Ultimo aggiornamento: 01/06/2004
Tipologie delle sorgenti
Impianti
radiotelevisivi
Un impianto emittente radio-TV è costituito da una o
più antenne trasmittenti, la cui funzione è di
convertire un segnale elettrico in un'onda elettromagnetica ad alta
frequenza in grado di propagarsi attraverso lo spazio e di
trasportare le informazioni (audio, video, etc.) fino ad una o
più antenne riceventi, le quali operano la riconversione
dell'onda elettromagnetica in un segnale elettrico che giunge agli
apparecchi televisivi e radiofonici.
Esistono due diverse metodologie di trasmissione: di tipo
brodcasting, o a diffusione, e di tipo
direttivo.
Nella trasmissione di tipo broadcasting il segnale viene irradiato
dall'antenna trasmittente su una vasta area e può dunque
giungere a molte antenne riceventi; tipico esempio di sistemi a
diffusione sono le antenne radiotelevisive e le stazioni radio
base della telefonia cellulare.
Nella trasmissione di tipo direttivo, invece, si ha un collegamento
da punto a punto, cioè l'energia elettromagnetica emessa
dall'antenna trasmittente è concentrata in un fascio di
radiazione molto stretto indirizzato ad un'unica antenna ricevente.
Per il buon funzionamento di questi apparati è necessario
che il fascio di radiazione non incontri ostacoli lungo il
percorso. Esempio di sistemi di tipo direttivo sono i ponti radio,
cioè antenne per lo più paraboliche di notevole
impatto visivo, utilizzate per trasmissione di segnali in diversi
settori (industria, telecomunicazioni, militare, etc.).
La potenza degli impianti di teleradiocomunicazione varia in genere
da qualche watt (W) fino a qualche decina di chilowatt (kW): essa
è correlata alla grandezza dell'area entro la quale
l'antenna trasmittente deve assicurare il servizio. Tale area per
un sistema radiotelevisivo può essere costituita dal
territorio di uno o più Comuni, di una Provincia o di una
Regione. Ovviamente al crescere della grandezza dell'area da
servire deve crescere la potenza di emissione dell'impianto
radiotelevisivo.
Esistono antenne che, sfruttando determinati meccanismi di
propagazione delle onde elettromagnetiche in certi intervalli di
frequenza, sono in grado di trasmettere le informazioni in tutto il
mondo; per esse la potenza di emissione sale notevolmente fino a
raggiungere diverse centinaia di kW.
Gli impianti di teleradiocomunicazione trasmettono nella fascia di
frequenze che va da circa 100 kHz a 300GHz: all'interno di
questo intervallo vi è un'ulteriore suddivisione in bande di
frequenza, in ciascuna delle quali rientra un ben definito tipo di
sorgente irradiante.
Oltre alla frequenza, un'altra caratteristica che distingue le
diverse tipologie di sorgenti è il tipo di "codificazione"
del segnale emesso, comunemente nota con il termine di
modulazione.
Telefonia mobile
La telefonia cellulare ha avuto negli ultimi anni un notevole
sviluppo, accompagnato da un forte incremento del numero di
impianti fissi per telefonia mobile (Stazioni Radio Base, di
seguito indicate con SRB) collocati in ambiente urbano, necessari a
garantire la qualità e la copertura territoriale del
servizio. La presenza di SRB, soprattutto quando collocate sui
terrazzi degli edifici, non è sempre tollerata dalla
popolazione, in apprensione soprattutto per gli eventuali
effetti
sanitari connessi all'esposizione ai campi elettromagnetici che
esse generano.
Il termine cellulare deriva dal meccanismo di suddivisione del
territorio in parti denominate "celle", ciascuna delle quali
è servita da una SRB alla quale si collegano in trasmissione
ed in ricezione tutti i telefoni cellulari presenti nella cella.
Questo frazionamento del territorio consente di ridurre la potenza
emessa dalle SRB fino a valori dell'ordine delle decine di Watt e
di utilizzare le stesse frequenze di trasmissione in celle
diverse.
Le comunicazioni tramite cellulare avvengono mediante propagazione
di onde elettromagnetiche a frequenze pari a circa 900 MHz per il
sistema Tacs (Total Access Communication Sistem) e
900÷1800 MHz per il sistema Gsm (Global System for
Mobile Communication).
La tecnologia del sistema Tacs, che ha rappresentato la prima
generazione di telefonia cellulare diffusasi all'inizio degli anni
'80, presenta numerosi inconvenienti e limitazioni. Ciò ha
portato allo studio e messa a punto di una nuova tecnologia, quella
del sistema Gsm che, a partire dagli anni '90, garantisce agli
utenti una maggiore capacità di servizio e riservatezza
delle informazioni trasmesse.
La capillare diffusione di SRB in ambiente urbano, dovuta oltre che
al crescere dell'utenza anche alla diversificazione dei gestori di
telefonia mobile, ha fatto emergere la necessità di una
pianificazione dell'iter autorizzativo all'installazione di tali
impianti.
Elettrodotti
Con il termine elettrodotto si intende "l'insieme delle linee
elettriche, delle sottostazioni e delle cabine di trasformazione"
(Legge Quadro, n. 36/2001, sulla protezione dalle esposizioni a
campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici).
Gli elettrodotti costituiscono gli elementi fondamentali del
sistema elettrico realizzato per il trasporto e la distribuzione
dell'energia elettrica dalle centrali di produzione agli apparati
utilizzatori, che possono essere i comuni elettrodomestici
così come anche gli impianti di grandi complessi
industriali.
Esiste una grande varietà di tipologie di elettrodotti,
differenti per funzione (trasporto, distribuzione, trasformazione
della tensione), per tecnica costruttiva (elettrodotti aerei o
interrati, a semplice o a doppia terna, etc.), per tensione di
esercizio.
Sulla base di quest'ultima è possibile individuare impianti
a:
- altissima tensione (Aat): 220 ¸ 380 kV;
- alta tensione (At): 40 ¸ 150 kV;
- media tensione (Mt): 10 ¸ 30 kV;
- bassa tensione (Bt): 0,22 ¸ 0,38 kV.
La distribuzione sul territorio degli elettrodotti è
diversa a seconda della tensione di esercizio: il criterio di
localizzazione è di definire per le altissime/alte tensioni
tracciati che interessano prettamente zone disabitate, mentre per
le medie e soprattutto per le basse tensioni le linee elettriche
devono necessariamente svilupparsi in zone urbanizzate al fine di
poter raggiungere gli utilizzatori domestici.
Gli elettrodotti generano nell' ambiente campi elettrici e
magnetici variabili nel tempo con una frequenza pari a 50 Hz, detta
anche frequenza industriale, e costituiscono la principale sorgente
esterna di campi a frequenze estremamente basse (Elf).
L' intensità del campo elettrico generato da un elettrodotto
aumenta al crescere della tensione di esercizio. Questa ultima
è costante nel tempo e tale sarà anche il
campo elettrico prodotto ad una certa distanza a parità di
altre condizioni (struttura dell' impianto ed eventuale presenza di
oggetti in grado di perturbare il campo stesso).
L' intensità del campo magnetico dipende dalla corrente che
circola nei conduttori, aumentando al crescere della corrente
trasportata; tale grandezza è variabile nell'arco della
giornata, perché strettamente correlata alla richiesta di
energia elettrica da parte degli utenti, e pertanto anche
l'intensità del campo magnetico ha una notevole
variabilità temporale. Ad esempio l' intensità dei
campi magnetici generati dalle linee elettriche raggiunge valori
minimi nelle ore notturne quando la richiesta di energia
diminuisce.
Il campo elettrico e il campo magnetico diminuiscono all' aumentare
della distanza dall' elettrodotto e dipendono anche dal numero e
dalla disposizione dei conduttori.