, continuano a essere numerosi i rischi
cui va incontro il processo di attuazione del Protocollo,
rallentandone enormemente l'efficacia.