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Acque dolci
Ultimo aggiornamento: 29/04/2004
I laghi
Quando le acque meteoriche e quelle che sgorgano spontaneamente dal
sottosuolo si raccolgono, attraverso il bacino imbrifero, in una
depressione della superficie terrestre, si ha la formazione di un
lago. In funzione della tipologia di cavità originaria, i
laghi possono essere di diversa conformazione e più o meno
estesi o profondi. L'evoluzione dei laghi è legata
all'azione morfogenetica dei fiumi, che tende sia ad erodere lo
sbarramento che li limita a valle, sia a colmarli con la
deposizione dei sedimenti che il fiume trasporta durante il suo
percorso. La durata di un bacino lacustre è variabile: i
laghi poco profondi e delimitati da sbarramenti incoerenti, sono i
più effimeri.
Lo studio dei laghi è oggetto di un ramo dell'idrologia,
detto limnologia. In base alla loro origine, i limnologi
distinguono i laghi in:
- Laghi tettonici o di corrugamento: sono dovuti
ad acque raccoltesi in depressioni causate da abbassamenti di
porzioni di terraferma per movimenti tettonici, come fosse bordate
da faglie, sinclinali, zolle la cui roccia di base ha ceduto. I
laghi di origine tettonica sono i più durevoli, vista
l'ampiezza degli sprofondamenti della crosta terrestre e
l'entità ridotta dell'apporto di detriti. Le loro dimensioni
sono spesso notevoli (ad esempio i grandi laghi africani ed
asiatici) ed il loro fondo può trovarsi al di sotto del
livello del mare.
- Laghi carsici: occupano le depressioni erose
dall'azione carsica, che scioglie le rocce calcaree; tali
depressioni di regola sono tappezzate e rese impermeabili da "terra
rossa". Alcuni di questi laghi sono temporanei e appaiono nei
periodi in cui le falde acquifere presentano un livello alto di
acqua e giungono fino in superficie, o quando le piogge sono troppo
abbondanti (ad esempio i laghi di Doberdò, di Montefalcone o
il lago di Canterno nel Lazio).
- Laghi craterici: sono quelli ospitati nei
crateri dei vulcani spenti (laghi craterici: ad esempio i
laghi di Monterosi, Albano, Nemi, Vico, Bracciano). Alcuni di essi
invece occupano vaste depressioni vulcaniche formate da gruppi di
crateri di esplosione.
- Laghi di sbarramento: si originano per
ostruzione di un tratto di valle, a seguito di eventi catastrofici
come le frane, o per accumulo di materiale morenico, ovvero per
colate laviche o fangose. Sopra la parte ostruita si raccolgono le
acque fluviali. Ne è un esempio il lago di Alleghe,
formatosi due secoli fa per la caduta, da un versante della valle,
di una grande frana.
- Laghi glaciali: questi laghi possono
essere suddivisi in laghi di circo e in laghi
vallivi. I primi occupano le conche alte e tondeggianti
scavate dai grandi ghiacciai nella loro parte iniziale; gli altri
sono invece originati dalla esarazione (cioè escavazione
profonda) di un tratto terminale di valle ad opera delle parti
più basse dei ghiacciai ormai spariti. Di questi ultimi ne
sono esempio i nostri laghi prealpini (lago Maggiore, d'Orta, di
Como, d'Iseo, di Garda).
- Laghi di pianura: in una pianura molto
livellata percorsa da molti fiumi bastano cause modeste per
provocare tra due bacini idrografici zone di spartiacque incerto,
che facilmente si impaludano. Le cause più frequenti sono:
il costipamento dei sedimenti, lo sbarramento ad opera di
alluvioni, le irregolarità nella deposizione originaria del
materiale alluvionale che ha costituito la pianura e, infine,
l'opera dell'uomo di estrazione dal sottosuolo. Ancora: se un
meandro del fiume viene segregato dal corso principale, per esempio
per la deposizione di materiali alluvionali, vi si può
trattenere una raccolta d'acqua denominata lanca. Se fanno
parte di un sistema fluviale, i laghi assumono la funzione di
depuratori delle acque e di regolatori di portata.
- Laghi relitti: sono masse d'acqua,
originariamente marina, rimaste isolate da movimenti tettonici o da
abbassamenti del livello del mare. Generalmente sono laghi salati e
ne sono un esempio il lago di Aral e il mar Caspio.
- Laghi costieri: si formano per accumulo, verso
mare, di cordoni litoranei di sabbia, che in alcuni casi sbarrano
le acque che provengono da terra. Più comunemente, tuttavia,
i cordoni sabbiosi isolano un'insenatura marina e ne nasce o un
lago costiero o una laguna che comunica con il mare attraverso una
o più aperture.
Caratteristiche fisiche e biologiche dei
laghi
Le diversità nelle strutture morfologiche e fisiche
(termiche e luminose) del lago permettono di identificare delle
zone distinte caratterizzate da differenze tali da influenzare la
struttura biologica del lago. Inoltre, in funzione della
temperatura del lago e della stratificazione (diretta e inversa)
che ne consegue è possibile una ulteriore classificazione in
laghi di tipo tropicale, temperato, polare e glaciale. Anche per
quanto riguarda il grado di illuminazione, si possono distinguere,
nell'ambito dello stesso specchio d'acqua, due zone principali.
- Zona litorale: è la porzione di lago
che si estende dalla riva fino alla profondità dove arriva
luce sufficiente alla crescita dei vegetali (zona
eufotica). E' anche la zona dove, in estate, le acque
riscaldate e ben mescolate arrivano fino al fondo.
- Zona pelagica: reperibile soltanto in laghi
piuttosto profondi, è quella che non subisce le influenze
dirette del litorale e del fondo e dove esiste anche una zona
afotica (dove la luce non è più in grado di
penetrare).
Il bilancio idrico di un lago dipende da vari fattori: dalla
presenza o assenza di collegamenti fluviali, dal drenaggio e dalla
raccolta delle acque piovane, dalle perdite nel sottosuolo e
dall'evaporazione.
La temperatura dei laghi dipende dalla latitudine, dall'altitudine,
dalla profondità, dai caratteri climatici locali, dalla
temperatura delle acque immesse; in ogni caso un lago di discrete
dimensioni attenua la rigidità invernale e il calore
estivo.
Le acque dei laghi sono soggette a movimenti ondosi e correnti
lacustri (sesse) dovute all'azione del vento.
La vita nei laghi è organizzata in un ecosistema simile a
quello presente nei corsi d'acqua: la catena alimentare prevede
diverse categorie trofiche interdipendenti ed è sostenuta
dai produttori (alghe e vegetazione acquatica) attraverso cui
avviene il trasferimento di energia nell'ecosistema sottoforma di
materiale organico, a partire dall'energia solare e dal materiale
inorganico (acqua e biossido di carbonio), dai consumatori
(erbivori e carnivori), dai detritivori e dai decompositori.
La vegetazione lacustre, nella parte più superficiale e
litoranea, è costituita da piante acquatiche emergenti che
danno luogo a canneti. Quanto alla fauna, il plancton di superficie
è costituito da piccoli organismi appartenenti alle classi
di protozoi, rotiferi, crostacei, acari. I laghi poco profondi sono
l'ideale per molti insetti allo stadio larvale, tra cui le zanzare.
Tra le forme libere abbondano vermi, crostacei (gamberi e granchi)
e molluschi, che costituiscono il nutrimento di pesci, uccelli e
rettili acquatici.
I laghi nella normativa italiana
Il D.
lgs. 152/99 definisce i laghi come raccolte di acque lentiche
non temporanee. I laghi sono classificati in:
a) naturali aperti o chiusi, a seconda che esista o meno un
emissario;
b) naturali ampliati e/o regolati, se provvisti all'incile
(imbocco di un canale di derivazione) di opere di regolamentazione
idraulica.
Sono inoltre definiti come significativi i laghi aventi
superficie dello specchio liquido pari a 0,5 km2 o
superiore, riferita al periodo di massimo invaso.
In Italia ci sono circa 400 laghi, escludendo le lagune costiere,
con superficie superiore a 0,2 km2 (limite indicato
nella precedente normativa sulle acque, che è stato
utilizzato come riferimento nei vari censimenti svolti negli anni
'80 dall'Istituto di Ricerca Sulle Acque del CNR).
Ben più numerosi risultano i laghi alpini, circa 4000, che
non rientrano nei criteri di selezione della normativa (D. Lgs.
152/99), ma con un valore ambientale elevato.
Il volume d'acqua invasato è di circa 150.000 milioni di
m3. Questa risorsa è concentrata soprattutto nel
Nord del Paese: circa la metà delle acque lacustri italiane
si trova infatti in Lombardia e costituisce una notevole riserva
strategica d'acqua dolce da destinare a molteplici usi (potabile,
irriguo, ricreativo, industriale). Solo i grandi laghi prealpinii
Orta, Maggiore, Lugano, Como, Iseo, Idro e Garda, oltre ad essere
luoghi di rinomato interesse economico per le attività di
pesca e turismo, costituiscono la più grande riserva di
acqua dolce superficiale italiana, con un volume complessivo di
oltre 124.000 milioni di m3 d'acqua.
Solamente 25.000 milioni di m3 sono distribuiti nella
restante parte dell'Italia e la maggior parte di essi è
collocata in Italia Centrale, nei laghi di Bolsena, Bracciano, Vico
e Trasimeno.
Solo il 3% del volume totale è in ambienti lacustri del Sud
Italia e delle isole, principalmente in invasi artificiali
utilizzati a scopo idropotabile.
Lo scadimento della qualità delle acque lacustri è
determinato principalmente da tre cause: eutrofizzazione,
acidificazione e presenza di sostanze tossiche, principalmente
dovute all'immissione di sostanze presenti negli scarichi urbani e
per lo più recalcitranti ai sistemi tradizionali di
trattamento.
In attesa dell'attuazione dei criteri di classificazione prevista
dal D. lgs. 152/99 e sulla base delle informazioni della BD, LIMNO
dell'Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR (IRSA), si sono
stimati complessivamente 252 ambienti che soddisfano la norma
citata: 69 sono laghi naturali mentre 183 sono rappresentati
da
corpi idrici artificiali (invasi).
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