Ultimo aggiornamento: 03/08/2004
Biodiversità
Definire la biodiversità in modo semplice e comprensivo
dei suoi molteplici aspetti non è facile e una definizione
rigorosa generalmente accettata finora manca. L’ecologo R.H.
Whittaker (1972) si limita ad affermare che questo concetto si
applica alla ricchezza in specie considerata a vari livelli, come
la comunità, le aree studiate dal biogeografo, l'intera
biosfera.
Con questo termine gli ecologi fanno riferimento alla
molteplicità dei vari esseri attualmente viventi sul nostro
pianeta, quale risultato dei complessi processi evolutivi della
vita in più di tre miliardi di anni. Secondo Margalef (1968)
l’ecosistema può esser considerato un messaggio
trasmesso attraverso un certo canale con un codice adatto (nel
senso della teoria dell'informazione) e la diversità risulta
essere la misura del contenuto d'informazione di questo messaggio.
Si tratta di una misura del numero degli elementi, collegata
all'abbondanza o rarità di questi, e su tale principio sono
stati proposti alcuni indici di diversità biologica.
Tuttavia la ricerca su questo argomento si è sviluppata
soprattutto sulle relazioni tra il grado di maturità oppure
di stabilità di ecosistemi e la diversità stessa,
ammettendo che quest’ultima dipenda dalle relazioni tra i
vari componenti del sistema, che tendono ad avere il carattere di
vincolo o a costituire anelli di feedback.
In questo senso si tende a considerare la diversità come una
misura della complessità del sistema, delle relazioni
esistenti tra i vari componenti di un assortimento biologico e
quindi della complessità di quest’ultimo.
Si tratta tuttavia di un concetto ancora insufficientemente
chiarito, e che pertanto non può venire applicato
acriticamente.
Bisogna tener presente il fatto che gli aspetti funzionali di un
ecosistema possono venire espressi in maniera precisa, ad es. come
scambi d'energia, mentre per la valutazione dei caratteri
strutturali manca un sistema di riferimento chiaro ed univoco. Le
misure di diversità cercano di riempire questa lacuna,
almeno in parte.
Una moderna interpretazione, utile da un punto di vista operativo,
è data da E.O. Wilson (1992), per il quale la
biodiversità rappresenta "la varietà degli
ecosistemi, che comprendono sia le comunità degli organismi
viventi all’interno dei loro particolari habitat, sia le
condizioni fisiche sotto cui essi vivono”.
L’interesse per la biodiversità e per la sua tutela
è così aumentato nel tempo da diventare una delle tre
emergenze, a livello globale, individuate dalla Conferenza delle
Nazioni Unite sull’Ambiente e lo sviluppo di Rio de
Janeiro del 1992.
Riteniamo che la consapevolezza del valore intrinseco della
diversità biologica e dei suoi componenti ecologici possa
derivare da una sempre maggiore comprensione del “sistema
ambiente” nella sua interezza, vale a dire dalla conoscenza
della natura derivata da un approccio olistico in grado di
coglierne sia gli aspetti strutturali, sia quelli funzionali, da
cui far derivare le attività di conservazione ed uso
sostenibile del patrimonio naturale, tenendo conto sia dello stato
degli ecosistemi e delle loro variazioni, sia delle
politiche, dei piani e dei programmi settoriali e intersettoriali
che governano la gestione del territorio.