Ultimo aggiornamento: 01/06/2004
Campi elettromagnetici
L'interesse verso i campi elettromagnetici ha assunto negli
ultimi anni un'importanza crescente legata al contemporaneo
frenetico sviluppo di nuovi sistemi di telecomunicazione, i cui
impianti si sono diffusi in maniera capillare in ambito urbano
destando dubbi e preoccupazioni circa la loro pericolosità.
Anche l'intensificazione della rete di trasmissione elettrica,
conseguente all'aumento della richiesta di energia elettrica,
nonché l'urbanizzazione di territori precedentemente
disabitati e caratterizzati dalla presenza di elettrodotti o di
emittenti radiotelevisive, hanno contribuito a destare
perplessità circa i possibili effetti sulla salute derivanti
dalla permanenza prolungata in prossimità di tali
installazioni.
Il fenomeno comunemente definito "inquinamento elettromagnetico"
è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed
elettromagnetici artificiali, cioè non attribuibili al
naturale fondo terrestre o ad eventi naturali (quale ad esempio
può essere il campo elettrico generato da un fulmine), ma
prodotti da impianti realizzati per trasmettere informazioni
attraverso la propagazione di onde elettromagnetiche (
impianti radio-TV e per
telefonia mobile), da impianti utilizzati per il trasporto e la
trasformazione dell'energia elettrica dalle centrali di produzione
fino all'utilizzatore in ambiente urbano (
elettrodotti), da apparati per applicazioni biomedicali, da
impianti per lavorazioni industriali, nonché da tutti quei
dispositivi il cui funzionamento è subordinato a
un'alimentazione di rete elettrica (tipico esempio sono gli
elettrodomestici).
Mentre i sistemi di teleradiocomunicazione (impianti radio-TV,
telefonia mobile) sono appositamente progettati e costruiti per
emettere onde elettromagnetiche (irradiatori intenzionali), le
quali sono alla base della trasmissione delle informazioni (audio,
video, etc.), gli impianti di trasporto, di trasformazione
(elettrodotti) e gli utilizzatori di energia
elettrica emettono invece nell'ambiente circostante campi
elettrici e magnetici in maniera non intenzionale, ma come
conseguenza diretta e inevitabile del loro funzionamento basato sul
trasporto e quindi sulla presenza e movimento di carica
elettrica.
Infatti, una carica elettrica genera una modificazione dello spazio
ad essa circostante tale che, se un'altra carica elettrica viene
posta in tale spazio, risente di una forza che può essere
attrattiva o repulsiva. Tale modificazione viene indicata con il
termine di campo elettrico.
Analogamente una corrente elettrica, che è generata da
cariche in movimento, produce una modificazione dello spazio
circostante: il campo magnetico. Quest'ultimo ha caratteristiche
sostanzialmente diverse da quelle del campo elettrico.
L'unità di misura del campo elettrico nel Sistema
internazionale è il Volt su metro (V/m), mentre quella del
campo magnetico è l'Ampere su metro (A/m).
Sovente vengono riportati valori di campo espressi in microtesla
(mT); in questi casi la grandezza a cui si fa riferimento è
il campo di induzione magnetica, dal quale è possibile
ricavare il valore di campo magnetico espresso in A/m, sapendo che
in aria i due sono legati tra loro attraverso una costante di
proporzionalità nota come permeabilità magnetica del
vuoto (m0).
I campi elettromagnetici si propagano sotto forma di onde
elettromagnetiche, per le quali viene definito un parametro, detto
frequenza, che indica il numero di oscillazioni che l'onda
elettromagnetica compie in un secondo. L'unità di misura
della frequenza è l'Hertz (1 Hz equivale a una oscillazione
al secondo).
Sulla base della frequenza viene effettuata una distinzione
tra:
- inquinamento elettromagnetico generato da campi a bassa
frequenza (0 Hz - 10 kHz), nel quale rientrano i campi generati
dagli elettrodotti che emettono campi elettromagnetici a 50
Hz;
- inquinamento elettromagnetico generato da campi ad alta
frequenza (10 kHz - 300 GHz) nel quale rientrano i campi generati
dagli impianti radio-TV e di telefonia mobile.
Questa distinzione è necessaria in quanto le
caratteristiche dei campi in prossimità delle sorgenti
variano al variare della frequenza di emissione, così come
variano i meccanismi di interazione di tali campi con i tessuti
biologici e quindi le possibili conseguenze correlabili
all'esposizione umana (effetti sulla salute).
In risposta alla necessità, oramai da tempo avvertita sia a
livello nazionale ma ancor più a livello locale, di un
censimento delle sorgenti inquinanti e sulla base anche di quanto
previsto dal nuovo scenario normativo (legge quadro n. 36/2001),
è in corso la costituzione di specifici catasti (nazionale e
regionali) delle sorgenti di campo elettromagnetico come supporto
per le attività di controllo, di informazione della
cittadinanza e, soprattutto, per l'attività di
pianificazione. Alcune regioni, in considerazione soprattutto del
proliferare degli impianti per la telefonia cellulare, hanno
già da qualche tempo avviato specifiche attività per
la loro realizzazione.
Sia nel settore delle radiofrequenze che in quello delle frequenze
estremamente basse (Elf: Extremely Low
Frequency) l'entità delle attività di
controllo è in fase di continua crescita; ciò
è dovuto sia alla crescente pressione sul territorio che
alle richieste da parte della popolazione. Attualmente, infatti,
l'attività di controllo dell'inquinamento elettromagnetico
rappresenta una delle principali emergenze per gli enti competenti
(Agenzie regionali per l'ambiente), come ampiamente documentato
dalle migliaia di interventi in campo. Laddove sono verificati
superamenti dei limiti di esposizione dei valori di attenzione e
degli obiettivi di qualità vengono intraprese le necessarie
azioni di risanamento.
La tendenza futura va verso l'adozione di nuove tecnologie che
modificheranno l'assetto ambientale e paesaggistico, principalmente
dei siti urbani. L'adozione di tecnologie a basso impatto e una
buona pianificazione territoriale consentiranno di raggiungere un
buon compromesso tra la diffusione delle sorgenti impattanti e la
tutela dell'ambiente.