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ISPRA: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
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Biosfera e cambiamenti climatici

Ultimo aggiornamento: 09/06/2004

Ruolo dell’agricoltura nella mitigazione dei cambiamenti climatici

AgricolturaIl contributo che l’agricoltura può fornire alla mitigazione dei cambiamenti climatici è legato a vari fattori, quali:  

  • adozione di pratiche agricole che favoriscono il “sequestro” di carbonio nella biomassa (nel caso di piantagioni arboree) e nei suoli (nel caso delle colture ed erbacee),
  • fornitura di biomassa per finalità energetiche in sostituzione di fonti fossili d’energia 
  • riduzione delle emissioni nette di CO2 e di altri gas-serra.

Nel 1990, secondo i dati presentati nel piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas-serra allegato alla delibera CIPE (19 dicembre 2002 n.127) l’agricoltura italiana ha immesso in atmosfera 51,6 MtCO2 equivalenti, tra emissioni dirette (non solo di CO2, ma anche di metano e ossido di azoto) e consumo di combustibili fossili. A questo riguardo, va detto pure che il ruolo sempre più marginale rivestito dall’agricoltura italiana nel quadro economico nazionale (fenomeno legato anche alla riduzione, tra il 1990 e il 2000, del 12,2% della Superficie Agricola Utilizzata, SAU, e del 14,6% del numero delle aziende agricole) contribuirà a far diminuire la proporzione delle emissioni di gas-serra generate dall’agricoltura italiana.
La seconda possibilità offerta dall’agricoltura è legata invece alla fornitura di biomassa per finalità energetiche in sostituzione delle fonti fossili d’energia: dalle colture dedicate (girasole, colza, ecc.) ai residui delle potature e delle industrie agro-alimentari. Rispetto al tema dei cambiamenti climatici e nel contesto del Protocollo di Kyoto, c’è una differenza sostanziale tra l’energia prodotta con combustibili fossili e con biomassa: bruciare combustibili fossili rilascia CO2 che è rimasta immobilizzata per milioni di anni nei giacimenti biologici; viceversa, la combustione della biomassa restituisce all’atmosfera la CO2 già assorbita dalle piante e, se il ciclo produttivo e l’uso delle risorse rimangono inalterati nel tempo, non causa un aumento complessivo di CO2.  
Esiste infine un’ulteriore possibilità, legata alla capacità delle colture agrarie di sequestrare carbonio. Questa opzione consente fra l’altro anche di seguire la direzione indicata dal Trattato dell’UE, ovvero di incorporare le politiche ambientali in tutte le politiche settoriali della Comunità e gli indirizzi di politica agricola comunitaria, perseguendo lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, in grado di ridurre l’inquinamento e il degrado ambientale, fornire servizi e beni ambientali e, al tempo stesso, mantenere una buona capacità di produzione e di reddito. 
Concretamente, gli interventi sulle superfici agricole (siano essi fruttiferi, seminativi, prati o pascoli) che possono contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici sono la promozione dell’agricoltura biologica, l’inerbimento dei frutteti, l’adozione di rotazioni e avvicendamenti, il sovescio, la creazione di siepi e filari, la minima o la non lavorazione del suolo e tutte quelle pratiche che comunque concorrono all’aumento della biomassa e della sostanza organica nei suoli. A dimostrazione di ciò è utile far notare che un progetto d’inerbimento può portare a un accumulo di carbonio nel suolo di una tonnellata per ettaro l’anno.
Tuttavia, un concreto ed esauriente compimento delle possibilità offerte dall’agricoltura per mitigare l’effetto serra dipende molto dalle associazioni di categoria, le quali sono chiamate ad assumere urgenti iniziative in questo senso, per partecipare alla definizione delle politiche agro-selvicolturali di attuazione del Protocollo di Kyoto e alla ridefinizione del potenziale d’assorbimento assegnato all’agricoltura da parte della citata delibera CIPE, anche alla luce delle recenti decisioni maturate in ambito negoziale e degli sviluppi sulle metodologie di stima e di reporting per la Convenzione e per il Protocollo di Kyoto.