Il Foglio 348 "Antrodoco" alla scala 1:50.000
Il foglio 348 "Antrodoco" della Carta Geologica d'Italia alla
scala 1:50.000 è in corso di realizzazione a cura del
Servizio Geologico d’Italia - Dipartimento Difesa del
Suolo.
Le ricerche si sono articolate nelle attività di terreno
(rilevamento geologico e campionatura delle successioni) e
nell’analisi, interpretazione ed elaborazione dei dati
raccolti. Ad oggi è stato completato circa il 40% del
rilevamento di campagna alla scala 1:10.000 e sono stati preparati
ed analizzati più di 800 sezioni sottili di rocce.
Il foglio 348 Antrodoco ricade nell'Appennino centrale ed il suo
particolare interesse geologico è legato alla presenza di
successioni sedimentarie che abbracciano paleoambienti che variano
dal bacino alla piattaforma interna, con tutte le facies di
passaggio, ed età dal Triassico superiore al Neogene. I
litotipi sedimentari registrano una evoluzione tettonica dei suoi
bacini costituenti un ciclo orogenetico completo.
Le differenti successioni sedimentarie affiorano in 4 distinte
unità strutturali, nelle quali si può dividere il
foglio. Tre di esse sono separate fra loro da importanti motivi
tettonici. All’interno di queste zone sono presenti alcune
aree minori sub-pianeggianti occupate da sedimenti continentali
quaternari.
Una prima zona (unità dei Monti Sibillini) occupa
tutta la parte occidentale del Foglio ed è delimitata verso
E dalla linea d’accavallamento Olevano-Antrodoco-Posta-Monti
Sibillini, che in questo tratto ha un decorso medio N10-20.
Quest’area è formata da crinali ad andamento meridiano
con morfologie molto accentuate e quote che arrivano oltre i 2000
m. E’ caratterizzata da una successione di piattaforma
carbonatica che passa a quella di scarpata e che comprende tutti i
termini noti dal Calcare Massiccio del Giurassico inferiore sino
alle marne con Cerrogna del Miocene.
Una seconda zona
(unità di Monte Giano – Monte Gabbia) occupa la
parte centro meridionale del foglio ed è limitata a N e NE
dall’accavallamento del M. Gabbia-M. Cagno-M. Calvo e a SW e
W dalla faglia diretta di Antrodoco e dalla linea
Olevano-Antrodoco.
È caratterizzata da crinali ad andamento appenninico, con un
notevole rigetto morfologico lungo il bordo meridionale ed
occidentale e più blandi dislivelli verso N-NE e
all’interno del blocco stesso. Le quote massime arrivano ai
1800 m. L’area è caratterizzata da una successione
piuttosto varia e a luoghi del tutto peculiare di termini
sedimentari riferibili a vari ambienti, dall’intertidale al
marginale, entro un sistema di piattaforma carbonatica, comprese le
sue porzioni più esterne, riferibili ad uno slope
s.l.. La piattaforma evolve, a partire dal Cretacico superiore, a
termini di gradino ribassato-scarpata per l’azione di
sprofondamenti tettonici.
Galleria fotografica dell'Unità Monte Giano-Monte
Gabbia.
Una terza zona (unità Gran Sasso - Cittareale)
occupa la parte centro-orientale del foglio ed è limitata a
SW dalla faglia diretta di Pizzoli, che prosegue sino a
L’Aquila nel foglio omonimo; questa zona passa, senza
particolari interruzioni tettoniche, all’unità di
Acquasanta – Montagna dei Fiori.
L’area è caratterizzata da una lunga dorsale
sviluppata in direzione appenninica, con quote massime sui 1500 m;
rappresenta la parte più occidentale della catena del Gran
Sasso-M.S.Franco. La successione che la caratterizza è
inizialmente di piattaforma (Calcare Massiccio) e quindi di
scarpata anche se in questa zona non sembrano essersi sviluppati i
termini che vanno dalla Corniola ai Calcari Diasprigni.
La quarta zona (unità di Acquasanta – Montagna
dei Fiori) occupa tutta la parte nord-orientale del foglio e
rappresenta geologicamente la diretta prosecuzione
dell’unità Gran Sasso - Cittareale; affiorano in essa
i termini più recenti della successione sedimentaria marina
del foglio. La zona è caratterizzata da dorsali a direzione
appenninica con quote che arrivano ai 1600 m. In essa affiorano i
termini terrigeni tortoniano-messiniani (parte alta delle marne con
Cerrogna, marne a Pteropodi e flysch della Laga) che rappresentano
l’evoluzione ad avanfossa della successione di
scarpata-bacino dell’unità Gran Sasso -
Cittareale.