Energia geotermica
I fluidi geotermici sono essenzialmente composti da acqua
meteorica che penetra nel sottosuolo e si riscalda a contatto con
le rocce calde. Si formano così degli
acquiferi (strati o raggruppamenti di materiale
permeabile saturo di acqua) anche a temperature molto elevate
(oltre 300°C). Generalmente tali acquiferi, oltre all'acqua in
fase liquida, possono contenere acqua sotto forma di vapore ad
elevato contenuto energetico.
Il fluido sotto forma di vapore può essere inviato
direttamente in una turbina per la produzione di energia elettrica
oppure attraverso uno scambiatore di calore può cedere la
sua energia ad un altro fluido vettore ed infine essere ripompato
nel sottosuolo. In questo ultimo caso si parla di impianto
a ciclo binario.
E’ sufficiente che il fluido abbia una temperatura di
120° C per poter essere utilizzato, ovviamente maggiore
è la temperatura del fluido maggiore è
l’energia potenzialmente producibile.
La produzione geotermica italiana ha una lunga
tradizione: la prima vera centrale geotermoelettrica, Larderello 1,
entrò in servizio nel 1913 con un primo gruppo a turbina da
250 kW.
Attualmente in Italia sono presenti 34 impianti geotermici (33 in
Toscana e 1 nel Lazio) con una potenza installata complessiva di
707 MW. Questi impianti producono annualmente più di 5.000
GWh soddisfacendo già gli obiettivi che l’Italia si
è data, relativamente al geotermico, nei documenti
programmatici per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Nel medio e lungo termine si prevede uno sviluppo della
tecnologia basata sull'utilizzo di rocce calde secche (hot dry
rock) situate in profondità.
Questa nuova tecnologia consiste nel pompare acqua fredda alla
profondità di alcuni km sotto la superficie terrestre fino a
farle incontrare rocce calde e poi recuperarla, sotto forma di
vapore, per azionare turbine in superficie e, infine, una volta
raffreddata, pomparla di nuovo in profondità.