Aria pulita in città: una strada lunga ma tanti i
progressi
Intervista a Roberto Caracciolo, Capo Dipartimento Stato
dell’Ambiente e Metrologia Ambientale, che segnala i
miglioramenti emersi dall’ultimo Rapporto sulla
Qualità dell’Ambiente Urbano, ma non nasconde i tanti
problemi

Intervista a:
Roberto Caracciolo,
Capo Dipartimento Stato dell’Ambiente e Metrologia
Ambientale
Dottor Caracciolo, il Rapporto sulla Qualità
dell’Ambiente Urbano di quest’anno presenta luci e
ombre. Quali le novità positive e le negative rispetto ai
precedenti?
Per molti dei temi ambientali che sono stati affrontati si è
assistito ad un miglioramento. Un esempio a cui è stato dato
ampio risalto è quello del verde urbano pubblico, che con
l’eccezione di Messina mostra un incremento in tutte le 24
città italiane sopra i 150mila abitanti, sia come
percentuale sulla superficie comunale sia come disponibilità
pro capite. Inoltre è emersa una crescente attenzione nei
confronti della tutela della natura urbana, sia vegetale sia
animale, come illustrato dettagliatamente nel Focus “La
natura in città”, dove sono state presentate alcune
Buone Pratiche. Novità positive anche per l’acqua: il
suo consumo pro capite per uso domestico è sceso dai 75,3
m3del 2000 ai 69,4 m3 del 2006. In particolare la discesa è
diventata più evidente a partire dal 2002 e soprattutto al
Sud (Bari, Taranto, Reggio Calabria e Catania), dove ha
senz’altro contribuito l’adozione di misure di
razionamento. Generalmente buona la situazione del nostro mare: il
91,3% delle acque costiere sono infatti risultate idonee alla
balneazione; ma la situazione appare ancora critica a Roma e a
Manfredonia (Foggia). Rispetto al 2000, in calo anche le emissioni
in atmosfera: nella maggior parte delle città si osserva
infatti un decremento delle emissioni totali di PM10 (tra il 2000 e
il 2005 si va da –1% di Taranto e Foggia a –48% di
Venezia). Il principale fattore d’inquinamento resta il
“trasporto su strada” (in 19 delle 24 città
considerate), e il suo apporto supera il 50% del totale in 11
città: a Roma, Torino e Messina si va oltre il 60%. Il
problema dei trasporti è evidente anche analizzando la
situazione del numero dei veicoli, che seppure in modo non
omogeneo, continua a crescere in molte città. Roma è
quella con più auto ogni mille abitanti, al nord il record
spetta a Modena e al sud il valore maggiore è quello di
Catania. A livello comunale aumenta anche il numero di motocicli
(tra il 2000 e il 2006 si va dal +25,4% a Brescia al +103,5% di
Palermo) e quello dei veicoli commerciali leggeri, confermando
dunque il trend degli ultimi anni. In questo ambito è
però evidente il miglioramento qualitativo del parco
veicolare, con l’aumento delle numero di auto a basse
emissioni, con le Euro 4 che nel 2006 superano il 10% in tutte le
città (il valore più alto a Roma, 24,6%). Il
trasporto su strada è dunque un importante fattore di
pressione per la qualità dell’aria, per la quale
è necessario perseguire il risanamento. In 11 delle 13
regioni dove ricadono le 24 città sono stati predisposti
piani di tutela della qualità dell’aria, e gran parte
delle misure di risanamento sono appunto incentrate sui
“trasporti”. Con riferimento al 2006 infatti la
situazione risulta preoccupante per l’inquinamento
atmosferico da PM10 , con superamenti registrati in quasi tutte le
aree urbane analizzate, da NO2 e da O3. Sotto controllo invece
benzene ed SO2, con pochi superamenti del valore limite per il
biossido di zolfo e un trend decrescente oramai consolidato per il
benzene. Per quanto riguarda i rifiuti, tra 2002 e 2006 la
produzione nelle città è cresciuta del 5,1%, anche se
molto meno che nel resto del paese (media nazionale
dell’8,9%). I maggiori livelli di raccolta differenziata si
rilevano, nel 2006, a Padova (39%) e Torino (36,7%), mentre restano
sotto il 10% città come Cagliari, Napoli, Catania e Messina.
La produzione di rifiuti è inevitabilmente influenzata anche
dagli afflussi turistici, con 25 milioni di persone che nel 2006
hanno visitato le principali città italiane. Aumenti
generalizzati per quanto riguarda il consumo pro capite di gas
metano per uso domestico e riscaldamento (nel 2006 un aumento medio
del 6,7% rispetto al 2000). Per il consumo pro capite di energia
elettrica per uso domestico, 14 delle città esaminate
registrano nel 2006 un aumento medio del 3,7% dei consumi rispetto
al 2000; nelle 10 aree urbane rimanenti si nota invece una
diminuzione media pari al 6,2%. Gli stabilimenti a rischio di
incidente rilevante (RIR) sono diminuiti dal 2001 in quasi tutte le
grandi città, esclusa Brescia. Tali variazioni sono
però influenzate dall’evoluzione della normativa nel
periodo considerato, che ha modificato la classificazione per gli
stabilimenti a rischio. Inoltre la tutela della salute dei
cittadini passa per i controlli e le regole relative
all’installazione di impianti che generano campi
elettromagnetici: 12 delle 24 città hanno un regolamento in
materia e nel 2006 sono stati effettuati 5700 controlli su impianti
radiotelevisivi e stazioni radio base. Per quanto riguarda
l’inquinamento acustico, le regole sono ancora insufficienti,
con la classificazione prevista dalla legge che finora esiste solo
in 14 città, di cui appena cinque hanno predisposto la
relazione biennale sullo stato acustico (Padova, Milano, Bologna,
Firenze e Livorno). Nonostante i molti aspetti positivi resta
quindi c’è ancora tanto da fare, perché la
qualità ambientale delle nostre città arrivi ad
essere davvero soddisfacente.
Continua a farsi notare il peso eccessivo del trasporto
su strada nell’inquinamento delle nostre città.
C’è un’inversione di tendenza e se sì
cosa sarebbe necessario per rafforzarla?
I maggiori
valori di concentrazione e il maggior numero di superamenti dei
vari inquinanti atmosferici registrati nelle stazioni di tipo
“traffico” testimoniano il contributo preponderante dei
trasporti, e in particolare di quelli su gomma, al peggioramento
della qualità dell’aria nelle aree urbane. Tuttavia mi
preme sottolineare una tendenza nota agli esperti del settore, vale
a dire la progressiva riduzione delle emissioni da traffico
stradale nelle città, merito dei processi, da vari anni
favoriti ed incentivati, di rinnovo del parco veicolare. Nel 2006,
infatti, si è assistito ad un aumento - superiore al 10% in
tutte le città - delle auto Euro 4 a basse emissioni.
È inoltre importante considerare la forte influenza delle
condizioni meteoclimatiche sullo stato dell’aria
nell’ambiente urbano. Ad esempio le concentrazioni in aria di
PM10 non migliorano nella stessa misura delle emissioni (specie a
Milano e in altre città padane), perché le alte
concentrazioni di PM10 nei mesi freddi – e di ozono in quelli
caldi – sono il frutto di una serie di fenomeni
chimico-fisici che rendono tutt’altro che semplice il legame
tra emissioni inquinamenti e qualità dell’aria. Per
migliorare la qualità dell’aria è necessaria
un’azione concertata che coinvolga il maggior numero
possibile di città. Riduzioni anche forti, circoscritte al
livello di singolo comune, non contribuiscono ad un rilevante
miglioramento della sua qualità dell’aria, come
erroneamente si potrebbe pensare, in quanto su di esso grava
l’inquinamento delle aree esterne.
Le aree verdi sono in aumento un po’ dappertutto,
anche in quelle aree urbane del sud, come Napoli, da sempre
problematiche sotto l’aspetto ambientale. Come si è
realizzato questo “miracolo” del
Mezzogiorno?
La qualità ambientale di una città è il
risultato di un complesso di fattori, quindi la lettura di uno solo
di essi può portare a conclusioni errate. Se è vero
che a Napoli i dati al 2006 registrano un significativo aumento del
verde pubblico rispetto al 2000 (+19,5 punti percentuali sulla
superficie comunale), è vero anche che la città non
si è ancora dotata di un Piano del Verde, strumento
importante di pianificazione e tutela del sistema cittadino. Lo
stesso vale per Verona, che pure destina a verde quasi metà
della superficie comunale. Occorre inoltre specificare che le zone
destinate a verde pubblico aumentano di pari passo con
l’urbanizzazione, essendo la loro realizzazione legata a
quella di nuovi insediamenti abitativi. I vari indicatori del
verde, poi, sono influenzati da parametri di varia natura, come
l’estensione del territorio comunale, la pressione
demografica o lo sviluppo urbanistico specifico della città.
Gli indicatori sul verde urbano, quindi, vanno letti nel loro
insieme, e – soprattutto – con la consapevolezza di
alcune lacune metodologiche di base. Nel calcolo del verde urbano,
per esempio, viene contabilizzato solo il verde pubblico gestito
direttamente od indirettamente da enti pubblici (Comune, Provincia,
Regione, Stato), escludendo il verde privato e le aree agricole,
che espletano funzioni importanti dal punto di vista
socio-ambientale. Quindi, i dati prodotti sottostimano la dotazione
complessiva di aree verdi delle città. Nel leggere e
interpretare i dati sul verde, è bene inoltre tenere
presente che l’informazione statistica su questo indicatore
soffre dell’assenza di banche dati condivise tra i diversi
uffici comunali, oltre che di un sistema omogeneo di rilevazione
del verde. Il Focus “La natura in città” che
quest’anno ha accompagnato la pubblicazione del IV Rapporto
APAT sulla “Qualità dell’ambiente urbano”
ha voluto proprio far emergere la complessità degli aspetti
da considerare nel monitoraggio e nella valutazione di un
importante indicatore di qualità dell’ambiente e della
vita.
Molti vedono all’orizzonte un miglioramento della
qualità di vita in città. Si sente di incoraggiare la
tendenza a vivere negli agglomerati urbani, o pensa che il futuro
“sostenibile” sia nelle piccole
realtà?
La qualità della vita in città può essere
interpretata diversamente, a seconda delle preferenze dei singoli
cittadini. Infatti, gli stili di vita sono condizionati da
esperienze personali, influenze sociali e culturali. D’altra
parte, stili differenti hanno impatti differenti sulla
qualità della vita, sia in termini ambientali (consumi,
rifiuti, trasporti) sia in termini socioeconomici (salute,
benessere sociale). È quindi difficile stabilire dove sia
meglio vivere, se in una piccola realtà o in un grande
centro.
Filippo Pala