Progetto Sinkhole: risultati raggiunti
In Italia sono frequenti fenomeni di sprofondamento naturale non
strettamente correlati a tipologie carsiche (doline di crollo), a
causa di una potente copertura di terreni sedimentari
semi-permeabili al tetto del bedrock carsificabile (deep piping
sinkhole o sinkhole s.s.).
Tali fenomeni sono più diffusi di quanto originariamente si
pensasse, si verificano sul nostro territorio da tempi storici,
quando le cause e i meccanismi genetici di innesco erano ancora
sconosciuti. Le fonti storiche ci confermano che gli sprofondamenti
catastrofici erano già noti in epoca romana, e con frequenza
centennale hanno interessato le medesime aree, laddove i primi
fenomeni erano stati obliterati artificialmente o naturalmente.
Sono stati censiti e studiati dall’APAT circa 800
casi di sprofondamento naturale in aree di pianura, attribuiti a
fenomeni di sinkhole s.s. ed effettuati sopralluoghi ed
analisi di dettaglio in sito sui primi 320 casi. Non tutti i casi
indagati sono risultati, a sopralluoghi effettuati, sinkhole s.s.
una parte dei fenomeni censiti sono stati classificati come
sprofondamenti antropici, fenomeni vulcani, di evorsione e
suffosione per rotta arginale o puramente carsici.
I fenomeni analizzati sono stati poi raggruppati in 173 aree
a rischio distribuite su tutto il territorio.
Le aree a rischio si concentrano sul versante tirrenico ed in
particolare nelle regioni del Lazio, Abruzzo, Campania e Toscana.
Il versante adriatico, a causa del proprio assetto
geologico-strutturale, non è interessato da questo tipo di
sinkholes, così come l’arco Alpino e le Dolomiti.
In Italia settentrionale (territorio ancora non interessato dai
sopralluoghi e dove è in corso ancora il censimento) le
condizioni sono differenti. Nelle pianure del Veneto ed in
Emilia-Romagna, soprattutto in Pianura Padana alla confluenza del
Po con l’Adige, sono presenti numerosi laghetti di forma
sub-circolare la cui formazione è imputabile a processi di
evorsione (fenomeni erosivi legati a turbolenze ad asse verticale)
a carico di corpi sedimentari caratterizzati da discreti spessori
di materiali sabbiosi e/o a processi di sifonamento e suffosione.
Nelle pianure e conche interne del Veneto, del Friuli, della
Provincia Autonoma di Bolzano i fenomeni di sprofondamento sono
strettamente controllati dalla dissoluzione di litotipi evaporitici
e carbonatici che si rinvengono al di sotto di una copertura
generalmente di modesto spessore, riconducibili pertanto a
tipologie di cover-collapse sinkhole.
I fenomeni segnalati in Calabria, invece, sono riconducibili a
piccole cavità, oggi ricolmate, di difficile ubicazione,
originatesi nella totalità dei casi durante eventi sismici e
connesse a fenomeni di liquefazione dei terreni. Il contesto
geologico appare sostanzialmente differente in Sicilia e in Puglia
in cui i casi di sprofondamento sono condizionati dalla presenza di
terreni evaporitici (gesso e sale) e da coperture argillose o
sabbiose di spessore più modesto.
I fenomeni si concentrano su conche intramontane, in valli
alluvionali e in pianure costiere; subordinatamente alcuni fenomeni
sono stati rinvenuti su fasce pedemontane di raccordo con aree di
pianura e in piccole depressioni intracollinari.
Caratteristica comune è l’origine tettonica delle aree
indagate, con controllo strutturale da parte di faglie ad andamento
prevalentemente appenninico e subordinatamente meridiano.
La distribuzione dei fenomeni più peculiari su aree vaste ha
permesso di riconoscere allineamenti di sinkholes e di aree a
rischio su lineamenti tettonici di importanza regionale per alcune
decine di chilometri: la Faglia dell’Aterno, la Faglia
pontina, la linea Fiamignano-micciani ed il suo prolungamento fino
alla piana del Fucino, la linea Ancona–Anzio.
Ciò permette di ipotizzare la connessione di questi fenomeni
con meccanismi di risalita profondi, e con strutture sismogenetiche
attive.
In una buona percentuale di casi è stato riscontrata una
stretta correlazione tra evento sismico ed innesco del fenomeno
(136 casi), la risposta del terreno alle sollecitazioni è
avvenuta nell’arco delle 24 ore ma buone percentuali mostrano
che lo sprofondamento può avvenire anche una decina di
giorni dopo il terremoto (sino a più di mese dopo il sisma).
In minore percentuale dei casi si è riscontrata una
correlazione con alternanze di periodi secchi e piovosi.
Gli spessori dei sedimenti di copertura, per lo più
costituiti da alluvioni miste con alternanze di intervalli a
differente granulometria, sono generalmente prossimi ai cento
metri, a volte superano ampiamente tali valori.
Nella maggior parte dei casi si assiste al processo di drowning
(annegamento delle cavità) con formazione in molti casi di
sorgenti al fondo con risalite di fluidi mineralizzati. Il chimismo
delle acque è risultato in prevalenza di tipo
bicarbonato-calcico.