IdeAmbiente - Anno 2, Numero 13, Giugno 2005

In questo numero:

  1. Editoriale di Giorgio Cesari, DG APAT
  2. Il ruolo delle istituzioni nel panorama della politica ambientale - di Paolo Togni, Capo di Gabinetto Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
  3. Forum P.A. 2005
  4. Intervista a Carlo Mochi Sismondi, DG Forum PA
  5. Esperienze sinergiche di gestione per l'ambiente
  6. Intervista a Giuseppe Zavaglio, DG ARPA Lombardia
  7. Intervista a Bruno Soracco, DG ARPA Liguria
  8. Intervista a Patrizia Lupi, Autorità Portuale di Civitavecchia
  9. Intervista all'On.le Francesca Scopelliti, Assessore del Comune di Grosseto
  10. Una Pubblica Amministrazione dalle pareti di vetro
  11. Intervista al Prof. Mario Morcellini, Preside di Scienze della Comunicazione, Università "La Sapienza"
  12. Il vento a nostro favore
  13. Intervista ad Oreste Vigorito, Presidente dell'ANEV
  14. Avvenimenti
  15. Le spiagge italiane sul podio europeo
  16. Non solo sabbia e mare...
  17. In difesa della biodiversità
  18. Intervista a Raul Ridolfi, Direttore Assocave Umbria
  19. Intervista a Moreno Moraldi, Direttore Umbraflor
  20. Palermo: laboratori a confronto
  21. ARPA/APPA
  22. Il Centro Trasmittente di Radio Vaticana
  23. Esercitazione internazionale di emergenza nucleare
  24. Intervista a Patricio Bernal, Segretario Esecutivo IOC
  25. Prossimamente nel mondo
  26. Prospettive per lo sviluppo sostenibile del Paese
  27. Indicatori ambientali: il ruolo del Sistema Agenziale
  28. Monitorare l'inquinamento grazie ai pollini
  29. Prossimamente in Italia
  30. Normativa ambientale

"Mestieri" della Pubblica Amministrazione

di Giorgio Cesari, Direttore Generale APAT

Il salone espositivo della Pubblica Amministrazione, con la molteplice serie di iniziative, volte a promuovere l'interesse e la partecipazione di imprese e cittadini alle innovazioni prodotte dagli svariati settori della P.A., ha anche quest'anno concluso le sue giornate romane. Gli incontri previsti nel fitto calendario di convegni hanno mostrato gli itinerari percorsi dalle istituzioni verso una migliore qualità delle prestazioni ed uno uso sempre più economico delle risorse, facendo luce sulle più moderne tecnologie che hanno mutato in questi ultimi anni gli stereotipi degli interventi. Il tutto cercando di trovare la strada migliore sia riguardo all'efficienza per una corretta gestione, sia per facilitare e rendere esaustivo il convincimento dei cittadini nelle aspettative di fiducia verso la P.A., basate sulla facilitazione della fruizione dei servizi loro offerti e su una più consapevole e attiva partecipazione, nonché informazione.

È dunque finalizzato innanzitutto alla collaborazione, il filo che unisce il lavoro delle Pubbliche Amministrazioni nel comune intendimento di progredire sullo sviluppo economico e sul reciproco sostegno per attuare politiche – ambientali nel nostro caso – che producano quel duplice risultato sia sul piano della tutela e dello sviluppo, sia su quello economico.

È per queste ragioni che le sfide del settore ambientale ci impongono di guardare con uno spettro di vedute più ampio, con un impegno simultaneo su specifiche diverse, in cui virtuosismo e strategie diano il colpo di grazia al ristagno delle politiche sterili e non interventiste, affinché si crei un volano che permetta: crescita economica, migliore benessere sociale, effervescenza e rinnovamento culturale. In questo programma l'ambiente si pone al centro di uno schema di intersecazione tra le stesse forze politiche che lo sostengono e le istituzioni come l'APAT che per l'ambiente cercano soluzioni ed opportunità "battendo il chiodo" sull'esperienza in campo, sulla volontà e determinazione a coltivare il terreno delle conoscenze, che non si fermano all'empirica rappresentazione, ma vanno oltre, ad innescare i processi reali di trasformazione, contando su fattori concreti, che partono dai dati cer ti e dimostrati che evolvono le teorie trasformandole in progetti di prevenzione, effettivo risanamento e di controllo dei meccanismi che incidono sui settori problematici dell'ambiente, come il clima, l'inquinamento atmosferico, il rischio idrogeologico.

Tutto ciò non solo per il mero compimento delle nostre funzioni istituzionali, ma con il valore aggiunto della responsabilità verso cittadini e imprese. Ma perché tutto si compia, perché nei diritti e nella qualità della vita si riscontri il minimo denominatore del progresso (e non dell'arretratezza) vi è bisogno dell'impegno comune, e nello stesso tempo anche di una sorta di singola autodeterminazione affinché, autonomamente, cittadini, istituzioni e imprese, operino con consapevolezza e volontà di raggiungere precisi obiettivi condivisi in un ottica di benessere collettivo.

La diffusione dell'informazione, per quanto riguarda i cittadini è orientata ad offrire una panoramica generale sulle attività di interesse dell'Agenzia e anche la nostra pubblicazione, Ideambiente, si propone di avvicinare il lettore - non solo quello specializzato - all'interesse per quanto accade nell' "Ambiente".

Le iniziative tendenti a diffondere l'approfondimento sulle tematiche ambientali sono molteplici in tutto il sistema agenziale, anzi, generalmente accompagnano ogni lancio di iniziative o divulgazione di risultati, cercando, dove possibile, il coinvolgimento dei media, privilegiando la cultura del sapere scientifico e dell'informazione esatta e puntuale, scevra dal generare inutili inquietudini e disfattismi. Al Forum P.A. di quest'anno abbiamo inoltre riepilogato su un tema chiave per l'ambiente; un percorso che sta trovando negli ultimi tempi lo slancio e il vigore che ci si attendeva e che è parallelo all'aspirazione di dare maggiori opportunità di benessere ai cittadini: quello di diffondere nel nostro Paese la cultura della certificazione quale strumento di sensibilità da parte delle imprese. Una sensibilità che i dati delle registrazioni ci confermano in crescita e questo non può che essere un motivo di soddisfazione, sia perché dimostra consapevolezza e responsabilità, sia perché ben noti sono i risvolti positivi che ne seguiranno per l'ambiente con l'incremento della tendenza. Durante il Convegno relativo agli strumenti di gestione del sistema agenziale, tenutosi a Forum P.A., è stata ampiamente illustrata la funzione dell'ONOG, ossia dello strumento che ne garantisce l'approccio al confronto metodologico, apprezzando i passi compiuti dal progetto Benchmarking e il contributo che le rilevazioni attuate attraverso il progetto possono dare al delicato tema del finanziamento. Anche se, va sottolineato, il buon funzionamento del Benchmarking è riscontrabile nella complessiva capacità delle singole agenzie di fare sistema. Manifestazioni come quella di Forum P.A permettono una immagine simultanea di alcuni principali aspetti che fotografano il grado di progresso compiuto da istituzioni ed imprese che operano nel Paese, ovvero consente la valutazione dei risultati e delle proposte della P.A, il tipo di ricezione da parte dei soggetti altri e il ritorno di gradimento, soddisfazione e confronto (anche negativo) con le aspettative dei cittadini.

Ci auguriamo che nella parte della Manifestazione dedicata al settore ambientale il confronto sia stato positivo o, quantomeno, abbia offerto spunti per approcci sempre migliori. Un intero padiglione di Forum P.A. ha ospitato il settore ambientale e in cui è stato accolto lo stand dell'APAT. Da rilevare che gli allestimenti quest'anno hanno teso a catturare l'interesse dei visitatori con idee innovative ed architetture piuttosto curate. Il nostro assunto di responsabilità come Agenzia nazionale per l'ambiente ha badato maggiormente alla solidità degli impegni istituzionali…perdonateci dunque se non abbiamo stupito con una scenografia multimediale, come i tempi e le mode richiedono.

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Com'è cambiato in questi ultimi anni il ruolo delle istituzioni nel panorama della politica ambientale

di Paolo TOGNI Capo di Gabinetto Ministero dell'ambiente e della Tutela del Territorio

L'evolversi del concetto di sviluppo sostenibile ha introdotto un nuovo modo di concepire ed attuare le politiche ambientali, che fa riferimento alla necessità di disporre di strumenti in grado di sollecitare la partecipazione dell'azione individuale e attivare forme di cooperazione in un'ottica di governance. È in questo senso che l'azione ambientale delle istituzioni, pubbliche e private, si è via via evoluta ed ampliata, ora con consapevolezza, ora come mera operazione di marketing commerciale.

Ciò non di meno, il nuovo approccio alle problematiche ambientali rimane fortemente connesso al concetto di Sviluppo Sostenibile quale dimensione che considera tutti gli aspetti sociali, economici e culturali dello sviluppo. L'uso corretto delle risorse naturali, la loro salvaguardia e la loro tutela, parti essenziali dello sviluppo sostenibile, ne rappresentano una sola delle dimensioni, in quanto tali attività devono essere compatibili con la crescita economica e del benessere, quindi con lo sviluppo sociale e con l'equità, al fine di garantire una crescita sostenibile e durevole nel tempo. Se vogliamo accogliere questa accezione dello Sviluppo Sostenibile allora non possiamo non considerare gli attori istituzionali protagonisti fondamentali dello sviluppo di un sistema economico e sociale e del territorio su cui lo stesso insiste. Diventa quindi imprescindibile la ricerca di positive sinergie tra le istituzioni ed il mondo della produzione, oltre che l'impegno e la consapevolezza di ognuno circa il ruolo e la rilevanza delle azioni intraprese. Si potrebbe dire che la consapevolezza che lo sviluppo economico di un Sistema Paese non può più prescindere dalla considerazione dei principali determinanti ambientali ha portato le istituzioni ad assolvere al proprio mandato in modo maggiormente responsabile,considerando l'ambiente non più come dato ma come variabile dipendente, in quanto tale come determinante fondamentale delle decisioni di governo dei Sistemi. Si potrebbe dire, ma sarebbe come prendere una cantonata. Perché la verità dimostrata da tutti gli indicatori nazionali indica in maniera lampante come la relazione – non lineare, è chiaro – tra sviluppo economico e qualità dell'ambiente si afferma dovunque e comunque. Alla faccia delle concezioni pauperistiche, del club di Roma e di quanti altri dannati malthusiani vadano ancora blaterando per il mondo.

È chiaro, quindi, che il perseguire un obiettivo di questo tipo richiede un impegno non indifferente non delle Istituzioni Ambientali, ma delle Istituzioni tout court al fine di riuscire a garantire un elevato livello di sviluppo economico e quindi di salvaguardia e tutela dell'ambiente. Segnali inequivocabili di una coscienza ambientale matura e radicata si rintracciano non solo nelle sempre maggiori risorse finanziarie destinate ad interventi di tutela e protezione dell'ambiente ma anche attraverso decisioni strategiche, di sistema. Un esempio "di casa" è l'aver completato il Sistema delle Agenzie per la protezione dell'ambiente. Ma è un sintomo dello stesso tipo la diffusione di strumenti di gestione ambientale a tutti i livelli istituzionali.

E ancora: bilanci ambientali (ma, a quando un bilancio ambientale che abbia un vero significato?), bilanci socio ambientali (vedi sopra), certificazioni ambientali, IPPC, VIA ecc…, sono chiari segnali di questa accresciuta maturità e danno atto alle istituzioni dell'impegno profuso in questi anni per garantire efficacia alla maggiore sensibilità ambientale diffusa tra la cittadinanza. Queste attività sottendono una maggiore attenzione delle amministrazioni alle problematiche ambientali ed una maggiore consapevolezza di questo Governo rispetto al passato: passato che, come si è gia detto, ha significato spesso anche un atteggiamento poco strategico nei confronti dei nostri partner europei, ma che oggi vede il nostro Paese impegnato in prima linea nel promuovere politiche ambientali sostenibili, intrecciate indissolubilmente alle politiche per lo sviluppo.In questo quadro un ruolo rilevante è quello degli amministratori che sono tenuti a rispondere in modo responsabile del loro agire nei confronti dei cittadini. Oggi attraverso mezzi, modi, strumenti e tecniche ormai consolidate, oltre che attraverso logiche di sistema, gli amministratori hanno sufficienti indirizzi e indicazioni per individuare strategie più utili da perseguire: hanno un referente istituzionale forte ed autorevole che è stato impegnato,e continua ad esserlo, nel mettere a disposizione la propria esperienza per individuare insieme le migliori strategie d'azione per far fronte alle istanze pressanti (e coincidenti) della tutela ambientale e dello sviluppo economico.

È il controllo effettivo del territorio e dei soggetti deputati ad intraprendere interventi strutturali su di questo, la chiave attraverso cui implementare atteggiamenti virtuosi e sostenibili dal punto di vista economico, sociale ed ambientale. Si è ormai passati dalla fase della predisposizione di Piani a quella dell'attuazione e dell'operatività:e questo è un altro risultato raggiunto.

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Pubblica Amministrazione. L'anno della qualità e dell'innovazione

Forum PA 2005. 16ma mostra convegno dei servizi ai cittadini e alle imprese

Che il Forum PA si stia accreditando negli ultimi anni quale appuntamento di riflessione sull'efficienza della pubblica amministrazione è ormai un dato consolidato. Sono già 16 le edizioni di questa manifestazione, che ogni anno cresce in novità, dibattiti e visitatori. Quest'anno l'evento fieristico romano ha voluto mettere l'accento sulla qualità della vita dei cittadini, un obiettivo per cui negli ultimi anni la Pubblica Amministrazione sta lavorando in termini di innovazioni tecnologiche ed efficienza. Il Forum non è solo una vetrina per Ministeri, Enti e istituzioni locali, ma è un serio momento di confronto per avviare miglioramenti, valutare le performance, indirizzare le pubbliche amministrazioni verso modelli qualitativi che siano di aiuto e non di ostacolo ai cittadini. Una Pubblica Amministrazione efficiente migliora la qualità della vita dei cittadini e può rappresentare un volano allo sviluppo del Sistema Italia in tutte le sue componenti.

Forum PA è una manifestazione utile per coloro che lavorano, a vari livelli, nella PA, poiché l'osservazione crea una buona competizione al miglioramento dei servizi. È interessante per i cittadini, perché spesso di scoprono iniziative e attività delle quali non si è sempre informati.

I numeri dell'edizione 2005 segnano un sostanziale successo dell'iniziativa: quasi 52.000 visitatori si sono recati alla Fiera di Roma per visitare gli stand e partecipare ai convegni; in 191.000 hanno, invece, preso parte virtualmente alla fiera attraverso il sito internet. E ancora: 420 espositori, 143 convegni, 280 relatori.

I temi del Forum PA

Sono stati tre i temi che hanno percorso trasversalmente le tante sezioni del Forum PA: le innovazioni tecnologiche e l'e-government, la formazione e la gestione delle risorse umane, la comunicazione pubblica. Ma grosso successo hanno riscosso anche la misurazione e l'accountability nella pubblica amministrazione. In questa edizione 2005 gli spazi espositivi presentavano la PA centrale, la sanità, le regioni, le province, i comuni, la formazione, studio&lavoro e prevedevano un nuovo spazio, che ha visto coinvolta anche l'APAT: l'ambiente.

I premi

Nella giornata degli innovatori sono stati assegnati numerosi premi, circa 100, suddivisi in diverse categorie, tra le quali: "informazione e comunicazione istituzionale" , "qualità in sanità", "regionando", "P.A. Aperta".

Il ruolo dell'innovazione nella P.A.

Sono soprattutto le innovazioni tecnologiche a segnare le ultime edizioni del Forum PA. Il Censis ha presentato la ricerca "Cittadini e PA: più accessibilità a distanza, più qualità dei servizi", indagine realizzata su un campione di 1500 famiglie, dalla quale emerge che sono 20 milioni i cittadini italiani che usano costantemente internet e chiedono alla PA maggiore possibilità di accedere ai servizi a distanza. La fascia di "cittadini digitali" rappresenta il 42,7% della popolazione italiana ed è composta soprattutto da studenti e dipendenti pubblici. Chi si dichiara interessato alla tecnologia è il 49%, diviso fra coloro che si definiscono appassionati (38%) e quelli che si dichiarano attenti ma con qualche riserva. Il Ministro Lucio Stanca ha sottolineato come l'Italia abbia fatto passi da gigante nel settore dell'informatizzazione, passando in soli quattro anni dal dodicesimo posto in Europa all'ottavo della UE a 18. Il ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Stefano Caldoro, ha ricordato che la digitalizzazione ha portato benefici economici enormi: è stato stimato un risparmio di circa 400 milioni di euro sulla certificazione on-line e 360 milioni di euro per l'uso della posta elettronica.

Spesso la visione che si ha della pubblica amministrazione è di un gigante lento che si muove senza troppa convinzione. Una visione che va sorpassata. La pubblica amministrazione è molto cambiata negli ultimi 15 anni e il governo in questa legislatura ha stanziato 1,6 miliardi di euro per sviluppare un processo di ammodernamento delle vecchie strutture. Indicativo è il titolo scelto per il forum conclusivo della cinque giorni capitolina: "Verso una PA efficiente che funzioni meglio e costi meno". Funzionare meglio è uno dei primi obiettivi del nostro Paese ed è anche un presupposto per una maggiore competitività. La PA, secondo il Ministro Stanca, ha un ruolo centrale in questo sforzo competitivo in termini di semplificazione normativa e qualità dei servizi. Lo "spendere meno" si attua attraverso l'eliminazione degli sprechi, promuovendo moderni modelli organizzativi, rendendo più produttivo ed efficace il lavoro pubblico. La strada per raggiungere tali obiettivi non è la riduzione delle persone, ma il miglioramento delle "prestazioni" attraverso l'innovazione tecnologica. La pubblica amministrazione fa la differenza su come un paese funziona, ha detto Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa. Il successo deriva anche da attività di fondamentale importanza per la competitività di un paese, i cui costi non possono più essere sostenuti dai privati: la ricerca innanzitutto, ma anche le infrastrutture. Sono due le leve per far funzionare il pubblico e il privato: innovazione e capacità di valorizzare al meglio le risorse umane.
In un momento in cui si parla di segnali preoccupanti dal punto di vista economico e si propongono tagli, bisogna ricordare che la piena funzionalità delle strutture pubbliche e dei servizi pubblici offerti rappresenta un elemento di benessere e di tenuta per il Paese. È vero, c'è ancora molto da fare, ma tanto è stato avviato. I numerosi premi del Forum PA hanno messo in evidenza che esistono già punti di eccellenza nella nostra PA che vanno conosciuti e valorizzati. Forum PA si conferma quale occasione importante perché la qualità dell'amministrazione pubblica,che in molti casi già è operativa,vada resa pubblica e crei occasioni di confronto. Laddove, invece, la pubblica amministrazione stenta a decollare, i mezzi per rilanciarla esistono.

I VINCITORI DEI PREMI

INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
Anna La Rosa, Direttore Servizi Parlamentari RAI
Maurizio Beretta, Direttore Generale Confindustria

QUALITÀ IN SANITÀ: i progetti più innovativi in sanità e salute
Tra i tanti premi si segnalano:
1° premio "Governo clinico: utilizzo dell'ICT (Information Comunication Technology) per la gestione del paziente e dei dati clinici" all' "Ospedale senza carta" della ASL di Modena: creazione di una banca dati on-line di supporto all'attività di diagnosi e cura del paziente.
1° premio "Utilizzo dell'ICT per l'efficienza gestionale" alla ASL di Salerno 1 Nocera Inferiore per progetto "PSYNFO": gestione informatica dei servizi psichiatrici, raccolta informazioni in unico database.
Premio speciale "3M salute" all'Istituto Nazionale Tumori di Milano: monitorare a distanza i sintomi e le malattie tumorali attraverso sms.
Premio speciale "CNR" all'Istituto Auxologico Italiano di Milano: assistenza domiciliare integrata cardiologia e psicologica a domicilio di pazienti con scompensi cardiaci.
Premio per "Rete interregionale di assistenza per le persone con malattie rare", all'Assessorato alla Sanità delle Regione Veneto: realizzazione di un database composto dalle malattie catalogate come "rare" e le strutture predisposte alla cura.

REGIONANDO: per Amministrazioni regionali
1° premio a "Vesuvia. Programma di azioni per la mitigazione del rischio vulcanico e la valorizzazione del territorio vesuviano", della Regione Campania. Il programma punta a ridurre i rischi vulcanici della zona maggiormente a rischio in caso di esplosione del Vesuvio.
"Riqualificazione urbana e sicurezza: progetto di risanamento del Garibaldi 2 di Calderara (BO), della Regione Emilia-Romagna
"Pianificazione di emergenza sull'area del Lago Maggiore con particolare riguardo al rischio idrogeologico" della Regione Lombardia.

PA APERTA: progetti per la Pubblica Amministrazione accessibile
"La terza età e le nuove tecnologie" della Regione Liguria: programma di alfabetizzazione informatica per anziani

VALORE PA
Arma dei Carabinieri, per l'efficace attività di comunicazione
AGEA, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, per la definizione del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (Sian).
CONI Servizi, per il risanamento gestionale ed economico della Società
Camera di Commercio di Roma

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Forum PA: c'è grande voglia di "pubblico"

Intervista a Carlo Mochi Sismondi, Direttore Generale del Forum PA

Qual'è stato il risultato conseguito con l'edizione del Forum PA 2005? Quali sono state le iniziative che hanno registrato un livello di interesse più alto da parte dei cittadini e visitatori?

Posso affermare tranquillamente che il lavoro nostro e dei nostri "alleati" lungo un intero anno ha portato i suoi frutti e la manifestazione ha tenuto egregiamente nelle tempeste di un periodo economicamente e politicamente così difficile, segnando anzi nuovi record. Ci siamo resi conto che esiste ancora nell'opinione pubblica una grande voglia di "pubblico" perché la pubblica amministrazione è vista come componente essenziale nella garanzia dei diritti. Per quanto riguarda i risultati il forum quest'anno non solo è cresciuto, ma è anche raddoppiato. Ci sono stati infatti due Forum PA: il primo fisico, fatto di persone, stand, relatori, parole, incontri, strette di mano, sorrisi… e non solo ed il secondo virtuale, fatto di pagine web, navigatori, newsletter, cataloghi virtuali. In totale il Forum "fisico" ha registrato: 51.754 visitatori (stabilendo un nuovo record); circa 420 espositori, tra PA centrale, locale e aziende (nuovo record); 143 incontri tra convegni, seminari, workshop (nuovo record); da 1.278 a circa 20.000 relazioni presentate dai congressisti (nuovo record) ed infine oltre 100 classi, provenienti da 63 istituti, per un totale di circa 1.500 alunni degli ultimi anni delle superiori. Tra le novità di questa sedicesima edizione anche un esperimento, pienamente riuscito, che fa da apripista per un nuovo modo di concepire la parte espositiva: infatti abbiamo messo in piedi tre percorsi, ciascuno con una propria guida, che si sono rivolti a temi o a visitatori specifici per guidarli tra i padiglioni della fiera e aumentare così la leggibilità della mostra. Si è trattato del "percorso rosa" che ha messo in fila tutte le iniziative delle amministrazioni centrali e locali per le pari opportunità; del "percorso giovani" che ha presentato alle migliaia di studenti in visita a FORUM PA tutto quello che amministrazioni e aziende avevano preparato per loro in termini di servizi, orientamento, approfondimenti, opportunità studio e di lavoro e del percorso "un codice in mostra" che partendo dal testo del codice della PA digitale ha creato un percorso virtuale tra gli stand per andare a scoprire i nuovi prodotti e le nuove soluzioni che rendono possibile l'applicazione della norma di legge. I temi chiave che i nostri congressisti hanno preferito sono stati, tra gli altri: la comunicazione pubblica, l'e-government e la digitalizzazione della PA (trainata anche dal nuovo codice "Stanca"), la gestione delle risorse umane, la formazione e la dirigenza. Accanto a questi argomenti "classici" un out-sider: il tema della valutazione e della misurazione che ha raggiunto il massimo numero di congressisti tra i convegni "tecnici" e che ripropone il ragionamento già fatto sulla esigenza dei pubblici dipendenti di trovare termini di confronto e momenti di valutazione e di autovalutazione. 

La chiave di lettura principale della manifestazione si deve ricercare nel binomio imprese- PA o cittadini-PA?

FORUM PA non è pensato come un binomio, ma come un quadrilatero ai cui vertici ci sono:

- i decisori politici sia del Governo centrale che dei Governi regionali e degli Enti locali, responsabili delle politiche. Il loro compito a FORUM PA è di presentare le strategie e rendere conto ai cittadini dei risultati raggiunti

- le amministrazioni pubbliche rappresentate dai dirigenti e funzionari del corpo burocratico responsabile dell'attuazione delle politiche e del raggiungimento dei risultati. Il loro compito a FORUM PA è di mostrare le eccellenze, i progetti pilota, i buoni esempi da copiare

- le imprese di ICT e di servizi avanzati che sono partner nell'innovazione della PA. A FORUM PA mostrano il futuro: quello che si potrebbe fare, ma ancora non si è realizzato, almeno in Italia

- infine, i cittadini presenti sia singolarmente, a provare e toccare con mano i servizi innovativi, sia come cittadinanza organizzata nei convegni. Il loro compito è verificare se in effetti la qualità della PA si tramuta in nuovi diritti e in nuove garanzie, in una parola in maggiore qualità della vita.

Secondo la sua personale opinione la PA, oggi, è realmente strutturata in modo tale che i vari settori interagiscano a favore di una produzione di servizi migliori ed un contatto più proficuo e trasparente con i cittadini?

Sì in parte. Certamente il grado di interazione della amministrazioni tra loro è molto più alto che in passato, ma molto resta da fare. Oggi ne abbiamo i mezzi: il Sistema Pubblico di Connettività che fa colloquiare tra loro i sistemi informativi di tutte le amministrazioni ne è lo strumento principale. Ma più banalmente la tecnologia diffusa della posta elettronica ha moltiplicato i contatti e la possibilità di riunioni "virtuali" attraverso Internet è divenuta ormai alla portata di tutte le amministrazioni. Altra cosa è ovviamente la volontà politica di interagire: lì c'è una cultura di scatole chiuse da abbattere. La cooperazione non è nel DNA dei Ministeri che spesso percepiscono qualsiasi interazione come una perdita di potere. Più sarà forte la percezione di far parte di una strategia comune, condivisa e chiaramente comunicata, più questa interazione sarà possibile. Più la cultura della misurazione e della valutazione prenderà piede più sarà necessario cooperare per raggiungere gli standard prefissati.

Nella divulgazione delle attività della Pubblica Amministrazione, quali sono a suo avviso, gli strumenti di maggior incisività?

Se parliamo di comunicazione di pubblica utilità, gli strumenti chiave sono quelli strettamente legati ai servizi erogati. Quelli che spiegano il come, dove, perché dell'azione pubblica. In generale devono essere multicanale: utilizzare cioè tutti gli strumenti a seconda del messaggio e del target: se vogliamo comunicare con la popolazione giovane vanno bene gli SMS e Internet, se vogliamo comunicare con le casalinghe forse è meglio pensare al telefono e alla televisione, per la popolazione anziana spesso uno sportello fisico, studiato per loro può offrire anche occasioni di socializzazione. Se parliamo invece di grandi campagne di informazione la stampa nazionale, locale e specializzata accanto alla televisione la fa ancora da padrona.

Il settore ambiente, sia in termini di visibilità sia di trattazione di tematiche specifiche, che ruolo ha avuto in questa edizione della manifestazione? E cosa,a suo parere, dovrebbe essere incentivato in futuro o eventualmente eliminato?

La qualità dell'ambiente in cui viviamo è uno dei grandi diritti che secondo cui è declinata la qualità della nostra vita. Essa, come per altro la sanità, l'istruzione, i trasporti, per non parlare che dei maggiori, è strettamente dipendente dalla pubblica amministrazione e dalle politiche pubbliche. Quest'anno abbiamo deciso in particolare di esaminare questo nesso con un riferimento alla funzione di guida che la PA può avere per i cosiddetti "acquisti verdi": ne sono usciti due convegni di grande interesse e una sezione espositiva di for te fascino giocata sul riciclo e sull'ecocompatibilità. L'anno prossimo vorremmo, coerentemente con la declinazione che avrà tutto FORUM PA 2006, mettere in particolare evidenza il tema della sussidiarietà orizzontale e della partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni ambientaliste alle politiche per la qualità dell'ambiente. In questo senso vorremmo una maggiore e più consapevole partecipazione politica ai lavori del FORUM PA sia dal punto di vista del Governo centrale che dei Governi delle Regioni e delle autonomie locali. In particolare la concomitanza elettorale ha fortemente penalizzato la partecipazione delle Regioni quest'anno: speriamo di recuperarle alla grande l'anno prossimo.

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Esperienze sinergiche di gestione per l'ambiente

L'APAT al Forum P.A.: gli strumenti di collaborazione fra Istituzioni al servizio della tutela ambientale

Trasversale a numerosi ambiti istituzionali, il tema dell'ambiente va affrontato in un'ottica di confronto e scambio tra gli Enti pubblici accomunati dall'affrontare questioni ambientali nello svolgimento delle loro attività. Proprio a questa esigenza che ha cercato di rispondere il convegno organizzato dall'APAT "Gli strumenti di gestione: dal Benchmarking alle certificazioni. L'esperienza del settore ambientale" del 13 maggio scorso, nell'ambito dell'importante manifestazione del Forum P.A., che ha visto la partecipazione di relatori appartenenti a numerosi settori pubblici.
In un contesto nazionale che ha visto crescere negli anni la consapevolezza dell'ambiente come opportunità di sviluppo economico e sociale, piuttosto che come vincolo, gli strumenti di gestione ambientale sono fondamentali per consentire la valutazione, il raggiungimento, il monitoraggio e il miglioramento sistematico dei livelli di prestazione ambientale delle Istituzioni e delle organizzazioni private in modo riproducibile, ripercorribile e trasparente. L'APAT ha visto nel Forum P.A. l'occasione ideale per fare il punto sullo stato complessivo di applicazione di questi strumenti nelle Pubbliche Amministrazioni e sulle numerose sinergie che si sono create per il loro costante miglioramento.
Nell'ottica di favorire il trasferimento dei modelli eccellenti di gestione amministrativa, il Ministero dell'Economia e delle Finanze promuove gemellaggi tra le Regioni dell'area Obiettivo 1 e quelle dell'Obiettivo 2, creando vantaggiosi collegamenti all'interno dei Programmi Operativi Regionali, in attuazione del Quadro Comunitario di Sostegno dell'Unione Europea. Questi progetti coinvolgono l'APAT come organo di coordinamento tra le Agenzie ambientali appartenenti alle Regioni dell'Obiettivo 1, affinché si diffondano gli esempi migliori di gestione e si riescano, così, ad elevare i livelli di efficienza amministrativa.
Le innovazioni introdotte dai sistemi di gestione ambientale si inseriscono in un più ampio processo di modernizzazione della Pubblica Amministrazione, centrato sull'idea di fondo di evitare i processi di riforma calati dall'alto. La tendenza in atto è quella di far crescere le condizioni che dall'interno permettano il cambiamento delle amministrazioni, attraverso un processo di valorizzazione dal basso, promosso dal Ministero della Funzione Pubblica e fondato sul riconoscimento dei casi di eccellenza con il conferimento di premi e l'inserimento in una Banca Dati sui Buoni Esempi, come illustrato dal Responsabile dei Laboratori di Innovazione di questo Dicastero, Angelo Tanese.
Nel settore ambientale, l'innovazione organizzativa coincide con la crescita di una comunità di scambio tra soggetti che si occupano delle stesse tematiche, così come avviene all'interno del Sistema APAT/ARPA/APPA.
Un essenziale contributo alla crescita del Sistema Agenziale che valga da esempio per tutta la Pubblica Amministrazione è, secondo Tanese, l'Osservatorio Nazionale sull'Organizzazione e sulla Gestione delle Arpa-Appa che vuole favorire la creazione di un momento di aggregazione, di confronto e dibattito tra le Agenzie ambientali per valorizzare le differenti competenze e permettere la diffusione delle buone prassi, attraverso il Progetto Benchmarking. Giunto al suo terzo anno di attività, questo progetto deve proseguire sulla strada intrapresa del monitoraggio costante che abbia come risultato quello di fornire un'informazione chiara e condivisibile attraverso la banca dati on-line, come espresso dal Direttore Generale dell'ARPA Lombardia Giuseppe Zavaglio.
La promozione di un confronto che favorisca la diffusione dei migliori metodi di gestione è fondamentale anche in materia di sicurezza, soprattutto per la sua interdisciplinarietà. Antonio Moccaldi, Presidente dell'Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, ha sottolineato che occorre la collaborazione di Istituti e Organismi per la messa in comune e la raccolta di dati, esperienze e capacità operative, permettendo di realizzare un sistema nel quale la tutela del lavoratore è posta al centro dell'interesse pubblico.
La formulazione di linee guida per un sistema di buone prassi da trasferire consente di andare contro alla burocratizzazione del sistema, permettendo di agire per obiettivi e non per regole. La ricerca di un modello di sviluppo sostenibile, secondo Moccaldi, deve considerare la gestione integrata di sicurezza, sanità e ambiente per favorire la conoscenza dei fattori di rischio attraverso l'adozione delle buone prassi, il monitoraggio e adeguate attività di informazione e formazione per agire a scopo preventivo e non ad evento già verificato; la prevenzione può, infatti, mitigare il rischio ambientale, per contrastare la rottura dell'equilibrio che ha compromesso la sicurezza delle persone e delle cose, come illustrato dal Comandante Nazionale dei Vigili del Fuoco Mario Morcone. La sinergia delle Istituzioni è fondamentale nella valutazione dei danni per ottenere una stima congiunta delle misure da prendere come dimostra la Convenzione firmata tra i Vigili del Fuoco e l'APAT l'ottobre scorso che ha permesso una partecipazione comune e lo scambio di informazioni tecniche nelle attività di controllo e prevenzione.
L'attenzione dell'APAT nei confronti delle tematiche relative alla sicurezza sul lavoro ha portato all'istituzione nel dicembre del 2004 del Centro Interagenziale "Igiene e Sicurezza del Lavoro", presentato dal Direttore Generale dell'ARPA Liguria Bruno Soracco, che si propone come polo di servizi specialistico a favore delle Agenzie, finalizzato alla promozione e al miglioramento continuo, attraverso il raccordo e l'integrazione delle soluzioni già positivamente adottate.
Riprendendo il tema centrale dell'ambiente come opportunità, la sessione conclusiva del convegno si è incentrata sullo strumento di gestione ambientale EMAS da applicare alle amministrazioni pubbliche e agli Enti locali, riportando le testimonianze del Comune di Grosseto e dell'Autorità Portuale di Civitavecchia.
EMAS riconosce il ruolo di interlocutore privilegiato alla Pubblica Amministrazione, e ai cittadini come riportato dal suo Presidente On.le Pino Lucchesi e questo rapporto ha ora raggiunto un trend confortante che, anche se ancora rispecchia il divario tra Nord e Sud del Paese, fa ben sperare sulla diffusione della certificazione ambientale nel futuro.
L'APAT dà il suo importante contributo nella valutazione della validità dei programmi di adesione, sviluppando iniziative di intesa con il Comitato EMAS e predisponendo linee guida per i vari settori. L'insieme di queste esperienze positive, messe a confronto nell'ambito del Convegno, dimostrano come la collaborazione e l'apertura verso l'esterno sono diventate le parole chiave delle Istituzioni per impostare le future azioni di politica ambientale.

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Due esempi di confronto interni al Sistema Agenziale

Intervista a Giuseppe Zavaglio, Direttore Generale ARPA Lombardia

Il convegno dell'APAT del 13 maggio scorso, organizzato in occasione del sedicesimo Forum P.A., ha offerto l'opportunità per descrivere lo stato di attuazione di due iniziative di coordinamento tra le Agenzie ambientali del nostro Paese, il Progetto Benchmarking e il Centro Interagenziale "Igiene e Sicurezza sul lavoro", presentate rispettivamente dal Direttore Generale dell'ARPA Lombardia, dr. Giuseppe Zavaglio e dell'ARPA Liguria, ing. Bruno Soracco.
Per approfondire meglio i punti nodali di queste attività, le interviste proposte da IdeAmbiente ai due Direttori Generali vogliono indagare sia sulle prospettive di crescita raggiungibili attraverso un costruttivo confronto tra Agenzie, sia sulle possibili ripercussioni esterne dei risultati sinergici raggiunti.
Questi due progetti sono entrambi rappresentativi della strada ormai intrapresa dal Sistema Agenziale orientata al dibattito interno e allo scambio di informazioni e competenze, profilando per il futuro nuove attività in tale direzione, che permettano di consolidare il ruolo agenziale, nel panorama nazionale di primario interlocutore sulle tematiche di protezione ambientale.

In che modo il Progetto Benchmarking ha contribuito alla crescita del Sistema Agenziale?

Il Progetto Benchmarking ha consentito innanzitutto di generare una conoscenza reciproca tra le Agenzie basata su dati puntuali, sistematici ed oggettivi e non su valutazioni soggettive e generiche. In particolare, il Progetto ha consentito di acquisire informazioni sui filoni di attività prevalenti nelle singole Agenzie, di confrontare i modelli organizzativi adottati (e la loro evoluzione) e di evidenziare lo stato di sviluppo dei sistemi di programmazione e controllo. In secondo luogo, bisogna evidenziare come la creazione "dal nulla" delle Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell'Ambiente ha comportato, per le direzioni delle stesse, un'esigenza molto rilevante di confronto con le esperienze maturate in altre Regioni, al fine di meglio indirizzare la propria crescita organizzativa. In tal senso, il Progetto Benchmarking - insieme ai confronti consentiti in ambito di APAT, in ambito di Consiglio Federale ed in ambito di Assoarpa – ha rappresentato un'occasione molto importante di risposta a questa esigenza di confronto. La nascita diluita nel tempo delle diverse Agenzie e la diversificazione normativa avvenuta nelle diverse Regioni ha reso in tal senso ancor più necessario e proficuo tale confronto, consentendo alle Agenzie di più recente costituzione di tener conto delle esperienze organizzative più recenti. Oggi, a sistema agenziale completamente sviluppato sul territorio nazionale, il Progetto Benchmarking consente di monitorare e di riflettere sui trend delle capacità operative delle diverse Agenzie, costituendo traccia per una "storia" delle ARPA italiane.

In che termini le informazioni elaborate attraverso il Progetto Benchmarking possono alimentare le proiezioni sulle alternative di finanziamento del Sistema Agenziale?

I prodotti o i servizi erogati dalle Agenzie, come emergono dai Rapporti di Benchmarking, e le relative riflessioni su voci di costo ed elementi di pressione territoriale e ambientale, hanno alimentato, nell'ultimo biennio, due diverse ricerche propedeutiche alla individuazione di modelli alternativi per il finanziamento delle Agenzie, mirate ad individuare le aree di maggior possibile remunerazione in quanto oggetto di maggior attività.
Le precise informazioni sulle aree di attività e sui carichi di lavoro sopportati dalle Agenzie in base al finanziamento tradizionale (ex Fondo Sanitario Regionale) hanno inoltre consentito a numerose agenzie di evidenziare alle rispettive Amministrazioni Regionali, Provinciali e Comunali di riferimento la necessità di convenzioni fonti di contributi aggiuntivi integrativi, al fine di consentire l'implementazione del numero e delle tipologie di attività richieste dalla Pubblica Amministrazione. In tal senso è stata molto utile la linea di studio su "attività e funzioni". La disponibilità di dati sulla serie storica di attività rese ha consentito infatti di ancorare il finanziamento base erogato ad una determinata mole di prestazioni.

Quali, a suo parere,possono essere le possibili prospettive di evoluzione del progetto, anche in un'ottica di innovatività gestionale?

Per pensare alle possibili prospettive di sviluppo del Progetto occorre riflettere sugli ancorché parziali limiti di utilizzo delle informazioni sinora rese dal Progetto Benchmarking. La discussione tra le Direzioni Generali delle Agenzie è stata al riguardo modesta; occorre cioè implementare sia le occasioni di dibattito sui dati che si sono resi disponibili, sia la comunicazione reciproca sui cambiamenti organizzativi e sulle esperienze nate nelle singole Agenzie come frutto della riflessione sui contenuti dei rapporti di Benchmarking. È senz'altro utile ampliare l'indagine sulle esperienze organizzative di eccellenza maturate nelle diverse Agenzie; si tratta in altre parole di passare da una fase prevalente di conoscenza ad una fase prevalente di cambiamento e promozione del cambiamento organizzativo generato dalla conoscenza. A tal fine, i seminari tecnici già programmati nel piano operativo 2004/2005 di ONOG dovranno costituire un'occasione di più approfondita e sistematica riflessione sui diversi tematismi affrontati, a vantaggio delle diverse "comunità professionali" di dirigenti e funzionari delle Agenzie che presidiano i diversi campi dirigenziali delle Agenzie. Un'ulteriore linea di sviluppo del Progetto Benchmarking può essere individuata nel confronto tra i processi delle diverse linee di prodotto/ prestazione, individuando i punti di inefficienza ovviabili. A tale proposito, ad esempio, in Arpa Lombardia è stato attivato un intervento - guidato dallo Studio Galgano e Associati - di reingegnerizzazione dei processi produttivi, finalizzato alla "lotta agli sprechi" e all'organizzazione snella. Sinora, sulle due prime linee di intervento (attività connesse alle bonifiche e ai pareri sui nuovi insediamenti produttivi) si sono ottenuti riduzioni dei tempi di risposta all'utenza nettamente superiori al 50% e una riduzione delle risorse impegnate. Tali miglioramenti sono stati realizzati in tempi estremamente rapidi, come previsto dalla innovativa tecnica di intervento rappresentata dalla cosiddetta "Settimana Kaizen" (ndr: Si tratta di un metodo di organizzazione aziendale che ha come finalità principale quella di snellire i processi produttivi) per il miglioramento rapido.Tale esperienza potrebbe supportare una nuova forma di benchmarking tra le linee di processo concretamente adottate in diverse Agenzie, un benchmarking non più solo conoscitivo ma più marcatamente operativo, finalizzato a razionalizzare ed omogeneizzare le procedure a livello nazionale.

È immaginabile che il Sistema si apra al confronto verso l'esterno? Quali possono essere le possibili sinergie con organizzazioni appartenenti ad altri settori?

È non solo immaginabile, ma direi decisamente auspicabile che il Sistema Agenziale italiano si apra al confronto con l'esterno. Penso in particolare alle esperienze organizzative delle analoghe Agenzie per l'Ambiente di altri stati dell'Unione Europea: tale confronto appare necessario per arrivare ad una sempre maggiore omogeneità di risposta a quanto imposto dalle direttive europee ai singoli Stati Membri in ambito di controllo ambientale e di promozione della qualità dell'ambiente. In tal senso appare fortemente positiva la proposta recentemente lanciata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze di gemellaggi tra Agenzie italiane del Nord e del Sud e tra le Agenzie italiane e di atri paesi europei per il trasferimento di modelli organizzativi e gestionali di eccellenza. Un'ulteriore apertura può essere rappresentata dal confronto con i modelli gestionali utilizzati dalle Aziende sanitarie (in specie riferiti ai sistemi di programmazione e controllo) e anche da soggetti privati o di altre aziende pubbliche (per esempio, laboratori di aziende acquedottistiche o laboratori privati di igiene ambientale).

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Due esempi di confronto interni al Sistema Agenziale

Intervista a Bruno Soracco, Direttore Generale ARPA Liguria

Il confronto su tematiche di carattere gestionale, ed in particolare su un tema quale quello della Sicurezza, può già di per sé essere considerato un risultato rilevante?

La gestione del rischio di per sé implica un'analisi di processo e quindi un approccio non puntuale, ma di sistema. Per trattare efficacemente l'aspetto Sicurezza bisogna affrontare un discorso di ampio respiro, che tenga conto delle diverse variabili. Su questa linea tutte le normative si sono indirizzate da almeno dieci anni, dopo un percorso portato avanti per lungo tempo. Parlare dello stesso tema a livello agenziale significa non solo aver acquisito questa consapevolezza, ma volerla confermare attraverso un'azione di sinergia che necessariamente evidenzia l'evoluzione culturale sul tema. Per questo motivo il fatto che se ne parli a livello agenziale è sicuramente un risultato rilevante, ma di certo non un punto di arrivo: abbiamo avviato un dialogo e un confronto, ed è indispensabile continuare ad approfondire il discorso.

La costituzione del Centro Interagenziale Sicurezza sul Lavoro rappresenta un'ulteriore manifestazione delle logiche di sistema che insistono all'interno del Sistema Agenziale.Qual è il beneficio che può trarre la singola Agenzia dalle elaborazioni del Centro?

Come noto, abbiamo 21 agenzie che hanno problemi simili, ma non uguali. Il Sistema Agenziale nel suo complesso nasce proprio con lo scopo di sottoporre all'attenzione generale problematiche che sorgono in determinate realtà locali, ma che potrebbero riproporsi in altre parti del paese. Il confronto fra professionalità ed esperienze acquisite, gestito attraverso il coordinamento del Centro Interagenziale Sicurezza sul Lavoro, non può che essere di giovamento, non solo per gli addetti direttamente interessati, ma anche per tutti quelli che svolgono attività simili. Imparare dall'esperienza di chi ha già affrontato certe situazioni è alla base del progresso; farlo in un settore così delicato come quello della sicurezza permette di prevenire danni a persone o cose. La singola Agenzia, anche quella di più recente costituzione, può così contare sul supporto e sull'esperienza delle "sorelle" maggiori.

L'innovatività del Centro Interagenziale Sicurezza sul Lavoro può rappresentare un'interessante esperienza da esportare all'esterno?

Siamo Enti Pubblici, stiamo perfezionando esperienze e professionalità attraverso il confronto, e si parla di sicurezza. Non solo è possibile,ma è doveroso mettere a disposizione i nostri risultati per facilitare la gestione del rischio. Il Sistema Agenziale per la Protezione dell'Ambiente ha come obiettivo quello di adottare tutti gli strumenti esistenti per salvaguardare quanto ci circonda: ecco che eventuali accorgimenti per gestire particolari criticità devono essere resi noti al di fuori della nostra rete, e costituire un modello di riferimento per analoghe tematiche, tutte caratterizzate dall'esigenza di un'azione sinergica.

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L'attenzione all'impatto ambientale del Network dei Porti del Lazio

Intervista a Patrizia Lupi, Autorità Portuale di Civitavecchia

La necessità di favorire il traffico via mare, decongestionando strade e autostrade, è un tema di forte attualità per le forti ricadute economiche e ambientali che una tale politica può avere nell'immediato futuro. Il Network dei Porti del Lazio risponde a questa urgenza, valorizzando la propria posizione strategica con importanti progetti e forti investimenti, presentati dalla dott.sa Patrizia Lupi al Convegno del 13 maggio dell'APAT. La strada intrapresa evidenzia l'attenzione posta alla tutela dell'ambiente e l'esempio virtuoso dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta si manifesta anche con la volontà di conseguire la certificazione EMAS.

Quali sono i progetti futuri dei tre porti che costituiscono il network del Lazio, Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta?

Con l'ampliamento della circoscrizione territoriale dell'Autorità Portuale di Civitavecchia a Fiumicino e Gaeta si è costituito il network regionale dei porti di Roma e del Lazio che punta alla redistribuzione delle risorse nei singoli scali per favorire il trasporto marittimo e la crescita dei traffici, grazie all'aumento dell'offerta ed alla specializzazione di ciascun porto. Una logica di sistema che permette di offrire ai clienti nazionali ed internazionali una pluralità di opportunità per diversi settori merceologici e per il turismo. Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta sono al centro del moderno ed efficiente sistema logistico che collega Roma con il resto del mondo. Gli accordi in corso con operatori logistici, aeroporti, interporti e infrastrutture del trasporto laziali, consentiranno la creazione di una grande Piattaforma Logistica nel Centro Italia, nel cuore del Mediterraneo. La vicinanza con Roma, le bellissime città di origine romana ed etrusca, i borghi medievali, i monumenti rinascimentali, le terme, i Parchi Naturali, la Riviera di Ulisse, le Isole Pontine, la tradizione enogastronomica sono elementi di attrazione per i turisti di tutto il mondo. Il recente accordo con i più grandi armatori mondiali delle crociere che realizzeranno e gestiranno il modernissimo Cruise Terminal farà salire ad un milione e mezzo il numero dei croceristi e Civitavecchia diverrà porto di arrivo e di partenza delle rotte nel Mediterraneo. Interessanti iniziative prolungheranno la vacanza e porteranno i croceristi direttamente a Roma, partendo dalle banchine del porto. Anche Fiumicino e Gaeta hanno una vocazione crocieristica. Il primo grazie alla vicinanza con l'Aeroporto Internazionale di Fiumicino e alla sua posizione alla Foce del Tevere, il secondo per la splendida collocazione fra Lazio e Campania. Oltre ai numerosi collegamenti tradizionali con la Sardegna che uniscono Civitavecchia con Olbia, Arbatax, Cagliari e Golfo Aranci, sono state attivate le "Autostrade del Mare" che collegano Civitavecchia con le isole e le sponde del Mediterraneo. Ormai consolidato è il collegamento con la Sicilia e con i porti spagnoli di Valencia e Barcellona mentre è recentissimo il collegamento con Tolone. Ma i programmi dell'Autorità non si fermano qui. Inizieranno nei prossimi mesi i collegamenti con Catania, con il porto spagnolo di Tarragona, con Tunisi. Ed ancora con Malta, il Marocco, l'Egitto, la Turchia. L'Autorità Portuale sta promovendo lo sviluppo delle Autostrade del Mare anche a Fiumicino, favorito dalla sua vicinanza con la Capitale, e a Gaeta, per la sua posizione geografica strategica rispetto alle Isole Pontine e alla costa Campana. Per favorire ulteriormente la crescita delle Autostrade del Mare, l'Autorità Portuale sta stringendo contatti con tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Il Piano Triennale delle Opere prevede grandi cambiamenti per i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta con un ulteriore aumento delle capacità operative e di servizio. Se nel 1996 erano stati spesi nel porto di Civitavecchia 45 milioni di euro, nel triennio 2002-2004 sono stati utilizzati 419 milioni di euro e ne sono stanziati altri 274 milioni per opere strategiche. Il Piano Operativo Triennale per il triennio 2004 - 2006 prevede investimenti per un totale di un miliardo e 765 milioni di euro di cui oltre un miliardo per Civitavecchia, 410 milioni per Gaeta e 255 milioni per Fiumicino. L'Autorità Portuale è partecipe dell'orgoglio di una Comunità portuale allargata che, con entusiasmo ed impegno, persegue una mission: guardare al futuro, facendo tesoro di una storia e di un'esperienza millenaria.

Quanto è stato realizzato fino ad oggi, con riferimento all'impatto ambientale?

Molti sono i problemi che un porto deve affrontare da un punto di vista ambientale, soprattutto un porto come Civitavecchia dove in pochissimi anni sono stati realizzati lavori che ne hanno modificato radicalmente la fisionomia. E questo accadrà anche per Fiumicino e Gaeta. Il progresso impone realizzazioni che possono modificare radicalmente un sito. Ma l'interesse generale di sviluppo di un'area e dell'economia del territorio con l'obiettivo di sviluppare attività imprenditoriali, occupazionali e, quindi, benessere, possono giustificare gli interventi ad una condizione: adottare misure mitigative in altri siti. È quello che stiamo realizzando a Civitavecchia dove, a fronte di lavori per la costruzione del porto commerciale e la riqualificazione del porto storico, stiamo bonificando e riqualificando altre zone, anche limitrofe, alle aree portuali.Tutti i nostri progetti sono sottoposti al VIA. Il Ministero dell'Ambiente e la Regione Lazio hanno richiesto alcuni interventi che sono tuttora in fase di esecuzione e che dovranno essere terminati entro il 2008 e che riguardano: il progetto di riqualificazione della pineta della Frasca, che potrà trovare attuazione una volta completato l'iter di trasferimento all'Autorità Portuale delle competenze sulle suddette aree; riqualificazione di parte del Fosso della Fiumaretta e la redazione del Piano triennale del verde. Per quanto riguarda la Frasca, ad esempio, si punta alla ricostruzione dell'ambiente mediterraneo, ripristinando la flora e la fauna del luogo. Si punta anche alla ricostituzione di una barriera naturale, la Duna, contro l'erosione da agenti meteorologici. Recentemente l'Autorità Portuale ha costituito l'Ufficio Ambiente con competenze specifiche, che coordina tutte le operazioni portuali al fine di ottemperare alle prescrizioni in materia ambientale. Per quanto riguarda uno dei problemi che molti porti italiani si trovano ad affrontare, quello della raccolta dei rifiuti delle navi, l'Autorità dei Porti di Roma ha adottato nuove misure che non sono invece in uso in altri porti. Il nostro nuovo piano di gestione dei rifiuti premia le navi "virtuose", ad esempio quelle che adottano sistemi di raccolta differenziata. Il concessionario - in questo caso un"apposita Società di ser vizi, la S.e.por t, par tecipata dall'Autorità Portuale - mette a disposizione contenitori free, adottando tariffe differenziate a seconda della tipologia dei rifiuti non mischiati. Per esempio per l'alluminio e l'olio il costo è zero. Il servizio viene erogato 365 giorni all'anno, per le 24 ore. Siamo gli unici porti in Italia che applicano tariffe uguali, in tutti i giorni dell'anno, differenziandoli solo per tipologia. Negli anni passati, invece, il concessionario faceva pagare il noleggio del contenitore e la tariffa era unica per tutti i rifiuti. Un altro problema è quello delle polveri. È difficile il rapporto con i gestori dei traffici delle rinfuse che dovrebbero adottare le misure previste, rispettando le norme connesse alla concessione che hanno ottenuto. Gli utenti, invece, che non sono particolarmente sensibili al problema, pretenderebbero che fosse l'Autorità a acquistare le attrezzature da loro utilizzate per i servizi di carico, scarico e deposito. Le merci alla rinfusa pongono anche il problema delle acque di scarico da collettare e trattare. Un terzo problema è quello delle emissioni. Nel nord Europa sono adottati metodi che dovremmo utilizzare anche nei nostri porti. È vero che in Italia è vietato l'utilizzo dei motori principali dei vettori una volta giunti in porto, ma possono essere utilizzati quelli minori per i generatori. Dove esistono centrali elettriche l'energia è erogata alla nave attraverso apposite prese, evitando così il problema delle emissioni e dell'inquinamento acustico. Anche nei porti di Roma stiamo pensando di erogare energia per i servizi di bordo, mettendo in campo una Società di servizi, la Port Utilities che attualmente fornisce acqua alle navi. Molte tipologie di traffico nei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta non danno problemi: pensiamo alle crociere,ai traffici ro-ro,ai contenitori.Non movimentiamo neppure prodotti petroliferi, grazie alla Torre petrolifera a mare: gli unici idrocarburi che entrano in porto sono quelli utilizzati per il rifornimento delle navi. La volontà dell'Autorità Portuale di rispettare e far rispettare l'ambiente si esprime anche nel cammino intrapreso recentemente per conseguire la certificazione EMAS, sforzo necessario per porsi come capofila e volano dello sviluppo sostenibile di un'area territoriale molto vasta.

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L'adesione ad EMAS di un Ente locale

Intervista all' On.le Francesca Scopelliti, Assessore del Comune di Grosseto

L'attenzione alle tematiche ambientali del Comune toscano, presente al convegno dell'APAT organizzato nell'ambito del Forum P.A.,si esprime anche nel cammino fatto per ottenere la certificazione ambientale EMAS, strumento di gestione ambientale che permette all'Amministrazione comunale di orientare le proprie attività nella direzione dello sviluppo sostenibile.
L' On.le Francesca Scopelliti illustra quali sono stati le riflessioni e i passaggi necessari al raggiungimento della certificazione, percorso che ha permesso a Grosseto di qualificarsi come il primo capoluogo italiano ad aver aderito volontariamente ad EMAS. La convinzione dell'efficacia di aver affrontato questo percorso si esprime nella promozione che il Comune di Grosseto si impegna a fare nei confronti degli altri attori pubblici e privati del proprio territorio.

Com'è cambiato l'approccio delle amministrazioni pubbliche alle problematiche ambientali?

C' è un nuovo linguaggio nell'amministrazione locale, un linguaggio moderno che muta orientamenti, prospettive, traguardi. Innovazione, new governance, sviluppo sostenibile, certificazioni di qualità sono le parole che ritmano il governo delle piccole e grandi città, delle piccole e grandi province, che indicano un nuovo e diverso modo di governare. Quel modello che pone l'uomo e i suoi bisogni al centro dell'attività amministrativa. Amministrare vuol dire perseguire, coltivare e applicare – facendo nostre le parole del Presidente Ciampi – la "nuova cultura della crescita sostenibile". La sostenibilità, per il territorio grossetano, non è stata, tuttavia, una scelta, bensì l'unica via possibile per lo sviluppo. Crescere e svilupparsi con l'ambiente: nessun'altra strada sarebbe stata compresa e accettata dai maremmani.

Qual' è l'esperienza dell'Amministrazione comunale di Grosseto rispetto gli strumenti di gestione ambientale?

Nel percorso verso lo sviluppo sostenibile, il Comune di Grosseto si è trovato di fronte alla scelta di quali strumenti applicare e in quale ordine di priorità farlo. Una scelta non facile perché ogni strumento presenta pregi e difetti e un errore di valutazione poteva essere fatale allo sviluppo del processo. Si è, quindi, proceduto ad un' attenta analisi degli strumenti di gestione ambientale, valutando quali avevano le caratteristiche per essere applicati all'ente locale Comune e a quali difficoltà avrebbero potuto dare vita. l'analisi effettuata ha tenuto conto di alcuni criteri ritenuti importanti dall'Amministrazione quali: il contenimento del costo, sia per l'istallazione, sia per il mantenimento; la capacità di coinvolgimento di più settori dell'Amministrazione; la garanzia di qualità a favore del cittadino; le caratteristiche di comunicazione proprie dello strumento e la possibilità di poter incorporare all'interno dello strumento gli altri strumenti dello sviluppo sostenibile.

Perché tra gli strumenti di gestione ambientale si è scelto di seguire il percorso EMAS?

Senza tralasciare gli altri strumenti, la nostra analisi ha fatto emergere la naturale predisposizione delle certificazioni di qualità a soddisfare maggiormente i criteri da noi ritenuti importanti. Da allora abbiamo avviato una politica di qualità certificata: siamo il primo capoluogo italiano ad aver ottenuto la certificazione ISO 14001 e ci siamo prefissati il raggiungimento di sempre più ambiziosi obiettivi attraverso numerosi programmi e progetti. Il raggiungimento della prestigiosa certificazione di qualità ambientale EMAS è un traguardo che ci rende orgogliosi. Abbiamo sempre pensato che il raggiungimento della certificazione ISO 14001 fosse una tappa importante ma che il vero traguardo da raggiungere fosse l'adesione al regolamento EMAS, perché garantisce, attraverso l'effetto della dichiarazione ambientale e il doppio controllo pubblico - privato segno della sua genuinità e validità, un migliore e più trasparente rapporto con il cittadino.

Nell'ottica delle possibili sinergie con altri Comuni e organizzazioni certificate, quali iniziative il Comune di Grosseto ha promosso per favorire l'adesione ad EMAS?

Dopo aver operato noi stessi e acquisito una autorevolezza "certificata", abbiamo intrapreso nell'ultimo anno un processo di comunicazione e diffusione degli strumenti di certificazione ambientale a tutti gli ambiti "raggiungibili". È così avvenuto che il Parco della Maremma è certificato ISO 14001 e altre amministrazioni comunali hanno assecondato il nostro ruolo di capofila, raggiungendo la certificazione ISO e programmando l'EMAS entro il 2005. Per il futuro contiamo sull'effetto domino. Inoltre, è fondamentale trasferire alle aziende partecipate, che gestiscono per il Comune i beni di primaria importanza per l'ambiente come l'acqua, l'energia, i rifiuti e i trasporti, gli strumenti dello sviluppo sostenibile. Il Comune di Grosseto si è impegnato ad assistere, grazie anche al contributo del Governo nazionale e della Regione Toscana, alcuni soggetti produttivi nel settore del turismo e dell'agricoltura per facilitarli nel raggiungimento delle prestigiose certificazioni EMAS ed ECOLABEL. Stiamo anche partendo per far ottenere alla Banca della Maremma la certificazione EMAS, grazie alla sensibilità e alla condivisione dei vertici.

L'attenzione che il Comune di Grosseto dimostra di avere nei confronti delle tematiche ambientali evidenzia il suo possibile ruolo di interlocutore nei confronti di attori come le Agenzie ambientali. Quali rapporti intrattiene la vostra amministrazione con il Sistema APAT/ARPA/APPA?

Ottimi rapporti. E la registrazione Emas ha permesso di migliorare i già buoni rapporti con l'ARPA Toscana, sezione di Grosseto. Una collaborazione fattiva che tra l'altro ha fruttato la realizzazione del bilancio ambientale del nostro comune, uno strumento sperimentale molto importante per una buona governance da parte dell'ente locale soprattutto nella parte relativa ai numerosi indicatori fisici della qualità dell'ambiente. Indicatori concordati con Arpat e riferiti in molti casi a misurazioni effettuate dalla stessa Agenzia.

TelePA: La Web Tv dedicata alla Pubblica Amministrazione

TelePA è una testata giornalistica on line pubblicata quotidianamente e specializzata nell'informazione e aggiornamento dei dipendenti della Pubblica Amministrazione e degli operatori dello sviluppo locale.

Nata su iniziativa del Dipartimento della Funzione Pubblica e del Formez, le sue trasmissioni sono iniziate nel settembre 2002, oggi TelePA rappresenta un'esperienza di eccellenza per l'uso di tecnologie avanzate e per l'elevato standard di qualità giornalistica.

TelePA integra la trasmissione via satellite e la fruizione su web, con un format esclusivamente dedicato a notizie ed informazioni relative al settore Pubblico. La web-TV si rivolge ai dipendenti ed agli operatori del settore Pubblico: presenta 5 edizioni a settimana del telegiornale della P.A., approfondimenti, speciali video, interviste, commenti e schede grafiche su temi ed avvenimenti della Pubblica Amministrazione.

Diverse sezioni propongono rubriche dedicate al mondo delle imprese, dei servizi ai cittadini e ai dipendenti della PA. Inoltre, in modalità on-demand, è sempre disponibile un archivio dei programmi diffusi quotidianamente da TelePA. L'APAT è stata ospite per la prima volta all'interno dell'edizione del telegiornale del 25 maggio, illustrando le proprie attività nel campo della comunicazione ambientale. In particolare sono state presentate le maggiori attività istituzionali di informazione all'esterno: la rivista "IdeAmbiente", della quale è stato brevemente spiegato il percorso che dal novembre 2003 ha portato sino alla produzione della rivista odierna; il sito web www.apat.gov.it, finestra dell'Agenzia aperta al cittadino, che oltre a contenere dati e informazioni tecnico-scientifiche sulle principali tematiche ambientali per gli operatori del settore e per gli studiosi, evidenzia on-line tutte le ultime novità in tema di eventi e campagne di informazione e monitoraggio.

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Una Pubblica Amministrazione dalle pareti di vetro

La comunicazione pubblica come strumento per la trasparenza delle attività istituziona

Accessibile, chiara e diretta: questi i tre aggettivi che i cittadini dovrebbero iniziare ad attribuire alla comunicazione di Ministeri ed Enti pubblici, dimostrando il raggiungimento dell'obiettivo di opporsi al comune pregiudizio di un' Amministrazione distante dalla popolazione.Questo importante risultato può essere conseguito attraverso un costante impegno nel rendere note le proprie funzioni e le attività svolte, aventi come scopo principale quello di migliorare la vita di tutta la popolazione.

La centralità del tema della comunicazione pubblica come strumento fondamentale di un Paese democratico è stato il principale argomento della seconda Convention dei comunicatori pubblici, sul tema "Comunicare la partecipazione e la sussidarietà", che ha trovato nel Forum P.A. la sua sede ideale. Far comprendere ai cittadini il cambiamento, avvenuto a partire dagli anni Novanta, orientato alla creazione di un dialogo costante con le Istituzioni è il ruolo che i comunicatori pubblici devono impegnarsi a ricoprire con maggiore convinzione, così come è emerso dagli interventi dei relatori presenti all'evento organizzato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione.

I cambiamenti normativi, come la legge Bassanini e le riforme sul federalismo del decennio passato, hanno affermato la volontà dello Stato di rispondere in modo più diretto alle esigenze della cittadinanza, avvicinandosi maggiormente ai livelli più prossimi dei suoi bisogni. Questo ha influenzato l'emergere di una nuova sensibilità alle azioni dei governanti che non si limita più ad essere una recettività di tipo passivo, ma chiede di partecipare alle decisioni.

La possibilità dei comunicatori pubblici di porsi come raccordo tra gli individui e gli Enti pubblici che li rappresentano, permette alla Pubblica Amministrazione di ottenere in modo continuo dei feedback informativi sulla percezione della qualità dei servizi offerti, comprendendo i punti di forza, per mantenerli e incentivarli e i punti di debolezza, per poterli migliorare. La comunicazione è così riconosciuta come un diritto dei cittadini e un dovere delle Istituzioni, uscendo da una situazione che la vedeva relegata ad essere un'attività marginale e acquistando un ruolo preminente nelle azioni delle pubbliche amministrazioni.

Le azioni comunicative istituzionali hanno un rilievo importante soprattutto nel settore dell'ambiente, dove l'informazione e la condivisione dei cittadini sull'efficacia di iniziative, quali possono essere quelle della raccolta differenziata dei rifiuti o delle domeniche senza auto, sono di primaria importanza, come esposto durante la Convention dall'on. Beppe Facchetti, vice presidente dell'Associazione italiana delle Agenzie di Relazioni Pubbliche.

Una Pubblica Amministrazione dalle pareti di vetro La comunicazione pubblica come strumento per la trasparenza delle attività istituzionali 18 Il Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università "La Sapienza" di Roma, prof. Mario Morcellini, ha sottolineato come i comunicatori pubblici devono cercare di valorizzare l'aspetto energetico del proprio lavoro, attraverso un coinvolgimento entusiasta e attivo che non deve, però, essere condizionato dall'alternanza al potere governativo, nel rispetto del servizio a cui sono chiamati.

L'aumentato senso di responsabilità avvertito da queste figure professionali evidenzia la necessità di trovare le occasioni per un confronto sui propri compiti e sull'individuazione delle modalità migliori per svolgerli. Su queste tematiche e sui valori che i comunicatori sia di Enti pubblici sia di aziende private devono trasmettere, si è centrato il convegno "Affidabilità e deontologia della comunicazione", organizzato dall'Apolloni Virtual Studios.

Significativa la testimonianza riportata dal dott. Michele Di Zenzo, coordinatore della Sezione di Prevenzione e Sicurezza stradale dell'Ufficio di Gabinetto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sulle attività di comunicazione del suo Dipartimento, le quali sono frutto di un lungo processo di autocritica compiuto dal Ministero nella sua interezza. I difetti del passato sono stati individuati soprattutto nel linguaggio, troppo burocratico e spesso incomprensibile, e nella confusione molte volte generata dai car telli stradali. Rimediare a questi errori e organizzare attività di educazione stradale acquistano un senso maggiore se si considera le responsabilità che questo Ministero ha nei confronti della vita umana: comunicare bene per far crescere la consapevolezza sui rischi della strada è quindi fondamentale.

Nonostante il lungo cammino ancora da percorre, le Istituzioni si stanno impegnando per rendere effettive le positive indicazioni contenute nella Legge 150 del 2000 e nella Direttiva sulle attività di comunicazione delle pubbliche amministrazioni del 2002, che prevedono la predisposizione di numerose iniziative per migliorare le relazioni con l'opinione pubblica e di rendere armonici i flussi di informazione. Un ausilio fondamentale al compimento di questo percorso intrapreso dalla comunicazione pubblica è fornito dalle nuove tecnologie,come i siti Internet e le piattaforme multimediali.

In questi ultimi anni si sta assistendo ad un profondo cambiamento del sistema economico e sociale, definito sotto il nome di e-democracy per indicare il complesso di iniziative, modelli e strumenti delle forme di partecipazione dei cittadini alla vita della Pubblica Amministrazione e ai suoi processi decisionali attraverso l'utilizzo delle tecnologie di informazione e comunicazione. La speranza attuale è quella di raggiungere una situazione che veda l'intensificarsi delle relazioni, del confronto e della cooperazione tra attori pubblici e privati, attraverso l'affermazione di un nuovo modo di operare che implica il coinvolgimento nei processi decisionali e un dialogo costante. Un'amministrazione trasparente che si apre al confronto significa un'amministrazione che opera per il bene del cittadino, le cui attività sono da interpretare come orientate da una volontà di condivisione e di apertura, per ribaltare l'idea ormai radicata di Enti preposti all'esclusivo compito del comando.

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Comunicare la Pubblica Amministrazione

Intervista al prof. Mario Morcellini, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione Università degli Studi di Roma "La Sapienza"

Le difficoltà attuali e le possibili soluzioni per migliorare le attività di comunicazione degli Enti pubblici: il prof. Mario Morcellini illustra quali sono le strade da percorrere per avvicinare i cittadini alle Istituzioni e promuovere nuove forme di partecipazione. Fondamentale è la comprensione del contributo che le nuove tecnologie possono dare alle azioni della Pubblica Amministrazione, diventando parte integrante di piani di comunicazione, attraverso il necessario coordinamento tra "vecchi" e nuovi media. Parere positivo è espresso per le iniziative legislative degli ultimi anni che segnalano l'emergere di una nuova sensibilità da parte delle pubbliche amministrazioni, anche se, secondo il Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, bisogna ancora agire nella direzione di un maggior ascolto nei confronti delle reali esigenze della popolazione.

Secondo Lei,quali sono,sul piano comunicativo, le soluzioni più efficaci per migliorare l'immagine della Pubblica Amministrazione?

L'amministrazione pubblica italiana certamente non è più quella di 15 anni fa. Le innovazioni legislative hanno prodotto significativi cambiamenti sia sul piano degli assetti organizzativi e ordinamentali sia su quello delle procedure amministrative. Ma non si può ancora dire che vi sia stato quel salto di qualità che ha fatto cambiare volto alla pubblica amministrazione la quale rischia ancora di essere invischiata in un'immagine distante e ostile. Un ruolo importante ha svolto la comunicazione pubblica che ha favorito, in quest'ultimo quinquennio, l'acquisizione di una maggiore disponibilità dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche. Permangono tuttavia anche in questo settore alcuni ostacoli che ne limitano l'efficacia. Uno dei nodi problematici che si riscontra nella promozione di attività di comunicazione è la mancanza di specifiche professionalità. La varietà e la complessità dei messaggi da veicolare rende, invece, necessaria l'acquisizione di competenze tecniche e trasversali da parte degli operatori del settore che devono essere in grado di recepire le repentine trasformazioni dell'ambiente in cui si trovano ad agire. Un simile cambiamento richiede come condizione preliminare una nuova cultura in cui il rapporto tra Pubblica Amministrazione e mondo della formazione sia più dialettico e collaborativo ed in cui ad ogni trasformazione si accompagni un impegno chiaro e preciso delle organizzazioni pubbliche, tendente a rispondere alle continue sfide con professionalità sempre più specializzate. Solo in tal modo è possibile sviluppare una strategia di comunicazione più specifica e funzionale, in cui ogni Ente pubblico ha la possibilità da un lato di rinnovare e ricostruire il senso di appartenenza e di identità istituzionale, dall'altro di favorire una migliore interazione-azione con i cittadini- utenti.

L'uso di strumenti multimediali può essere utile ad impostare una nuova forma di comunicazione della Pubblica Amministrazione? Se sì, in che modo?

Il contributo offerto nel campo delle nuove tecnologie da diversi attori della Pubblica Amministrazione, distinti per funzioni, compiti, ruoli, testimonia la volontà da parte della sfera pubblica di instaurare un nuovo rapporto con la collettività attraverso l'utilizzo di modalità comunicative maggiormente partecipative. In tale prospettiva, l'uso di strumenti multimediali può valorizzare le potenzialità della tecnologia e della rete consentendo il reale allineamento tra le richieste di una cittadinanza sempre più esigente e una Pubblica Amministrazione orientata al cambiamento. È tuttavia necessario che ogni Istituzione ponga il cittadino al centro di un sistema integrato di accesso ai contenuti ed ai servizi attraverso lo sviluppo di un piano di comunicazione coordinato che tenga conto sia dei media tradizionali sia delle infinite possibilità offerte dalla dimensione interattiva delle nuove tecnologie.

In passato la Pubblica Amministrazione ha sofferto di gravi mancanze sul piano comunicativo. Quali sono le cause più evidenti che hanno permesso l'instaurarsi di questa situazione?

In passato c'è stata una difficoltà oggettiva, da parte del cittadino, di orientarsi all'interno dell'arena pubblica: i motivi sono spesso associabili ad una disarticolazione e discontinuità delle attività di comunicazione, ad una immagine dell'istituzione il più delle volte frammentaria e poco visibile, oltre ad uno scarso coordinamento con gli altri partner pubblici. Nonostante i notevoli passi evolutivi compiuti, le amministrazioni pubbliche manifestano ancora punti di debolezza che non le fanno recuperare spazi sul terreno della competitività. Tale situazione è determinata prevalentemente dalla circostanza che la burocrazia è avvolta da un'inestricabile giungla di leggi che vanno sfoltite e riordinate per dare maggiori certezze agli operatori.Vi sono, poi resistenze e atteggiamenti di pigrizia da parte delle amministrazioni che pure contribuiscono a rallentare il processo di cambiamento.

Secondo Lei, i più recenti provvedimenti legislativi,come la legge 150 del 2000 e la direttiva del Ministero della Funzione Pubblica del 2002,segnalano l'emergere di una nuova consapevolezza sull'importanza di comunicare le attività della Pubblica Amministrazione? Perché?

Indubbiamente l'emanazione della legge 150 e la conseguente direttiva del 2002 hanno contribuito fortemente ad avvicinare i cittadini alle istituzioni pubbliche; in virtù del nuovo quadro normativo sono cambiati i comportamenti professionali degli attori che hanno manifestato una maggiore disponibilità al rapporto con l'utenza e alla comunicazione, una più forte tendenza a rendere visibile e trasparente il loro operare anche attraverso il coinvolgimento sempre più frequente dei soggetti interessati, soprattutto per la risoluzione di progetti complessi. È tuttavia necessario in alcuni casi potenziare e ampliare la comunicazione esterna e interna, come pure è indispensabile dare ascolto ai cittadini al fine di rivelarne esigenze, aspettative, segnalazioni di disfunzioni: solo in tal modo l'attività amministrativa può essere migliorata e resa più efficiente, tenendo conto dei bisogni anche emergenti della gente e delle legittime richieste del cittadino.

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Il vento a nostro favore

Partinico-Monreale-Camporeale: in provincia di Palermo la seconda centrale eolica d'Italia in termini di potenza

Fonti alternative? Il futuro del nostro Paese.
Energia prodotta in modo diverso che permette la riduzione di costi sia in termini di spese per la costruzione delle centrali, sia in termini di uscite dalla casse dello Stato. In ultimo, ma non per importanza, una risposta ai problemi di inquinamento ambientale. Prendiamo ad esempio l' energia eolica. Il nuovo parco eolico di Partinico, Monreale e Camporeale, inaugurato il 12 maggio dal Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli, rappresenta la seconda centrale per potenza d'Italia. Grazie al nuovo impianto composto da 43 aerogeneratori da 850 kw l'uno per una potenza complessiva di 36,55 MW, sarà possibile ogni anno evitare l'emissione di 70.000 tonnellate di CO2, di 90 tonnellate di NOx, 250 tonnellate di SO2 e 10 tonnellate di polveri. Saranno 100.000.000 i KWh prodotti dalla centrale che permetteranno il risparmio di 190.000 barili di petrolio pari a 30.000.000 di litri. Una marcia in più per l'ambiente e dunque una mano santa per il nostro Paese che, entro il 2010 deve ottemperare alle disposizioni europee e raggiungere l'obiettivo del 25% di produzione di energia da fonti rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità.

Dunque l'eolico è una delle speranze per il futuro che però deve rispettare alcuni requisiti essenziali per concretizzarsi a pieno. Prima di tutto il rispetto dei vincoli paesaggistici, come del resto ha dichiarato il Ministro dell'Ambiente dopo il taglio del nastro: " L'Italia è in ritardo per quanto riguarda le energie rinnovabili principalmente perché il nostro è un paese diverso. È vero che in Germania c'è meno sole e vento che in Italia e sono molto più avanti di noi, ma è anche vero che certamente non possiede le nostre bellezze naturali. È logico quindi che l'approccio italiano sia stato più lungo del dovuto. Quando, però si inaugura una centrale come questa e man mano che si sale (in cima alla montagna - N.d.R.) ci si rende conto che l'ambiente non è stato poi così deturpato, abbiamo il dovere e l'obbligo di individuare in tante parti di Italia siti che ci possano consentire di costruire impianti come questi ".

Dunque l'impatto ambientale tanto urlato da molti, in realtà non è poi così consistente. Lungo la strada che conduce dall'aeroporto di Palermo alla centrale di Partinico si possono osservare da lontano gli aerogeneratori, alti circa 50 metri, che effettivamente ben si amalgamano con il contesto delle montagne che li circondano. La loro visione è piacevole al punto tale che sembrano addirittura fondersi con l'ambiente circostante. Ambiente che inoltre è tutelato dall'inizio alla fine. Infatti per impiantare le macchine è necessario livellare solo la limitata zona della montagna interessata per ovvie esigenze di costruzione dal basamento delle torri, ma al termine dei lavori immediatamente l'impresa, in questo caso la IVPC procede al ripristino dell'ambiente naturale ed al ripristino delle zone di verde temporaneamente alterate.
D'altra parte la IVPC, che ha realizzato il parco eolico palermitano, è una società che del rispetto dell'ambiente ne ha fatto il suo obiettivo principale. Non è un caso che sia anche uno dei soci fondatori dell'ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), che ha stipulato un protocollo di intesa con Legambiente. In base a tale accordo le due associazioni si sono impegnate ad avviare azioni comuni di sostegno all'eolico concordando l'esigenza primaria di gestire la produzione di energia pulita riducendo al minimo gli impatti sul territorio. Per far ciò sono stati fissati, nel protocollo sottoscritto, cogenti criteri finalizzati al corretto inserimento degli impianti nel paesaggio. In questo modo è possibile garantire la realizzazione, da parte delle società appartenenti all'ANEV, di parchi come quello di Partinico - Monreale - Camporeale, ovvero estremamente armonici con il paesaggio circostante.
Il vincolo paesaggistico non è l'unico requisito da rispettare. Altra accusa lanciata contro l'eolico riguarda il presunto contributo delle centrali all'aumento dell'inquinamento acustico.
Un' imputazione forse ammissibile con i vecchi impianti, sicuramente più rumorosi dei nuovi. l' incremento delle emissioni acustiche attribuito invece alle moderne centrali non è assolutamente plausibile. Si è vero, un rumore esiste e se ci si trova sotto gli aerogeneratori lo si può avvertire personalmente: quello soft dell'attrito dell'aria con le pale. Chi visita una centrale eolica e si posiziona in mezzo alle file dei "mulini" e quindi al centro dell'impianto, può riscontrare che il dialogo tra i presenti, con un tono di voce normale, è assolutamente possibile. Inoltre i dati emersi dalle misurazioni audiometriche effettuate dall'ANEV, nonché dalle certificazioni stesse delle macchine, rientrano largamente nei limiti stabiliti dalla normativa vigente.

Ed infine anche l'avifauna rappresenta un'esigenza da tutelare. Il lento e costante (cioè indipendente dalla velocità del vento) ruotare delle pale dei mulini risulterebbe essere un pluriomicida di uccelli migratori e non. Uno studio danese, però sembra aver dimostrato che 1 km di aerogeneratori ha effetti paragonabili ad 1 km di autostrada ed inferiori ad 1 km di linea elettrica ad alta tensione. Un'analisi di Legambiente attesta che muoiono 0,34 uccelli per ogni MW eolico istallato, cioè molto meno di quanti ne provocano automobili, linee elettriche, edifici o altre opere antropiche. Inoltre il protocollo d'intesa ANEV - Legambiente assicura un preventivo studio approfondito dei siti finalizzato proprio all'installazione nei luoghi dove non esistono corridoi migratori di par ticolare rilievo. E così l'energia pulita, scesa dal banco degli imputati e assolta con formula piena, comincia ad essere prodotta in Sicilia a pieno ritmo. In realtà quello appena inaugurato non è l'unico Parco presente nella Regione, ne esistono infatti altri due realizzati non molto tempo prima. " La Sicilia si è dotata di un piano energetico da fonti alternative" - ha dichiarato il Presidente della Regione Cuffaro, intervenendo alla cerimonia- " e l'eolico rappresenta, insieme ad altre, una delle nostre scelte. Prima di procedere alla concessione di un parco " - prosegue - " esiste un iter lunghissimo da seguire composto da numerosissimi pareri che coinvolgono tutto il territorio: Enti, Autonomie Locali, Consigli comunali delle località interessate, Sovrintendenze ai Beni Culturali, tutti quanti protesi al rispetto della salvaguardia del nostro ambiente e del paesaggio naturale, che nella nostra Isola assume sicuramente un ruolo fondamentale. Per questo oltre a quelle già esistenti ci siamo imposti ulteriori regole volte all'individuazione preventiva dei siti, in modo da evitare anche alle imprese il blocco dei lavori in fase di realizzazione. Tutte queste scelte sono state prese per resposanbilizzare il territorio poiché esso è il reale protagonista.A testimonianza di quanto affermo, la presenza a questa cerimonia dei Sindaci dei Comuni coinvolti. Andremo avanti ,- conclude- sia con l'eolico, sia con criteri da noi fissati per la realizzazione degli impianti ". Insomma una centrale eolica, quella di Partinico che, con i suoi 54 km di cavi sotterranei che collegano gli aerogeneratori alla sottostazione la quale procede, una volta trasformata, ad immettere l'energia nella rete locale, porterà notevoli benefici in termini di occupazione, economia e inquinamento ambientale, sia alla Sicilia, sia all'intera nazione. Sicuramente continueranno a sorgere comitati contro l'eolico e continueranno ad esistere le proteste dei cittadini, ma una volta che l'impianto è stato realizzato e si ha, quindi, la certezza di produrre energia non inquinante, usando le parole del ministro Matteoli, " Sul carro dei vincitori saliranno anche coloro che erano contrari, ma si sa, l'uomo è fatto cosi !"

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Informare? Un dovere, ma facciamolo in modo corretto

Intervista ad Oreste Vigorito, Presidente dell'ANEV

In occasione dell'inaugurazione del parco eolico di Par tinico abbiamo intervistato il presidente dell'ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), Oreste Vigorito con cui abbiamo parlato dell'attuazione del Protocollo di Kyoto e delle eventuali conseguenze sulla produzione di energia alternativa. Insieme, abbiamo analizzato il contesto della situazione che circonda la realizzazione delle centrali, le procedure necessarie per la tutela dell'ambiente e gli ostacoli che è possibile incontrare durante il cammino. Sembra che tutto ruoti intorno ad un unico filo conduttore: un'informazione più corretta, esaustiva e costante.

L'Italia è in ritardo nell'Attuazione delle disposizioni del Protocollo di Kyoto. Ciò, per quanto riguarda la produzione di energia eolica, è dovuto essenzialmente al fatto che, nonostante l'esistenza di tecnologie mature, progetti e localizzazione dei siti, alcune Regioni non sembrano ancora essere pronte a concedere l'autorizzazione sull'impatto ambientale ai progetti di impianti eolici. Perché?

Tutto nasce dalla delega del Governo alla Regioni in materia di energia da fonti rinnovabili avvenuta non più di due anni fa, con la riforma del titolo V della Costituzione. Il tempo intercorso dal momento in cui le Regioni hanno iniziato ad esercitare la loro potestà e la reale possibilità di regolamentazione, mal si è conciliato con i traguardi che nel frattempo si era prefissato il Governo. Esiste, infatti, una grande distonia tra gli impegni assunti dal centro ed i programmi regionali. Sembra che le direttive centrali incontrino diversi ostacoli in fase di recepimento a livello periferico, proprio a causa della difficoltà che ancora si riscontrano nell'individuazione di responsabilità e competenze. Ciò ha comportato un ritardo ulteriore che si è andato ad aggiungere a quello già accumulato in precedenza con le conseguenze che tutti conosciamo.

L'energia eolica, in particolare, è stata oggetto di diverse accuse tra cui quella di contribuire all'aumento dell'inquinamento acustico. Ciò corrisponde al vero o, a suo avviso, l'Italia si può definire una Nazione caratterizzata dalla volontà di "andare contro" per forza?

Spesso le informazioni sui media riguardanti le centrali eoliche, così come quelle solari o delle biomasse, non sono corrette. Probabilmente quando si parla di inquinamento acustico ci si riferisce ad impianti molto vecchi. Quelli moderni, altamente tecnologici, al contrario non comportano alcun rumore se non quello soft delle pale che tagliano il vento. Altra accusa lanciata contro gli impianti di questo tipo affermerebbe che i risultati ottenuti, in termini di produzione, non giustificano l'impatto ambientale creato. In risposta a tali accuse ci si dovrebbe domandare come mai un' azienda privata investirebbe milioni di euro per costruire centrali eoliche che non producono quantitativi di energia più che soddisfacenti. Credo che in Italia, più che a voler andar contro a tutti i costi, esista la tendenza a dare più ascolto a chi protesta. Di recente sono stato informato sui risultati di un' indagine effettuata su un campione di popolazione. Alla richiesta di accettare un aumento sulla bolletta della luce per favorire la produzione di energia rinnovabile, l' 87% della popolazione si è espressa per il si. Di questa indagine non si è parlato affatto. Sicuramente il tempo, che è il miglior moderatore delle tensioni sociali, darà ragione a chi ritiene di fare un lavoro da intenditore rispettando le regole e l'ambiente. D'altra parte basterebbe riflettere sul fatto che siamo gli unici al mondo contrari ad una fonte pulita come quella eolica. Siamo in democrazia e tutti hanno il diritto di parlare, ma a volte bisognerebbe ricordarsi che si ha anche il dovere di ascoltare.

La nuova centrale quali ulteriori benefici porterà ad una Regione come quella siciliana ed all'intero territorio?

La centrale inaugurata oggi fa parte di un investimento che ha già realizzato altri due impianti, uno in provincia di Catania e l'altro in provincia di Siracusa. Queste opere hanno determinato un livello di occupazione diretta, superiore alle 70 unità. Si tratta di giovani dei paesi che ospitano gli impianti e che hanno frequentato corsi di formazione ad hoc per costruttori di macchine. Questi ragazzi hanno conseguito la qualifica professionale di tecnico eolico che oggi permette loro di gestire le centrali. Poi c'è l'indotto, i fornitori di servizi di prestazioni d'opere relative alla manutenzione delle opere civili, a corredo delle centrali eoliche ed infine i consulenti. Complessivamente si tratta di un investimento che in Sicilia ha portato lavoro per un anno e mezzo ad oltre trecento persone e che contribuirà ancora all'aumento dell'occupazione nel territorio. Dal punto di vista ambientale e quindi nazionale, grazie alla costruzione di questi impianti, si può evitare l'acquisto di milioni di barili di petrolio con conseguente riduzione di CO2 e di ossido di carbonio in atmosfera. Un litro di petrolio corrisponde più o meno ad 1 KW prodotto con questa macchina eolica e tale quantità di petrolio è notevolmente più inquinante di una intera centrale eolica.

Occorrono particolari condizioni perché sia possibile costruire una centrale eolica? Può spiegarci quali?

Occorrono condizioni meteorologiche estremamente interessanti. Prima di tutto, ovviamente, l'impianto deve essere collocato in una zona ventosa. l'Italia non gode di condizioni ottimali, al contrario di altri Paesi come quelli del nord Europa dove il vento è più forte e costante per un maggior numero di ore. Grazie però alle nuove tecnologie, è possibile sfruttare anche i regimi ventosi di bassa densità ottenendo risultati economici e ambientali importanti. Esistono poi altre caratteristiche che i siti devono possedere; in particolare le Regioni stanno predisponendo le linee guida che regolano l'allestimento degli impianti. Solo per fare un esempio, esiste la norma che impone il posizionamento delle centrali in zone poco antropizzate, lontane quindi dai grandi centri abitati, vincolo che gli associati all'ANEV concordano e rispettano abitualmente. Tutto diventa più difficile quando le autorità locali, pur dichiarando la propria volontà alla costruzione, fissano condizioni inaccettabili: ad esempio, può succedere che si imponga l'obbligo di nascondere gli impianti dietro ad un promontorio, in modo che risultino totalmente invisibili. In questa maniera si ottiene sicuramente un minor impatto ambientale, ma si trascura il dettaglio del vento. Personalmente ritengo che questo non sia il modo migliore di dettare regole; si tratta di situazioni simili a quando l'arbitro, in una partita di calcio, decide che una delle due squadre deve vincere. E inutile giocare tanto si perde lo stesso.

Il lento sviluppo degli impianti di energia alternativa, crede possa essere attribuito anche ad un difetto di comunicazione nel settore? Che ruolo assume, a suo parere, la comunicazione nel campo e quali sono le forme migliori in grado di garantire il raggiungimento dei traguardi prefissati?

Forse non ci si rende ancora conto sufficientemente degli effetti negativi dei gas nocivi prodotti dall'uomo stesso. È necessario attuare campagne di informazione paragonabili a quelle messe in piedi, negli anni passati, per le epidemie e malattie. Tutto il sistema istituzionale ed informativo ha il dovere di predisporre una serie di campagne di informazione come spot televisivi, pubblicità sulla carta stampata, conferenze e convegni sul tema. Io credo, ma non voglio per questo influenzare chi legge, che il problema dei cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo, stia degenerando di anno in anno. È chiaro dunque che l'informazione, in questo contesto, gioca un ruolo strategico. Se risultano vere, infatti, le previsioni effettuate dalle associazioni di scienziati che operano nel settore, fra trent'anni avremo un clima che non sarà più tollerabile e esiste ancora chi crede che l'inquinamento di città come Milano sia superiore a quello di città come Palermo. Occorre, dunque, incrementare l'informazione sulla produzione di energia alternativa facendo comprendere che le centrali eoliche si pongono l'obiettivo principale di contribuire al disinquinamento del nostro pianeta.

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Avvenimenti

Roma,3-6 maggio
Corso "Esperto nella gestione di siti contaminati"

L'iniziativa, articolata in quattro giornate ha visto la partecipazione di esperti nazionali ed internazionali che tramite un approccio tecnico ed operativo, hanno definito i principi teorici ed applicativi degli interventi di caratterizzazione e bonifica di siti contaminati, aggiornando i partecipanti sulle novità tecnologiche e sugli strumenti decisionali a disposizione per l'ottimizzazione tecnico economica degli interventi in un contesto di sviluppo sostenibile. Il corso, organizzato dalla rivista "Siti Contaminati", si è svolto presso la Libera Università Maria Santissima Assunta con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, APAT, ENEA, Consiglio Nazionale dei Geologi, Unione Petrolifera.

Bologna, 5 maggio
II° Forum interregionale sul compostaggio

L'iniziativa, nata dall'esigenza di creare un momento di incontro e confronto tra gli Enti Pubblici competenti e le Aziende del settore rappresentate dal Consorzio Italiano Compostatori, al fine di uniformare l'approccio su alcune tematiche e procedure autorizzative e di controllo ha discusso su opportunità e problematiche aperte nel settore del compostaggio alla luce del percorso che porterà alla revisione normativa sia della legge sui rifiuti che della legge sui fertilizzanti. L'evento, realizzato con la partecipazione di APAT, Coldiretti, Assessorato Ambiente della Regione Piemonte, ISS, Ministero dell'Ambiente, Arpa Veneto, Osservatorio regionale per il compostaggio, scuola agraria del Parco di Monza, si è svolto a Bologna presso la sala consiliare del Centro Civico "Reno".

Palermo, 5 e 6 maggio
Le attività di laboratorio delle agenzie ambientali: esperienze a confronto

Il convegno organizzato in collaborazione tra APAT, ARPA Sicilia e ARPAToscana si è svolto presso il Palazzo dei Normanni e Villa Malfitano e ha rappresentato l'occasione per discutere e mettere a confronto attività ed esperienze delle varie Agenzie Ambientali presenti sul territorio italiano. l'evento si è articolato in cinque sessioni tematiche: bonifiche e rifiuti, tecniche analitiche, emissioni, acque e alimenti.all'interno di ogni sessione sono state illustrate le esperienze delle varie Agenzie regionali, i particolari casi studio, le attività di laboratorio effettuate e le tecniche utilizzate (vedi art. pag.42).

Teramo, 6 maggio
"Ecoturismo: panorama internazionale e prospettive di sviluppo nella Provincia di Teramo"

Dalla volontà della Provincia di Teramo di ripensare alle politiche di sviluppo turistico è nato l'incontro che ha affrontato i temi dell'ecoturismo, le potenzialità, il panorama nazionale e internazionale, le buone pratiche. l'ecoturismo è stato presentato attraverso esperienze provinciali, nazionali ed internazionali, supportate dall'analisi dei dati emersi dal "Rapporto sul mercato dell'Ecoturismo in Italia" realizzato da Ecobilancio Italia per conto World Tourism Organization in occasione dell'Anno Internazionale dell'Ecoturismo. Spunti di lavoro sono stati offerti dalla tavola rotonda sulla diffusione dell'ecoturismo, pratica della quale sono state esaminate e discusse esperienze, vantaggi e problematiche attraverso la presentazione e lo studio di alcuni progetti quali il label svedese e i "Comuni ecoturistici d'Italia". Questo progetto risponde alla volontà di fornire, a quelle amministrazioni locali che hanno deciso di puntare con forza verso un turismo di qualità integrato con l'ambiente, un valido ed originale strumento che vuole essere, contemporaneamente, di valorizzazione del territorio, di marketing territoriale e di tutela e garanzia del turista.

Hammamet,10-12 maggio
31° Congresso Unione Italiana Chimici Igienisti

A 30 anni dalla nascita del Piano di Azione del Mediterraneo, l'Unione Italiana Chimici Igienisti, con il 31° Congresso, ha proposto una riflessione sul tema della prevenzione ambientale. È dunque, auspicabile una piena e condivisa cooperazione da parte degli Stati del Mediterraneo orientata a promuovere e stimolare politiche sinergiche al fine di ridurre progressivamente ogni forma d'inquinamento, incoraggiando l'acquisizione e la diffusione delle conoscenze e sviluppando il reciproco supporto tecnologico. Una maggiore sensibilità ambientale, nel rispetto di norme condivise, si riflette peraltro inevitabilmente anche sulla produzione agricola ed alimentare, garantendo, da un lato, una sicurezza adeguata per i consumatori e, dall'altro, un armonico e graduale processo di unificazione commerciale basato sulla specializzazione e diversificazione economica dei mercati in prospettiva dell'istituzione dell'area di libero scambio entro il 2010.

Roma,13 maggio
Gli strumenti di gestione: dal benchmarking alle Certificazioni. l'esperienza del settore ambientale

L'APAT ha partecipato alla manifestazione Forum PA 2005, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipar timento della Funzione Pubblica e Dipar timento per l'Innovazione e le tecnologie, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, organizzando il convegno che si è articolato su 3 tematiche tra loro strettamente interconnesse. Nella prima parte è stata illustrata l'esperienza del Progetto Benchmarking dell'Osservatorio ONOG di APAT. In un secondo momento sono stati affrontati i problemi relativi agli aspetti della gestione della Sicurezza con l'apporto di esperienze provenienti non solo dal settore ambientale ma anche da contesti diversi quale quello dei Vigili del Fuoco e dell'INAIL. Ultima parte della giornata è stata dedicata al tema della certificazione ambientale con il contributo del Comitato EMAS e la testimonianza di due amministrazioni locali che hanno ottenuto la certificazione EMAS. (vedi art. pag.9)

Fermo, 14 maggio
Percorsi verdi e Turismo Sostenibile

Linee ferroviarie abbandonate, argini e alzaie dei fiumi e dei canali, sentieri, mulattiere e tratturi in generale, vie di comunicazione storiche rappresentano l'identità di un territorio, e quindi un patrimonio ambientale e culturale da salvaguardare. Cresce sempre più l'interesse per il recupero ed il riuso a scopi turistici di questi antichi itinerari, tanto che sono numerosi gli esempi di realizzazione di percorsi verdi in Italia e nel mondo. Di questo si è parlato al Convegno nazionale, organizzato da Italia Nostra presso il Centro studi della Polizia di Stato.

Sant'Agata di Puglia, 15 maggio
Turismo e Ambiente – Certificazione ambientale come strategia di sviluppo sostenibile

Il workshop rientra tra le iniziative proposte dal Centro di Educazione Ambientale (C.E.A.) del Subappennino Dauno Meridionale d'intesa con l'Amministrazione Comunale di Sant'Agata di Puglia e si inserisce nell'ambito della manifestazione "Ambiente in festa". Quest'ultima, concepita nell'ambito della programmazione regionale IN.F.E.A. 2003/2005, prevede la realizzazione di attività informative, di conoscenza e di approfondimento delle tematiche ambientali ed è rivolta alla comunità scolastica nonché ai cittadini residenti nel territorio del Subappennino Dauno Meridionale. Il C .E.A., gestito dall'Associazione A.FO.RI.S. di Foggia, è stato inaugurato lo scorso 22 ottobre e nasce da un accordo di Programma stipulato tra i comuni di Accadia, Delicato, Panni e Sant'agata di Puglia.

Roma,16-18 maggio
Convegno dell'ICRAM sulla qualità ambientale dei nostri mari

La prima giornata del convegno è stata dedicata alle piattaforme off-shore con le varie implicazioni ambientali, normative e gestionali, con l'intervento di esperti dell'ICRAM, di rappresentanti di tutti i ministeri interessati, dell'APAT, del Comando delle Capitanerie di Porto e dell'ENI. La ricostruzione delle spiagge, ripascimento in termini tecnici, mediante l'utilizzo di sabbie sommerse prelevate dal largo, è stato invece il tema della seconda giornata con gli esperti impegnati ad illustrare le esperienze acquisite finora in questo settore assai delicato che investe direttamente il turismo e le proposte di strumenti operativi di indagine ambientale. Nella terza e ultima giornata si è parlato dei siti di bonifica di interesse nazionale, da Porto Marghera a Bagnoli, e degli strumenti operativi per la caratterizzazione di aree marine e salmastre e la gestione dei sedimenti che una volta prelevati dal fondo marino devono essere trattati con particolare attenzione per non creare ulteriori aree di inquinamento. (vedi art. pag.35)

Belpasso, 17 maggio
Inaugurazione del I° Ciclo di Seminari di Studio

Sono stati presentati alla presenza tra gli altri del Sindaco del Comune di Belpasso,Alfio Papale e del Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Catania, prof. Ferdinando Latteri i seminari di studio del corso di laurea in Tecnologie e Pianificazione per il Territorio e l'Ambiente. Nel corso della giornata si è svolto anche un seminario seguito da un dibattito conclusivo, dal titolo "La bonifica dei siti contaminati", a cui ha partecipato il DG APAT, Giorgio Cesari.

Torino, 18 maggio
Eco-strutture turistiche e qualità ambientale del territorio. Progetti e indirizzi per la competitività del turismo in Italia e il post-olimpiadi in Piemonte

Il turismo, uno dei settori che offre oggi le maggiori potenzialità di crescita, necessita di politiche e strategie che tutelino il contesto in cui l'attività economica si svolge; l'obbiettivo deve essere quello di individuare un modello idoneo per uno sviluppo sostenibile del turismo e tutti, le amministrazione in primo luogo ma anche gli operatori privati, devono concorrere a realizzare questo risultato. In questo contesto si inseriscono i diversi strumenti e iniziative finalizzate a incoraggiare le strutture di ricettività e i turisti al rispetto dell'ambiente e al risparmio di risorse naturali. I marchi ecologici, primo fra tutti l'Ecolabel europeo, consentono alle strutture che li ricevono di distinguersi, a livello europeo, per l'impegno al miglioramento della qualità ambientale e forniscono agli utenti garanzie sicure circa l'efficienza delle misure di protezione adottate. Nella Regione Piemonte, anche in virtù dell'evento olimpico di Torino 2006, sono state attivate molteplici iniziative che mirano all'affermazione del turismo sostenibile. Il convegno che si è svolto nel corso della terza edizione di Eco-efficiency ha analizzato lo stato dell'arte e le prospettive del turismo sostenibile in Italia e in Piemonte. Sono state presentate inoltre alcune eccellenze italiane e soprattutto piemontesi in tema di governance del turismo sostenibile e dell'offerta di servizi turistici verdi.

Milano, 18 maggio
Qualificazione delle strutture e delle risorse umane delle pubbliche amministrazioni: Innovazione nei processi e negli strumenti di policy making

Il Laboratorio per la sostenibilità locale ha la finalità di assistere gli Enti locali interessati a potenziare la dotazione strumentale per la sostenibilità locale favorendo l'integrazione della variabile ambientale nella definizione dei percorsi di governance locale, migliorare l'efficienza dell'amministrazione come "cliente intelligente", trasferendo competenze relative alle attività di acquisto o utilizzo di beni e servizi esterni, in quelle di appalti di opere pubbliche e, più in generale, nelle attività di outsourcing. l'appuntamento di Milano, primo dei tre seminari proposti e organizzati dal Formez per il 2005 ha analizzato i seguenti temi: accountability e bilanci di sostenibilità, acquisti verdi pubblici, emission Trading, environmental management plans and system e governance locale e responsabilità sociale d'impresa.

Roma,18 maggio
Per uno sviluppo sostenibile programmato e partecipato

La conferenza si è presentata come l'occasione per una valutazione collegiale dello stato di avanzamento delle politiche per la sostenibilità nel nostro Paese, da molti viste come una opportunità da non perdere per qualificare il sistema produttivo e dei consumi. Per contribuire a questo impegno il CNEL ha promosso la ricerca sugli "Indicatori per lo sviluppo sostenibile in Italia". I risultati della ricerca, elaborata con il contributo attivo di un ampio numero di forze sociali, hanno rappresentato uno dei punti centrali di riflessione dei lavori della Conferenza. La Conferenza è stata anche l'occasione per una valutazione dell'accordo quadro promosso dal CNEL e dall'Associazione Nazionale Agende 21 locali e sottoscritto da numerose organizzazioni imprenditoriali, sindacali, ambientali e del terzo settore per la " promozione ed accompagnamento a livello locale di azioni tese al miglioramento dei contesti ambientali e dei sistemi di certificazione".

Roma,20 maggio
Il monitoraggio dei pollini a Roma

L'incontro, organizzato dall'Ufficio centrale di ecologia agraria (Ucea), da APAT e dall'Università di Tor Vergata, ha promosso le prevenzione e proposto progetti agli enti locali: dal lavaggio notturno delle strade per eliminare le polveri sottili, causate dallo smog, e il polline, alla raccolta di dati epidemiologici sull'incidenza delle malattie respiratorie nella capitale. Dal taglio di alberi e arbusti, che producono più polline, ad una campagna di sensibilizzazione nell'opinione pubblica. Nel corso del convegno sono stati presentati i risultati del progetto pilota "Educazione ambientale e prevenzione" effettuato presso l'Istituto Comprensivo "Dionigi Romeo Chiodi". (Vedi art. pag.62)

Roseto degli Abruzzi, 21 maggio
Efficienza energetica ed ambiente

Le problematiche ambientali ed energetiche rappresentano sempre più un importante problema della società odierna, assumendo, spesso, un ruolo determinante nelle scelte politiche e sociali. Le aziende, gli enti ed i singoli cittadini devono non solo assumere coscienza di ciò ma conoscere ed adottare le opportune azioni atte ad eliminare o quantomeno ridurre il consumo di energia e gli effetti dell'inquinamento, che spesso derivano da un errata o da una non efficace utilizzazione dell'energia. La giornata di studio, organizzata dalla Facoltà di Ingegneria dell'Università de l'Aquila e dall'Associazione per lo Studio e lo Sviluppo dell'Economia e del Territorio ha fornito ai partecipanti una maggiore consapevolezza sulle problematiche energetiche e la conoscenza di alcune soluzioni tecniche utili per razionalizzare l'uso dell'energia e per diminuire alcuni tipi di inquinamento ambientale.

Roma,24-27 maggio
Corso di formazione ambientale:"Rilascio deliberato di organismi geneticamente modificati (OGM) sul territorio: problematiche ambientali e attività ispettive connesse"

In attuazione dell'art. 32 del decreto n. 224/2003, che prevede lo svolgimento dell'attività di vigilanza da parte di ispettori iscritti in apposito registro e designati dalle amministrazioni di appartenenza fra il personale di adeguato profilo tecnico- scientifico, APAT promuove, su incarico del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, un corso che si propone di fornire, al futuro personale ispettivo, gli adeguati strumenti tecnico scientifici all'interno di un preciso contesto giuridico normativo. Nel primo modulo è stata affrontata la tematica degli Organismi Geneticamente Modificati sia da un punto di vista normativo sia tecnicoscientifico. Nel secondo modulo, che si svolgerà dal 21 al 24 giugno, sarà dato ampio spazio ad esercitazioni in aula ed in campo attraverso visite didattiche guidate presso l'Università della Tuscia di Viterbo e la sede ENEA Casaccia di Roma dove sono presenti piantagioni sperimentali di OGM.

Roma,25 maggio
Fattibilità di interventi strutturali sul tratto del Tevere tra Castel Giubileo e la foce di Fiumara Grande, Fiumicino

Presso il Circolo Canottieri Lazio, si è svolto un incontro, promosso dall'Autorità di Bacino del Fiume Tevere, per presentare il risultato degli studi sulla fattibilità degli interventi strutturali previsti per riqualificare il tratto metropolitano del Tevere, per renderlo più fruibile e più vicino a Roma. Questi studi sono stati condotti adottando un modello matematico in grado di valutare le conseguenze sulla sicurezza idraulica in presenza di possibili opere lungo gli argini. Durante la presentazione sono state mostrate le simulazioni del comportamento di alcune strutture esistenti o previste dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio.

Lisbona, 25-27 maggio
Congresso annuale dell'AEGPL

Nell'ambito della Conferenza dell'Associazione Europea del GPL , articolata in tre sessioni, sono stati trattati diversi temi riguardanti lo stato e l'evoluzione del mercato del GPL in Europa, con particolare riferimento alle strategie di mercato del prodotto e alle recenti normative sulla sicurezza, lo studio sulla ricerca dei fattori che determinano il prezzo del GPL in Europa e l'evoluzione del mercato del GPL per uso autotrazione in Europa e le sue prospettive di sviluppo. Nel corso dell'evento,Assogasliquidi ha organizzato per i partecipanti italiani una Tavola rotonda per discutere ed approfondire gli aspetti di interesse specifico per il nostro Paese emersi nel corso della conferenza.

Roma,26-29 maggio
Park Life

Le migliori esperienze di gestione del territorio, di turismo sostenibile e tutela della biodiversità, i saperi e i sapori delle tipicità locali, sono stati i temi in primo piano, nell'appuntamento nazionale con le aree protette italiane, europee e mediterranee. Mostre e allestimenti multisensoriali hanno dato la possibilità di ammirare i luoghi più belli e suggestivi d'Italia e del Mediterraneo, dalle vette alpine alle coste, dalle foreste alle isole. Incontri e dibattiti hanno promosso l'incontro tra operatori del settore e coloro che sono alla ricerca della qualità del vivere quotidiano. Tra questi grande rilevanza hanno avuto il Forum delle aree protette del Mediterraneo, il trentennale dell'UNEP-MAP e la presentazione di un nuovo progetto dell'UNESCO. La manifestazione è stata organizzata da Federparchi, Legambiente, Compagnia dei parchi e Fiera di Roma, con il contributo del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.

Roma,27 maggio
Tavola rotonda Ruoteperaria e Quattroruote:" Il Pm 10 in città: cause reali e seri rimedi permanenti"

In soli quaranta giorni dall'inizio del 2005 sono già numerose le città italiane che hanno superato i 35 giorni di inquinamento da polveri sottili previsti come limite massimo. La Commissione stessa è ormai pronta a intraprendere tutti i passi necessari (compresi quelli legali) nei confronti dell'Italia, visto che le conseguenze sulla salute delle polveri sottili sono note e non ammettono deroghe. La Commissione nazionale per l'emergenza inquinamento atmosferico, istituita presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, ha negli ultimi tempi approvato un piano per contrastare la concentrazione di PM10. all'incontro, patrocinato dal Comune di Roma e dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, organizzato insieme alla rivista "Quattroruote" sono intervenuti esponenti degli Assessorati all'Ambiente dei Comuni di Roma e Milano (due tra le città più toccate dal problema ambientale), esponenti del CNR, dell'APAT, della Fondazione Lombarda per l'Ambiente, dell'ARPA Lazio ed Emilia Romagna, dell'ACEA, dell'ANCI, dell'ASSTRA, dell'Università "La Sapienza" di Roma.

Roma,31 maggio
Piano per il controllo e la valutazione di eventuali effetti derivanti dalla utilizzazione di prodotti fitosanitari sui comparti ambientali vulnerabili - Rapporto 2003

Presso la sede APAT di via Curtatone, è stato presentato il primo rapporto nazionale sulle indagini relative alla presenza di residui di prodotti fitosanitari nelle acque superficiali e sotterranee. Tali indagini riguardano l'anno 2003 e si inquadrano nell'ambito del "Piano per il controllo e la valutazione di eventuali effetti derivanti dalla utilizzazione di prodotti fitosanitari sui comparti ambientali vulnerabili" (piani triennali di vigilanza sanitaria e ambientale dei prodotti fitosanitari).L'APAT, che ha il compito di coordinare le indagini del piano, è tenuta a raccogliere, elaborare e valutare i dati forniti dalle Regioni, e a presentare annualmente un Rapporto sui risultati. Il programma della giornata ha visto la partecipazione di rappresentanti del Ministero della Salute e del Ministero dell'Ambiente della Tutela del Territorio, quali autorità competenti in materia, e di rappresentanti dell'APAT, con competenze istituzionali nel campo.

Roma,31 maggio
Rapporto annuale sull'ecomafia e la criminalità ambientale

La presentazione del Rapporto elaborato da Legambiente è stato l'occasione per fare il punto sul ruolo che la criminalità ambientale ancora svolge nel saccheggio delle risorse naturali del nostro Paese. Come nelle precedenti edizioni il Rapporto contiene, accanto agli elaborati di Legambiente, i dati statistici relativi alle operazioni di polizia giudiziaria nell'anno 2004, svolte dall'Arma dei Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dalla Polizia di Stato, dal Corpo forestale dello Stato e da quelli delle Regioni a Statuto Speciale, dalle Capitanerie di Porto, nonché documenti tratti dall'attività di altri organismi istituzionali.

Roma, 23 maggio

"Il clima in Italia: l'elaborazione e la restituzione degli indicatori attraverso il sistema SCIA"

In Italia operano diverse reti di osservazione meteoclimatica, ed è molto sentita l'esigenza di armonizzare e standardizzare i metodi di elaborazione degli indicatori utili alla rappresentazione dello stato del clima e della sua evoluzione. Per dare una risposta a queste necessità, l'APAT, in collaborazione con l'Ufficio Generale per la Meteorologia dell'Aeronautica Militare, l'Ufficio Centrale di Ecologia Agraria e l'ARPA Emilia Romagna, ha realizzato il Sistema nazionale per la raccolta, l'elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale (SCIA). Esso è finalizzato a elaborare e mettere a disposizione degli organismi che operano in campo ambientale, di ricerca e del pubblico, gruppi di indicatori e indici climatologici derivati dalle serie temporali delle variabili misurate dalle principali reti di osservazione meteorologica presenti sul territorio standardizzata. Il sistema è aperto alla elaborazione di dati provenienti da altre fonti, in primo luogo le Agenzie regionali titolari di reti e di dati meteoclimatici significativi dal punto di vista della durata, della qualità e delle continuità delle serie storiche.

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Le spiagge italiane sul podio europeo

Le Bandiere Blu 2005 della FEE (Foundation for Environmental Education) a comuni e approdi turistici

Gli italiani, si sa, sono grandi amanti del mare e, secondo il FEE Italia, aumenta di anno in anno la cura e il rispetto per le belle spiagge della penisola.Anche per il 2005 sono state assegnate dalla Fondazione per l'Educazione Ambientale le Bandiere Blu e sono ormai numerosi i comuni rivieraschi e gli approdi turistici che lavorano nell'ottica di poter ricevere il riconoscimento europeo.

La pagella

Il primo dato incoraggiante riguarda l'aumento delle bandiere blu,che in cinque anni sono passate da 74 a 90: un risultato che mette in evidenza un sostanziale miglioramento. Tuttavia, come ha sottolineato il Ministro Matteoli, bisogna aumentare l'impegno, poiché nella classifica europea l'Italia è ancora seconda dopo la Spagna (98 bandiere blu). Tornando ai riconoscimenti assegnati alle regioni italiane, il primo posto spetta alla Liguria con 12 bandiere, seguita da Toscana, Marche e Abruzzo con 11. In coda si attestano Molise e Basilicata, con una sola bandiera.

I riconoscimenti del FEE confermano le "cinque vele" attribuite alle spiagge italiane da Legambiente: quest'ultima attribuiva la palma di regina dell'estate 2005 a Castiglione della Pescaia (fregiata anche della Bandiera Blu), mentre metteva al secondo posto della sua classifica le Cinque Terre, premiate dalla Fondazione europea con il miglior trend positivo assegnato alla Regione Liguria. Maglia nera FEE, invece, a Basilicata e Puglia, che dimostrano scarsa sensibilità ambientale, nonostante le enormi potenzialità offerte dalle loro coste.

I criteri per le Bandiere Blu

Nella valutazione delle migliori spiagge FEE premia quei comuni costieri che hanno saputo coniugare offerta turistica e ambiente. Non si tratta, quindi, di una mera valutazione della qualità delle acque, ma di un insieme di fattori che rendono agevole la balneazione e sostenibile l'offerta. Secondo i criteri internazionali, ai quali devono sottostare i comuni, il primo gradino da superare è l'assoluta qualità delle acque. Assolto tale requisito, si passa alla valutazione della perfetta funzionalità degli impianti di depurazione e all'efficienza della rete fognaria.

Come ha spiegato Giulio Marino, segretario generale del FEE, il nodo di discrimine nell'assegnazione delle Bandiere Blu è rappresentato dalla raccolta differenziata dei rifiuti,un requisito imprescindibile per l'assegnazione del riconoscimento, che in molti casi ha messo fuori gara molti comuni. Fra i tanti elementi che concorrono ad una positiva valutazione del comune rivierasco vi sono la tutela dell'arredo urbano, stabilimenti custoditi e curati, centri di educazione ambientale per scuole e giovani, agevolazioni per i portatori di handicap, efficienza delle strutture ricettive, sanitarie e informative.

Non solo spiagge,ma anche approdi di eccellenza

La Bandiere Blu premiano anche la portualità turistica, in collaborazione con Assonat ed Assoapprodi, associazioni di Federnautica. La palma questa volta va al Friuli Venezia Giulia con ben 11 bandiere (tra le quali spiccano tre località a Lignano), seguita dalla Liguria con 8 e dalla Sardegna con 7.

L'attenzione per l'ambiente è ormai parte integrante della cultura di chi opera nella portualità turistica. Come ha sottolineato Claudio Mazza, responsabile della Commissione di Valutazione Approdi, il porto è l'unico elemento di contatto diretto con i diportisti. Il FEE ha promosso una campagna per l'adozione di un codice di condotta e chi sottoscrive l'impegno a seguire tale norma può fregiarsi di una bandiera blu personale da esporre sull'imbarcazione.

La sensibilizzazione del FEE in questo contesto è ancora agli inizi, ma vedere che nuove strutture portuali in fase di progettazione tengono conto delle Bandiere Blu è un grosso motivo di soddisfazione per la Fondazione.

L'impegno del Ministero dell'Ambiente

"L'aumento dei riconoscimenti europei significa non solo che in questi anni, come amministrazione centrale, abbiamo lavorato bene nell'opera di risanamento e tutela del nostro patrimonio marino, ma che anche i comuni sono diventati più sensibili ai temi legati all'ambiente" ha detto il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli, intervenendo alla consegna delle Bandiere Blu 2005.

Il Ministro si è dichiarato attento soprattutto alle esigenze dei piccoli comuni, che vedono aumentare in modo considerevole la popolazione dalla stagione invernale a quella estiva, passando da poche centinaia a migliaia di turisti. Una condizione che apporta vantaggi economici, ma crea anche nuove esigenze. Attualmente è in discussione al Parlamento una legge per i piccoli comuni e il Governo è impegnato a trovare un punto d'incontro per le loro esigenze, unitamente a nuove risorse. Il Ministro si è reso disponibile a studiare un percorso comune e presentarlo.

Diversi i fronti di intervento coordinati dal Ministero per garantire la salute del mare. l'Italia è l'unico paese che può vantare un monitoraggio continuo della qualità delle acque marino-costiere, attuato d'intesa con le Regioni e prorogato fino al 2006. Da ricordare anche il programma di eco-gestione sul ciclo integrato delle acque, per combattere gli scarichi urbani non depurati; Una rete d'eccellenza è costituita dalle aree protette e dai parchi marino-costieri. Sono aumentati i controlli ambientali grazie al lavoro dei Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente: l'operazione "Mare Pulito", ricordata dal gen.Vacca, ha portato ad effettuare controlli in 546 comuni, in particolare su depuratori e discariche,e ha riscontrato un miglioramento nei livelli di conformità. I mari italiani sono più al sicuro in caso incidenti ambientali: 71 unità navali antinquinamento battono le coste e sono pronte a intervenire ad ogni emergenza.

Un lavoro a più mani

L'assegnazione delle Bandiere Blu è frutto di un lavoro di collaborazione con diversi referenti. Impor tante il contributo del Consorzio Obbligatorio Olii Usati (COOU), impegnato a difendere il mare dall'inquinamento derivante dall'olio che si fissa sulla superficie marina; vi sono, inoltre, le 60 "isole del porto" dislocate in Italia, punti raccolta ecologici per la raccolta degli olii usati.

Il COBAT ha illustrato l'impegno di andare a rastrellare nel prossimo anno i fondali marini della penisola, dopo la scoperta di 2 tonnellate di pile esauste nelle profondità delle coste siracusane. Trenitalia è al fianco della FEE nel promuovere il treno come energia pulita, aumentando per l'estate le tratte dirette alle località costiere e nuovi sconti per le famiglie.

Il FEE annovera anche la collaborazione del Ministero delle Attività Produttive, del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, dell'APAT, dell'ENEA, dei sindacati balneari SIBConfcommercio e FIBA-Confesercenti. Inoltre, le procedure di assegnazione della Bandiera Blu hanno seguito l'iter di Gestione della Qualità, ottenendo l'attestazione di idoneità della FEE con la certificazione UNI EN 9001-2000.

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Non solo sabbia e mare…

Il Convegno ICRAM sulla salute delle nostre acque

"Mare e qualità ambientale: percorsi conoscitivi nella gestione delle piattaforme offshore, ripascimento e attività di bonifica"; questo il titolo e gli argomenti trattati nel Convegno ICRAM tenutosi dal 16 al 18 maggio scorso a Roma, articolato in tre giornate ed al quale hanno partecipato, oltre al Presidente dell'ICRAM Folco Quilici e al Direttore Anna Maria Cicero, il Capo di Gabinetto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, Paolo Togni, i Direttori Generali del Ministero dell'Ambiente, Agricola, Mosconi e Cosentino, il Direttore Generale dell'APAT Giorgio Cesari, rappresentanti del Comando delle Capitanerie di Porto, dell'Eni, dell'Università e di altre Istituzioni e aziende private impegnate nella salvaguardia delle nostre acque.

"Facciamo severi controlli perché le piattaforme offshore per l'estrazione degli idrocarburi non inquinino il nostro mare", ha esordito Folco Quilici all'apertura della prima giornata del Convegno; sono state stimate in tutto 118 piattaforme offshore, 107 per il gas in massima parte concentrate nel nord e medio Adriatico e 11 di greggio operanti nel medio-basso Adriatico e nel canale di Sicilia. Un vero e proprio "arcipelago d'acciaio" sommerso nei nostri mari, inizialmente visto come un nemico per l'ambiente marino circostante, oggi rivalutato anche dai più scettici, come lo stesso Quilici: "Negli anni "70 andai con le peggiori intenzioni e invece rimasi sorpreso dal fatto che sotto c'è un' "enorme quantità di vita". Le prospettive future riguardano lo smantellamento di queste piattaforme al termine del loro ciclo produttivo, ma si sta studiando anche un loro possibile riutilizzo; esse possono infatti trasformarsi in barriere artificiali di ripopolamento della fauna marina, in centri di monitoraggio ambientale o addirittura in parchi eolici per la produzione di energia alternativa.

L'intervento del Direttore dell'APAT, Giorgio Cesari, ha illustrato le attività del Dipartimento Tutela delle Acque Interne e Marine dell'Agenzia, che riguardano la tutela, il risanamento e la gestione del patrimonio idrico nazionale, nonché la raccolta e gestione di dati in raccordo con il Sistema delle Agenzie Ambientali e con gli organismi internazionali competenti in questo settore, di supporto al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio per attività che riguardano i criteri di gestione delle acque. In particolare Cesari ha sottolineato l'importanza del Servizio Mareografico, di Difesa delle Coste e della Laguna di Venezia, i cui studi e rilevamenti, nell'ambito del Dipartimento, contribuiscono alla realizzazione di una corretta gestione del patrimonio idrico e la continua e costante collaborazione con ICRAM.

La seconda giornata del Convegno, dedicata al delicato problema dei ripascimenti, cioè dell'utilizzo dei sedimenti per ricostruire le spiagge, si è aperta con le dichiarazioni di Anna Maria Cicero:"Sono circa 3.500 i chilometri di spiagge sabbiose in Italia; di questi, oltre 1000 sono in fase di erosione e solo poche centinaia in fase di ripascimento; le operazioni di ricostruzione comportano impatti rilevanti non soltanto sull'ambiente ma anche sull'economia, poiché, in qualche caso, si va a modificare la morfologia del fondale marino, con ricadute sulle attività di pesca."

La giornata ha rappresentato un'occasione di confronto delle esperienze acquisite e di presentazione di proposte e strumenti operativi per le necessarie indagini ambientali in materia di ricostruzione delle spiagge; in particolare, è stato presentato dalla regione Lazio, che ne è la capofila, il progetto comunitario "Beachmed" per la gestione e la tutela delle zone costiere del Mediterraneo, i cui partner sono Francia, Spagna, le regioni greche Anatolia-Macedonia-Creta e Tracia, a cui si è recentemente aggiunto come osservatore esterno la Tunisia. Sono inoltre intervenuti esponenti dell'ICRAM, dal 1999 impegnato nella realizzazione di studi di impatto ambientale connessi alle attività di dragaggio a fini di ripascimento, esponenti universitari quali i professori La Monica e Ardizzone e operatori privati. Tra questi ultimi, si segnala l'intervento di Diego Paltrinieri, dell'Eurobuilding Spa, che ha sottolineato il sempre maggiore coinvolgimento delle aziende private non soltanto nelle opere di ripascimento ma anche nella cosiddetta gestione integrata delle aree costiere, ivi compresa la manutenzione periodica, cioè il "ricaricamento" della sabbia seguito e monitorato nel tempo: "l'intervento del mondo privato riesce ad accelerare i tempi, ad abbattere i costi ed avere situazioni di performance migliori, sull'esempio delle esperienze nord europee ma soprattutto americane".

Una "fotografia" della situazione delle spiagge italiane è stata presentata da Stefano Corsini del Servizio Difesa delle coste dell'APAT: "la Calabria è la regione con la maggior porzione di costa in erosione, insieme alla Sicilia, alla Toscana e al Lazio; queste ultime due, unitamente alla Liguria, alle Marche e all'Emilia Romagna, sono però più assidue nell'organizzarsi per gestire il fenomeno; le opere rigide, cioè mediante l'utilizzo di barriere o scogliere, realizzate prevalentemente sul litorale adriatico, hanno protetto solo in modo parziale le nostre coste e portato i fenomeni erosivi nelle aree limitrofe: si avverte la necessità del ricorso a tecniche di ripascimento più o meno protetto, compatibilmente con le condizioni locali e di una corretta progettualità, che si può esprimere solo rimanendo a livello regionale, non delegando ulteriormente a province e comuni, dove la competenza specifica non è ancora sufficientemente organizzata".

"Stiamo andando verso una produzione di onde sempre più alte, quindi avremo sempre meno sabbia", ha continuato il prof. Giovanni Battista La Monica, che ha parlato di una vera e propria "risorsa sabbia", sebbene i costi per il reperimento della sabbia a fini di ripascimento siano stati notevolmente abbattuti: "per il ripascimento di Ostia la sabbia costava 15/16 euro al m3 mentre ora, per il progetto Pontino che sta per partire, la stima è di 6,80 euro al m3. La scelta del procacciamento è caduta sul mare, poiché via terra comportava costi decisamente superiori (21 euro al m3 contro i 7 via mare) e trasporti più difficoltosi, per cui alla fine alla provincia occorreva ricostruire tutte le strade"."Occorre sfatare la credenza che sotto il mare ci sia la "sabbia" ha affermato ancora La Monica ; "c'è fango, sotto il quale bisogna andare a cercare la sabbia, essendo questa un dono dell'ultima glaciazione". Trovare un deposito di sabbia non è affatto facile: ad esempio ad Anzio ne venne rinvenuto uno piuttosto ingente, ma poi le difficoltà si susseguirono per la vicinanza di un poligono di tiro, di una secca e di un cavo elettrico.

La giornata conclusiva, dedicata ai siti di bonifica di interesse nazionale, ha visto la partecipazione del Ministro Matteoli. "In Italia abbiamo 8000 km coste di cui il 57% alte e rocciose e il 43% di litorale sabbioso: questo un punto di riferimento certo sotto l'aspetto paesaggistico produttivo e soprattutto culturale. L'incomparabile bellezza delle nostre spiagge è meta di milioni di turisti provenienti da ogni angolo del pianeta, così come le attività artigianali, commerciali ed industriali rappresentano una fonte di reddito e di sviluppo per il nostro tessuto sociale, ed in particolare per il Sud. L'acquisto da parte dello Stato della spiaggia di Budelli in Sardegna contribuirà a salvaguardare l'integrità di quelle aree marine e costiere, aiutando l'industria e l'imprenditoria a svilupparsi parallelamente al miglioramento della qualità dell'ambiente".
L'industria del petrolio e del gas, ha proseguito il Ministro Matteoli, ha affinato sempre più le tecniche di sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi in ambiente marino, che necessariamente deve armonizzarsi con le regolamentazioni specifiche di salvaguardia ambientale. Il Ministero dell'Ambiente ha da sempre conferito grande importanza alle azioni di controllo ambientale delle attività di produzione da piattaforme off-shore, ribadendo la necessità di eseguire un monitoraggio specifico finalizzato "alla verifica dell'assenza di pericoli per le acque e per gli ecosistemi acquatici". Dal Decreto del Ministero dell'Ambiente del luglio1994, che lo stesso Matteoli firmò come Responsabile del Dicastero dell'Ambiente, iniziò ad essere regolamentata l'attività in mare degli scarichi di acque di strato da piattaforme off-shore. "Negli ultimi anni il problema sempre più pressante dell'erosione dei litorali ha portato l'Italia alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento di sabbia. In tale contesto si è recentemente affermato l'utilizzo di sabbie marine provenienti da depositi sabbiosi sommersi, presenti lungo i fondali delle nostre coste e messi in posto nel passato geologico, quando il livello del mare era più basso dell'attuale. Sebbene il prelievo di queste sabbie non influenzi la dinamica in ambito costiero, questo può comportare però una serie di effetti sull'ambiente, sulla morfologia del fondo, sulle caratteristiche dei sedimenti e sugli organismi che li popolano".
Il dragaggio delle sabbie a fini di ripascimento, sottolinea il Ministro Matteoli,deve essere accompagnato da uno studio di compatibilità ambientale per valutare,caso per caso,la possibilità dello sfruttamento dei giacimenti sabbiosi, e successivamente per monitorare gli effetti sia delle attività estrattive sull'ambiente marino sia, altrettanto importante, di refluimento lungo la costa. "Per ciò che concerne i temi inerenti il Programma nazionale di bonifica e di ripristino ambientale, la politica di questo Ministero ha sempre ricercato un punto di equilibrio tra le necessarie azioni di risanamento, politiche di sviluppo,aspetti sociali e produttivi, in particolare la bonifica, delle 24 aree marine e salmastre incluse nei siti di interesse nazionale, tra cui Livorno, Porto Marghera, Priolo".

A conclusione di queste tre giornate, dalle quali è emerso che per la salvaguardia e la ricostruzione dei nostri litorali molto è stato fatto, in ambito sia nazionale sia comunitario,ma che molto bisogna ancora fare, sembra utile ricordare la massima di La Rochefocault, citata durante il Convegno e su cui tutti hanno convenuto: " non si può comandare la natura, bisogna obbedirle".

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In difesa della biodiversità

Presentati a Spello i risultati del progetto "Propagazione di specie di particolare valore ecologico dell'Appennino Umbro-Marchigiano"

Il convegno

Più di 100 persone provenienti principalmente da Marche,Umbria e Lazio ma anche da Veneto, Lombardia e Sicilia, hanno partecipato il 19 aprile alla presentazione a Spello dei risultati del progetto "Propagazione di specie di particolare valore ecologico dell'Appennino Umbro- Marchigiano". A dimostrazione dell'interesse diffuso per l'argomento, il pubblico rappresentava il mondo della ricerca; delle amministrazioni locali (regionali, provinciali, comunità montane, ecc.); del Sistema agenziale (APAT e agenzie regionali/ provinciali); delle aree protette; delle ONG, dei professionisti privati, del Corpo Forestale dello Stato, del Ministero dell'Ambiente e Tutela Territorio e dell'insegnamento. Presenti il Sindaco di Spello, il Direttore Generale e il Direttore del Dipartimento Difesa della Natura dell'APAT, i Direttori di ARPA Umbria, ARPA Marche, ARTA Abruzzo e il rappresentante della Federazione degli Agronomi e Forestali dell'Umbria. La componente storico-artistica non è stata trascurata: per interessamento del Sindaco Sandro Vitali, i partecipanti all'incontro hanno ammirato gli affreschi del Pinturicchio nella chiesa di Santa Maria Maggiore, nonché il Palazzo Comunale del XIII secolo. Proprio in quest'ultimo si è tenuto il convegno e precisamente nella sala dell'Editto, che contiene, scolpito in marmo, il documento del IV secolo con cui l'imperatore Costantino proclamò Santuario Federale la colonia Iulia Hispellum e trasformò, così, la cittadina nel centro più importante della religiosità umbra. L'incontro è stato ripreso dalla RAI 3/Umbria che, in giornata, ha trasmesso brani delle interviste realizzate durante lo svolgimento del seminario.

Il perché di questo progetto

È convinzione generalizzata che la difesa della ricchezza floristica e della biodiversità debba necessariamente passare attraverso la conoscenza di tecniche di moltiplicazione. Un ripristino ambientale fatto con poche specie, di solito quelle di facile propagazione in vivaio, banalizza il paesaggio e toglie diversità a livello di specie. L'obiettivo principale della ricerca condotta è stato quello di favorire la conoscenza di alcune specie vegetali tipiche dell'Italia centrale tra le meno note a livello scientifico, tutte di rilevante valore ecologico per l'Appennino umbro-marchigiano. In particolare sono stati studiati gli aspetti ecofisiologici della germinazione e, per molte di esse, l'allevamento in vivaio dei semenzali perché le informazioni al riguardo sono davvero scarse. Sono state scelte per lo studio le seguenti specie: Amelanchier ovalis, Berberis vulgaris, Carpinus orientalis, Colutea arborescens, Cotinus coggygria, Genista radiata, Rhamnus alpinus, Rhamnus saxatilis, Ribes multiflorum e Ribes uva-crispa. Lo studio delle piante esaminate e, più in generale, degli arbusti del territorio umbro-marchigiano, assume notevole importanza perché favorisce l'impiego di specie o ecotipi locali nel recupero e nella riqualificazione di ambienti degradati dall'azione antropica; potenzia gli aspetti estetico- ornamentali del paesaggio naturale ed antropico; considera lo studio di vegetali considerati rari, minacciati di estinzione o di particolare valore fitogeografico; rende possibile l'impiego nel settore del verde ornamentale pubblico e privato di alcune specie poco note; evidenzia l'importanza che queste specie rivestono nei confronti delle zoocenosi. L'interesse circa queste specie deriva specialmente dalle loro caratteristiche ecologiche: si tratta prevalentemente di specie pioniere, consolidatici, spesso ornamentali o di spiccato valore per l'avifauna, che colonizzano ambienti aridi o resi degradati.

Chi ha lavorato al progetto

Attento al proprio patrimonio floristico, il Parco Monte Cucco ha proposto all'APAT lo studio sulla propagazione di specie di particolare valore ecologico dell'Appennino umbro-marchigiano. APAT ha risposto finanziando una ricerca di un anno a cui hanno partecipato attivamente numerosi operatori dell'area, comprese l'ARPA Marche e l'ARPA Umbria, coordinati da Antonio Brunori. La Cooperativa Diàntene, incaricata dal Parco del Monte Cucco, è stato il soggetto capofila e attuatore che ha coinvolto per l'indagine alcune figure professionali che hanno curato l'identificazione in campo delle piante, condotto la ricerca bibliografica necessaria al lavoro di laboratorio, svolto la pianificazione e l'esecuzione degli esperimenti, effettuato la supervisione dei risultati e la stesura della discussione, fornito la documentazione fotografica. La Umbraflor srl – Azienda Vivaistica Regionale, ha seguito l'allevamento dei semenzali in vivaio. La sinergia tra numerosi attori, diversi ma complementari nelle loro funzioni, è stata fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi del progetto.

I risultati

Le ricerche hanno evidenziato la complessità che presenta la propagazione di piante evolute in ambienti difficili. È evidente che è necessaria un'alleanza e che l'uomo deve cercare di soddisfare la richieste di queste specie se le vuole impiegare nelle proprie opere. Dai risultati ottenuti è emerso il fatto che molto spesso sono richiesti non facili trattamenti di pre-semina o, addirittura, combinazioni di trattamenti di diverso tipo, per rimuovere dormienze talvolta molto complesse. Di conseguenza, volendo produrre semenzali di particolare pregio naturalistico, emerge la necessità di ottimizzare le procedure di vivaio predisponendo ambienti dove sia possibile pretrattare i semi dormienti e dove stimolare la germinazione una volta rimossa la dormienza. I risultati conseguiti sono stati presentati nel volume "Propagazione di specie di particolare valore ecologico dell'Appennino Umbro- Marchigiano", a cura dell'APAT. Sono stati tratti dopo un anno di lavoro e non possiedono il peso di indicazioni definitive ma, se non sono in grado di dettare regole, consentono di fornire molte informazioni. Sono state individuati, in molti casi, i tipi di dormienza presenti, il modo per rimuoverle, possibili sistemi di allevamento: tutto ciò costituisce un punto di partenza per successive verifiche e miglioramenti.

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Rinaturalizzare aree degradate nel rispetto dell'ecosistema

Intervista a Raul Ridolfi, direttore Assocave Umbria

L'Asso-Cave Umbria è un'associazione nata nell'autunno del 1993 per rappresentare gli operatori umbri del servizio estrattivo (cave e torbiere) a livello regionale, valorizzando la categoria sul piano tecnico, economico e industriale. Attualmente sono una cinquantina gli imprenditori e i rappresentati delle imprese operanti nell'ambito dell'Umbria esercenti la coltivazione di ogni tipo di cava. Asso-Cave Umbria è aderente della Federcave.

Perchè avete così caldamente appoggiato l'APAT per questo progetto?

I risultati del progetto dell'APAT rivestono per la categoria degli imprenditori e cavatori umbri, una grande importanza al fine di capire quali siano le specie utilizzabili con successo nel recupero delle cave.
Nel recupero di un'area degradata l'obiettivo principale che ci si pone è quello di rinaturalizzare la zona in breve tempo, mantenendo bassi i costi e cercando di ottenere un risultato che sia durevole nel tempo, quindi con buon attecchimento.Al momento dell'acquisto, pertanto, richiederemo al vivaio specie che attecchiscano con facilità anche in ambienti particolarmente avversi e che forniscano in breve tempo una buona copertura. I vivai, però, spesso offrono una scelta limitata e talvolta le specie possono essere non del tutto adatte al nostro territorio, cosa che porta ad una scarsa corrispondenza tra attitudini attese e quelle riscontrate realmente nell'utilizzo delle specie acquistate. Grazie al progetto finanziato dall'APAT è stata approfondita la conoscenza su dieci specie vegetali autoctone dell'appennino umbromarchigiano. Queste specie oggetto di indagine hanno come prerogativa principale quella di essere pioniere e quindi in grado di colonizzare ambienti degradati da cause sia naturali sia antropiche (come le cave). Nel concreto il progetto ci darà la possibilità di utilizzare, per il recupero di aree degradate, specie autoctone che in quanto tali daranno una maggiore garanzia nel conseguimento dei risultati attesi contribuendo, contemporaneamente all'aumento della biodiversità e alla conservazione degli ecosistemi naturali. Ricordo che non esiste obbligo nei capitolati speciali d'appalto di rinaturalizzazione di utilizzo di specie autoctone e quindi noi lo facciamo per nostra precisa volontà.

Assocave collaborerebbe in altri progetti proposti da APAT?

Assocave è sicuramente disponibile a sostenere gli sviluppi futuri del progetto, mettendo a disposizione le nostre cave, e garantendo l'utilizzazione delle specie autoctone studiate. Al tempo stesso, però ha la speranza di essere appoggiata con maggiore chiarezza da parte delle amministrazioni locali. Queste, infatti dovrebbero sostenere maggiormente chi, come Assocave, si preoccupa autonomamente del mantenimento e della valorizzazione della biodiversità nel nostro territorio. Proporrei anche maggiore apertura per i lavori di ripristino in ambito di Parchi, perchè noi possiamo contribuire a fare lavori in sintonia con gli obiettivi del progetto APAT.

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Sostenere la produzione di ecotipi locali e piante pioniere

Intervista a Moreno Moraldi, direttore di Umbraflor srl, Azienda Vivaistica Regionale

UmbraFlor s.r.l. ha avviato la sua attività nel 2001, su iniziativa della Regione dell'Umbria e del Comune di Gubbio, con la creazione di un'azienda che ha associato l'esperienza e la qualità produttiva del vivaio regionale di Gubbio. È una grande realtà di produzione vivaistica in Umbria ed una delle più importanti d'Italia al servizio dello sviluppo economico, della promozione dell'ambiente e della tutela della biodiversità.

Perchè Umbraflor, Azienda Vivaistica Regionale, ha voluto partecipare a un progetto sulla propagazione di specie di cui si sente parlare piuttosto poco?

UmbraFlor ha una tradizione nella produzione di piante di nicchia, essendo nata dalla fusione di due vivai forestali (‘Il Castellaccio' di Spello e ‘La Torraccia' di Gubbio). Ambedue i vivai hanno prodotto nel passato piante per il ripristino ambientale, anche se in quantità limitate.

Qual'è la posizione del vivaismo,sia pubblico sia privato,rispetto alla produzione di alberi e arbusti particolarmente difficili da propagare?

Le piante difficili da propagare comportano per qualsiasi vivaista oneri di produzione che non possono essere compensati con i limitati sbocchi di mercato di queste specie. È per questo che in quasi tutti i vivai abbondano sempre le solite piante. Queste sono facili da moltiplicare e se ne possono produrre grandi numeri con forti economie di scala.

È ipotizzabile che le amministrazioni regionali possano contribuire ad eventuali spese derivanti dagli elevati costi di produzione di alcune specie di elevato valore ecologico?

È fondamentale ed indispensabile per i vivaisti, che si impegnano a produrre piante di nicchia, con elevati costi di produzione, poter attingere a forme di incentivazione che compensino la differenza fra i costi complessivi da affrontare ed i ricavi. Gli incentivi possono essere sotto forma di progetti specifici, certezza della vendita ad un prezzo prefissato delle piante destinate ad un progetto (le piante di una determinata zona difficilmente troverebbero sbocco di mercato a livello nazionale e per questo si riducono le probabilità di essere vendute se viene meno il progetto che ha dato l'avvio alla produzione).

È ipotizzabile che le amministrazioni regionali possano contribuire al recupero di aree degradate (cave ed altro) dati gli alti costi di produzione di alcune specie di elevato valore ecologico?

Le Amministrazioni regionali possono decidere se finanziare con denaro pubblico il ripristino dei danni arrecati all'ambiente o se obbligare chi ha provocato il danno a ripristinare le condizioni precedenti, come sembrerebbe più ovvio. È importante che il ripristino sia effettuato con specie di elevato valore ecologico ed è importante che questo obbligo sia ben chiaro e delineato verso chi ha la responsabilità dei controlli.

Che o come fare per aumentare la diffusione di ecotipi locali di specie pioniere importanti?

Bisogna parlarne sempre di più in convegni, incontri ed altre occasioni divulgative, affinché più persone possibili prendano coscienza del problema. Aumentando la sensibilità verso gli ecotipi locali, soprattutto a livello dei liberi professionisti e dei progettisti, potrà manifestarsi una maggior richiesta di mercato di queste piante. Una maggior richiesta di mercato consentirebbe ai vivaisti di lavorare sui "grossi numeri", abbassando i costi di produzione e facendo intravedere, così, al vivaista la possibilità di margini di guadagno e di convenienza a produrre gli ecotipi locali e le piante pioniere.

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Palermo: laboratori a confronto

Le attività di laboratorio delle agenzie ambientali

Il 5 e 6 maggio si è svolto a Palermo il primo Convegno Nazionale delle Agenzie Ambientali dedicato alle attività di laboratori dei Dipartimenti Provinciali.

Il convegno, organizzato da ARPA Sicilia in collaborazione con APAT ed ARPA Toscana, è stato dedicato ad un ampio ed approfondito confronto sul controllo e monitoraggio ambientale, uno dei fondamentali compiti attribuiti al Sistema agenziale. Durante le due giornate di lavoro, suddivise in aree tematiche bonifiche e rifiuti, emissioni, acque, alimenti e tecniche analitiche, si sono alternati, nella presentazione di trenta comunicazioni orali, relatori dell'intero sistema APAT/ARPA/APPA, del mondo accademico, dell'amministrazione regionale, della Procura della Repubblica e dell'Istituto Superiore di Sanità. Ad arricchire la manifestazione più di venti poster, che sintetizzando altrettanto relazioni, hanno consentito di ampliare le informazioni utilizzando differenti modalità comunicative.

La centralità dei temi affrontati ha portato oltre 270 addetti ai lavori ad ascoltare con interesse tutte le esperienze laboratoriali presentate dai relatori, ma a potenziare il successo della manifestazione è stato anche l'interesse manifestato dagli esponenti degli organi politico-istituzionali presenti che hanno potuto in questa occasione ben comprendere come i controlli, quali strumento di verifica di conformità dei diversi parametri di misura dello stato dell'ambiente insieme al monitoraggio, finalizzato al rilevamento costante dei fenomeni ambientali, costituiscono la base della "conoscenza" necessaria per potere intraprendere qualunque azione di tutela, prevenzione e protezione ambientale.

Funzione di controllo che, come rappresentato durante i lavori del convegno, si è evoluta nel tempo abbandonando la valenza esclusivamente repressiva per assumere il valore di strumento di prevenzione, di risanamento dell'ambiente e di protezione degli ecosistemi e della salute. Con questa chiave di lettura il monitoraggio, i controlli e gli aspetti ambientali legati agli ecosistemi, consentono di sviluppare a trecentosessanta gradi un "nuovo approccio", che partendo dalla dimensione micro della singola struttura, consente di passare alla "valutazione d'insieme" di tipo amministrativo, socio-economico, infrastrutturale e ambientale su scala globale.

Questa "sfida" lanciata dal convegno di Palermo deve obbligatoriamente passare attraverso il ruolo primario dei laboratori quali "sorgente di alimentazione" dei dati necessarie alle politiche di governo. In tal senso le relazioni presentate si inseriscono perfettamente nella logica di un sistema che per assicurare lo sviluppo di idonei strumenti cognitivi e legislativi per la tutela dell'ambiente, richiede un'intensa e complessa attività analitica. Per quanto concerne tale aspetto la rete delle Agenzie Ambientali, con i progetti sviluppati nell'ambito della legge 93/01, ha senz'altro raggiunto obiettivi di livello sia in termini qualitativi sia in termini di omogeneità delle misure ambientali a livello nazionale.

I laboratori nazionali di riferimento, l'effettuazione di misure riferibili ai campioni nazionali la partecipazione ai circuiti interlaboratorio, le numerose iniziative di formazione organizzate tra Agenzie, sono soltanto alcuni esempi a testimonianza della mole di lavoro effettuata durante questo primo anno di attività dei progetti.

Questo stesso convegno è frutto delle attività promosse nell'ambito della linea progettuale 4a della legge 93/01 "Avvio della realizzazione dei primi nodi della rete nazionale dei laboratori di riferimento per l'analisi di diossine, PCB, e IPA". Il lavori del convegno hanno ampiamente rappresentato il notevole sforzo analitico prodotto, cui tuttavia necessariamente deve accompagnarsi il costante miglioramento delle condizioni tecniche ed operative in grado di garantire la comparabilità dei dati ambientali. Ciò è evidenziato dal fatto che spesso sulla base dei dati analoghi a quelli presentati vengono prese decisioni di grande impatto pubblico quali ad esempio il blocco del traffico, la bonifica di un'area o la pianificazione di interventi di risanamento. In questo quadro il consolidamento e l'ampliamento della rete di laboratori nazionali di riferimento sembra essere il giusto percorso per la messa a punto di metodi analitici comuni a tutti i laboratori della rete, e per l'armonizzazione delle attività di controllo e monitoraggio. Tali laboratori costituiscono inoltre un punto di riferimento per l'APAT e allo stesso tempo costituiscono un punto di riferimento per il sistema agenziale a supporto analitico in caso di necessità o per analisi complesse.

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ARPA/APPA

ARPA Liguria

I risultati di uno studio commissionato dalla Regione Liguria all'ARPAL sono stati oggetto di un articolo del "Marine Pollution Bullettin", prestigiosa rivista statunitense on line che si occupa di inquinamento marino, intitolato "Heavy metals in surficial coastal sediments of the Ligurian Sea". Questa ricerca è stata effettuata negli anni 1999-2000 sui sedimenti marini di tutta la costa ligure, con 25 stazioni di prelievo fra le località di Capo Mor tola e di Marinella. Nel 2003, le colonne della rivista americana avevano già ospitato questo progetto dell'Agenzia ambientale sulla par te relativa alla presenza degli idrocarburi policiclici aromatici nei fondali marini liguri.

ARPA Lombardia

Da qualche settimana è operativa a Bergamo la stazione di registrazione sismica che ARPA Lombardia, Università di Bergamo e CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) hanno avviato presso il complesso monumentale di S. Agostino dell'ateneo orobico. La stazione di registrazione, la prima della nascente rete di monitoraggio che fa capo all'Agenzia Regionale per l'Ambiente lombarda, ha la peculiarità di registrare anche la più piccola scossa sismica, di controllare 24 ore su 24 l'area urbana e suburbana di Bergamo e di consentirne la cosiddetta "zonazione microsismica". Si tratta della possibilità di analizzare i differenti comportamenti degli edifici sottoposti allo stress da sisma, che cambia in base al tipo di terreno su cui sono costruiti. La rete appena inaugurata punta a rappresentare un riferimento regionale per l'osservazione sismica, anche nell'ottica di ridurre gli impatti dei terremoti sul territorio lombardo. Gli esper ti dell'Arpa hanno sottolineato l'impor tanza di tenere costantemente sotto controllo le diverse zone anche se, nello specifico, la Lombardia è una delle regioni d'Italia a minor rischio sismico, ma, come si è riscontrato con il terremoto di novembre 2004, comunque sempre a rischio.

ARPA Veneto

Il 5 Maggio 2005 scorso l'ARPAV ha dedicato la mattinata al tema delle Polveri sottili: aspetti ambientali e sanitari. La 22a giornata di informazione e formazione, organizzata dall'Agenzia regionale ha avuto come obiettivo principale, informare sull'importanza ambientale e sanitaria dei rilevamenti: i progetti in corso nell'agenzia, aggiornare sulla situazione in Veneto riguardo alle rilevazioni del PM10, analizzare gli andamenti delle polveri negli ultimi anni e la valutazione degli aspetti a breve termine sulla salute nello studio nazionale MISA II. In par ticolare sono stati trattati gli aspetti relativi all'inquinamento da polveri fini ed effetti cardiopolmonari e lo stato di salute ed i suoi determinanti nei Paesi industrializzati.

ARPA Sicilia

L'ARPA Sicilia, tra gli sponsor istituzionali di EcoVision, 1° Festival internazionale di Cinema ed Ambiente, presenta tra le iniziative culturali inserite all' interno della manifestazione, il volume sulla Sicilia ed il cinema dal titolo "Idea di un' Isola, viaggio cinematografico nell'ambiente naturale e culturale della Sicilia" a cura di Stefano Beccastrini, autore di testi di ARPAToscana. Il volume, 300 pagine a colori edito dall' editore Aska nella collana "Viaggio in Italia", sarà presentato presso il Noviziato dei Crociferi in via Butera alle ore 11, presente l' autore, il regista palermitano Roberto Andò ed il direttore di ARPA Sicilia Sergio Marino. Si tratta del quar to volume su regioni e città che va ad arricchire una collana nata sull'onda del Grand Tour settecentesco in voga presso i viaggiatori stranieri, viaggio che por tò il poeta Goethe, come è noto, alla scoperta del meridione d'Italia, luogo dello spirito e della cultura, la terra "dove fioriscono i limoni". Così il regista Roberto Andò presenta il volume: "E qui inevitabilmente questo viaggio nell'isola attraverso il cinema si fa anche strumento prezioso e direi inesorabile per censire, attraverso quella peculiare memoria dei luoghi che i film loro malgrado finiscono per divenire, il ver tiginoso disastro ambientale e morale - per fortuna non definitivo o del tutto compiuto - che come una ragnatela si è in Sicilia tessuto in questo scorcio di secolo". Un libro denuncia, dunque, ma anche una intelligente guida ecoturistica per condurre il visitatore ad una lettura completa del paesaggio naturale e culturale. Il volume sarà veicolato dall' Agenzia nelle scuole, biblioteche ed associazioni culturali siciliane.

ARPA Piemonte

"Dalla valutazione alla previsione dei rischi naturali" è il titolo del convegno che si terrà il 22 giugno prossimo a Torino, in corso Stati Uniti 23. Gli effetti sull'ambiente antropico dei fenomeni naturali, manifestatisi con elevata frequenza negli ultimi decenni, hanno reso sempre più urgente la necessità di affinare la conoscenza di tali processi valutandone l'impatto sulla vulnerabilità del territorio. La giornata si propone di fornire un quadro delle attività che Arpa Piemonte svolge oggi in questo campo, focalizzando l'attenzione sugli aspetti conoscitivi e previsionali legati alle procedure di allertamento. Una tavola rotonda condotta dal Direttore Generale dell'Arpa Piemonte, cui par teciperanno esponenti di rilievo delle istituzioni e del mondo professionali, cercherà di rispondere alla richiesta di "previsione dell'imprevedibile" e di precisare meglio ruoli e responsabilità di chi a vario titolo si occupa di calamità naturali. Sarà anche l'occasione per presentare e distribuire a tutti i presenti una pubblicazione realizzata da Arpa, che si propone come punto di riferimento nello studio della valutazione e previsione dei fenomeni di dissesto e dei precursori meteorologici fornendo gli elementi necessari per la gestione del territorio.

ARPA Campania

Sono partite da parte dell'ARPAC le attività di monitoraggio del sistema di gestione integrata rifiuti della Regione Campania. È disponibile in linea la documentazione utile ai Comuni e ai Consorzi per la compilazione delle schede di rilevamento.Nel corso di questi anni la preziosa collaborazione offer ta dai Comuni della Campania ha consentito di definire serie storiche complete (per gli anni 2000, 2001, 2002, 2003) costituendo un'utile base tecnica per l'applicazione delle nuove forme di tariffazione, oltre che un valido strumento per tutti i reporting e le richieste dati provenienti da diversi Enti, quali l'APAT per la redazione dei Rapporti Rifiuti 2003 e 2004 ed il Commissariato di Governo. Quest'anno in sinergia con gli altri Enti che in Campania svolgono attività connesse al monitoraggio quali-quantitativo dei flussi del sistema di gestione integrata rifiuti della Regione Campania è stata concordata un scheda di raccolta dati unica, finalizzata alla semplificazione della compilazione da par te dei Comuni e dei Consorzi.

ARPA Emilia Romagna

Si è tenuto il 26 e 27 maggio, a Bologna, un corso di formazione nazionale Applicazione dei test di mutagenesi al monitoraggio ambientale. Le sostanze mutageno/cancerogene immesse nell'ambiente sono in costante aumento (es. benzene nell'aria, sostanze organoclorurate nelle acque ecc.) in concomitanza con l'aumento di patologie correlate (tumori, allergie, sindromi autoimmuni ecc.). La ricerca in matrici ambientali di sostanze mutagene, e quindi potenzialmente cancerogene, attraverso l'utilizzo di test di mutagenesi, e l'analisi del rischio derivante dall'esposizione a tali sostanze per tutto l'ecosistema sono sempre più necessarie. Queste attività rientrano nell'ambito della disciplina definita mutagenesi ambientale che, mediante l'utilizzo di bioindicatori, verifica la presenza di danni al Dna e di mutazioni indotte da sostanze presenti nell'ambiente, singolarmente o in miscele. Gli obiettivi del corso sono: illustrare le conoscenze di base della mutazione e della mutagenesi ambientale, fornire una selezione di test di mutagenesi a breve termine fra quelli standardizzati e più interessanti per lo studio della eco-genotossicità e offrire una panoramica di applicazioni tramite esperienze di monitoraggio già effettuate. Attraverso la diffusione di queste conoscenze su tutto il territorio nazionale, ci si propone di stimolare l'avvio di nuclei operativi nelle Agenzie ambientali per realizzare una rete nazionale di dati, estendendo l'esperienza positiva consolidata delle Agenzie dell'Emilia- Romagna e del Piemonte. Il corso è a pagamento. Per informazioni e iscrizioni: www.arpa.emr.it/parma/cor somutag

ARPA Umbria

Progetto per la gestione piano regionale della qualità dell'aria. Il Piano Regionale di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell'Aria, recentemente approvato dal Consiglio Regionale e pubblicato come supplemento straordinario al BUR n. 14 del 30/03/2005, prevede l'aggiornamento periodico dell'Inventario Regionale delle Emissioni in Atmosfera. A tal fine ARPA Umbria, su incarico della Regione, sta realizzando un progetto, della durata complessiva di 12 mesi, finalizzato all'acquisizione ed aggiornamento di tutte quelle informazioni necessarie alla verifica ed attualizzazione del piano quali l'inventario delle emissioni, l'adeguamento della rete di monitoraggio regionale, l'applicazione di valutazioni modellistiche ad aree industriali. Il progetto prevede 5 diverse fasi, meglio descritte di seguito, che si svilupperanno non in maniera sequenziale ma in parallelo. 1a fase (durata 1 mese): a valle di una propedeutica fase relativa alla progettazione esecutiva, comprensiva di valutazione dell'impegno economico per l'acquisizione di nuova strumentazione (centralina o parti di essa), si procederà con l'adeguamento della rete di monitoraggio regionale sulla base di quanto emerso dal Piano di Risanamento e dalla Zonizzazione, individuando anche il micro – posizionamento delle stazioni e inquadrando, in tale contesto, il percorso gestionale per l'adeguamento e la manutenzione della strumentazione già esistente non di proprietà ARPA. (attività: riorganizzazione rete regionale di monitoraggio sulla qualità dell'aria). 2a fase (durata 8 mesi): aggiornamento dell'inventario delle emissioni con raccolta ed inserimento dei dati delle sorgenti relativi fino all'anno 2004 ed ampliamento di tali informazioni con il catasto delle attività produttive autorizzate alle emissioni, prevedendo la disponibilità di: georeferenziazione, catalogazione dei principali inquinanti e consultazione/interrogazione via internet. (attività: aggiornamento inventario delle emissioni). 3a fase (durata 6 mesi): perfezionamento del Piano della Qualità dell'Aria con le valutazioni riguardanti le emissioni di benzene attraverso l'applicazione dei modelli e delle relative stime previsionali con conseguente estensione dell'inventario. (attività: aggiornamento del piano e della zonizzazione). 4a fase (durata 4 mesi): applicazione di modelli di diffusione per la valutazione della ricaduta al suolo degli inquinanti in situazione emissiva successiva al 1999 per le aree industriali di Gubbio, Spoleto, Conca Ternana e per le aree delle Centrali Termoelettriche di Bastardo e Pietrafitta (attività: valutazione della efficacia del Piano e suo adeguamento agli anni successivi al 1999) 5a fase (durata 2 mesi): stesura di una relazione tecnica conclusiva riguardante il lavoro svolto e i risultati ottenuti con indicazioni sulle necessità di adeguamento ed aggiornamento del Piano della qualità dell'aria della regione Umbria. Il progetto prevede anche una divulgazione dei risulta- 46 ti e dei principali aspetti dell'inquinamento atmosferico attraverso pubblicazioni (cartacee e/o elettroniche), seminari e convegni.

ARPA Umbria

Progetto monitoraggio radon nelle Scuole. ARPA Umbria ha avviato, lo scorso febbraio, una campagna di monitoraggio del gas radon in alcune scuole del territorio umbro. Il progetto, promosso dall'Agenzia e dalla Regione Umbria, con il contributo delle Ausl competenti per il territorio e delle Amministrazioni locali e con il supporto scientifico dell'Università di Perugia, ha lo scopo di effettuare un'indagine negli edifici scolastici umbri volta ad individuare, come già fatto in quasi tutto il territorio nazionale, eventuali livelli di concentrazione di radon provenienti da quei luoghi dove i bambini trascorrono molte ore della loro giornata. Gli obiettivi: la campagna consentirà una valutazione delle varie fonti di inquinamento da radon indoor, evidenziando le sorgenti prevalenti tra suolo, materiali da costruzione o altro. I risultati della campagna, oltre a consentire l'individuazione di zone con elevata probabilità di presenza di radon (D.Lgs. 241/00), potranno costituire un utile riferimento per Regione e amministrazioni comunali per future necessità normative che potrebbero nascere da un eventuale recepimento della normativa europea (Racc. 90/143/Euratom del 21/02/90). Al termine della campagna di monitoraggio, previsto per la fine del 2005, i dati raccolti saranno disponibili sul sito dell'Agenzia. Per la realizzazione della campagna è stato dapprima predisposto un questionario destinato agli Enti locali interessati e volto alla individuazione degli edifici scolastici campione di indagine.A questo, si è successivamente aggiunto un secondo questionario rivolto agli uffici tecnici competenti per la rilevazione puntuale delle caratteristiche dei singoli edifici finalizzata al posizionamento della strumentazione. La priorità nell'individuazione degli edifici campione è stata data a quelli destinati ad individui di età minore (asili nido, scuole materne ecc…), a quelli ad un piano posti a diretto contatto con il terreno e a quelli costruiti in materiale tufaceo. Una volta individuati gli edifici campione, si è proceduto alla fase di monitoraggio, con il posizionamento all'interno delle aule scolastiche di appostiti dosimetri per un periodo di circa tre mesi.

Agenzia Regionale per la protezione dell'Ambiente della Basilicata

Conoscere il territorio: Un viaggio - studio nel tempo nella città di Potenza

"Conoscere per rispettare" è la condizione per coniugare passato, presente e futuro. La possibilità di percorrere il territorio virtualmente ed approfondirne la conoscenza permette una percorribilità più consapevole e responsabile, attenta agli equilibri ambientali e culturali. La Basilicata rappresenta una delle realtà regionali più vivaci e dinamiche d'Italia. L'integrità delle risorse naturali e la varietà dei paesaggi in cui esse si sono conservate caratterizzano l'ambiente lucano. Siamo fermamente convinti che per conservare bisogna prima di tutto conoscere, e questo nostro viaggio-studio nei dintorni del capoluogo lucano vuol proprio contribuire a questo scopo. Una delle chiavi di lettura del territorio è rappresentata dalla geologia; scienza che si occupa dello studio del pianeta Terra e delle evoluzioni nel tempo del territorio. A tutti appare scontato,muovendosi nel territorio potentino, di trovarsi in un paesaggio prevalentemente montuoso e continentale. Uno sguardo più attento consente di individuare testimonianze della presenza di elementi marini. Com'è possibile trovare gusci di conchiglie in prossimità dell'agglomerato urbano?... La risposta la possiamo avere facendo un viaggio a ritroso nel tempo. Qualche milione di anni fa (circa 5), contemporaneamente alla formazione dei principali rilievi montuosi si andavano collocando bacini marini intramontani.Tra questi si inserisce anche il bacino marino di Potenza, all'interno del quale si è deposta una fauna marina le cui tracce fossili sono visibili nel circondario di Potenza. La presenza di tale fauna, costituita prevalentemente da gusci di bivalvi, è la prova macroscopica che il territorio di Potenza ospitava un ambiente di tipo marino.

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Le misurazioni del Centro Trasmittente di Radio Vaticana


Si è conclusa con la giornata del 1° febbraio 2005, l'ultima campagna di misura delle emissioni elettromagnetiche generate dalle antenne del Centro Trasmittente di Radio Vaticana in località S. Maria di Galeria, secondo quanto disposto in sede di Commissione Bilaterale il 17 giugno 2004. Gli enti coinvolti nella realizzazione della stessa, sono stati:

In ciascuna fase sono state compiute misurazioni in banda stretta, per rilevare il contributo associato a ciascuna emittente, ed in banda larga, per misurare il campo totale proveniente da tutte le emittenti presenti nell'area, incluse quelle estranee a Radio Vaticana.

Tutte le operazioni di misura sono state eseguite conformemente alla normativa tecnica (CEI 211-7) e con la strumentazione tecnologicamente più avanzata.

La campagna di misure è finalizzata alla verifica del rispetto dei limiti stabiliti dalla normativa vigente in materia, nelle condizioni espositive più critiche, per l'individuazione delle quali ci si avvale preliminarmente di una rete di monitoraggio e di sopralluoghi tecnici.

Per quanto concerne la campagna di misure in questione, i sopralluoghi tecnici hanno permesso di accertare la disponibilità all'accesso presso i dieci siti oggetto delle indagini e contemporaneamente di garantire l'assenza di nuovi punti suscettibili di esposizioni notevoli. È stato affrontato lo studio delle oltre 60 configurazioni emissive del palinsesto delle trasmissioni, in base alle quali, secondo tipologia, parametri radioelettrici, posizione delle antenne emittenti, della potenza dei trasmettitori e della direzione di emissione, sono state selezionate quelle a maggiore impatto elettromagnetico. Dalla verifica di queste ultime è stato possibile conseguentemente accertare quelle ad impatto minore. Ciascuna configurazione può durare da un minimo di otto minuti ad un massimo di quaranta, producendo quindi campi elettromagnetici estremamente variabili tra un punto e l'altro e nel tempo. Sebbene nella maggior parte dei punti in esame, i limiti di legge di campo elettrico, definiti ai fini della tutela della salute dagli effetti acuti, corrispondano a 20 o 60 V/m (secondo la frequenza), le verifiche sono eseguite sempre e comunque in riferimento all'obiettivo di qualità, definito ai fini della progressiva minimizzazione dell'esposizione ai campi elettromagnetici e pari a 6 V/m, corrispondentemente sono eseguite analoghe verifiche sul campo magnetico.

In ciascun sito, dopo un'accurata ricerca, il punto di misura scelto è quello caratterizzato dal massimo valore di campo elettromagnetico in concomitanza della configurazione a maggior impatto. L'utilizzo delle centraline installate dall'APAT presso i siti più critici, permette dal 2003 di valutare l'impatto temporale delle emissioni elettromagnetiche e consente di confermare gli orari delle configurazioni più critiche su cui effettuare le misurazioni (come evidenziato in fig.1 - vedi versione pdf di IdeAmbiente).

Conclusa la campagna di misurazioni, si proseguirà con il monitoraggio attraverso le centraline. Queste consentiranno di evidenziare qualsiasi variazione rispetto alle condizioni di emissione precedentemente verificate o estranee a Radio Vaticana.

Durante l'ultima campagna di misurazioni sono stati riscontrati i seguenti valori massimi di campo elettrico e magnetico, intesi come totale dei contributi attribuibili alle frequenze di trasmissione di Radio Vaticana, nell'ambito della configurazione a maggior impatto.

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L'esperienza dell'esercitazione internazionale di emergenza nucleare ConvEx-3 (2005)

Nei giorni 11 e 12 maggio 2005 si è svolta un'importante esercitazione internazionale di emergenza nucleare, denominata ConvEx- 3 (2005), organizzata dalla IACRNA (Inter-Agency Committee for Response to Nuclear Accidents), della quale fanno parte la IAEA (International Atomic Energy Agency), che svolge funzioni di segretariato, la EC (European Commission), la NEA/OECD (Nuclear Energy Agency of Organisation for Economic Cooperation and Development), l'OCHA (United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), la WHO (World Health Organisation) e WMO (World Meteorological Organisation).

L'esercitazione ha visto la partecipazione, oltre che delle succitate organizzazioni, di circa 60 Stati membri della IAEA, tra cui l'Italia. L'esercitazione ha assunto come riferimento un incidente presso la centrale nucleare di Cernavoda, localizzata in Romania, ed ha avuto l'obiettivo di verificare le procedure di risposta delle varie organizzazioni partecipanti, i meccanismi di scambio delle informazioni tra le organizzazioni internazionali e quelle degli Stati coinvolti, in attuazione della Convenzione sulla pronta notifica di incidenti nucleari, nonché le modalità di predisposizione dell'informazione alla popolazione. L'esercitazione, che si è svolta in tempo reale, ha avuto la durata di circa 39 ore.

Come previsto nell'ambito del sistema EMERCON (EMERgency CONvention) di pronta notifica, da anni realizzato dalla IAEA in attuazione della succitata Convenzione, e dal sistema ECURIE (European Community Urgent Radiological Information Exchange) predisposto dalla Commissione Europea per lo scambio rapido d'informazioni ai sensi della Direttiva del Consiglio dell'Unione Europea 87/600/EURATOM per tale tipologia d'incidenti, l'APAT ha partecipato all'esercitazione in qualità di "Punto di contatto nazionale", in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile, che ha invece ruolo di "Autorità competente nazionale". L'Agenzia ha inoltre partecipato attraverso il proprio sistema integrato di supporto tecnico scientifico per le emergenze nucleari operativo presso la Sala emergenza (sistema di reperibilità di esperti H24, modelli previsionali di dispersione atmosferica, reti di monitoraggio automatico della radioattività ambientale a fini di allarme - Reti REMRAD e GAMMA, sistemi computerizzati di scambio delle informazioni),come previsto dal Piano Nazionale delle Misure Protettive contro le Emergenze Nucleari e Radiologiche.

Per l'occasione è stato inoltre attivato presso l'APAT il Centro di Elaborazione e Valutazione Dati (CEVaD), quale struttura di supporto agli organi decisionali del Dipar timento della Protezione Civile (come previsto dall'art.123 del D.L.vo n.230/1995 e succ. mod.), di cui fanno parte esperti designati dell'APAT, che svolge funzioni di coordinamento, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare, dell'Istituto Superiore di Sanità, dell'ISPESL e delle Regioni. Alle attività esercitative ha partecipato, in qualità di osservatore, anche un rappresentante del Dipartimento della Protezione Civile.

Lo scenario incidentale, assunto a riferimento per l'esercitazione, ha riguardato la centrale nucleare di Cernavoda, che com'è noto è di tipo CANDU, equipaggiata con un reattore alimentato con uranio naturale, refrigerato e moderato con acqua pesante. I reattori CANDU sono dotati di sistemi di sicurezza per l'arresto rapido, la refrigerazione di emergenza ed il contenimento della radioattività eventualmente rilasciata in situazioni incidentali.

Ai fini dell'esercitazione, per poter quindi assumere a riferimento delle conseguenze tali da permettere la verifica della risposta all'emergenza sia a livello nazionale sia internazionale, è stata scelta una sequenza incidentale limite, alla quale è associata una probabilità estremamente bassa di accadimento. Tale sequenza è stata caratterizzata da un evento incidentale che ha determinato la fusione parziale degli elementi del combustibile, con conseguente rilascio di radioattività al contenitore e - nella prima fase dell'evoluzione dell'incidente - all'ambiente esterno.A tale rilascio incidentale è poi seguito, nel secondo giorno, un rilascio controllato effettuato dalle Autorità rumene.

L'APAT ha ricevuto le prime notifiche sull'evento dalle Organizzazioni internazionali, a loro volta allertate dalle Autorità rumene, dopo circa tre ore dall'evento stesso. Nell'arco delle due ore successive alla notifica, sulla base di prime valutazioni di dispersione atmosferica svolte con il modello ARIES, era possibile inviare una prima nota informativa dell'APAT al Dipartimento della Protezione Civile, con la quale si escludeva un coinvolgimento iniziale del territorio italiano nelle successive 48 ore. Analogamente veniva avviata la lettura intensificata delle reti di monitoraggio automatico della radioattività ambientale ai fini di allarme (rete REMRAD e rete GAMMA), con invio orario dei dati della rete GAMMA al sistema EURDEP (European Radiological Data Exchange Platform), che afferisce al sistema ECURIE di scambio rapido delle informazioni tra gli Stati Membri dell'Unione Europea.

A livello internazionale l'evoluzione dell'evento è stata seguita dalla IAEA, dalla Commissione Europea e dalla WMO, che hanno provveduto a diffondere tutte le informazioni rilevanti verso gli Stati partecipanti all'esercitazione. È stato quindi possibile seguire tutte le fasi evolutive dell'evento, sia attraverso il sito della IAEA dedicato alle attività di emergenza, sia tramite i sistemi di comunicazione della Commissione Europea, in particolare mediante il sistema computerizzato dedicato CoDecS (Coding and Decoding Software) per la trasmissione dei dati e delle informazioni.A livello nazionale l'evoluzione dell'evento è stata seguita dal Centro Elaborazione e Valutazione Dati (CEVaD), attivato presso l'APAT su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile, il quale, sulla base delle informazioni pervenute e dell'operatività dei sistemi di supporto disponibili presso la Sala Emergenza dell'APAT, ha periodicamente fornito indicazioni al Dipartimento della Protezione Civile circa l'evoluzione dell'incidente sull'impianto, le previsioni di possibili ricadute sul territorio nazionale e le eventuali contromisure da intraprendere. Per l'evoluzione incidentale osservata, le contromisure indicate dal CEVaD hanno riguardato il controllo degli alimenti d'importazione provenienti dalle aree potenzialmente colpite dalla nube radioattiva, nonché la raccomandazione a non intraprendere viaggi verso le stesse regioni.

Su tale base è stato possibile da parte del Dipartimento della Protezione Civile verificare il processo di elaborazione di specifici comunicati stampa.

È da rilevare che, ai fini dell'elaborazione delle raccomandazioni da parte del CEVaD, di particolare rilevanza sono stati il continuo flusso di informazioni fornite dai canali internazionali, il supporto tecnico scientifico reso disponibile dall'APAT relativamente alle caratteristiche tecniche di sicurezza dell'impianto incidentato, le previsioni di dispersione della radioattività in aria. Per queste ultime è stata fondamentale l'integrazione delle previsioni nazionali del sistema ARIES con il quadro complessivo delle risultanze dei modelli previsionali resi disponibili dalle Organizzazioni internazionali (ad esempio, le valutazioni del sistema ENSEMBLE del JRC di Ispra), nonché le previsioni dei centri meteorologici specializzati di Tolosa (FR) ed Exeter (UK), acquisiti dal CEVaD, con il supporto della relativa interpretazione e valutazione, grazie ai rappresentanti del Ser vizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare.

Proprio la lettura integrata dell'insieme dei modelli previsionali disponibili ha permesso di stimare per i giorni successivi all'evento un possibile parziale interessamento, anche se con deposizioni al suolo molto limitate, delle regioni ioniche dell'Italia meridionale, facendo ritenere opportuno, in via precauzionale, l'allertamento delle strutture deputate ad effettuare le misure radiometriche nelle stesse Regioni ed un'intensificazione delle letture fornite dalle Reti dell'APAT.

Pur trattandosi di una esercitazione, in cui le diverse organizzazioni erano pertanto già state pre-allertate, la sequenza temporale molto ravvicinata delle varie fasi e la tempestività di risposta con cui è stato possibile fornire delle indicazioni, dà comunque evidenza dell'efficacia raggiunta dai sistemi internazionali di pronta notifica e di scambio delle informazioni, soprattutto se si pensa, ad esempio, al ritardo con cui la comunità internazionale venne a conoscenza dell'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl (grazie al sistema di monitoraggio di una centrale nucleare svedese che nei giorni seguenti e per primo rilevò la presenza di contaminazione radioattiva) ed alle difficoltà connesse con l'acquisizione e la validazione delle informazioni successive. Questo sicuramente è un dato che non può che confortare gli esperti nel settore e quindi la popolazione.

È da evidenziare, poi, che grazie a tali sistemi di scambio delle informazioni è possibile acquisire in tempo reale i dati e gli elementi informativi relativi all'evoluzione incidentale sull'impianto, nonché alle contromisure adottate dai vari Paesi a seguito dell'evento, favorendo al riguardo un processo di armonizzazione.

Infine, l'esperienza esercitativa ha evidenziato l'importanza, ai fini di un'efficace risposta, che i suddetti sistemi internazionali di scambio delle informazioni si associno a capacità nazionali strutturate di valutazione, al cui mantenimento e sviluppo vanno continuamente dedicate le necessarie risorse.

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Una possibilità di preallarme per lo tsunami anche per il Mediterraneo

Intervista a Patricio Bernal, Segretario Esecutivo della Intergovernmental Oceanographic Commission (IOC), UNESCO, Parigi

Alla riunione del Gruppo per l'Osservazione della Terra (Group on Earth Observation – GEO),tenutasi a Ginevra il 3 e 4 maggio scorsi,il dr.Patricio Bernal,capo delegazione dello IOC (Commissione Intergovernativa Oceanografica) nel GEO, ha illustrato una presentazione molto interessante sulle "Possibilità globali di preallarme dello tsunami" che è stata molto apprezzata dai paesi e dalle istituzioni partecipanti di tutto il mondo. Abbiamo chiesto al dr. Bernal di spiegare ai nostri lettori le caratteristiche più salienti dell'attività dello IOC in quest'area.

Subito dopo lo tsunami dello scorso dicembre, molti paesi sia all'interno sia all'esterno della Regione hanno proposto diversi modi per dotare i paesi interessati di sistemi di preallarme. Ciò ha creato della confusione ed una possibile duplicazione degli sforzi. In seguito abbiamo preso parte a parecchie riunioni, tra le quali le più significative sono state la Conferenza di Kobe sulla Riduzione dei Disastri in Giappone e la riunione a livello ministeriale di Pukhet, in Thailandia. Si è riconosciuto che lo IOC dell'Unesco ha un'esperienza di oltre 40 anni nell'istituzione del Sistema di Allarme dello Tsunami nel Pacifico; perciò siamo stati chiamati, in rappresentanza delle Nazioni Unite, a guidare la costruzione del Sistema di Allarme dello Tsunami nell'Oceano Indiano. Nel corso di un'importante riunione di coordinamento,organizzata dallo IOC e tenutasi a Parigi nella prima settimana di marzo, tutti i paesi che si affacciano sull'Oceano Indiano hanno concordato d'istituire un Gruppo di Coordinamento Intergovernativo, in qualità di organo sussidiario dello IOC, allo scopo di provvedere alla governance del sistema. Nella stessa riunione si è discusso molto del progetto e sono state gettate le basi per la cooperazione tra una vasta gamma d'istituzioni e d'organizzazioni internazionali.Ora abbiamo un unico processo in atto che coinvolge tutti i paesi del bacino dell'Oceano Indiano. A Parigi abbiamo anche concordato di fornire, come misura d'emergenza, informazioni relative allo tsunami, di stabilire dei punti focali ufficiali per ricevere tali informazioni e d'iniziare a mettere in atto una soluzione temporanea della durata di sei mesi, attraverso il potenziamento delle reti d'osservazione esistenti. Oggi siamo coinvolti pienamente in questi compiti e, come abbiamo illustrato al GEO, abbiamo già 6 sistemi a livello del mare nell'Oceano Indiano che forniscono rapporti in tempo reale, permettendo così, per la prima volta, ai nostri centri di controllo, di confermare la presenza o l'assenza di uno tsunami successivamente ad un forte terremoto. Ciò è molto importante perché gli allarmi per lo tsunami non si possono basare unicamente sulle informazioni sismiche. La maggior parte dei terremoti, più o meno forti che siano, non produce tsunami. I nostri piani includono il potenziamento di 21-23 sistemi prima di ottobre.

Potrebbe evidenziare il ruolo degli aiuti internazionali, includendo sia quelli del Ministero italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio sia specifici contributi finanziari e tecnici?

Gli aiuti hanno giocato un ruolo cruciale nel finanziare la risposta all'emergenza della catastrofe. Tale risposta è stata riconosciuta come generosa e senza precedenti. Come facenti parte dell'OCHA, Organizzazione delle Nazioni Unite per le Richieste Lampo alle Emergenze Umanitarie, siamo stati in grado di ricevere un supporto per organizzare la riunione di Parigi, poi la seconda riunione nelle Mauritius e d'iniziare immediatamente a lavorare per creare una soluzione temporanea. Siamo molto grati per i contributi giunti per le iniziative di preallarme delle Richieste Lampo da parte dei governi di Giappone, Germania, Norvegia, Svezia, Finlandia e Italia. In questo momento, su richiesta del Ministero italiano per gli Affari Esteri, stiamo sviluppando una proposta per utilizzare i fondi italiani per svolgere l'importante compito di valutare il rischio tsunami nelle zone costiere, includendo anche lo sviluppo delle mappe d'inondazione. Il Ministero Italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio ha illustrato una presentazione tecnica molto interessante durante la riunione di coordinamento nelle Mauritius. La proposta che stiamo sviluppando ora, attuerà nei paesi interessati, alcune delle idee contenute nella proposta italiana. Per sviluppare mappe d'inondazione precise, ad esempio, sono necessarie topografia e batimetria costali ad alta risoluzione fino a 50 metri di profondità. Queste informazioni, in alcuni casi, possono essere reperite attraverso il telerilevamento.

L'approccio dello IOC al problema dello tsunami potrebbe essere valido ed utile anche per l'area Mediterranea? E se sì, quali potrebbero essere le componenti per un progetto regionale di successo?

In tutti i bacini oceanici del mondo il rischio tsunami esiste a differenti livelli. Il bacino del Mediterraneo non fa eccezione. Qui il problema dell'allarme, dopo il rilevamento della presenza di uno tsunami, è aggravato dalla breve distanza tra il punto d'origine ed i punti di attacco dell'onda dello tsunami. Si avranno soltanto pochi minuti, 20 o 30 al massimo. Il Mediterraneo richiede un progetto interamente ad hoc, tenendo conto della differenza tra i bacini nella parte orientale ed in quella occidentale e dei potenziali siti d'origine delle perturbazioni. Quel che più conta è che un tale progetto richiede un'analisi esaustiva del rischio locale, cominciando con una dettagliata analisi geologica del rischio della linea costiera. Nel Mediterraneo si sono avuti Tsunami locali, cioè tsunami che interessano non più di 100-300 chilometri; tali fenomeni sono generati da instabilità geologiche, frane costiere o massicci crolli di sedimenti sottomarini. Il Mediterraneo rappresenta un'enorme sfida che richiede la cooperazione internazionale e la partecipazione di tutti i paesi rivieraschi, proprio come in qualsiasi altro posto. Nel corso di una riunione, tenutasi a Nizza nel febbraio scorso, con la partecipazione di esperti ed autorità da Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Algeria, il Ministro dell'Ambiente francese, Mr Lepelletier, ha invitato l'UNESCO ed il suo IOC a svolgere, per il Mediterraneo, un ruolo simile a quello che stiamo svolgendo nell'Oceano Indiano. Ci teniamo pronti a fornire il nostro aiuto.

A Ginevra, sede del Segretariato, la prima riunione del GEO


Il Gruppo intergovernativo sull'Osservazione della Terra (Group on Earth Observations - GEO) ha tenuto la prima riunione a Ginevra, il 3 e 4 maggio scorsi, presso la sede centrale dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (World Meteorological Organization – WMO). Vi hanno preso parte i rappresentanti dei governi di 60 paesi, della Commissione Europea e di 40 organizzazioni internazionali ed intergovernative. Esso è stato istituito come organismo intergovernativo indipendente per sovrintendere alla realizzazione di un piano decennale di attuazione per creare un Sistema di Sistemi per l'Osservazione Globale della Terra (Global Earth Observation System of Systems – GEOSS). I benefici del GEOSS saranno innumerevoli e spazieranno dalla prevenzione dei disastri al monitoraggio climatico, dalla conservazione ambientale fino ad un migliore sviluppo socio-economico. GEOSS sarà d'aiuto a tutti i paesi partecipanti nel trattare le rispettive informazioni nel modo più idoneo a produrre benefici sia all'ambiente sia all'umanità. I delegati del GEO-I hanno varato i meccanismi di governance ed hanno eletto un nuovo Comitato Esecutivo per sovrintendere al funzionamento amministrativo che sarà costituito da 12 membri rappresentanti sia dei paesi sviluppati sia di quelli in via di sviluppo quali: Brasile, Germania, Italia, Honduras, Giappone, Marocco, Federazione Russa e Thailandia. Per l'Italia è stato nominato il prof. Ezio Bussoletti, consulente scientifico del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio. Il Comitato Esecutivo include anche quattro co-presidenti, rappresentanti di Cina, Commissione Europea, Sudafrica e USA.

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Prossimamente nel mondo

Porto, Portogallo, 6-11 giugno
Global developments in environmental Earth observation from space

Nell'ambito del 25° EARSeL Symposium, la European Association of Remote Sensing Laboratories (EARSeL) e l'Università di Porto organizzano due seminari scientifici, il primo dedicato al telerilevamento tridimensionale ed il secondo al telerilevamento applicato alla zona costiera. L'evento è sponsorizzato anche dall'ESA (European Space Agency), dalla Commissione Europea, dal Consiglio d'Europa e dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura. La forma tridimensionale della terra è di un'importanza fondamentale per numerose applicazioni di telerilevamento. Il 3D include modelli di elevazione digitale come: base di ortoimmagini o per la corretta georeferenziazione, per una corretta georeferenza indipendente dalla direzione della veduta e dall'altezza; la correzione radiometrica delle immagini dipendenti dagli aspetti, dall'analisi del terreno, dalla previsione delle piene, dalla mappatura costiera, dal controllo delle erosioni, dalla determinazione della subsidenza, dalla propagazione di rumori e gas, dalla pianificazione delle telecomunicazioni e da molti altri aspetti. Il seminario dedicato al telerilevamento per la zona costiera affronta tutti i metodi di telerilevamento utilizzati, con particolare riguardo alle tecnologie ed alle applicazioni più adatte a questo delicato ambiente.

6 e 8 giugno 2005, Gaza e West Bank (Territori Palestinesi)
National Workshop on "Environmental Policy Integration and SMAP III"

Si svolgerà in Palestina il sesto Seminario Nazionale sull'Integrazione delle Politiche ambientali e SMAP III (Short and Medium-term priority environmental Action Programme), che prosegue la serie di seminari nei paesi del Mediterraneo organizzati nel quadro delle attività regionali MEDA in materia ambientale, dall'Unità SMAP RMS (Regional Management and Support Unit), istituita nel febbraio 2003 dall'APAT in consorzio con l'Agenzia ambientale Finlandese SYKE, e finanziata dalla Commissione Europea. Il Seminario, organizzato in collaborazione con la Palestinian Environmental Quality Authority (PEQA), illustrerà i meccanismi per promuovere a livello nazionale e in differenti settori, le politiche di integrazione ambientale e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile, incoraggiando la collaborazione inter-settoriale ed inter-istituzionale.

Istanbul (Turchia) 10-11 giugno
III Conferenza Internazionale sulla Protezione dell'Ambiente del Pianeta Terra

La conferenza, organizzata dall'Università di Istanbul, per conto del Centro di Ricerca Internazionale (Grecia) e con il supporto della Commissione Europea DG Ambiente e DG Allargamento, si terrà unitamente ad un'Esposizione Internazionale sulle Innovazioni, Invenzioni e Nuove Tecnologie. Obiettivo di questi eventi è di promuovere la cooperazione internazionale ed esporre gli ultimi sviluppi in ambito scientifico delle migliori tecnologie applicate alla protezione dell'ambiente, per il miglioramento della qualità della vita, considerata oggi una priorità dai governi, le autorità locali, le industrie e le organizzazioni scientifiche. Temi della conferenza sono: l'Unione Europea ed il quadro istituzionale internazionale per la protezione dell'ambiente; le nuove tecnologie e migliori pratiche in campo ambientale; la cooperazione ambientale tra gli stati membri dell'Unione Europea e gli altri paesi europei, asiatici e africani; gli impegni della Turchia in qualità di Paese 06i2005 55 Prossimamente nel mondo Prossimamentenel mondo Candidato in materie quali la legislazione, la gestione e l'applicazione alla scienza e alla tecnologia, ma anche alla gestione ambientale e la sua attuazione a vari livelli; le opportunità di finanziamento di progetti ambientali; le opportunità del mondo degli affari nella protezione dell'ambiente.

Atene, 9-11 giugno
L'edilizia sostenibile: Azione per la Sostenibilità nella regione mediterranea

L'associazione per la Cooperazione per lo Sviluppo Sostenibile e l'Edilizia Sostenibile nel Mediterraneo o SDMED (Association for cooperation on Sustainable Development and Sustainable Construction in the Mediterranean) è un'iniziativa no profit greco-francese ed internazionale, il cui scopo principale consiste nella promozione della cooperazione decentralizzata per lo sviluppo sostenibile tra i protagonisti della vita politica e civile dell'area mediterranea.Temi delle conferenza: lo sviluppo urbano sostenibile, l'edilizia sostenibile come politica chiave, le strategie e pratiche per lo sviluppo sostenibile, il dialogo culturale e la solidarietà economica. Questo evento, patrocinato dal Sindaco di Atene e dall'Unione delle città e dei comuni greci, si inscrive nel quadro delle riunioni regionali preparatorie della Conferenza Mondiale « Action for Sustainability - SB05 » che si terrà a Tokyo il prossimo settembre alla quale contribuirà presentando il Rapporto sulle Costruzioni e l'Edilizia Sostenibile per il bacino Mediterraneo.Tale rapporto offrirà una visione d'insieme sulla situazione mediterranea riguardante le pratiche e gli approcci relativi allo sviluppo sostenibile nonché sulle difficoltà incontrate, i mezzi richiesti per superarle e gli orientamenti globali per le azioni future.

Montecatini, 13-17 giugno
Workshop internazionale sulla biodiversità e le aree protette

Nel corso della Settima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (CBD), svoltasi nel febbraio scorso a Kuala Lumpur, in Malaysia, è stato siglato l'accordo tra il Ministro dell'Ambiente Altero Matteoli ed il segretario generale della Convenzione, Hamdallah Zedan, per lo svolgimento del vertice internazionale sulle aree protette a Montecatini, con il sostegno finanziario del governo Italiano. Nella cittadina toscana sarà ospitata la prima riunione del Gruppo di Lavoro speciale, a composizione non limitata, sulle aree protette (Ad Hoc Open-Ended Working Group on Protected Areas) alla quale parteciperanno i rappresentanti della maggior parte dei governi di tutto il mondo, con particolare riguardo a quelli che hanno sottoscritto la Convenzione. Obiettivo principale del programma è la creazione ed il mantenimento, entro il 2010 per le zone terrestri ed entro il 2012 per le zone marine, di sistemi nazionali e regionali di aree protette, che siano ecologicamente rappresentativi, per contribuire a ridurre il ritmo attuale di impoverimento della diversità biologica. Il workshop si propone pertanto di rilanciare a livello mondiale il dibattito sulla strategia globale di protezione della biodiversità, tema particolarmente sentito in Italia, in cui oltre il 20% di territorio nazionale è protetto a vario titolo e livello. L'appuntamento di Montecatini prevede inoltre una conferenza internazionale dei maggiori finanziatori nel settore ambientale, in programma il 20 e 21 giugno, volta, appunto, al lancio a livello globale del programma sulle aree protette della CBD.

Helsinki, 16-17 giugno 2005
OECD Workshop on Multilateral Environmental Agreements (MEAs) and Private Investment

L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), in cooperazione con il Ministero dell'Ambiente Finlandese, organizza questo seminario sugli Accordi Ambientali Multilaterali e gli Investimenti Privati, dedicato alla promozione dei problemi ambientali globali negli investimenti del settore privato. Il seminario vuole anche contribuire all'attuazione della OECD Environmental Strategy for the First Decade of the 21st Century, incentrata su un'analisi dei problemi chiave e delle opzioni per la messa in opera dei MEAs. L'evento focalizzerà sulle tre Convenzioni di Rio, la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), la Convenzione sulla Biodiversità (CBD) e la Convenzione per la Lotta alla Desertificazione (UNCDD), nonché sul Protocollo di Montreal sulle Sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, ma è anche aperta alla discussione su altre convenzioni relative ai problemi ambientali. 56 Parteciperanno rappresentanti dei governi, dei segretariati degli accordi multilaterali e delle agenzie attuative, del mondo degli affari e della società civile, istituti di ricerca ed altri portatori d'interesse.

Algeri, 21-23 giugno
Premier Workshop International sur l'Hydrogène:vecteur énergétique d'origine renouvelable

Il primo seminario Internazionale sull'idrogeno,vettore energetico di origine rinnovabile, apre uno spazio al dibattito scientifico sui lavori relativi alla produzione, allo stoccaggio ed all'utilizzo dell'idrogeno sia sulla scena nazionale che internazionale. Fornirà anche l'occasione d'incontro tra i diversi attori dei settori della ricerca,dell'energia,dell'industria e dell'ambiente. Il seminario è organizzato dall'ente algerino Centre de Développement des Énergies Renouvelables (CDER), che dal 1988 si occupa dell'attuazione dei programmi di ricerca e sviluppo dei sistemi energetici che sfruttano l'energia solare, eolica, geotermica e dalle biomasse. L'obiettivo è di individuare le prospettive di sviluppo di un ciclo energetico rinnovabile, inesauribile, potente e personale, diverso dal contesto tecnologico energetico attuale, per superare le sfide imposte e rispondere pienamente ai criteri dello sviluppo sostenibile, della tutela della salute e dell'ambiente. La combinazione di energie rinnovabili, elettricità, idrogeno e pile a combustibile forma un insieme interdipendente e interattivo: l'idrogeno diventa il vettore energetico principale che può essere stoccato, utilizzato direttamente o trasformato in elettricità nelle celle a combustibile.

Cannes,Francia, 27 giugno - 1 luglio
VII Cannes Water Symposium 2005

L'UNESCO, la città di Cannes, l'Università delle Nazioni Unite e l'Università di Sophia-Antipolis hanno creato la Rete Mediterranea UNITWIN/ CHAIRES UNESCO incentrata sulle risorse idriche, lo Sviluppo Sostenibile e la Pace: questa Rete par teciperà al VII Simposio Internazionale sull'Acqua che si svolgerà, come ogni anno, a Cannes.Alla conferenza parteciperanno ministri, decisori politici, dirigenti di imprese private e di servizi pubblici nonché rappresentanti di istituzioni internazionali come l'UNESCO, le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, l'Unione Europea, professori e ricercatori. Il tema di quest'anno, la Città e l'Acqua, affronta tutte le problematiche ad essa connesse, in particolare: migliorare la gestione delle risorse idriche delle città, i lavori pubblici e i vincoli posti dall'acqua, il controllo delle acque e la valorizzazione della città a partire dall'acqua, la prevenzione e la gestione del rischio legato all'acqua ed infine le sfide planetarie poste dall'informazione e dalla comunicazione. Tutti i partecipanti potranno intervenire nelle sessioni plenarie ed ai dibattiti previsti, in un insieme di scambi, incontri, raccomandazioni e decisioni per i futuri orientamenti nel settore delle acque.

Madrid, 3-7 luglio
WAVES 2005 - Fifth International Symposium on Ocean Wave Measurement and Analysis

La manifestazione, che ha lo scopo di mettere a confronto i migliori esperti internazionali impegnati nei problemi delle aree costiere, è organizzata dal Centro de Estudios y Experimentación de Obras Públicas (CEDEX) del Ministero dell'Ambiente Spagnolo, con il supporto del Coast, Oceans, Ports & Rivers Institute (COPRI) dell'American Society of Civil Engineers (ASCE). I temi in agenda, molteplici e stimolanti, sono raggruppati in 8 sessioni parallele che comprendono la misura e l'analisi delle onde marine ed oceaniche, la loro descrizione modellistica secondo le più avanzate tecnologie e metodologie, le onde e le interazioni con le strutture costiere, gli effetti catastrofici delle inondazioni,nonché i più importanti progetti di cooperazione a scala globale.Una speciale sessione sarà dedicata allo Tsunami che ha colpito le coste dell'Oceano Indiano. L'APAT, Servizio Laguna di Venezia, sarà presente con due contributi sviluppati in collaborazione con il CNR – Istituto per la Scienze Marine di Venezia; il primo riguarderà gli effetti prodotti sul sistema marittimo-territoriale adriatico occidentale dalla ripetuta serie di eventi di marea eccezionale del dicembre 2002, con particolare riguardo ai fenomeni di set-up provocati dal vento nella laguna di Venezia; il secondo presenterà invece i risultati della campagna di misure di trasporto solido alla bocca di Lido, completata lo scorso mese di aprile, orientata al monitoraggio degli indici relativi ai fenomeni di degrado dei caratteri morfologici del bacino lagunare.

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Prospettive per lo sviluppo sostenibile del Paese

Il confronto proposto dal Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro

Innovazione e ricerca sono le due vie che permettono di dare concreta attuazione allo sviluppo sostenibile dell'Italia, rendendo operative le riflessioni finora fatte su questo argomento. Questo investimento può significare il rilancio del Paese in termini competitivi, considerando, però, la ristrettezza dei tempi dovuta sia alla concorrenza estera, sia al rispetto degli obiettivi prefissati con l'adesione ad importanti accordi internazionali, come il Protocollo di Kyoto.

Settori sociali, economici e ambientali sono chiamati a questo impegno, come dimostra l'affollata presenza e la diversa provenienza dei relatori che hanno partecipato alla Conferenza del CNEL "Per uno sviluppo sostenibile programmato e partecipato", secondo appuntamento sul tema, organizzato il 18 maggio a Roma presso la sede dell'Istituzione. Questa occasione ha promosso il confronto come momento essenziale del percorso che porta allo sviluppo sostenibile, processo di cambiamento necessario per assicurare il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali e future.

Momento centrale della Conferenza è stata la presentazione della pubblicazione del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro "Indicatori per lo sviluppo sostenibile", rapporto che per la parte relativa all'ambiente si è avvalso dei dati elaborati dall'APAT. L'obiettivo di questa ricerca è quello di descrivere lo stato attuale della sostenibilità, tenendo conto della distanza dei valori attuali con gli obiettivi prefissati per il 2012, come stabilito dal summit di Johannesburg del 2002. I cinquantaquattro indicatori, raggruppati nei tre pilastri su cui si fonda lo sviluppo sostenibile (economia, ambiente e società), si presentano come strumento di riflessione per le Istituzioni e di orientamento per le riforme politiche. L'indice generale di sostenibilità, ottenuto dalla sintesi dei tre indicatori generali, evidenzia una distanza dal target del 2012 pari ad un punto per anno. Questo scostamento evidenzia la necessità di aprire, secondo il coordinatore del gruppo ambiente del CNEL Claudio Falasca, una nuova fase programmatica che, assumendo come riferimento le enormi risorse umane, ambientali, storiche e culturali di cui il Paese è dotato, trovi il modo migliore di investire su di esse.

Nell'elaborazione di piani di sviluppo, fondamentale è il contributo degli Enti locali, affinché la partecipazione ai processi decisionali possa aiutare a sciogliere nodi che una dimensione politica troppo ampia non può valutare efficacemente. Dal punto di vista ambientale, questo coinvolgimento può significare una più attenta tutela delle particolarità del territorio, rispondendo alle specifiche criticità in modo più opportuno, obiettivo che l'Italia si era già prefissata con l'adesione ad Agenda 21, il documento di intenti programmatici su ambiente, economia e società, sottoscritto da oltre 170 paesi di tutto il mondo, durante la Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (UNCED) svoltasi a Rio de Janeiro nel giugno 1992. Promuovere una rete tra le realtà locali è la sfida che ora si trova ad affrontare la Pubblica Amministrazione per contrastare la tendenza autoreferenziale delle Istituzioni e per rendere effettivo il principio della sussidarietà.

Oltre ad essere una risorsa per le realtà locali, il valore della protezione ambientale è riconosciuto anche dalle imprese, come dimostra l'aumento delle aziende cer tificate EMAS. Attuale è la discussione se rendere tale strumento obbligatorio, ma durante la Conferenza del CNEL, emerge l'efficacia della volontarietà come valore competitivo per le imprese che vi aderiscono.

Troppo spesso, nel passato, l'ambiente ha rappresentato un costo: è necessaria una trasformazione culturale che favorisca la sua affermazione positiva come elemento chiave di sviluppo, compatibile con la tecnologia e la crescita economica.

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Indicatori ambientali: il ruolo del Sistema Agenziale

 

Lo sviluppo di indicatori, metodi e modelli è essenziale per sostenere i processi decisionali, soprattutto quando ci si riferisce a temi complessi quali lo sviluppo sostenibile. Delle tre componenti fondamentali che comunemente sono identificate per descriverne le caratteristiche - ossia la componente ambientale, quella economica e quella sociale - l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT) si concentra su quella ambientale, pur tenendo presente sullo sfondo l'esistenza delle componenti economica e sociale.
Che la qualità dell'informazione ambientale nel nostro Paese abbia fatto notevoli passi avanti negli ultimi anni è stato "decretato" anche dall'OCSE che, al termine del suo esame delle performance ambientali del nostro Paese, ha concluso che "negli ultimi dieci anni l'Italia ha fatto importanti progressi nel campo dell'informazione e del monitoraggio ambientale grazie alla creazione dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA - ora APAT) e al Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINA)", aggiungendo che "il flusso di informazioni che circola tra le principali amministrazioni nazionali che si occupano dell'informazione ambientale "MATT,ANPA e ISTAT" è ben organizzato" (OCSE,"Rapporto sulle performance ambientali – Italia", 2002). Non è quindi un caso che numerosi indicatori del rapporto di base predisposto per questa conferenza siano di fonte del Sistema Agenziale: dal numero di registrazioni/ certificazioni ambientali alla produzione pro-capite di rifiuti urbani, alla raccolta differenziata di rifiuti urbani, alla quantità di rifiuti urbani smaltiti in discarica, alla produzione di sostanze lesive per l'ozono, all'emissione di sostanze acidificanti, alle emissioni di gas-serra, alla qualità dell'aria nelle principali aree urbane, all'uso dei prodotti chimici in agricoltura, alla depurazione delle acque reflue, allo stato ecologico dei corsi d'acqua, allo stato ecologico dei laghi, allo stato trofico delle acque marino-costiere, al livello di minaccia delle specie animali e vegetali.
Nel 1998 il Ministro dell'ambiente aveva infatti trasferito all'ANPA la responsabilità della gestione e dello sviluppo del programma nazionale SINA, avviato nell'ambito del Piano di tutela dell'ambiente del 1988 con l'obiettivo di realizzare e rendere operativo il sistema di monitoraggio e informazione ambientale in Italia.
Il SINA è finalizzato da una parte alla raccolta, all'elaborazione e alla diffusione di dati e informazioni derivanti dal monitoraggio ambientale e dalle iniziative di controllo delle fonti di inquinamento, dall'altra all'integrazione e alla cooperazione con altri sistemi informativi regionali, nazionali ed europei di interesse ambientale. La sua organizzazione risponde alle seguenti principali esigenze:

Lo schema organizzativo utilizzato da APAT per il funzionamento del SINA consiste in una architettura a rete (SINAnet) comprendente differenti nodi funzionali:

Inoltre la collaborazione istituzionale tra l'APAT, l'ISTAT e il sistema delle Camere di Commercio, che si realizza attraverso la partecipazione al Sistema Statistico Nazionale, assicura al SINA l'integrazione con le principali fonti di dati e informazioni di interesse socio-economico.
Il sistema delle Agenzie ambientali gioca un ruolo di rilievo in SINAnet in quanto detiene la responsabilità di gestione dei Centri Tematici Nazionali, assicurando la realizzazione delle attività programmate.
A livello di governo, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, le Regioni e le P r o v i n c e Autonome sono i soggetti che, attraverso il Tavolo SINA di coordinamento Stato-Regioni, forniscono indirizzi per la pianificazione delle attività del Sistema.
L'APAT, insieme ad ARPA/APPA, svolge da anni un'attenta attività di monitoraggio e controllo dell'ambiente, che ha portato nel corso degli anni alla pubblicazione di documenti di riferimento quali l'Annuario dei dati ambientali e il Rapporto rifiuti, e ha offerto e offre al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e alle altre Amministrazioni centrali il proprio contributo scientifico nella redazione di documenti strategici quali la Relazione sullo stato dell'ambiente.
I contenuti informativi dell'Annuario dei dati ambientali, sono frutto di una complessa attività di elaborazione e di analisi dei dati condotta da un numero rilevante di Unità tecniche dell'Agenzia più direttamente coinvolte nelle attività di monitoraggio e controllo dell'ambiente. Attualmente è in fase di pubblicazione l'Edizione 2004 dell'Annuario, che sarà presentata entro l'inizio dell'estate. La nuova edizione è stata potenziata dal punto di vista quantitativo, in quanto sono stati popolati e rappresentati circa 230 indicatori contro i circa 180 dell'edizione precedente, ma anche dal punto di vista formale, in quanto si è cercato di migliorare ulteriormente il livello di armonizzazione e l'efficacia comunicativa degli strumenti utilizzati per la rappresentazione degli indicatori.
Gli indicatori sono stati selezionati privilegiando quelli di più immediata comprensione (anche per non addetti ai lavori) e quelli dotati di un ben definito "valore obiettivo", come ad esempio il limite alle emissioni di gas a effetto serra da conseguire entro un determinato lasso di tempo.
La versione italiana dell'Annuario sarà diffusa capillarmente a partire dalla pubblica amministrazione centrale e periferica, mentre è prevista anche una versione inglese che assolverà al compito di comunicare regolarmente all'estero l'informazione relativa alle nostre condizioni ambientali.
Importante novità di quest'anno è la messa a disposizione di utenti esterni all'Agenzia, della Banca Dati Annuario, che consentirà al fruitore di operare ricerche mirate su tutti gli indicatori disponibili, potendo accedere, all'occorrenza, anche ad informazioni non inserite nella versione finale dell'Annuario o risalenti a passate edizioni. Gli argomenti trattati nell'Annuario 2004 sono stati raggruppati secondo i determinanti, ossia i settori produttivi (agricoltura e silvicoltura, energia, trasporti, turismo, industria), le risposte (qualità ambientale di organizzazioni, imprese e prodotti, monitoraggio e controlli, promozione e diffusione della cultura ambientale, ambiente e salute) e le condizioni ambientali (atmosfera, biosfera, idrosfera, geosfera, rifiuti, radiazioni ionizzanti, radiazioni non ionizzanti, rumore, rischio naturale e rischio antropogenico).
Un altro impor tante contributo fornito dall'APAT è costituito dalla preparazione del "Rapporto annuale di qualità dell'ambiente urbano", che soddisfa un preciso compito istituzionale dell'Agenzia. La prima edizione del Rapporto, stampata nel mese di febbraio u. s., costituisce la prima pubblicazione organica dell'Agenzia in materia di ambiente urbano, una materia che per la sua rilevanza è oggetto di numerose qualificate iniziative sia in Italia sia in Europa. Tratto distintivo di questo rapporto è la coerenza con i compiti allargati dell'APAT che, avendo incorporato l'ANPA e i Servizi tecnici della Presidenza del Consiglio, svolge sempre più un ruolo centrale di coordinamento e di iniziative congiunte con il Sistema delle Agenzie ambientali regionali e delle province autonome e con altri qualificati soggetti nazionali che operano nel campo dell'ambiente e della tutela del territorio.
È auspicabile che negli anni a venire tale Rapporto divenga, come è già avvenuto per altre pubblicazioni dell'Agenzia, un punto di riferimento solido scientificamente e largamente fruibile non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dagli amministratori e dai cittadini.
A livello internazionale, APAT è inoltre punto di riferimento nazionale per numerosi progetti finalizzati all'elaborazione e al calcolo di indicatori di sviluppo sostenibile. Tali indicatori fanno riferimento alla Strategia Nazionale di Azione Ambientale per lo Sviluppo Sostenibile, al 6° Piano di Azione Ambientale dell'Unione Europea ed alle indicazioni delle istituzioni internazionali (OCSE, Agenzie delle Nazioni Unite, ecc.).
In particolare, nel 2002, l'Agenzia ha garantito il proprio supporto tecnico al Ministero dell'ambiente e per la tutela del territorio per la predisposizione dell'informazione di base per l'Italia necessaria all'elaborazione del rapporto "Indicators to measure decoupling of environmental pressure from economic growth".
Infine, nella sua qualità di "focal point" nazionale del Centro di Attività Regionale dell'UNEPMAP "Plan Bleu", l'Agenzia sta partecipando alla messa a punto e al popolamento di set di indicatori di sviluppo sostenibile per la regione mediterranea. L'evoluzione, su scala nazionale, del patrimonio conoscitivo in campo ambientale e delle relative tecniche di reporting rappresenta certamente un notevole passo avanti, che non è stato però fin qui sufficiente a permetterci di elaborare obiettivi di risanamento ambientale condivisi dall'intera comunità internazionale.
Non è un caso che, se per il "pilastro" sociale e per quello economico della sostenibilità – settori nei quali, peraltro, la discussione è ancora in una fase iniziale - possiamo fare riferimento agli obiettivi della Dichiarazione del Millennio, sui temi ambientali, dai cambiamenti climatici alla biodiversità, non si registrano le stesse convergenze a livello internazionale.
Probabilmente, questo è il segno che, in realtà, i modelli interpretativi dei fenomeni ambientali, che sono alla base della scelta degli indicatori, non sono condivisi fino in fondo da parte delle comunità dei ricercatori e dei decision-maker; è quindi necessario un rafforzamento delle conoscenze di base in materia ambientale,ma anche un maggiore interscambio di dati e informazioni tra i diversi Paesi.
E infine, accanto alla funzione conoscitiva degli indicatori, è necessario sviluppare quella di supporto ai decisori e quella di comunicazione con l'opinione pubblica, attraverso la messa a punto di pubblicazioni e altri strumenti di diffusione. Uno sforzo del genere è essenziale perché i set di indicatori divengano uno strumento di lavoro riconosciuto a tutti in ogni sede, tecnica e politica, nella quale si assumono decisioni relative alla sostenibilità dello sviluppo.

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Monitorare l'inquinamento grazie ai pollini

Realizzazione della rete nazionale di monitoraggio dei pollini e delle spore fungine d'interesse allergenico, agronomico e ambientale

Lo studio delle caratteristiche qualitative e quantitative della componente biologica dell'aria (pollini, alghe, spore, virus, batteri,...ecc.) – aerobiologia- è una disciplina che sta sempre più affrancandosi da un interesse esclusivo del mondo della ricerca. Al progredire delle conoscenze e delle relative implicazioni e ricadute sociali, si avverte sempre più l'esigenza di implementare in ambito di "servizio" tali conoscenze-competenze anche a livello istituzionale. Ciò è tanto più vero nel caso dei pollini dove sono state realizzate le esperienze più avanzate.
L'informazione sull'ambiente correlata alla presenza, natura e diffusione dei pollini e il loro effetto sulla salute umana sono,infatti,oggetto di una consolidata pubblicistica per cui molte Autorità preposte proprio alla salvaguardia dell'ambiente e della salute umana, stanno assumendo il monitoraggio pollinico tra i propri compiti istituzionali.
In proposito si sottolinea che studi recenti, riferibili anche all'attività di alcune ARPA e APPA, stanno esplorando la possibile utilizzazione del polline come indicatore biologico dell'inquinamento atmosferico in ambiente urbano vista la sua reazione di sofferenza (riduzione di vitalità) se sottoposto a determinati inquinanti propri di tale ambiente. Ciò può rappresentare un valido supporto, ad integrazione dei metodi chimici e fisici tradizionali, nel monitoraggio della qualità dell'aria. Si ricorda inoltre che un altro campo specialistico di utilizzazione del monitoraggio aerobiologico che riguarda la conservazione dei beni culturali dall'attacco di natura fisica e/o chimica dovuto alla crescita di determinati organismi, trova il suo campo di applicazione preferenziale proprio nei centri abitati. La realizzazione della rete nazionale promossa dal sistema delle Agenzie, si inserisce in questa attività proponendosi di coordinare sinergicamente tutti i contributi ed integrare le esperienze realizzate in un riferimento generale secondo finalità comuni e condivise.

La situazione italiana

Il monitoraggio dei pollini in Italia è stato finora programmato ed effettuato, a livello locale (comunale, provinciale, regionale) prevalentemente nel centro-nord (vedi tabella nella versione pdf di IdeAmbiente). Ad eseguire il monitoraggio sono un certo numero di ARPA/APPA,AUSL, istituti universitari, CNR, ecc. spesso affiliati o in collaborazione con l'AIA (Associazione Italiana di Aerobiologia).

Campionatori attivi

Totale Italia 96 (55 ARPA/ARTA/APPA e 41 AIA). Questa attività si è sinora concretizzata in assenza di una programmazione su scala territoriale superiore e di un'impostazione multireferenziale ed ha prodotto informazioni generalmente spendibili soltanto nelle aree di monitoraggio e con ricadute limitate.
Alcune esperienze, legate prevalentemente all'attività delle ARPA/APPA hanno comunque raggiunto dei livelli particolarmente apprezzabili per quanto attiene non solo alla qualità del dato rilevato, ma anche all'elaborazione di modelli previsionali e all' efficacia della comunicazione adottata per raggiungere l'utenza. Esse costituiscono dei punti di riferimento per tutto il sistema agenziale. L'AIA è una associazione su base volontaristica che riunisce il mondo scientifico interessato a queste tematiche (CNR, istituti universitari, reparti ospedalieri, ricercatori, esperti, ecc....), e ha cercato e in parte realizzato, nel corso degli anni, un'integrazione su tutto il territorio nazionale del monitoraggio pollinico.Per questa attività si avvale anche del contributo delle ARPA/APPA che producono buona parte dei dati utilizzati.
L'attività scientifica sviluppata in questo contesto, ha prodotto numerosi studi che hanno arricchito il panorama delle conoscenze sulla diffusione dei pollini e le relative ricadute nei vari ambiti d'interesse. Per quanto attiene alle tecniche di monitoraggio, un ottimo risultato è stato raggiunto nella standardizzazione del metodo di rilevamento dei pollini con la realizzazione della norma UNI 11108 ad opera del CNR/ISAC di Bologna. Merito fondamentale dell'AIA è stato quindi, pur in assenza di specifiche normative di riferimento,quello di sostenere il monitoraggio pollinico in una continua attività di confronto di esperienze nazionali e internazionali, approfondimenti,e sensibilizzazione delle amministrazioni e dell'utenza in generale. Il limite di questa esperienza è proprio nella natura di associazione su base volontaristica dell'AIA. Questo tipo di organizzazione,mentre favorisce la partecipazione dei vari centri, nello stesso tempo, è fragile ed esposto alle incertezze di un monitoraggio che spesso si basa sull'iniziativa di singole persone al di là dell'attività propria dell'istituzione di appartenenza. Tutto ciò comporta una qualità disomogenea e conseguentemente una ricaduta limitata dell'informazione prodotta che in altre condizioni sarebbe spendibile in contesti più ampi. Esiste poi un'altra rete di minore diffusione l'AAITO (Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri) di recente formazione e a cui fanno riferimento alcuni centri ospedalieri. Essa rappresenta un'esperienza marginale nell'ambito del monitoraggio pollinico.

Il progetto POLL-net

In questo variegato panorama, il sistema delle Agenzie,al termine di un intenso e fecondo periodo istruttorio, ha redatto il progetto per la realizzazione di una rete nazionale di monitoraggio dei pollini e delle spore fungine d'interesse allergenico, agronomico e ambientale denominato POLLnet già diffusamente presentato alla quinta Conferenza delle Agenzie (Bologna - dicembre 2001). L'APAT, utilizzando i fondi messi a disposizione dalla legge 93/01, ha ora deciso di dare corso a tale attività. Le finalità del monitoraggio,che si inserisce nella rete SINAnet (Sistema Informativo Nazionale Ambientale), interessano tematiche estremamente diversificate. Schematicamente possiamo ricondurle ai seguenti punti:

Questo elenco rappresenta la totalità degli obiettivi programmatici a breve e lunga scadenza. Prioritariamente, per ragioni tecniche e organizzative, il progetto si prefigge entro i prossimi due anni di realizzare una rete che sia in grado di dare risposte soddisfacenti in campo sanitario e della comunicazione. Per gli altri punti questo periodo è utilizzato per impostare e pianificare l'attività futura anche attraverso la realizzazione di alcune esperienze pilota.

Le modalità di realizzazione della rete

La realizzazione pratica del progetto si basa sull'idea di fondo di integrare tutte le esperienze in atto in un'unica cornice che, attraverso il coinvolgimento diretto delle Agenzie ambientali e dell'AIA, dia solidità al sistema, sia per organizzazione sia per contenuti, al fine di realizzare un Servizio con caratteristiche di multirefenzialità (cioè di impiego in ambiti diversi: sanitario, agronomico, ambientale etc). Grazie alla partecipazione attiva di tutte le ARPA/APPA, per cui l'attività si trasforma da volontaristica ad istituzionale, si possono superare i limiti di affidabilità nel monitoraggio dei pollini e si ha inoltre la certezza di una rete che comprenda l'intero territorio nazionale. Sarà così possibile impostare il sistema secondo standard e procedure di qualità che non riguardino unicamente il metodo di rilevamento della concentrazione pollinica ma che investano tutto il funzionamento della rete, dalla formazione degli operatori alla gestione dei dati, alla verifica mediante interconfronti del corretto funzionamento di ogni centro. Inoltre si possono sviluppare studi epidemiologici che rendano più diretta l'informazione sul rischio (e non solo sulla concentrazione) e diano conto dell'efficacia della rete nel perseguire le proprie finalità. Alla partecipazione dell'AIA, con la quale è stata sottoscritta apposita convenzione, è demandato il compito di provvedere fondamentalmente alla componente scientifica della rete mettendo in campo l'esperienza e le competenze sviluppate nei suoi venti anni di attività. Inoltre, potendo contare su una base che garantisce qualità e continuità nel tempo, si aprono grandi spazi per studi, sperimentazioni e ricerche che migliorino e completino l'attività della rete e ne costituiscano il presupposto per gli sviluppi futuri. L'APAT si riserva il ruolo di coordinamento delle attività anche attraverso il coinvolgimento di tutti gli altri soggetti interessati. Questo ruolo, coerente con i suoi compiti d'istituto, risponde a una precisa necessità della rete stessa. Infatti, in una realtà del monitoraggio pollinico, che si presenta disomogenea sul territorio nazionale,dove concorrono amministrazioni diverse e coesistono esperienze d'eccellenza accanto a situazioni di criticità, l'APAT appare il soggetto con le caratteristiche e le capacità di sovrintendere alle attività in un quadro di sviluppo condiviso ed equilibrato della rete. A rafforzare tale ruolo l'APAT attraverso il SINAnet costituirà il server di sistema a cui affluiranno tutti i dati di monitoraggio per essere poi disponibili per le elaborazioni successive. L'APAT, a regime, contribuirà anche alla qualità del dato organizzando, tramite il servizio di metrologia ambientale gli interconfronti tra i vari centri di monitoraggio. I vari compiti descritti sono stabiliti da apposite convenzioni tra le parti e troveranno la formalizzazione definitiva nella stesura di un regolamento che codifichi la struttura organizzativa della rete e le competenze e il ruolo di ciascun partecipante.

Prospettive

La rete che si va realizzando, vista la qualità e vastità delle realtà coinvolte, ha tutte le potenzialità di ottenere validi risultati per ciascuna delle tematiche inserite nel progetto POLL-net. Esistono inoltre le prospettive della sua integrazione con altre esperienze (vedi ad esempio la rete di biomonitoraggio della qualità dell'aria attraverso lo studio dei licheni) e contesti più ampi riguardanti altri temi di aerobiologia che possano essere affrontati in modo analogo e per cui siano facilmente trasferibili l'esperienza e le strutture già realizzate. La creazione di un'unica rete porta inoltre con sé elementi di economia di scala con una migliore disponibilità di risorse e una loro utilizzazione più razionale. Una rete nazionale che funzioni secondo gli standard descritti, è in grado di fornire un effettivo servizio all'utenza che può comportare anche un ritorno di carattere economico da parte dei vari soggetti interessati sia pubblici sia privati. Questo aspetto è importante per garantire la continuità e sviluppo dell'attività di monitoraggio e la sua sostenibilità economica.
Inoltre si aprono concrete possibilità, prima sostanzialmente impraticabili, di partecipazione ai programmi d'iniziativa comunitaria (INTERREG) e quindi al finanziamento di progetti di sviluppo e ampliamento delle attività connesse alla rete. Un'iniziativa in questo senso (che coinvolge per l'Italia l'APAT e numerose agenzie regionali e provinciali) è già avviata per quello che riguarda lo Spazio Alpino e si sta lavorando perché vada in porto nella prossima primavera.
I contatti preliminari con i partner europei hanno comunque evidenziato sia un vivo comune interesse per la materia sia la capacità italiana di dialogo e proposta a livello delle migliori esperienze europee. A fronte della realizzazione del progetto POLL-net, e del raggiungimento degli obiettivi che esso si propone, andrà sollecitata una iniziativa normativa che, partendo dalla realtà della rete nazionale di monitoraggio realizzata e dalle altre esperienze ad essa connesse, regoli l'intera materia. Per quanto riguarda la utilizzazione dei dati e delle informazioni che la Rete POLL-net consentirà di diffondere, saranno necessari interventi di informazione e di formazione dei soggetti interessati a livello locale.
Il corso "Allergie e ambiente" realizzato in Toscana attraverso la collaborazione della Agenzia ambientale ARPAT con le strutture del Servizio Sanitario regionale, i medici di medicina generale e con i medici per l'ambiente, è un'esperienza da cui partire per favorire lo sviluppo di momenti di confronto e di collaborazione anche in altre Regioni. L'informazione è altresì uno dei punti del Progetto POLL-net.

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Prossimamente in Italia

Roma, 6 giugno
Presentazione dei manuali "Criteri metodologici per l'applicazione dell'analisi assoluta di rischio"

Tra i compiti istituzionali dell'APAT vi è quello, stabilito dal DM 471/99, di suppor to tecnico al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio nelle attività di istruttoria degli elaborati progettuali inerenti la bonifica dei Siti di Interesse Nazionale. Tale compito, svolto in stretta collaborazione con gli istituti scientifici nazionali (ISS, ISPEL e ICRAM) e le Agenzie Ambientali, presuppone lo studio e lo sviluppo di strumenti tecnico scientifici che consentano di analizzare i fenomeni ambientali e di valutare gli interventi di bonifica più idonei a garantire la tutela ambientale e sanitaria. In tale contesto si inseriscono i manuali elaborati da un gruppo di lavoro coordinato da APAT e costituito da rappresentanti di istituti scientifici nazionali (ISS, ISPEL e ICRAM), di Agenzie Ambientali e del mondo accademico. Obiettivo primario dei documenti elaborati è quello di ridurre, quanto più possibile, le numerose soggettività ad oggi presenti nell'applicazione della procedura di analisi di rischio che si concretizzano, spesso, nel mancato raggiungimento degli obiettivi di salvaguardia ambientale.

Roma, 6–10 giugno
Corso APAT "Il trasporto dei contaminati nel suolo e nel sottosuolo: comportamento fisico e modelli per lo studio del moto e della dispersione"

Il corso fornisce le nozioni e gli strumenti necessari per affrontare le problematiche di modellizzazione del trasporto degli inquinanti nel suolo e sottosuolo ed è riservato ai funzionari pubblici delle ARPA coinvolti nella valutazione dei progetti di caratterizzazione e bonifica dei siti contaminati, secondo quanto descritto nell'iter autorizzativo del DM 471/99. Saranno affrontati i principi di ecologia generale, i cicli chimici e biochimici, le proprietà dei comparti ambientali, l'interazione chimica-fisica in tema di trasporto degli inquinanti e verranno, inoltre, illustrate alcune metodologie innovative per la caratterizzazione ed il monitoraggio del suolo e del sottosuolo. Il corso è strutturato in un unico modulo formativo della durata di cinque giorni e prevede, oltre alle lezioni frontali, anche attività di "case study" finalizzate all'applicazione di protocolli e modelli.

San Giovanni Valdarno, giugno
Corso di formazione "Idrogeochimica: teoria ed applicazione agli acquiferi in Toscana"

Il corso, organizzato dal Centro di GeoTecnologie dell'Università di Siena, fornisce ai partecipanti le basi per lo studio delle proprietà geochimiche dell'acqua di falda, che generalmente dipendono da quelle possedute dall'acqua di alimentazione (precipitazioni, acque superficiali, acqua di mare, acqua irrigua, ecc.) ed anche dai processi geochimici che avvengono nel sottosuolo.

Milano 7-9 giugno

Nel corso della prima giornata si svolgerà un incontro tecnico tra APAT-ARPA-APPA per discutere del sistema di finanziamento e del ruolo del Sistema Agenziale nel processo di riordino della legislazione ambientale. Nella seconda giornata, in concomitanza con la plenaria SINAnet, che si svilupperà in due giorni, si svolgerà il seminario conclusivo del CTN ACE, in cui saranno presentati i prodotti conseguiti durante lo sviluppo del progetto.

Bari, 9 giugno
Problema Amianto: aspetti sanitari, gestionali, di bonifica e smaltimento

Assoamianto, con il Patrocinio dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bari, al fine di fornire un'informazione ampia e consapevole sul delicato tema della gestione del rischio amianto e sulle relative problematiche sanitarie, di bonifica e di smaltimento, promuove il convegno a partecipazione gratuita, tenuto da rappresentanti istituzionali ed esperti del settore. L'amianto è stato largamente utilizzato in passato per applicazioni industriali ed edilizie. Con il tempo però si è rivelato nocivo per la salute dell'uomo. Nel corso del Convegno saranno presentate relazioni volte ad esaminare e ad approfondire i vari aspetti del problema amianto, con particolare riferimento agli effetti biologici, agli adempimenti normativi, alle procedure e agli aspetti gestionali della bonifica e dello smaltimento dell'amianto.

Piacenza, 9-11 giugno
ForumRIF 2005

Si svolgerà presso il quar tiere fieristico di Piacenza, ForumRIF, mostra-convegno dedicata 06i2005 65 Prossimamentein Italia Prossimamente in Italia alle tecniche di eccellenza nel settore dei rifiuti, bonifiche ed energia. ForumRIF si rivolge agli operatori del trattamento e riciclo rifiuti e dell'industria ambientale, e a tutti coloro che operano nel settore delle bonifiche, del recupero energetico e dei servizi, nonché alle Istituzioni, alle Università e all'editoria specializzata. ForumRIF propone un ricco programma di appuntamenti articolato in quattro sezioni: la mostra, i convegni a cura di Federambiente, Fise-Assoambiente e Albo Nazionale Gestori Rifiuti, i workshop organizzati dalle aziende espositrici e i corsi di formazione e di approfondimento.

Portonovo di Ancona, 10 giugno
II° Seminario nazionale "Integrazione ambiente e salute"

Il seminario organizzato dall'ARPA Marche e dall'Azienda Sanitaria Unica Regionale ha come obiettivo quello di stimolare gli organismi pubblici a tutti i livelli istituzionali ad esprimere un chiaro impegno per portare a compimento quanto già presente a livello normativo ed organizzativo, ma ancora irrisolto o ancora largamente insufficiente. Nel corso della giornata saranno formulate proposte ed impegni per interventi (legislativi, organizzativi, programmatori, finanziari o anche solo operativi) finalizzati al miglioramento delle attività.

Montecatini, 13-17 giugno
Workshop mondiale su biodiversità e aree protette

Dopo la Settima Conferenza delle Parti della Convenzione a Kuala Lumpur, in Malaysia, l'Italia si è candidata ad ospitare il vertice internazionale sulla biodioversità. Il workshop mondiale (Open Ended Working group) si propone di evidenziare il rapporto fondamentale tra aree protette e biodiversità, così forte nel nostro paese, e rilanciare con forza il dibattito mondiale in un settore in cui l'Italia ha un indiscusso ruolo di guida morale, grazie al dato di oltre il 20% di territorio nazionale protetto a vario titolo e livello. Si parlerà anche degli impatti dello tsunami sulla biodiversità nel sud est asiatico e inoltre ci sarà una conferenza internazionale dei maggiori contributori finanziari nel settore ambientale, in programma il 20 e 21 giugno, volta al lancio a livello globale del programma sulle aree protette della CBD.

Scarlino, 14 giugno
La registrazione EMAS come stimolo a proseguire nel cammino della sostenibilità

I Comuni di Scarlino e Follonica presenteranno i risultati ottenuti nel campo dello sviluppo sostenibile (Scarlino è registrato EMAS, Follonica è in attesa della conclusione dell'istruttoria da par te del Comitato Ecolabel Ecoaudit). Interverranno tra gli altri l'On. Giuseppe Lucchesi, Presidente del Comitato Ecolabel- Ecoaudit e il DG APAT, Giorgio Cesari

Monza, 16-19 giugno
Pentapolis

Per quattro giorni la città diventerà capitale nazionale della CSR (Corporate Social Responsability) attraverso momenti di analisi e riflessione, di incontro, di cultura. La manifestazione, promossa da Altis/Università Cattolica, Sda Bocconi, Banca Nazionale del Lavoro in collaborazione con Radio 24/Il Sole 24 Ore, ha l'obiettivo di coinvolgere le imprese e contribuire ad avvicinare i cittadini verso i nuovi modelli di impresa e di mercato.

Roma, 21 e 22 giugno
Energetica

Nell'appuntamento annuale organizzato da Repubblica e Somedia, enti locali, regioni, operatori pubblici e privati del settore energia, utenti, imprese e cittadini si incontrano per affrontare la sfida del caro-petrolio e per discutere, in una due-giorni fitta di interventi e dibattiti, circa le soluzioni per la sostenibilità del sistema Italia. Efficienza e risparmio energetico, ottimizzazione dei consumi, strumenti per la tutela ambientale, energie alternative e fonti rinnovabili saranno al centro del confronto tra i maggiori esperti del settore.

Roma, 22 giugno
"Le politiche di mobilità urbana per la promozione della salute e il contenimento delle emissioni nocive"

A seguito dell'entrata in vigore nel gennaio 2005 dei nuovi limiti per le concentrazioni atmosferiche di inquinanti nell'Unione Europea, il Centro Europeo Ambiente e Salute dell'OMS organizza il seminario che prevede tre relazioni scientifiche. La prima è una sintesi delle evidenze scientifiche sulla relazione tra inquinamento atmosferico e salute e sull'impatto di questo fattore di rischio sulla salute in Europa. La seconda sintetizza gli studi italiani sull'impatto dell'inquinamento atmosferico sulla salute in Italia, mentre la terza è una lettura critica delle politiche adottate ad oggi dai governi europei, con una analisi sui benefici congiunti per l'ambiente e per la salute, ipotizzabili a medio termine.

Roma, 23 giugno
La comunicazione ambientale d'impresa in Italia

Nel corso della giornata organizzata da La Nuova Ecologia e Legambiente, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e con il contributo di APAT, Conai e Dexia Crediop, sarà presentato il secondo rapporto sulla comunicazione ambientale d'impresa nel nostro paese. Seguirà una tavola rotonda sul tema,"La comunicazione ambientale come fattore di competitività", moderata dal giornalista de La Repubblica,Antonio Cianciullo, e a cui parteciperanno tra gli altri il Direttore Ambiente di Confindustria e il Direttore generale del Conai.

Monte Vesuvio, 23-24 giugno
Workshop "Uso dei dati di Osservazione della Terra per il controllo delle aree vulcaniche e sismiche"

Lo scopo di questo evento, organizzato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dall'IREA-CNR con il supporto dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), è quello di diffondere le diverse esperienze che vari gruppi di ricerca hanno acquisito nell'ambito dell'uso dei dati di Osservazione della Terra, allo scopo di formulare requisiti, sia generali, sia di carattere strettamente tecnico, per le future attività dei servizi basati sull'utilizzo di tali dati. Il workshop sarà organizzato in sessioni tematiche seguite da tavole rotonde e sarà tenuto presso la sede storica dell'Osservatorio Vesuviano.

Rimini, 22-25 giugno
EuroP.A.

EuroP.A. è l'appuntamento nazionale interamente dedicato al mondo delle Autonomie Locali e rappresenta l'occasione migliore per apprendere, confrontare esperienze e conoscere soluzioni e strumenti finalizzati a "creare" autentica innovazione nelle Autonomie Locali. La manifestazione promuove un confronto diretto ed efficace tra Pubblica Amministrazione Locale e Centrale, imprese e cittadini. Il Salone si svolge sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di tutti i Ministeri della Repubblica Italiana. L'evento presenta una ricca rassegna espositiva e un articolato programma di convegni e seminari gratuiti che, anno dopo anno, registra sempre più successo e presenze. L'edizione 2004 si è chiusa con la presenza di oltre 20.000 visitatori, 158 espositori, che diventano 210 considerati gli enti rappresentati e 90 occasioni d'incontro tra convegni,workshop e tavole rotonde.

Montecatini Terme, 27 giugno - 1° luglio
Corso nazionale di formazione:"I licheni epifiti come bioindicatori della qualità dell'aria"

Gli obiettivi del progetto formativo, organizzato da APAT e ARPA Toscana sono essenzialmente: disseminare la metodologia di biomonitoraggio contenuta nel Manuale operativo APAT per la determinazione dell'IBL, come base propedeutica per promuovere indagini di biomonitoraggio della qualità dell'aria, avviare l'operatività della rete nazionale di monitoraggio e la progettualità di biomonitoraggi in ambito regionale e locale, creare le premesse per un coordinamento nazionale per il reporting dei dati, e acquisire conoscenze tassonomiche per il campionamento della biodiversità dei licheni epifiti su tutto il territorio nazionale, finalizzate al monitoraggio della qualità dell'aria. Il corso è rivolto principalmente a laureati in Scienze Biologiche e Scienze Ambientali, ma anche ad altri laureati operanti nel settore del monitoraggio della qualità dell'aria, compreso docenti che operano nell'attività di educazione ambientale.

Milano, 28 – 30 Giugno
W&WE - Water & Wastewater Europ

Gestione degli investimenti, gestione delle risorse idriche, produzione e qualità dell'acqua, desalinizzazione, bonifiche idriche, funzionamento e manutenzione, privatizzazioni, riabilitazione dei sistemi idrici, trattamento delle acque reflue e dei fanghi sono gli argomenti trattati da esperti provenienti dal mondo dell'industria, di interesse per il settore sia pubblico sia privato. L'esposizione parallela alla conferenza rappresenterà la piattaforma ideale per le aziende desiderose di far conoscere i propri prodotti e servizi ai loro potenziali acquirenti. Per i visitatori invece, sarà un'occasione per ottenere direttamente dagli addetti ai lavori informazioni su prodotti e servizi del settore.

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Normativa ambientale

Attuazione direttiva incenerimento rifiuti 2000/76/CE

Il Consiglio dei Ministri nella sua seduta del 29 aprile scorso, su proposta del Ministro per le politiche comunitarie La Malfa, e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio Matteoli, ha approvato il decreto legislativo per l'attuazione della direttiva 2000/76 sull'incenerimento dei rifiuti. Sul testo si sono espresse favorevolmente la Conferenza unificata e le Commissioni parlamentari. Il decreto si applica agli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti e stabilisce le misure e le procedure finalizzate a prevenire e ridurre gli effetti negativi dell'incenerimento e del coincenerimento dei rifiuti sull'ambiente, con particolare riguardo all'inquinamento atmosferico, del suolo, delle acque superficiali e sotterranee, tenendo anche conto dei rischi che possono derivare per la salute umana. A tal fine il testo normativo disciplina:

Gli impianti oggetto della norma sono quelli definiti dall'art. 2 del decreto stesso che intende per impianti di incenerimento qualsiasi unità e attrezzatura tecnica (fissa o mobile) destinata al trattamento termico dei rifiuti ai fini dello smaltimento con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione.
Sono inclusi nella definizione il sito e l'intero impianto di incenerimento; gli impianti di coincenerimento sono unità e attrezzature tecniche (fissa o mobile) la cui funzione principale consiste nel produrre energia o materiali utilizzando i rifiuti come combustibile normale o accessorio.
A seguito dell'entrata in vigore del decreto di recepimento della direttiva comunitaria, le domande di autorizzazione all'esercizio di impianti oggetto del presente decreto dovranno contenere anche una descrizione delle misure preventive contro l'inquinamento ambientale e l'indicazione di una serie di informazioni aggiuntive rispetto a quelle già previste dal d.lgs. 22/97, con particolare riferimento al potere calorifero prodotto, al contenuto massimo di inquinanti e alla frequenza e modalità dei controlli, che devono essere effettuati periodicamente con oneri a carico dei gestori da parte delle Agenzie Regionali e Provinciali per la Protezione dell'Ambiente.
I controlli possono inoltre essere effettuati in qualsiasi momento dal personale incaricato che può accedere presso gli impianti per effettuare controlli, ispezioni, prelievi e campionamenti. Anche i costi della verifica di rispondenza delle condizioni e prescrizioni alle quali è stato subordinato il rilascio dell'autorizzazione, e che dovrà essere effettuata prima dell'inizio delle operazioni di incenerimento dall'autorità competente, sono a carico dei gestori.
Copia delle autorizzazioni rilasciate devono essere trasmesse ad APAT, ma soltanto a soli fini statistici. La dismissione degli impianti deve avvenire nelle condizioni di massima sicurezza e il sito deve essere bonificato e ripristinato ai sensi della normativa vigente.
Particolari precauzioni devono inoltre essere adottate con riferimento alla consegna e alla ricezione dei rifiuti per evitare possibili danni all'ambiente; a tal fine il gestore prima di accettare i rifiuti dovrà effettuare le operazioni indicate nell'art. 7 del decreto legislativo in esame.
Gli artt. 8, 9 e 10 specificano le condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e di coincenerimento con riferimento alle fasi di progettazione e gestione; i valori limite di emissione in atmosfera; gli adempimenti connessi con lo scarico di acque reflue provenienti dalla depurazione degli effluenti gassosi.
Il decreto, in ottemperanza a quanto stabilito dalla direttiva, prevede un obbligo di comunicazione alla Commissione europea attraverso una relazione sull'applicazione del decreto che dovrà essere effettuata ogni tre anni dal Ministero dell'ambiente e tutela del territorio e dal Ministero delle attività produttive. Nel pieno rispetto delle più recenti disposizioni europee in materia di partecipazione ed informazione dei cittadini ai procedimenti ambientali, il testo in questione prevede che siano rese pubbliche, presso la sede del comune, le domande di autorizzazione e di rinnovo per gli impianti di incenerimento e coincenerimento al fine di consentire a chiunque di esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell'autorità competente. Pari pubblicità dovrà essere resa all'autorizzazione concessa e a qualsiasi aggiornamento nonché alla relazione predisposta annualmente dal gestore e relativa al funzionamento e alla sorveglianza dell'impianto.
L'art. 19 prevede sanzioni penali graduate in funzione delle diverse tipologie di trasgressioni. In caso di danno alle acque, al suolo, al sottosuolo e alle altre risorse ambientali provocate da un comportamento omissivo o commissivo si è tenuti a procedere a proprie spese agli interventi di bonifica, di messa in sicurezza e di ripristino ambientale delle aree inquinate e degli impianti.

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