Metodo biolistico
Il metodo biolistico è attualmente il più
utilizzato nella trasformazione delle monocotiledoni. Con questa
tecnica il DNA esogeno viene fatto aderire sulla superficie di
microsfere di oro o tungsteno, di 1 micrometro di diametro, che
vengono “sparate” mediante strumenti a pressione in
maniera diffusa a una velocità intorno ai 500 m/sec sui
campioni (meristemi o calli in coltura) da trasformare. Le cellule
situate nella traiettoria diretta di tiro vengono uccise, ma nella
zona concentrica vicina i proiettili penetrano nelle cellule senza
danneggiarle.
Il vantaggio principale di questo metodo è la
possibilità di trasformare cellule vegetali integre: infatti
i bersagli utilizzati per questo tipo di trasformazione sono in
genere colture di cellule embrionali, ma anche foglie e semi.
In alcuni dei primi esperimenti in cui è stato utilizzato
il metodo biolistico sono state trasformate cellule embrionali di
mais con il gene bar per l’enzima fosfinotricina acetil
transferasi (PAT): questo enzima inattiva la fosfinotricina che
è il principio attivo di molti erbicidi; le piante
rigenerate dalle cellule trasformate con questo metodo sono quindi
tolleranti agli erbicidi.
