Ultimo aggiornamento: 09/06/2004
La biosfera e i cambiamenti climatici
Secondo l’ Intergovernmental Panel on Climate
Change - Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento del Clima
(IPCC), i cambiamenti climatici hanno
già prodotto i loro effetti e altri ancora, di maggiore
impatto, potranno manifestarsi nei prossimi anni sulla salute
umana, sulla sicurezza alimentare, sullo sviluppo socio-economico,
sulle risorse idriche e sulle infrastrutture, se non verranno
adottate azioni di risposta immediate.
L’immissione in atmosfera di Anidride carbonica
(CO2) dovuta all’impiego di combustibili fossili
è stata stimata in circa 6,3 ± 0,4 gigatonnellate di
carbonio (GtC) l’anno nel corso degli anni ‘90 e
ciò rappresenta senza dubbio la principale causa
dell’incremento della CO2 atmosferica.
L’impatto dell’uso del territorio e della sua gestione
è stato determinante sull’accumulo di CO2
in atmosfera: nel corso degli anni ‘90, il flusso di carbonio
verso l’atmosfera dovuto ai cambiamenti delle modalità
di utilizzo del territorio è stato stimato in 1,6 ±
0,8 GtC annue, soprattutto a causa della deforestazione e della
degradazione delle foreste nelle regioni tropicali. Alcuni studi,
per la stessa decade, indicano un valore anche superiore: 2,2
± 0,8 GtC l’anno. A livello globale ciò
significa che le variazioni di uso e di gestione del territorio
stanno attualmente contribuendo a circa il 25% delle emissioni
globali antropiche di carbonio. Può essere
significativo a questo proposito citare il dato della
FAO relativo alla
deforestazione avvenuta dal 1990 al 2000: 14,6 milioni di ettari
l’anno, di cui la gran parte nei tropici.
La biosfera terrestre ha un ruolo fondamentale all’interno
del ciclo globale del carbonio. Essa scambia grandi quantità
di carbonio con l’atmosfera: le piante catturano grandi masse
di CO2 dall’atmosfera tramite la fotosintesi, una
quota di questa è rilasciata con la respirazione, mentre una
quota è fissata nella materia vivente delle piante, ma anche
nella lettiera e nel suolo. Le risorse forestali sono un
elemento chiave nel ciclo globale del carbonio, poiché,
essendo estese su circa 3,9 miliardi di ettari, pari a circa il 30%
della superficie terrestre, sono un’immensa riserva di
carbonio; inoltre esse rappresentano, tra tutti gli ecosistemi
esistenti, quello con la più alta quantità di
carbonio per unità di superficie.
Il Protocollo di Kyoto riconosce alle foreste e ai suoli
agricoli un ruolo importante nelle strategie di mitigazione dei
cambiamenti del clima, sostanzialmente attraverso tre categorie di
opzioni:
- creazione di nuove foreste,
- appropriata gestione delle foreste esistenti e dei suoli
agricoli,
- uso delle biomasse per la produzione di energia, in
sostituzione delle fonti fossili e di altri materiali.
Specificamente, il Protocollo (art. 3.3) precisa che i paesi che
hanno assunto impegni di riduzione, possono servirsi degli
assorbimenti di carbonio derivanti dalle nuove piantagioni
forestali realizzate su terreni già in precedenza forestali
(reforestation, nel testo del Protocollo) e su terreni non
forestali (afforestation), al netto delle emissioni legate
ai processi di deforestazione (deforestation),
purché si siano verificati dal 1990 in poi.
Inoltre il Protocollo (art. 3.4) rimanda ad una successiva
Conferenza delle Parti (Conferenza di Marrakech) la decisione su
quali fra le attività legate all’uso del suolo e alle
variazioni dell’uso del suolo che comportano una fissazione
del carbonio atmosferico (oltre a quelle di afforestazione,
riforestazione e deforestazione) possano essere in grado di
generare crediti di carbonio a compensazione delle emissioni di gas
clima-alteranti.
Infine, il Protocollo stabilisce che ogni paese potrà usare
i crediti generati dai progetti nel campo dell’uso del suolo,
delle variazioni dell’uso del suolo e della selvicoltura,
anche al di fuori dei propri
confini territoriali (articoli 6 e 12).
L’interpretazione di quali attività forestali
includere fra quelle eleggibili è stato probabilmente
l’argomento più controverso e discusso
nell’ambito del Protocollo di Kyoto ed ha richiesto ampi
studi scientifici e complesse negoziazioni politiche. Al fine
di chiarire questi e altri problemi scientifici e di agevolare le
scelte dei negoziatori, l’IPCC ha preparato un Rapporto
Speciale denominato “Land Use, Land-Use Change and
Forestry” (LULUCF) – Uso del Suolo, variazioni
dell’uso del suolo e selvicoltura. Con l’ausilio di
tale rapporto, e dopo quattro anni di negoziati, nel corso della
settima conferenza delle Parti (CoP-7) dell’UNFCCC, svoltasi
nel 2001 a Marrakech (Marocco), è stato raggiunto un accordo
finale relativo alle attività di uso del suolo.
Gli Accordi di
Marrakech hanno identificato quattro “attività
addizionali” che possono essere impiegate per mantenere gli
impegni nazionali di riduzione delle emissioni di gas-serra:
Tali accordi dispongono inoltre che i paesi debbano indicare entro
il 31 dicembre 2007 quali di queste attività intendono
utilizzare al fine di conteggiare le emissioni e gli assorbimenti
di gas serra e che tale scelta non potrà essere modificata
durante il periodo 2008-2012.
La misura in cui i paesi potranno conteggiare le emissioni e gli
assorbimenti nelle attività di Uso del Suolo (LULUCF),
durante il primo periodo d’impegno è limitata dalle
seguenti condizioni:
- se in un paese il totale di carbonio derivante dalle
attività di forestazione, riforestazione e deforestazione
dovesse risultare negativo, esso potrà essere compensato
mediante attività di gestione forestale, fino ad un limite
massimo di 9 Mt C per anno per il primo periodo di
impegno;
- il limite di 9 Mt C l’anno è soggetto ad un tetto
massimo specifico per ogni paese. Tale limite comprende
anche eventuali crediti provenienti da progetti forestali
nell’ambito della JI (Joint Implementation ) ;
- al contrario, l’emissione e l’assorbimento di gas
derivanti dalla gestione dei suoli agricoli, dei prati e dei
pascoli e dalla rivegetazione potranno essere conteggiati
completamente e senza limitazioni;
- nell’ambito del CDM (Clean Development Mechanism),
limitatamente al primo periodo d’impegno, saranno eleggibili
soltanto i progetti di forestazione e riforestazione, con un
limite: gli assorbimenti di gas serra derivanti da tali progetti
potranno essere conteggiati fino all’1% della quota di
riduzione assegnata ad un paese per ogni anno del periodo
d’impegno .
Gli accordi di Marrakech hanno anche stabilito che,
limitatamente al periodo 2008-2012, le uniche attività
agro-forestali ammesse all’interno del Clean development
mechanism (CDM) sarebbero state l’afforestazione e la
riforestazione.
Altri importanti accordi relativi al settore forestale riguardano
l’esclusione dal conteggio delle quantità di carbonio
assorbite naturalmente dagli ecosistemi naturali, non derivanti
cioè da attività prodotte dall’uomo (direct
human induced activities), tra cui quelle dovute alla
fertilizzazione carbonica, quelle dovute alle deposizioni
azotate e quelle legate all’invecchiamento naturale dei
boschi. Ciò viene effettuato, attualmente, per mezzo
di un limite ai crediti dovuti alla gestione forestale che un paese
può richiedere e che è stato – sulla base di
una negoziazione basata su dati molto approssimati - fissato in
misura del 15% rispetto alla quantità effettiva. Attualmente
sono in fase di svolgimento studi volti a individuare metodi meno
semplicistici e più ‘scientifici’ per
distinguere gli effetti indiretti e naturali da quelli di origine
antropica sull’assorbimento di carbonio delle foreste.
Inoltre, un paese può scegliere di definire
“foresta” un’area avente dimensione minima
variabile da 0,05 a 1 ettari, con un tasso minimo di copertura
arborea compreso tra il 10 e 30 % e con piante aventi
un’altezza minima a maturità di 2-5 m. Rientrano
in questa definizione di foresta anche le superfici che
temporaneamente non raggiungono tali soglie, ma che le
raggiungeranno se verrà continuata l’attuale forma di
gestione (ad es.: boschi tagliati a raso). Evidentemente
questa definizione, in mancanza di un accordo generale sul termine
“foresta”, ha elementi di grande flessibilità,
anche per tener conto delle specificità dei singoli paesi e
della loro disponibilità di dati e informazioni. Tale
definizione ha un rilevante impatto operativo per individuare i
territori soggetti alle attività di forestazione,
riforestazione e deforestazione, nonché quelli interessati
al miglioramento della gestione forestale.