anno 0538
Aprile-Maggio 2008
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Cambiamenti climatici: minaccia o opportunità?

Un momento della cerimoniaNella splendida cornice di Villa Wolkonsky a Roma, sede rappresentativa dell’Ambasciata Britannica, si è svolta lo scorso 26 gennaio la cerimonia di apertura del Master SAFE in Gestione delle risorse energetiche, dal titolo “Kyoto: il secondo periodo e oltre il 2012”, in cui si è dibattuto di cambiamenti climatici e della domanda sempre crescente di energia.
All’incontro, moderato dal Presidente del SAFE Raffaele Chiulli, hanno partecipato Henry Derwent, Consigliere Speciale del Ministro Blair sui cambiamenti climatici, l’Ambasciatore britannico Sir Ivor Roberts e Rappresentanti del Governo e operatori del settore privato, Corrado Clini del Ministero dell’Ambiente, Stefano Delli Colli, Direttore del Quotidiano Energia, Tullio Fanelli del Ministero Attività produttive, Sdraino Piglia, Direttore del centro studi SAFE.
Nel ribadire la necessità di coinvolgere nella questione energetica anche le economie che con rapidità stanno emergendo, quali la Cina, l’India e il Brasile, dove la domanda di energia è strettamente connessa allo sviluppo economico e alla battaglia per il superamento della povertà, sono state dibattute le scottanti problematiche legate ai cambiamenti climatici, sulle si è a lungo discusso su come affrontarli e interpretarli come un’opportunità o una minaccia per la collettività, alla competitività del sistema industriale e alla crescente richiesta di approvvigionamento energetico.
In occasione della Conferenza, è stato presentato il libro “Petrolio, ieri e oggi. E domani?” di Adriano Piglia, Direttore del centro studi SAFE, scritto in collaborazione con il Quotidiano Energia. Il testo offre una visione d’insieme del mondo petrolifero e illustra le sfide decisive da mettere in atto, in termini di accesso alle fonti di energia, per migliorare la qualità della vita e soddisfare le esigenze della collettività e offre un’interpretazione personale del protocollo di Kyoto, visto come uno strumento per trasferire le risorse da Paesi ricchi a Paesi poveri.