Cosa fa l'ISPRA per le Aree protette
Il concetto di “area protetta” ha subito negli
ultimi anni una profonda evoluzione.
Il concetto di “protezione” del patrimonio naturale
dall’eccessivo sfruttamento antropico si è tradotto,
fino agli anni ’90, nell’”isolamento”
dell’area ad alto valore naturalistico dagli ambiente
esterni, così da escludere o minimizzare la
contaminazione.
Le aree protette non devono essere considerati nuclei isolati dal
resto del territorio ma “nodi” di una rete biologica in
continua relazione e collegamento reciproco attraverso
“corridoi” che assicurano la riproduzione della fauna e
della flora; ciò è ancora più importante se si
considera che l’istituzione di un’area protetta
è finalizzata alla conservazione di specie animali e
vegetali particolarmente rare e all’ambiente in cui queste
vivono.
Oggi le aree protette vengono indicate come aree di terra e/o di
mare dedicate specificamente alla protezione dell’ambiente al
mantenimento della diversità biologica e alle risorse
naturali e culturali connesse.
Attualmente è in atto un processo di revisione delle
metodologie di classificazione delle aree protette indirizzato
all’accoglimento della classificazione IUCN che individua 6
tipologie in base della diversa esposizione al disturbo umano.
In questo contesto, che vede le Aree Protette come parte integrante
e interagente con l’intero contesto ambientale,
l’Agenzia svolge un ruolo fondamentale avendo, come compito
istiuzionale definito dal DpR 8/8/2002 n. 207, lo
“svolgimento di attività tecnico-scientifiche di
interesse nazionale per la protezione dell’ambiente, per la
tutela delle risorse idriche e della difesa del suolo”.
Le attività vengono svolte da tutti i Dipartimenti
attraverso il reperimento di dati ambientali, la loro
organizzazione in banche dati, la partecipazione a reti di
monitoraggio e tavoli tecnici nazionali, Europei e
Internazionali.