Ultimo aggiornamento: 06/05/2004
Fitodepurazione
Il ricorso a tecniche di depurazione naturale per il trattamento
dei reflui rappresenta ormai una scelta ampiamente diffusa a
livello mondiale. Tali tecniche rappresentano sicuramente una
valida soluzione impiantistica, nonché una scelta ottimale
per i centri abitativi sparsi e in generale per piccole e medie
utenze, in quanto, da un lato, consentono uno straordinario
inserimento nell'ambiente e nel paesaggio e, dall'altro, possono
sopportare carichi inquinanti discontinui, anche con punte di
inquinamento non diversamente trattabili, che si verificano nei
centri a forte sviluppo turistico.
L'attenzione sempre maggiore nei confronti dell'impiego di
tecnologie ecocompatibili per il trattamento dei reflui provenienti
da piccoli insediamenti abitativi o per il trattamento
terziario dei reflui provenienti dai depuratori tradizionali,
ha determinato un notevole incremento nella progettazione e
realizzazione di sistemi di depurazione naturali (fitodepurazione
e lagunaggio).
Numerose sono le applicazioni delle tecniche di depurazione
naturale realizzate all'estero (Gran Bretagna, Francia, Danimarca,
Germania, Svezia, Slovenia, USA, Australia), che hanno fornito
risposte positive sia in termini di inserimento
paesaggistico-ambientale, sia di efficienza depurativa, sia di
capacità di sopportare variazioni quali-quantitative dei
reflui, sia di economicità di realizzazione e di
gestione.
In Italia, la recente normativa in materia di tutela delle
risorse idriche (D.Lgs.
11 maggio 1999, n.152 recante "Disposizioni sulla tutela delle
acque dall'inquinamento e recepimento della
Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque
reflue urbane e della
Direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque
dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti
agricole" e successive disposizioni correttive ed integrative di
cui al D. Lgs. 18 agosto 2000, n.258) ha ribadito l'importanza
dell'impiego di tali tecniche in alternativa ai sistemi
tradizionali, per il trattamento dei reflui provenienti da
piccole comunità, o per il trattamento di finissaggio dei
reflui provenienti dai comuni depuratori.
Il Decreto auspica, per piccoli insediamenti abitativi (con
abitanti
equivalenti inferiori a 2.000 A.E.) il ricorso a tecniche di
depurazione a ridotto impatto ambientale, quali la fitodepurazione
e il lagunaggio.
In relazione alle necessità territoriali e al tipo di refluo
da trattare, si possono distinguere varie tipologie di sistemi di
depurazione a ridotto impatto ambientale:
Lagunaggio
- Stagni facoltativi
- Stagni aerati
- Stagni aerobici
- Stagni anaerobici
Fitodepurazione
- Sistemi con macrofite galleggianti (presenza di piante
acquatiche quali Eichhornia crassipes, Lemma minor, Lemna gibba,
Lemna oscura, Lemna trisculca)
- Sistemi con macrofite radicate sommerse (presenza di macrofite
quali Phragmites australis, Typha latifolia, Scirpus lacustris,
Scirpus robustus, Scirpus validus)
- Sistemi con macrofite radicate emergenti (presenza di macrofite
quali Phragmites australis, Typha latifolia, Scirpus lacustris,
Scirpus robustus, Scirpus validus)
- Sistemi a flusso superficiale (FSW: Free Water Surface
Wetland):
- Sistemi a flusso sub-superficiale (SF: Sub-Surface Flow
Wetland):
- a flusso orizzontale;
- a flusso verticale.
Tali sistemi, che presentano caratteristiche e finalità
differenti, possono essere combinati con opportuni criteri per
ottimizzare il rendimento depurativo; in questo caso si parla di
sistemi di trattamento combinato a più stadi
(multistadio).
In Italia i sistemi più diffusi sono quelli a flusso
subsuperficiale (o sommerso), in quanto presentano numerosi
vantaggi rispetto alle altre tipologie impiantistiche, quali:
- il più facile inserimento ambientale;
- l'elevata efficienza depurativa anche nei mesi invernali;
- la maggiore semplicità di gestione e di
manutenzione;
- l'assenza di problemi legati all'insorgenza di cattivi odori e
alla presenza di insetti.
Si ritiene che il substrato o medium di crescita, nei sistemi a
flusso sommerso, fornisca una maggiore superficie di contatto
per i microrganismi, responsabili dei processi depurativi, rispetto
ai sistemi FSW e che, quindi, la risposta al trattamento sia
più rapida e la superficie richiesta per l'impianto sia
minore rispetto a quella necessaria per sistemi FSW progettati per
il trattamento della stessa tipologia di reflui.
Nei sistemi a flusso subsuperficiale, poi, il livello dell'acqua e
l'accumulo dei detriti vegetali sulla superficie dell'impianto
offrono un protezione termica maggiore che nei sistemi FSW.
Nei sistemi a flusso sommerso, inoltre, il rischio dell'insorgenza
di odori o dello sviluppo di insetti è molto limitato e,
pertanto, l'area adibita all'impianto può essere utilizzata
dal pubblico ed è possibile prevederne la dislocazione anche
in prossimità di centri urbani, con un ottimale inserimento
nell'ambiente circostante.
Si può quindi parlare, in un certo senso, di
"riqualificazione" della depurazione, in quanto gli impianti si
avvicinano ai centri urbani e, in taluni casi, costituiscono anche
delle aree fruibili da parte dei cittadini.
In Italia e negli altri Paesi europei, nell'ambito dei sistemi a
flusso subsuperficiale, viene adottato essenzialmente il flusso
orizzontale perché, anche se le rese depurative sono
inferiori rispetto ai sistemi con flusso verticale, presenta
rispetto a quest'ultimo minori problemi gestionali.
Gli aspetti positivi connessi con questa tecnologia depurativa
sono i seguenti:
- Efficace abbattimento di BOD (domanda biochimica di ossigeno),
COD (domanda chimica di ossigeno), SS (solidi sospesi), N
(azoto) e P (fosforo);
- Inserimento paesaggistico;
- Ridotto impatto ambientale;
- Contenute spese di costruzione e gestione;
- Risparmio in termini di energia e di materiali;
- Basso impiego di manodopera;
- Mancata produzione di fanghi di difficile smaltimento;
- Tolleranza alle forti oscillazioni di carico organico, di
carico idraulico e di temperatura;
- Mancata produzione di cattivi odori e assenza di sviluppo di
insetti.
Gli aspetti negativi sono:
- Richiesta di estese superfici, spesso non disponibili;
- Costi elevati di acquisizione del suolo sul quale costruire
l'impianto.
Tuttavia, la scelta del sistema da adottare deve scaturire dalla
valutazione del caso specifico ed essere effettuata sulla base di
informazioni relative alla quantità e tipologia di refluo da
trattare, alla disponibilità di superficie da adattare al
trattamento, alle condizioni climatiche della zona. In funzione
degli obiettivi che si intendono perseguire si può ricorrere
alla combinazione di più elementi delle varie tipologie
(flusso superficiale, sub-superficiale orizzontale/verticale),
posti in serie o in parallelo.