Carta Geologica dell'Isola di Ustica
L’isola è compresa, insieme ad un limitato lembo
della costa siciliana, nel Foglio n° 585 “Mondello
– Isola di Ustica” della Carta Geologica d’Italia
alla scala 1:50.000. Il rilevamento dell’Isola di Ustica
nasce da una Convenzione tra il Servizio Geologico Nazionale (poi
confluito in APAT) e l’Università degli Studi di
Milano ed è stato realizzato nell’anno 2002 attraverso
la collaborazione di geologi dei due organismi.
Il coordinamento scientifico del progetto è stato affidato a
G. Pasquarè e la direzione del rilevamento a L. B. Marinoni
dell’Università di Milano; per il Servizio Geologico
Nazionale hanno lavorato al progetto R. Bonomo e V. Ricci, con la
collaborazione di L. Vita; ha partecipato alla campagna di
rilevamento anche L. Vezzoli dell’Università
dell’Insubria. M. D’Orazio dell’Università
di Pisa ha condotto le analisi chimiche dei campioni vulcanici
raccolti. La versione cartografica presentata quale risultato della
Convenzione è stata redatta da P. Moneta.
Seguendo le linee-guida della nuova Carta Geologica d’Italia,
nel rilevamento - eseguito in scala 1:10.000 - si è
sperimentato l’approccio alla ricostruzione stratigrafica
dell’area attraverso l’applicazione delle unità
a limiti inconformi (UBSU) e morfo-stratigrafiche (litosomi) in
abbinamento alle tradizionali unità litostratigrafiche. Le
UBSU, che possono includere altri tipi di unità
stratigrafiche, permettono una sintesi dei rapporti spaziali e
temporali che intercorrono tra le unità cartografate e le
loro eventuali relazioni con fasi morfogenetiche e tettoniche o
vulcano-tettoniche; ciò si persegue attraverso la
considerazione di importanti discontinuità, quali
paleosuoli, discordanze, superfici erosive, ecc., che mettono in
evidenza la storia dell’area insieme all’evoluzione del
sistema eruttivo.
L’isola vulcanica di Ustica rappresenta una porzione residua
dell’apice di un seamount emerso dalle acque del Mar
Tirreno. Nella sua storia geologica è registrata la fase di
emersione e la successiva evoluzione in ambiente litorale e
subaereo: da pillow-lavas a ialoclastiti e facies
vulcanoclastiche, tipiche dell’interazione tra magma e acqua,
fino a colate laviche subaeree. Alle numerose colate di lava con
chimismo basico si associano, dopo un lungo intervallo di
quiescenza, prodotti trachitici (fino a blocchi pomicei) di
eruzioni esplosive, responsabili del collasso della parte
settentrionale dell’isola. Questa depressione è
successivamente colmata da numerose unità di flusso lavico.
Inoltre numerosi sistemi di dicchi alimentano ulteriore
attività vulcanica in varie parti dell’isola, sulla
quale si riscontrano caratteri di tettonica tensionale.
L’attività vulcanica si è protratta per circa
600.000 anni nel Pleistocene medio-superiore con più centri
di emissione e cambiamenti nella geometria del sistema eruttivo
superficiale. Con la fine di tutti gli eventi eruttivi i processi
di erosione marina hanno riconquistato la prevalenza su quelli di
edificazione dell’isola. L’attuale morfologia rivela
una intensa abrasione marina, che ha contribuito a cancellare le
originarie forme vulcaniche, ma al contempo ha esposto maestose
sezioni di notevole interesse e bellezza.