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Conferenza Clima: Watkins, i poveri pagano gli errori dei ricchi

“Sono i poveri del mondo a subire le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici, sopportando sulle loro spalle le nostre decisioni”. Lo ha detto Kevin Watkins, direttore dell’HDR (Human Development Reports)-UNDP, nel corso della sessione “Piani di adattamento: La dimensione internazionale ed europea” della Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, alla FAO. Spesso si parla del problema dell’adattamento al clima in maniera astratta, ha insistito lo studioso, ma “in futuro i nostri figli e nipoti dovranno subire le conseguenze delle nostre azioni, rischiando di essere sottoposti a mutamenti ambientali che potrebbero risultare catastrofici”. Oltre a questo, si perdono di vista questioni all’apparenza minori, come l’aumento del livello del mare, che peró hanno conseguenze ben diverse, ha aggiunto Watkins, se si verificano in California o in Malesia, dove provocano gravissimi danni. Il problema delle calamitá non si limita ai danni sul momento, perché perdere ad esempio due anni di istruzione “è una menomazione di cui si risente per anni, per non parlare dei danni fisici e della distruzione delle proprieta’”: i danni quindi si protraggono per molti anni. Queste sono “cattiverie”, ha accusato Watkins, che i paesi ricchi fanno a quelli poveri, e il risultato è che ne soffrono proprio questi ultimi.
“Bisogna tagliare le emissioni in maniera nettamente superiore a quella che i politici sono disposti ad accettare”, secondo il direttore dell’HDR. I governanti sembrano vivere “in due universi paralleli, ai convegni dicono che gli scienziati hanno ragione, ma poi continuano ad agire come hanno sempre fatto, senza cambiare la rotta negativa intrapresa dai loro paesi”. Una “rotta di collisione” tra paesi ricchi e pianeta, i cui danni ricadranno proprio sui piú poveri. Se non si affronta la disparitá, ha detto Watkins, gli obiettivi di sviluppo del millennio avranno un grosso rallentamento dopo il 2015, e se non si prendono misure serie ci sará inevitabilmente un’inversione di tendenza. Nei prossimi anni i paesi sviluppati, ha concluso lo studioso, devono decidere se proseguire con questo tipo di “apartheid”, lasciando che i ricchi siano protetti e i poveri no. Sembra “una cosa orribile, ma la stiamo facendo proprio ora, infatti negli Stati Uniti si spendono 1,3 miliardi di dollari solo per riparare i danni le inondazioni, mentre in tutti i paesi in via di sviluppo sono disponibili solo 30 milioni di dollari in totale”.

Comunicato stampa