Ultimo aggiornamento: 29/04/2004
Ambiti Territoriali Ottimali (ATO)
L'Ambito Territoriale Ottimale è istituito dalla
legge 36/94 e dalle
leggi regionali attuative della stessa, che ne fissano i limiti
geografici, ed è finalizzato principalmente alla
riorganizzazione su base locale del Servizio Idrico Integrato che
comprende l'approvvigionamento idrico, gli usi, il
riuso, la raccolta e il trattamento delle acque reflue
urbane.
L'Autorità d'Ambito, in conformità con gli altri
istituti, ha il compito di rappresentare la domanda collettiva del
servizio - in una situazione di monopolio naturale - e di regolare
la produzione ed erogazione dello stesso all'utenza, attraverso un
opportuno rapporto di committenza ad uno o più soggetti.
La normativa individua negli ATO strutture che superino la
dimensione comunale di gestione, e demanda ad essi l'elaborazione
del Piano d'ambito, lo strumento attraverso il quale vengono
definiti:
- gli obiettivi di miglioramento del servizio idrico per il
raggiungimento di standard di qualità con livelli
minimi del servizio;
- gli investimenti occorrenti al loro raggiungimento;
- l'ottimizzazione del sistema tariffario, con copertura dei
costi e metodologie premianti l'efficienza e la qualità del
servizio;
- le politiche di gestione relative al risparmio, al riuso e alla
destinazione di risorse più pregiate per gli usi
potabili.
Le varie leggi regionali in vigore, attuative della L.
36/94, contengono scelte e indicazioni applicative in parte
omogenee e in parte diverse sul territorio nazionale:
- per la perimetrazione degli ATO, cinque regioni hanno
individuato un unico ATO regionale, sei hanno delimitato gli ATO
coincidenti con i confini provinciali, altre sei con dei confini
molto simili ad essi e solo due regioni hanno scelto criteri di
aggregazione diversi da quelli amministrativi;
- la forma di cooperazione fra Comuni varia da regione a regione;
in alcuni casi si è scelta la forma del consorzio, in altri
si è individuata la convenzione fra enti affidando di
solito alla Provincia il ruolo di coordinamento, in altri ancora si
è lasciata libera scelta tra le due forme;
- la gestione in alcuni casi è fatta da un unico gestore,
in altri da più gestori e in altri è prevista una
fase transitoria durante la quale coesistono più
gestori;
- alcune regioni hanno definito un ruolo regionale di
coordinamento e raccolta dati, istituendo osservatori od
autorità amministrative regionali.
Dall'ultima relazione al Parlamento presentata dal
Comitato
per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche risulta che,
attualmente, le Regioni hanno individuato 91 Ato e
insediato l'Autorità di Ambito in 84 casi, con oltre 54
milioni di abitanti distribuiti su 17 regioni; mancano il Friuli
Venezia Giulia e il Molise. L'Ambito più popoloso
è l'ATO Unico Puglia, con oltre 4 milioni di abitanti
ricadenti nel proprio territorio, mentre quello più
piccolo è l'ATO Valle del Chiampo in Veneto con poco
più di 50.000 abitanti.
Più della metà degli ATO insediati (47) sono
nella fase intermedia della riforma, avendo redatto o già
approvato il Piano d'Ambito.