Conferenza clima. Viglione (APAT): adattamento non significa
arrendersi
I cambiamenti climatici, oltre ad essere un rischio, possono
diventare “un’opportunità da cogliere con
rapidità”, specialmente per quanto riguarda
l’adattamento, “che non significa arrendersi, come
lascerebbe intendere il termine inglese, e tanto meno limitarsi a
minimizzare gli effetti”. Lo ha detto, aprendo stamattina i
lavori della Conferenza Nazionale sui Cambiamenti climatici alla
FAO di Roma il Commissario Straordinario dell’APAT, Giancarlo
Viglione. Nonostante si veda già qualche segnale positivo,
ha continuato il Commissario, la Prima Conferenza nazionale sul
clima, dovrà servire “per colmare il gap esistente tra
l’Italia e altri Paesi, per quanto riguarda le politiche
ambientali, creando gli elementi guida per una strategia di
adattamento”. Altrettanto importante è anche la
“nascita di una consapevolezza nuova nei giovani”, che
l’APAT cerca di favorire attraverso una Conferenza Junior
che, ha concluso Viglione, “ospiterà domani sempre
alla FAO 100 giovani delle scuole superiori italiane, che con
giochi di simulazione si renderanno conto dell’impatto del
cambio di clima”. I lavori della Conferenza sono stati
inaugurati alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio
Napoletano, del Presidente della Camera Fausto Bertinotti, del
Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, del
Commissario Straordinario dell’APAT, Giancarlo Viglione, del
Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e del vice Direttore
della FAO, David Harcharik, che ha introdotto la Conferenza
sottolineando come la Presenza del Capo dello Stato
“rappresenti una conferma della sensibilità del
Governo italiano ai problemi del Clima”. Harcharik ha poi
ricordato i molti accordi sull’ambiente già stipulati
con il governo Italiano, confermando “la disponibilità
della FAO a qualsiasi tipo di collaborazione per contrastare
l’impatto dei cambiamenti climatici. Il Vicepresidente ha
ricordato gli 852 milioni di persone nel mondo che soffrono la
fame, puntualizzando che ben 815 milioni di essi vivono nei Paesi
in via di sviluppo, una cifra che aumenta anche a causa dei
cambiamenti climatici, che portano i Paesi in via di sviluppo a
doversi adeguare a condizioni di vita ancora più severe.
Comunicato stampa (ITA - ENG)