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Foreste e vegetazione

Ultimo aggiornamento: 20/05/2004

Stato delle foreste nazionali e internazionali

I fattori alla base della deforestazione sono molteplici e tra loro connessi: la povertà, la crescita demografica ed economica nei paesi in via di sviluppo, l'urbanizzazione e lo sviluppo turistico, spesso incontrollato, la necessità di disporre di suoli per l'agricoltura e la sostituzione di foreste naturali o semi-naturali con nuove piantagioni forestali per la produzione di legname a cicli relativamente brevi.
Ma, incontestabilmente, la causa principale della deforestazione su scala globale è il disboscamento per prelevare legname dalle foreste tropicali. Infatti, come riportato dal World Resources Institute (WRI), i disboscamenti per fini industriali (one-off cutting) sono la causa di un terzo della deforestazione globale e la principale minaccia per il 72% delle cosiddette foreste di frontiera, le foreste ancora intatte.
Le dimensioni del problema non sono ufficialmente conosciute, ma l’OECD stima che un decimo del commercio internazionale di legname sia alimentato da tagli illegali per un valore di almeno 150 miliardi di dollari/anno.
Le stime della FAO concordano, valutando un tasso medio di deforestazione pari allo 0,8% annuo (FAO, 2000) e la stessa Banca mondiale afferma che “la diffusione del legno illegale a basso costo rende impraticabile il miglioramento di pratiche di gestione forestale” e ancora che  “i paesi con foreste tropicali hanno continuato a tagliare su scala massiccia, spesso in forme illegali e non sostenibili.
In molti paesi i tagli illegali sono pari a quelli legali, mentre in altri l’illegalità è molto più diffusa delle condizioni di legalità. In alcune aree la percentuale di illegalità raggiunge e supera la metà dei tagli effettuati e ciò ha luogo anche nelle ultime foreste primarie esistenti: in Africa nel bacino del Congo, in Asia ed in Amazzonia.
Il tema è stato affrontato in diverse sedi istituzionali internazionali, tra le quali i vertici G8, il Forum delle Nazioni Unite sulle Foreste (UNFF - United Nations Forum on Forest), la Ministerial Conference on the Protection of Forest in Europe, l’Organizzazione Internazionale per il Legno Tropicale (ITTO – International Tropical Timber Organisation), l’Unione Europea con il programma Forest Law Enforcement, Governance and Trade (FLEGT).  
Quest'ultimo programma rappresenta la prima azione dell’UE per dar seguito all’impegno, sottoscritto a Johannesburg (2002) nel corso del World Summit on Sustainable Development, di arrestare l’attuale ritmo di perdita di risorse naturali e di diversità biologica.  FLEGT è un’azione congiunta dei paesi dell’UE, che intende coordinare strumenti e promuovere accordi e comportamenti responsabili relativamente alla gestione delle foreste mondiali.
La deforestazione e la degradazione delle foreste mondiali sono solo parzialmente compensate dall'aumento della superficie forestale nei paesi sviluppati.
In Europa, per esempio, la superficie forestale è aumentata del 10% dagli inizi degli anni '60, grazie ai considerevoli programmi di afforestazione e riforestazione e, soprattutto, alla conversione naturale in bosco delle superfici agricole marginali e abbandonate. Purtroppo, lo stato di salute delle foreste nei paesi in cui si verifica un aumento del patrimonio forestale non è confortante. I dati inventariali e le indagini sulle foreste di molti Paesi dell'emisfero Nord, dalle zone boreali a quelle mediterranee, ci restituiscono una situazione di degrado, di impoverimento della diversità biologica e di perdita di produttività, a causa di una serie di impatti di origine prevalentemente antropica, quali incendi, acidificazione dei suoli, deposizione di composti azotati, danni legati all'inquinamento da ozono e ai cambiamenti climatici in corso, desertificazione.
Il 22,7 % del territorio italiano, pari a 6,8 milioni di ha, è coperto da boschi. Questa superficie, a partire dalla fine degli anni ’40, è in graduale e continua crescita.

Tabella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tale dinamica è dovuta non solo ad interventi di rimboschimento, ma anche, in misura probabilmente crescente, alla ricolonizzazione naturale di terreni agricoli abbandonati.
Da un’analisi incrociata delle fonti disponibili, è possibile ricordare che la superficie forestale italiana ad alta densità di copertura, costituita da vegetazione prevalentemente arborea, è di 6,8-7,2 milioni di ettari. A tale superficie può essere sommata un’area difficilmente valutabile in quanto derivante da processi di ricolonizzazione naturale di aree non forestali o dal degrado di aree forestali (incendi) o dalla presenza di vegetazione arborea a minor densità. Nell’ipotesi realistica che tale superficie di transizione sia intorno ai 2,5 milioni di ettari, poco meno di un terzo della superficie territoriale italiana può essere classificata come forestale.