Ultimo aggiornamento: 12/05/2004
La Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici

Il primo rapporto
dell’IPCC, che ha evidenziato la correlazione tra le
emissioni dei gas-serra antropici e un probabile cambiamento
climatico, ha costituito la base scientifica per i negoziati della
Convenzione quadro sui cambiamenti
climatici (United Nations Framework Convention on Climate
Change, UNFCCC). Nel 1992, i delegati di 150 paesi hanno infatti
approvato la Convenzione, adottata a New York il 9 maggio e
presentata ai governi per la firma nel corso del Vertice della
Terra svoltosi a Rio de Janeiro nel mese di giugno. La
Convenzione, sottoscritta a Rio da 154 Paesi, più
l'Unione europea, è entrata in vigore il 21 marzo 1994,
90 giorni dopo la cinquantesima ratifica. Essa definisce un
obiettivo di stabilizzazione delle concentrazioni di gas-serra
per la protezione del sistema climatico e promuove interventi a
livello nazionale e internazionale per il raggiungimento di
questo obiettivo, ma non prevede impegni vincolanti per la
riduzione delle emissioni di gas-serra, ma solo un impegno di
massima per i Paesi industrializzati a riportare entro il 2000
le proprie emissioni di gas-serra ai livelli del 1990. Le
riunioni della Conferenza delle Parti, che si svolgono con
cadenza annuale, valutano le azioni intraprese e gli impegni da
assumere anche alla luce delle conclusioni dei rapporti
dell'IPCC. Secondo la prassi delle Nazioni Unite, tutte le
decisioni della Conferenza delle Parti richiedono, per essere
adottate, il consenso di tutti i Paesi firmatari.
Nel 1995 si è tenuta la prima Conferenza delle Parti (COP 1)
a Berlino, cui hanno partecipato delegati da 117 paesi e 53 paesi
come osservatori. In quella sede i negoziatori hanno concluso che
gli impegni concordati nella Convenzione non erano sufficienti e
hanno lanciato il "mandato di Berlino", che ha aperto un nuovo
ciclo di negoziati.
Una svolta per la politica dei cambiamenti climatici si è
avuta alla COP 3 a Kyoto, nel 1997, con l'adozione del
Protocollo di Kyoto. Il Protocollo
prevede infatti che i Paesi industrializzati riducano, entro il
periodo 2008-2012, le emissioni dei gas-serra del 5% a livello
mondiale rispetto all'anno base 1990. Per conseguire i propri
specifici obiettivi di riduzione, il Protocollo permette ai Paesi
industrializzati di fare uso degli assorbimenti di CO
2
(anidride carbonica) da foreste e terreni agricoli (i cosiddetti
carbon sink) e dei meccanismi di cooperazione internazionale per
ridurre le emissioni. I dettagli operativi relativi all’uso
di questi strumenti sono stati però definiti solo dalla COP
7, svoltasi a Marrakech nel novembre 2001. La COP 9, che si
è riunita a Milano nel dicembre 2003, ha ultimato le
attività preparatorie all’attuazione del Protocollo,
approvando le modalità per la realizzazione di interventi di
cooperazione internazionale nel settore agricolo e forestale. Il
Protocollo, però, entrerà in vigore solo dopo la
ratifica da parte di almeno 55 Paesi firmatari della Convenzione
quadro sui cambiamenti climatici, responsabili per almeno il 55%
delle emissioni di CO
2 del 1990. Gli impegni del
Protocollo, a differenza di quelli della Convenzione, sono
vincolanti per i Paesi firmatari: per questo, probabilmente, non si
è ancora arrivati a ratificarlo.