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Protezione dell'atmosfera a livello globale

I cambiamenti climatici

Un esempio di desertificazione

Più di vent'anni fa, nel 1979, la prima conferenza mondiale sui cambiamenti climatici ha avviato la discussione su come "…prevedere e prevenire potenziali cambiamenti climatici causati da attività umane che potrebbero avere un effetto negativo sul benessere dell'umanità".

Alla base di questa discussione c’era il rilevamento, da parte degli scienziati, di una tendenza all’aumento della temperatura media globale di gran lunga superiore a quella registrata in passato, e il sospetto che tale riscaldamento non abbia solo cause naturali (come la variabilità della radiazione solare e le eruzioni vulcaniche). Al riscaldamento globale potrebbero essere associate altre modifiche nei principali parametri climatici e impatti significativi sui sistemi fisici e biologici e sulle comunità umane.

La crescente attenzione internazionale sul tema ha portato WMO (World Meteorological Organization, Organizzazione meteorologica mondiale) e UNEP (United Nations Environment Program, Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) a creare nel 1988 l'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo intergovernativo sul cambiamento del clima). L'IPCC, il massimo consesso mondiale di esperti sul clima, è formato da 3.000 scienziati chiamati a valutare l'informazione disponibile nei campi scientifico, tecnico e socio-economico legati ai cambiamenti climatici, ai possibili impatti dei cambiamenti climatici e alle opzioni di adattamento e di mitigazione. L'IPCC ha prodotto finora tre rapporti (1990, 1995 e 2000).

L'IPCC ha ultimato e reso noto già agli inizi del 2001 il suo Terzo rapporto di valutazione. Gli scienziati che hanno collaborato alla preparazione sono concordi nel ribadire che il clima terrestre si sta riscaldando (la temperatura media sulla superficie terrestre è aumentata di circa 0,6°C nell’ultimo secolo) e che la maggior parte del riscaldamento osservato è attribuibile alle attività umane, in particolare alla crescita delle emissioni di gas-serra. Per il futuro, ad un ulteriore aumento delle emissioni di gas-serra potrebbero essere associati altri mutamenti significativi rispetto al passato, come un ulteriore riscaldamento, modificazioni della quantità e del tipo delle precipitazioni, aumento del livello del mare e cambiamenti nella frequenza e nella quantità degli eventi climatici estremi (alluvioni, siccità, cicloni, ecc.). Inoltre, anche se la crescita delle concentrazioni dei gas-serra nell’atmosfera sarà bloccata durante questo secolo, i cambiamenti climatici e l'innalzamento del livello del mare determinati dalle passate, attuali e future attività umane continueranno per secoli.

Secondo gli scenari che costituiscono il "cuore" del terzo rapporto dell'IPCC, se le emissioni di gas-serra continueranno ad aumentare secondo le attuali previsioni, la temperatura media globale terrestre potrebbe subire un aumento tra 1,4 e 5,8°C, mentre l'innalzamento del livello del mare oscillerebbe tra gli 8 e gli 88 centimetri. Il riscaldamento sarebbe superiore alla media globale sui continenti, rispetto agli oceani, e in particolare nelle latitudini più settentrionali in inverno, mentre un riscaldamento inferiore alla media è atteso ai tropici, alle alte latitudini dell'emisfero meridionale e in regioni caratterizzate da elevate concentrazioni di aerosol a base di solfati (come avviene in aree con forte inquinamento atmosferico). Un aumento delle precipitazioni è atteso nelle aree tropicali e alle alte latitudini, mentre riduzioni sono attese in buona parte delle aree subtropicali e nelle aree continentali in estate. C'è una elevata probabilità di un aumento delle ondate di caldo e la maggior parte delle regioni sperimenterà un aumento di intensità e di frequenza di forti precipitazioni. Questi trend sono già in parte osservabili nei dati in nostro possesso relativi al ventesimo secolo.
Futuri cambiamenti in altri estremi climatici sono più incerti, solo con una media probabilità di aumento della siccità e di un aumento dell'intensità dei cicloni tropicali. L'IPCC cita inoltre il rischio di innesco di reazioni climatiche "non lineari", cioè improvvise, con effetti severi o anche catastrofici su scala regionale o globale: ad esempio la parziale o completa interruzione delle correnti profonde dell'Atlantico del Nord e dell'Antartide, cambiamenti della frequenza interannuale dei monsoni, cambiamenti di frequenza e intensità di fenomeni come El Niño nel Pacifico e la North Atlantic Oscillation nell'Atlantico, la disintegrazione della calotta occidentale Antartica e della calotta glaciale della Groenlandia.

Ultimo aggiornamento: 10/05/2004