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Cambiamenti climatici
Ultimo aggiornamento: 15/11/2004
Italia: le politiche sul clima
Fin dall'inizio degli anni novanta, l'Italia è stata
fra le nazioni più attive nel promuovere una politica di
protezione dell'atmosfera, assumendo importanti impegni
internazionali.
I passi principali della politica italiana sul clima sono stati i
seguenti:
- il 29 ottobre 1990, su proposta e sotto la presidenza italiana,
l'UE ha assunto l'impegno di stabilizzazione delle emissioni di
anidride carbonica ai livelli del 1990 entro il 2000 e di controllo
delle emissioni degli altri gas-serra;
- con la legge 15 gennaio 1994 n. 65, l'Italia ha ratificato la
Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (entrata poi
ufficialmente in vigore il 21 marzo 1994);
- con il "Programma nazionale per il contenimento delle emissioni
di anidride carbonica", approvato dal CIPE (Comitato
Interministeriale per la Programmazione Economica) il 25 febbraio
1994, l'Italia ha emanato il primo provvedimento nazionale in
attuazione degli impegni della Convenzione;
- il 16 gennaio 1995 l'Italia ha trasmesso alle Nazioni Unite e
all'Unione europea la Prima Comunicazione Nazionale alla
Convenzione quadro sui cambiamenti climatici
- alla "Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, energia e
trasporti", tenutasi a Roma dal 13 al 15 novembre 1997 (due
settimane prima di Kyoto), è stata presentata la Seconda
Comunicazione Nazionale alla Convenzione quadro sui cambiamenti
climatici, che fa il punto sulla situazione nel raggiungimento
dell'obiettivo della stabilizzazione al 2000 e individua un elenco
di misure coerenti con il raggiungimento dell'obiettivo del -7% al
2010
- la delibera CIPE del 3 dicembre 1997 ha approvato formalmente
le linee generali della Seconda Comunicazione, rimandando
però l'approvazione dei programmi attuativi degli impegni
scaturenti dalle decisioni internazionali a una delibera successiva
dello stesso CIPE;
- la delibera CIPE del 19 novembre 1998 ha approvato le "Linee
guida per le politiche e le misure nazionali di riduzione delle
emissioni dei gas serra", che definiscono i criteri, i tempi e le
azioni per il conseguimento dell’obiettivo di riduzione delle
emissioni di gas-serra fissato dal Protocollo di Kyoto e dalle
decisioni dell’Unione Europea;
- con la legge n. 120 del 1° giugno 2002 l’Italia ha
ratificato il Protocollo di Kyoto; la legge di ratifica impegna il
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT) a
presentare al CIPE la proposta di revisione delle “Linee
guida per le politiche e misure nazionali di riduzione delle
emissioni dei gas serra” approvate dal CIPE il 19 novembre
1998. Da un punto di vista finanziario, nel triennio 2002-2004, la
legge di ratifica destina 25 milioni di Euro/anno alla
realizzazione di progetti pilota, a livello nazionale e
internazionale, finalizzati alla riduzione delle emissioni e
all’aumento degli assorbimenti di carbonio; a partire dal
2003, 68 milioni di Euro/anno saranno destinati al finanziamento di
progetti nei Paesi in via di sviluppo (PVS) finalizzati alla
riduzione delle emissioni ed alla protezione dagli effetti dei
cambiamenti climatici.
Il 19 dicembre 2002 il CIPE ha approvato la
revisione delle “Linee-guida” del 19 novembre 1998
e il relativo Piano di Azione Nazionale per la
riduzione delle emissioni dei gas serra
(PAN), trasmessi dal MATT. La nuova delibera e il
relativo Piano di Azione tengono conto degli elementi delle
decisioni negoziali assunte dalla Settima Conferenza sul Clima di
Marrakech, che nel novembre 2001 ha stabilito una serie di regole
per l’attuazione del Protocollo di Kyoto. Tali elementi
riguardano la possibilità di “contabilizzare”,
come riduzione delle emissioni, il carbonio assorbito dalle nuove
piantagioni forestali e dalle attività agroforestali e di
utilizzare in maniera sostanziale i meccanismi flessibili (Clean
Development Mechanism, Joint Implementation, Emissions Trading),
previsti dal Protocollo di Kyoto). Il PAN individua i programmi e
le misure da attuare per rispettare l’obiettivo di riduzione
delle emissioni dei gas serra attribuito all’Italia secondo
il quale nel periodo 2008-2012 le emissioni dovranno essere ridotte
del 6,5%, rispetto al 1990, ossia non potranno superare i 487 Mt
CO2 equivalente. In particolare il PAN individua tre
diversi gruppi di misure:
- le misure incluse nello scenario di riferimento;
- le misure da attuare nel settore agricolo e forestale per
aumentare la capacità di assorbimento del carbonio;
- le ulteriori misure di riduzione, sia a livello interno, sia
mediante i meccanismi di cooperazione internazionale CDM e JI.
Poiché le emissioni tendenziali al 2010 corrispondono a
580 Mt di CO2 equivalenti, il “gap” da
colmare a quella data sarà pari a 93 Mt di CO2
equivalenti. Partendo da queste premesse, il PAN è stato
elaborato individuando prioritariamente le misure già
adottate – anche se non ancora attuate – finalizzate
alla promozione dello sviluppo economico dell’Italia, che
hanno come effetto collaterale la riduzione delle emissioni. Tali
misure concorrono a definire lo scenario di riferimento e
consentono una riduzione delle emissioni di circa 52 Mt di
CO2 equivalenti rispetto allo scenario tendenziale,
riducendo il “gap” a 41 Mt di CO2
equivalenti.
L’elenco delle misure incluse nello scenario di riferimento
è riportato in tabella 1. Sulla base dello scenario di
riferimento la delibera definisce i livelli massimi di emissione
per i diversi settori, ovvero gli obblighi di riduzione che i
settori dovranno rispettare nel periodo 2008-2012.
Tabella 1 - Misure incluse nello
scenario di riferimento per la riduzione delle
emissioni
|
Tipologia delle misure
|
Riduzione(MtCO2/anno)
|
| Industria elettrica |
26,0 |
| Espansione cicli combinati per 3200 MW |
8,9 |
| Espansione capacità import per 2300 MW |
10,6 |
| Ulteriore crescita fonti rinnovabili per 2800 MW |
6,5 |
| Civile - Decreti efficienza usi finali |
6,3 |
| Trasporti |
7,5 |
| Autobus e veicoli privati con carburanti a minor densità
di carbonio (Gpl, metano) |
1,5 |
Sistemi di ottimizzazione e collettivizzazione del trasporto
privato
Rimodulazione dell’imposizione
Attivazione sistemi informatico-telematici |
2,1 |
| Sviluppo infrastrutture nazionali e incentivazione del
trasporto combinato su rotaia e del cabotaggio |
3,9 |
| Totale misure nazionali |
39,8 |
| Crediti di carbonio da CDM e JI |
12,0 |
| TOTALE MISURE |
51,8 |
Fonte: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio, 2003
Il secondo gruppo di misure previsto dal PAN prevede
un’ulteriore riduzione delle emissioni mediante interventi di
afforestazione e riforestazione, attività di gestione
forestale, di gestione dei suoli agricoli e dei pascoli, di
rivegetazione. A tali misure, basate sulla capacità delle
piante di assorbire CO2 dall’atmosfera e di
fissarla per periodi più o meno lunghi nei diversi pool
degli ecosistemi agricoli e forestali, è riconosciuto un
potenziale di fissazione di 10,2 Mt di CO2 equivalenti
(in grado, quindi di compensare emissioni di gas-serra per una
stessa quantità). Per la realizzazione di tali
attività il Ministero dell’ambiente e della tutela del
territorio, di concerto con il Ministero per le Politiche Agricole
e Forestali e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni,
presenterà al CIPE il Piano dettagliato per il primo
triennio 2004-2006. É prevista inoltre la realizzazione
dell’Inventario Forestale Nazionale e degli altri Serbatoi di
Carbonio, allo scopo di poter stimare il potenziale nazionale di
fissazione di carbonio derivante dalla gestione forestale, e del
Registro Nazionale dei Serbatoi di Carbonio, al fine di certificare
i flussi di carbonio nel periodo 2008-2012 derivanti da
attività di afforestazione, riforestazione, deforestazione,
gestione forestale, gestione di suoli agricoli, pascoli e
rivegetazione.
Per colmare il gap residuale di circa 30 Mt di CO2
equivalenti sono state individuate ulteriori misure di riduzione,
sia a livello nazionale che mediante i meccanismi di cooperazione
internazionale. Le opzioni indicate consentono una riduzione delle
emissioni compresa tra 55 e 99 Mt CO2 equivalente. Tra
queste opzioni saranno individuate quelle misure che, al minor
costo, consentono di colmare il “gap” di 30 Mt di
CO2 equivalenti. Per l’individuazione delle
ulteriori misure di riduzione delle emissioni, è stato
definito un “set” aperto di possibili programmi e
iniziative nei settori dell’energia, dei trasporti,
dell’industria, dell’agricoltura, della cooperazione
economica e tecnologica internazionale.
Le possibili opzioni verranno scelte, fermo restando il
raggiungimento dell’obiettivo ambientale, con il criterio
dell’aumento dell’efficienza dell’economia
italiana.
L’elenco delle ulteriori misure è riportato in tabella
2.
Tabella 2 - Opzioni per ulteriori
misure di riduzione delle emissioni
|
Tipologia delle opzioni per
settori
|
Riduzione
potenziale(MtCO2 eq/anno)
|
|
A) OPZIONI PER ULTERIORI MISURE NAZIONALI DI RIDUZIONE
|
|
| Fonti di energia |
|
| Settore industriale |
6,9 – 13,0 |
|
Settore civile
|
3,8 - 6,5 |
| Settore agricoltura |
0,28 - 0,34 |
| Settore trasporti |
13,3 – 19,1 |
| Altre fonti |
|
| Settore industriale |
6,20 |
| Settore agricoltura |
0,61 – 1,29 |
| Settore rifiuti |
0,64 |
| Altro (solventi, fluorurati) |
0,76 |
| B) OPZIONI PER L’IMPIEGO DEI MECCANISMI JOINT
IMPLEMENTATION (JI) E CLEAN DEVELOPMENT MECHANISM (CDM) |
|
| Assorbimento di carbonio |
5 - 10 |
| Progetti nel settore dell’energia |
15,5 - 38
|
Fonte: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio, 2003
APPROFONDIMENTI
- PDF dei documenti
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