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Rischio tecnologico

Analisi dei cicli produttivi

La valutazione del rischio ambientale connesso con l’impiego di una tecnologia non può prescindere da un’analisi dei processi coinvolti, che vada oltre la semplice percezione.
L’analisi dei cicli produttivi ha l’obiettivo di esaminare le attività antropiche al fine di valutarne l’impatto sull’ambiente in termini principalmente di consumi di risorse e di emissioni nelle diverse matrici ambientali.
Le analisi vengono sviluppate con riferimento a comparti produttivi, che vengono esaminati nel contesto territoriale degli insediamenti, utilizzando dati reali di funzionamento degli impianti.
In una fase successiva lo studio viene esteso agli insediamenti presenti sul territorio nazionale, nell’ottica di un confronto delle diverse soluzioni impiegate e della comparazione con le migliori tecnologie adottate in altri paesi.
Un ciclo produttivo è composto da fasi di lavorazione, combinate in cascata od in parallelo, ciascuna caratterizzata da propri parametri di ingresso e di uscita, che contribuiscono al bilancio ambientale dell’intero processo.
La metodologia di analisi di comparto, sviluppata dal Sistema delle Agenzie Ambientali APAT-ARPA, è stata già impiegata per l’analisi di comparti produttivi significativi dal punto di vista dell’impatto sull’ambiente (biomedicale, cartario, rubinetterie e valvolame), e viene ulteriormente utilizzata come strumento consolidato di analisi.
Le analisi vengono condotte con riferimento ad un indice  tipo, che costituisce la base di riferimento per l’elaborazione dei rapporti tecnici di analisi.
Come si vede dall’indice tipo l’analisi parte dalla contestualizzazione del comparto produttivo nella realtà locale, al fine di valutare anche le interfacce socioeconomiche dell’insediamento produttivo e le sue relazioni con l’indotto.
In tale contesto vengono raccolti anche dati sui prodotti ed il relativo mercato, nell’ottica di evidenziarne le differenze.
Le fasi produttive vengono selezionate in un’ottica funzionale, principalmente in relazione alla successiva analisi tecnica dei dati in ingresso ed in uscita dalla fase.
Oltre all’individuazione delle tecnologie di processo e di depurazione impiegate, vengono analizzati i fattori fisici della fase:

  • Ciclo delle materie prime;
  • Bilanci di masse ed energia;
  • Consumi di risorse;
  • Emissioni in aria, in acqua ed al suolo;
  • Rifiuti prodotti e loro caratteristiche;
  • Pressioni ambientali.

Gli aspetti ambientali significativi ed indiretti vengono dedotti dall’analisi dei dati raccolti in campo e costituiscono la base per la successiva valutazione dei fattori di rischio ambientale e delle criticità dell’intero ciclo.
L’analisi del processo produttivo in condizioni normali di esercizio viene completato con l’individuazione di fattori accidentali precursori di situazioni anomale di esercizio o di incidente.
In tale contesto vengono analizzate anche le misure di prevenzione di incidenti e le salvaguardie predisposte per il contenimento di situazioni incidentali che possano comunque verificarsi, anche a fronte delle misure preventive adottate.
Le tecnologie di processo e di depurazione vengono valutate con riferimento alle migliori tecnologie in uso nei paesi avanzati, principalmente con riferimento al contesto europeo.
L’ottica non è quella di imporre soluzioni, ma piuttosto di offrire un servizio di informazione alle imprese del comparto analizzato sulle tecniche e sulle tecnologie più promettenti; emettendo delle raccomandazioni, laddove emergano indicazioni univoche a favore di tecniche e tecnologie consolidate.
Un riferimento costante per le analisi di comparto è costituito dalla normativa applicabile a livello locale, nazionale e comunitario, nell’intento di costituire un osservatorio normativo permanente di settore, utile per tutti gli operatori.
Va sottolineato il ruolo fondamentale nelle analisi delle ARPA, sia per le competenze impegnate che per la conoscenza del territorio e del tessuto produttivo locale.
Il ruolo delle ARPA è per molti versi complementare del ruolo dell’APAT, che come organismo centrale assicura un approccio uniforme alle analisi ed alle valutazioni in tutto l’ambito nazionale, ed il ruolo di imparzialità rispetto alle istanze locali.
Le imprese del comparto vengono coinvolte nelle analisi sia in fase di raccolte dei dati di impianto e di impatto sull’ambiente, sia come uno dei destinatari privilegiati dei risultati delle analisi.
Ciò risulta tanto più utile in presenza di insediamenti produttivi di dimensioni modeste, laddove è più limitata, per carenza oggettiva di risorse, la possibilità di analisi complesse.
L’approccio in direzione di una partecipazione condivisa alle analisi da parte delle imprese del comparto, attraverso specifici accordi con le singole imprese o con organizzazioni di categoria, si muove anche verso una responsabilizzazione delle imprese e verso la crescita della capacità di intervento dei responsabili di impresa, mettendo a loro disposizione  una metodologia consolidata di analisi e rapporti di analisi spesso stimolanti verso la conoscenza ed il confronto con soluzioni tecnologiche avanzate disponibili in ambito internazionale.
A questo scopo viene anche incoraggiato il sistema di certificazioni ambientali, che appare sempre più promettente in direzione della responsabilizzazione delle imprese e del superamento del tradizionale sistema di controlli ambientale (sistema Command/Control), in discussione in ambito comunitario.
I risultati delle analisi di comparto, soprattutto per la loro specificità di analisi basate su dati reali raccolti in campo, costituiscono una base di conoscenza analitica utile per l’impostazione di altre attività riguardanti la protezione dell’ambiente.
In particolare possono costituire utile elemento di orientamento per attività di programmazione delle risorse e del territorio; per interventi di sorveglianza ambientale mirata, sulla base di criticità emerse dalle analisi; per analisi ambientali integrate ( IPPC e VIA); per lo sviluppo di sistemi certificativi (Ecolabel ed EMAS), soprattutto in termini di evidenziazione nel comparto di fattori ostativi allo sviluppo di iniziative di certificazione; per la crescita della consapevolezza ambientale sulla base di dati reali.
Nell’ottica dell’informazione e della formazione su temi ambientali appare sempre più promettente l’elaborazione di rapporti tecnici di attività specificamente indirizzati a destinatari privilegiati.
La considerazione di base in tale direzione è che i rapporti tecnici sulle analisi di comparto rischiano di essere leggibili solo in ambito tecnico limitato, pur a fronte di un set di dati raccolti ed analizzati di ampio interesse.
Pertanto sta maturando l’idea di estrarre dai rapporti tecnici sopradetti dei “subset” di dati rielaborati in funzione di categorie di utenti selezionati.
In tale direzione si sta avviando, ad esempio, la predisposizione di rapporti informativi per un pubblico vasto, da diffondere attraverso gli strumenti più moderni di diffusione di informazione.
Un ruolo importante a riguardo giocheranno sempre di più le tecnologie di informazione multimediali e di rete.

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