Ultimo aggiornamento: 11/05/2004
Piani e programmi nazionali
Le iniziative in corso per una efficace tutela del bacino del
Mediterraneo a livello nazionale sono regolate principalmente da
strumenti giuridici quali la
legge 31 dicembre 1982 n.979 e il D.Lgs.
152/99.
La legge
979/82 affida al Ministero dell'Ambiente e della
Tutela del Territorio e del Mare il compito
istituzionale della difesa del mare, vista non solo come tutela
dell'ambiente marino e difesa del mare e delle coste
dall'inquinamento, ma altresì come promozione e
valorizzazione delle risorse marine. Tale legge è
indirizzata ad un controllo ambientale più ampio ed ha
tra i principali obiettivi quello di:
- attivare programmi di monitoraggio in mare;
- predisporre piani di pronto intervento contro gli inquinamenti
causati da sversamenti;
- istituire riserve marine.
Il Servizio Difesa Mare del Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare dal 1996 svolge
un'attività di monitoraggio marino-costiero mediante
convenzioni con le 15 regioni costiere, supportate dalle ARPA
regionali e/o dagli Istituti pubblici di ricerca
(Università, C.N.R., etc.)
La rete di monitoraggio si estende in modo omogeneo lungo
l'intera fascia costiera; le Regioni stabiliscono i propri siti di
campionamento, sulla base delle definizioni spaziali stabilite, a
seconda delle diverse tipologie ambientali costiere e delle
specifiche situazioni locali. I dati sono raccolti nella banca dati
SI.DI.MAR. (Sistema Informativo Difesa Mare), a cui anche
l'APAT è collegata.
Il D.Lgs. 152/99 definisce la disciplina generale
per la tutela delle acque, perseguendo gli obiettivi di prevenire e
ridurre l'inquinamento, risanare e migliorare lo stato delle acque,
proteggere le acque destinate ad usi particolari, garantire gli usi
sostenibili delle risorse e mantenere la capacità naturale
di autodepurazione dei corpi idrici, necessaria a sostenere ampia e
ben diversificata la biodiversità di comunità
animali e vegetali.
Il raggiungimento entro il 2016 di un Buono Stato Ambientale per
tutte le diverse tipologie di acque, fiumi, laghi, acque
marino-costiere, acque di transizione, corpi idrici artificiali e
acque sotterranee, costituisce l'obiettivo generale del
decreto, da conseguire in tutti i bacini idrografici
significativi mediante programmi di tutela, di risanamento e
monitoraggio integrati come piano complessivo di bacino.
Questi obiettivi sono quindi finalizzati ad una gestione
sostenibile del complesso delle risorse idriche.
Il D.Lgs. 152/99 affida all'APAT, nell'ambito del Sistema
Informativo Nazionale Ambientale (SINA), la raccolta e
l'elaborazione delle informazioni relative allo stato di
qualità delle acque, alle pressioni esercitate sui corpi
idrici, alla funzionalità dei depuratori ed allo smaltimento
dei relativi fanghi. I
risultati di queste elaborazioni sono resi
disponibili ai Ministeri interessati e al Ministero dell'Ambiente e
della Tutela del Territorio, anche per la loro trasmissione alla
Commissione europea (vedi art. 3, art. 22, art. 28 e art.
43).
L'APAT ha quindi avviato molteplici iniziative per la
realizzazione delle attività previste dal decreto:
- progetto per il "monitoraggio delle acque superficiali";
- progetto "Indicatori biologici e Test di
Ittiotossicità";
- programma di ricerca per la "realizzazione di un manuale
metodologico di campionamento e studio del Benthos marino
mediterraneo";
- progetto "Metodologie per il rilevamento e la
classificazione dello stato di qualità ecologico e chimico
delle acque con particolare riferimento all'applicazione del D.Lgs.
152/99";
- progetto di formazione "Presentazione di un modello
sperimentale di formazione applicata al progetto test di
ittiotossicità quale strumento di controllo, monitoraggio e
classificazione delle acque".