IdeAmbiente - Anno I, Numero 7, dicembre 2004
In questo numero:
Editoriale
Giorgio Cesari, Direttore Generale APAT
Fine anno, tempo di auguri e di
riflessioni su un intero ciclo di attività. Si conclude in dicembre anche il
primo anno di pubblicazione della rivista dell’APAT, IdeAmbiente, è quindi
questa anche la prima occasione per porgere gli auguri ed insieme i
ringraziamenti per l’attenzione prestata a tutti i lettori, o se preferite, ai
fruitori della nostra rivista. Beninteso che non abbiamo avuto né l’intenzione,
né la pretesa di creare nemmeno una garbata (o forse si…!) concorrenza con altri
periodici, bensì abbiamo cercato di portare solo un’idea (si potrebbe eccepire
non troppo nuova), certamente un eco in più nel variopinto mondo delle
pubblicazioni sull’ambiente.
Nelle nostre precedenti uscite ed anche in questo
ultimo numero, abbiamo proposto inserti, programmi, interviste e resoconti
tecnici e scientifici, anche ricorrendo, forse maldestramente, a strumenti di
tecnica giornalistica, noi che (almeno parlando per il sottoscritto e per
numerosi collaboratori) giornalisti non siamo, ma persone animate solo da quel
buon senso ispiratore che ci sprona a cercare sempre nuovi consensi ed interessi
più ampi sul nostro lavoro di sempre. La scelta per questo numero è dunque
quella di dedicare l’editoriale alle vicine festività, esprimendo in forma
narrativa quegli auguri di buon Natale e di Buon Anno, che cercheremo di
porgere, nel più usuale dei modi, anche con cartoline dedicate, non importa che
siano per posta o per e-mail, ciò che importa è invece estendere così a tutti
coloro che ci hanno cortesemente seguito nel primo anno, i nostri migliori
auspici, augurandoci (in fin dei conti è Natale anche per noi!) che “gli
affezionati” possano essere ancora più numerosi il prossimo anno.
Il Presepe,
oltre che in casa della più celebre famiglia napoletana della commedia, e
comunque la rappresentazione della Natività per tutto il Paese, è stato per la
mia generazione il simbolo del Natale e lo è tutt’ora. Sorto da quel modello che
la tradizione storica fa risalire al primo esempio creato nella chiesa di Santa
Maria Maggiore a Roma e che segnò la nascita di un costume destinato a
riscuotere così ampio successo in tutte le altre
Chiese che, gareggiando per impreziosirlo con oro, argento, gioielli e pietre
preziose, hanno finito per impoverirlo dello spirito di umiltà, di pura
semplicità. La stessa semplicità con la quale ancora oggi ci apprestiamo ad
inventarci, con poveri materiali un finto ruscello, una casa, una montagna a
coronamento della capanna. Semplice occasione di recupero/riciclo di materiali
poveri. Ma per tutti il "nostro" presepe lo dobbiamo a San Francesco d'Assisi,
che nel 1224 decise di ricreare fedelmente la prima Natività come descritta
nella Bibbia. Il presepe, realizzato nel paese di Greccio, e fatto di figure
intagliate, paglia e animali veri, conteneva tutti gli elementi ai quali la
tradizione non ha rinunciato concedendoci il piacere di rappresentare le stesse
scene in scala ridotta.
Il messaggio del presepe era ed è diretto a tutti:
ricchi e poveri, scienziati e sognatori, per bambini di età o di sentimenti,
senza il timore di indulgere nel complesso di Peter Pan. Ma la festa di fine
anno ha sempre anche un pizzico e più di pagano, di inebriante come per la notte
di capodanno in cui il desiderio di un anno migliore inibisce anche la più cupa
delle mestizie. Si tratta della più antica celebrazione di cui vi sia traccia,
forse risalente ai Babilonesi e quindi a circa 4000 anni fa, il cui culto
serviva per propiziare l'anno nuovo che iniziava in corrispondenza con la prima
Luna Nuova dopo l'equinozio di primavera.
La primavera…, periodo quasi magico al
cui significato non manchiamo di abbinare sempre un senso di rinascita, di
novità, di appuntamento per partire con nuove iniziative… Sarà una riflessione
esagerata, ma quest’anno la Conferenza delle Agenzie sarà proprio in prossimità
della primavera e contiamo, con l’aiuto di tutti, di costruire qualcosa di
nuovo, non perché rinneghiamo quanto fatto finora, ma per quel desiderio che è
insieme bisogno e dovere, di portare nuovi contributi e nuovi modi di
avvicinarsi al pubblico ed alle Istituzioni per una migliore integrazione e
comunicazione, caratteristiche sempre implicite nella missione del Sistema
Agenziale.
Se l'inizio della primavera resta un periodo per vari versi coerente
nel testimoniare l'inizio dell'anno, di contro possiamo notare come il primo
gennaio rappresenti solamente una scelta puramente arbitraria, non trovando
riscontro di prassi né nella tradizione storica, né nelle pratiche legate
all’agricoltura e tanto meno in un’interpretazione astronomica. Gli antichi
romani, infatti, continuarono a celebrare l'anno nuovo nel tardo marzo, ma
essendo il calendario continuamente 'manomesso', si finì per scegliere di
'sincronizzarlo' con il sole.
A Giulio Cesare, nel 46 a.C., risale il merito di
aver realizzato il calendario che prese il suo nome e che stabilì, dopo tante
manomissioni, che l'anno nuovo aveva inizio il primo gennaio. Secondo una
tradizione nata in Grecia verso l’anno 600 a.C., per simboleggiare la rinascita
di Dioniso, dio del vino, l’anno al primo gennaio è rappresentato come un bimbo
appena nato, che simbolicamente allude a qualcosa di nuovo che viene alla luce.
Tradizione o superstizione che sia, si pensa che ciò che accade il primo giorno
del nuovo anno, incida determinando la sorte dell’intero anno, o che gli
avvenimenti, lieti o nefasti, si possano ripetere per tutti i dodici mesi. Non è
in virtù di queste superstizioni che abbiamo intenzione di invitare tutti i
collaboratori ad essere presenti in redazione il primo giorno dell’anno per un
messaggio benaugurate per tutti e per la rivista! Ma ci auguriamo di
festeggiarlo serenamente con le nostre famiglie, con gli amici, in città o in
luoghi turistici, l’importante è sentirci idealmente con il pensiero tutti
vicini.
Non possiamo regalare a tutti quel vischio che è il simbolo natalizio
augurale più noto, come ci insegna la tradizione tramandata dai Druidi, che lo
ritenevano un portafortuna per allontanare gli “spiriti cattivi dalla casa”, ma
pensiamo che anche solo la sua immagine possa rappresentare un sincero ed
affettuoso augurio per tutti ed è per questo che simbolicamente l’“appendiamo”,
con l’intento di scacciare la malasorte dalle case di tutti voi, alla prima
pagina della nostra rivista come fosse la porta della vostra casa.
E allora buon
Natale e buon anno a tutti! Augurio che, con un pizzico di velleitaria
internazionalità, lanciamo nei tanti idiomi della nostra bella Europa. Merry
Christmas (inglese)! Joyeux Noel (francese)! Glaedelig (danese)! Vrolyk
Kerstfeast (olandese)! Boze Narodzenie (polacco)! Feliz Navidad (spagnolo)!
Froelich Weihnacten (tedesco)! Ruumsaid juulup|ih (estone)! Hyvaa joulua
(finlandese)! Kala Christouyenna (greco)! Linksmu Kaledu (lituano)! Feliz Natal
(portoghese)! LL Milied Lt-tajjeb (maltese)! Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny
Novy Rok (ceco)! Sretan Bozic (slovacco)! Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
(sloveno)! God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År (svedese)! Kellemes Karacsonyi
unnepeket (ungherese)! Buon Natale!
“ECOMONDO”,
giunta quest’anno all’8a edizione, è stata la manifestazione che dal 3 al 6
novembre ha focalizzato l’attenzione sul mondo del recupero di materia ed
energia e delle reti tecnologiche. A tagliare il nastro augurale alla fiera
internazionale di Rimini Il Sottosegretario all’Ambiente e Tutela del Territorio
Roberto Tortoli. Obiettivo principale della manifestazione dal forte significato
ambientale, quello di incrementare il ruolo di riferimento delle imprese, con il
coinvolgimento di cittadini, e scuole nell’ attuare le importanti sfide poste
dal settore: dal recupero di materiali ed energia, all’utilizzazione delle
migliori tecnologie per la bonifica dei terreni contaminati, alle vie di
risanamento e controllo dell’inquinamento atmosferico. E’ con questi presupposti
che Rimini fiera ha ospitato nei suoi 75.000 mq. oltre 800 aziende e circa
45.000 visitatori, provenienti per il 15% dall’estero, tra cui delegazioni
provenienti dalla Cina, ma anche dalla Croazia, Albania, Turchia, Grecia,
Tunisia, Marocco, Russia, Polonia e Belgio. Governare la complessità ambientale,
attraverso norme, tecnologie e procedure di controllo è sicuramente un compito
arduo. L’analisi dello sviluppo progressivo di tutti quei processi e prodotti
capaci di guidarci verso una cultura diffusa dello sviluppo sostenibile, saprà
farci capire - come sottolineato dal Sottosegretario all’Ambiente Tortoli –
qual’è il futuro del Pianeta. “I temi della sostenibilità ambientale ci toccano
e ci coinvolgono tutti direttamente ed ECOMONDO ripristina alcune verità: vale a
dire che l’Italia ha fatto e sta facendo passi da gigante verso la sostenibilità
e la tutela ambientale”, sebbene la realtà territoriale presenti talune
differenze rispetto alla filosofia del risparmio di risorse e di recupero.
La
cultura del riciclo e la mostra ECOFATTO
ECOMONDO si inserisce in questo
contesto testimoniando fattivamente il contributo alla nascita e allo sviluppo
di una cultura del riciclo che sta permettendo all’Italia di raggiungere picchi
di eccellenza a livello europeo. Questa soddisfazione è stata espressa dal
Presidente del CONAI, Gianfranco Faina, che formulando i dati relativi al 2003,
ha posto in evidenza che il totale di sei milioni di tonnellate di imballaggi
raccolti rappresenta il 51% di tutti quelli immessi sul mercato. Il risultato è
stato positivamente determinante per l’effetto trascinante su altri materiali di
cui la mostra “ECOFATTO” ne rappresenta un successo di continuità. “ECOFATTO è
una iniziativa espositiva con cui, grazie al patrocinio dell’ONR, i consorzi
nazionali per il recupero dei materiali hanno dimostrato di aver inaugurato un
nuovo modo di pensare, progettare e produrre, riducendo al massimo l’impiego di
risorse naturali, di materie prime e di energia”.
Un grande successo
Dal Prof.
Luciano Morselli, coordinatore e responsabile del Comitato Scientifico di
ECOMONDO, l’enfasi di sottolineare i numeri di questa manifestazione: le circa
200 comunicazioni raccolte, i 400 relatori e gli 80 convegni hanno fornito una
precisa indicazione di come l’importanza di orientare il mondo nella
responsabilità della tutela ambientale, attraverso accettabilità sociale,
sostenibilità ambientale ed economica, stimolando la crescita di una maggiore
sensibilità, sia la chiave di volta per il raggiungimento dei migliori
risultati.
I giovani e l’ambiente
ECOMONDO non ha mancato di puntare gli occhi
su coloro verso i quali l’impegno sostenibile deve porsi come garanzia certa: i
giovani, sottolineando che il futuro della nostra società risiede anche nelle
loro mani. A ciò fa riferimento la Convention “Scuola-ambiente- lavoro”,
dedicata a studenti di scuole superiori e universitari, che fornisce strumenti
informativi per i giovani che si affacciano sul mercato professionale. Il
progetto “Scuola-ambiente-lavoro”- presentato per la prima volta nell’edizione
di Ecomondo 2003 dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio -
riscuotendo un notevole successo, con
le circa 300 presenze, ha posto le premesse per riproporre anche quest’anno
nuove occasioni per la creazione di opportune sinergie tra il nodo
dell’istruzione, della formazione e del lavoro nel settore ambientale.
L’appuntamento, al quale hanno preso parte molti giovani, si è concluso con una
performance teatrale ad opera di artisti trampolieri, curata dal “Teatro
tascabile di Bergamo”. Buona la risposta degli studenti delle scuole elementari
e medie, che in numero elevato hanno visitato la rassegna e preso parte
attivamente alle varie animazioni organizzate negli stand nell’area fieristica.
A passeggio fra gli stand
Sotto il punto di vista espositivo l’organizzazione e
l’estetica degli stand ha offerto ai visitatori un percorso variamente
attrattivo. Svariati gli esempi che riproducevano il ciclo completo dei rifiuti:
dalla raccolta, trattamento e riciclaggio di materia fino al prodotto finito.
Tra gli esempi più significativi delle tecniche di riciclaggio, quello offerto
dal COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) – che attualmente raccoglie
circa il 96% delle batterie immesse sul mercato - il quale ha fornito ai
visitatori particolari sul composto chimico dei materiali contenuti nelle
batterie degli autoveicoli, fornendo chiarimenti sulla pericolosità di tali
rifiuti al momento del loro esaurimento e richiamando l’attenzione al valore
ambientale di un corretto riciclaggio. Tra i composti più pericolosi se dispersi
nell’ambiente, si pongono anche gli oli usati. Nello stand del COOU (Consorzio
Oli Usati) - nato nel 1982 e costituito da varie aziende concessionarie
distribuite sull’intero territorio nazionale - numeroso il materiale informativo
sull’attività di raccolta svolta che ha permesso, anche grazie all’attività di
rigenerazione (91%), di insignire il Consorzio del primato europeo nel settore.
Nel tentativo di coinvolgere maggiormente i visitatori guidandoli nella
formulazione di giuste considerazioni riguardo alle attività di raccolta e
recupero dei materiali, l’architettura e l’estetica rappresentativa della
manifestazione hanno messo in risalto con originalità e vistose soluzioni
scenografie, materiali ed oggetti di uso comune come giocattoli, biciclette,
oggetti di arredamento, ecc.. realizzati con i classici materiali quali carta,
alluminio, plastica, legno ed altro, ma recanti un appariscente messaggio di
consuetudine e insostituibilità dell’oggetto rappresentato, avvalorandone in tal
modo l’implicito valore di riutilizzo per perpetuarne l’uso.
Un pranzo veramente
“ecologico”
Valorizzare le risorse naturali?… perché non dimostrare di poterlo
fare anche in modo un po’… naif!? Divertente, inattesa ed un po’ bizzarra l’idea
di un pranzo improvvisato dall’On. Paolo Russo, Presidente della Commissione
bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei Rifiuti, da Massimo Ferlini Presidente
dell’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti e da Gianfranco Faina, Presidente del
Consorzio Nazionale degli Imballaggi. Deposti gli abiti di abili relatori, i
Presidenti dei rispettivi Enti nell’ora più consona ad un mitico pranzo
all’italiana, il 4 novembre sono stati invitati dal presidente di COMIECO, Piero
Capodieci. Niente di strano, se non per la sorpresa di vederli in perfetta
uniforme da cuochi alle prese con i fornelli della cucina allestita per
l’occasione nello stand del Consorzio. Non c’è stato dato modo di saggiare le
doti culinarie dei “tre”, ma una cosa l’abbiamo appurata: la cucina è stata
realizzata in cartone riciclato ed era perfettamente funzionante.
IL CONSOLIDAMENTO DELLA
CULTURA DELLA RACCOLTA, DEL RICICLO E DEL RECUPERO ENERGETICO
I Consorzi del
sistema CONAI
In occasione della presentazione del “Rapporto rifiuti 2004” e del
“Rapporto annuale sulla Gestione dei Rifiuti - Potenzialità del sistema
integrato di gestione dei rifiuti” elaborati e prodotti dall’APAT e dall’ONR,
abbiamo effettuato un rapido excursus sul mondo del recupero degli imballaggi.
Sei sono i Consorzi che costituiscono il sistema CONAI, uno per ogni materiale:
CiAl, COMIECO, Consorzio Nazionale Acciaio, COREPLA, COREVE, Rilegno.
CiAl
Il Consorzio Imballaggi Alluminio, istituito nel
1997 in ottemperanza al Decreto Ronchi, rappresenta l'impegno assunto dai
produttori di alluminio e dai produttori e utilizzatori di imballaggi in
alluminio nella ricerca di soluzioni per ridurre e recuperare gli imballaggi,
conciliando le esigenze di mercato con quelle di tutela dell'ambiente. Il CiAl
raggruppa le maggiori aziende di produzione e di trasformazione di imballaggi in
alluminio, la cui produzione rappresenta oltre il 95% degli imballaggi in
alluminio immessi sul mercato nazionale. Il Consorzio, che tra i propri compiti
ha quello di garantire il recupero degli imballaggi in Alluminio post-consumo
provenienti dalla raccolta differenziata realizzata dai Comuni, ha permesso in
questi anni, grazie a un incremento delle quantità raccolte, di raggiungere e
superare gli obiettivi previsti dalla normativa europea. Ad oggi, infatti, i
risultati ottenuti in termini di raccolta differenziata, riciclo e recupero,
sono particolarmente positivi e hanno reso l'Italia un esempio per tutta
l'Europa. CiAl ritiene che la comunicazione e l'informazione dei cittadini stia
assumendo una funzione sempre più rilevante: per questa ragione il Consorzio
intende contribuire al consolidamento della cultura della raccolta e del
riciclo, creando così una partecipazione sempre più consapevole dei cittadini,
diffondendo anche informazioni tecnico-scientifiche sull'alluminio e sulle sue
innumerevoli applicazioni. Oltre al riciclo, che rimane di fatto prioritario,
CiAl valorizza gli imballaggi in alluminio sottile, anche attraverso apposite
convenzioni con i gestori degli impianti che recuperano energia elettrica e
termica dai rifiuti. CiAl, oltre alla promozione e lo sviluppo della raccolta
differenziata degli imballaggi in alluminio post-consumo, è attivo nel
monitoraggio delle attività di prevenzione adottate dalle imprese di produzione
delle diverse tipologie di imballaggi in alluminio, con l'obiettivo di
individuare le azioni più efficaci e significative, con riferimento al minor
impiego di materiali, alla facilità di riciclo, alla semplificazione del sistema
di imballo. Questa attività ha prodotto risultati molto importanti in termini di
prevenzione sia quantitativa che qualitativa.
http://www.cial.it
COMIECO
Il Consorzio
Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica è nato nel
1985, per volontà di un gruppo di aziende del settore cartario, interessate a
promuovere il concetto di “imballaggio ecologico” e si è costituito in Consorzio
Nazionale il 24 ottobre 1997, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 5
febbraio 1997, n. 22. La sua finalità principale è il raggiungimento degli
obiettivi di recupero e di riciclo previsti dallo stesso Decreto Ronchi,
rispettivamente pari al 50% ed al 45% del totale degli imballaggi cellulosici
immessi al consumo, attraverso un’incisiva politica di prevenzione (riduzione in
peso, eco-progettazione dell’imballaggio) e di sviluppo della raccolta
differenziata e del recupero energetico. Al Consorzio aderiscono produttori,
importatori e trasformatori di materiale di imballaggi cellulosici, per un
totale di circa 3.500 aziende, rappresentate principalmente dalle cartiere,
dagli importatori di carta per imballaggi e dai fabbricanti di imballaggi in
carta, cartone e cartoncino, sacchi e shopper. COMIECO stipula convenzioni per
la raccolta differenziata con le Amministrazioni locali, nell’ambito delle quali
offre, come ulteriore supporto ad integrazione dei corrispettivi economici
riconosciuti per il servizio di raccolta, una serie di materiali e strumenti per
la realizzazione di campagne locali di sensibilizzazione dei cittadini. Il
Consorzio attiva anche campagne nazionali di comunicazione, che promuovono da un
lato la raccolta differenziata e il riciclo, e dall’altro la valorizzazione
dell’uso di carta, cartone e cartoncino. COMIECO promuove, infine, un marchio
ecologico registrato da utilizzare sui singoli imballaggi per certificare
l’appartenenza al sistema nazionale di gestione degli imballaggi a base
cellulosica.
http://www.comieco.org/
CONSORZIO NAZIONALE ACCIAIO Il Consorzio Nazionale Acciaio ha lo scopo di favorire, promuovere e agevolare la raccolta ed il riciclo degli imballaggi usati in acciaio, siano essi provenienti dall’utenza domestica che da quella industriale. Al Consorzio spetta quindi il compito di sensibilizzare gli utilizzatori degli imballaggi in acciaio ad un corretto conferimento, verificare i flussi di raccolta e assicurarne il riciclo. In particolare, grande attenzione è rivolta allo sviluppo, alla promozione e al potenziamento della raccolta differenziata degli imballaggi in acciaio di uso domestico, coordinando ed incentivando l’attivazione delle convenzioni, cioè attraverso accordi specifici con gli Enti locali e/o i gestori della raccolta differenziata. Al Consorzio Nazionale Acciaio, istituito il 18 novembre 1997 in ottemperanza al Decreto Ronchi, aderiscono circa 250 imprese, rappresentate da fornitori e importatori di materiale in acciaio per imballaggio e fabbricanti di imballaggi e accessori in acciaio. Nel corso del 2003 sono state immesse al consumo 575.000 tonnellate di imballaggi in acciaio, di cui oltre il 55% è stato avviato al riciclo. Nello specifico, il Consorzio ha raggiunto le 321.000 tonnellate di imballaggi in acciaio riciclati (pari al 55,8% dell’immesso al consumo) ponendo maggior attenzione all’avvio al riciclo dei rifiuti di imballaggio di uso domestico, e promuovendo la raccolta differenziata comunale. Nel periodo 2004-2008,il Consorzio intende potenziare la propria struttura operativa ed intensificare le azioni di sensibilizzazione verso la cittadinanza per assicurarsi il raggiungimento dell’obiettivo, entro la fine del 2008, di oltre il 60% di imballaggi avviati a riciclo sul totale dell’immesso al consumo. http://www.consorzio-acciaio.org/
COREPLA
Il Consorzio per la Raccolta, il
Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica nasce in seguito
all’approvazione del Decreto Ronchi e, con l’acquisizione dell’ex Consorzio
Replastic, rappresenta di fatto il più grande fra i consorzi del settore in
Italia e il secondo in Europa. Il Consorzio conta attualmente oltre 2.200
associati, che rappresentano oltre il 90% del mondo imprenditoriale di
riferimento. Al COREPLA aderiscono sia i produttori di materie plastiche, sia le
aziende trasformatrici di imballaggi in plastica, e hanno diritto di
partecipazione gli utilizzatori, gli autoproduttori di imballaggi e le imprese
che svolgono attività di riciclaggio dei rifiuti di imballaggi in plastica. Il
servizio di raccolta differenziata é stato avviato in oltre 6.500 Comuni, con il
coinvolgimento del 90% della popolazione. Compito del Consorzio é l'estensione
dell'attività di raccolta, recupero e riciclo ad altri imballaggi in plastica,
oltre naturalmente ai contenitori in plastica per liquidi già attiva dal 1991
con l'ex Consorzio Replastic. In Italia attualmente sono immessi al consumo
circa 2 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica. I principi su cui si
fonda la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio sono la
prevenzione della formazione di rifiuti e l’incentivazione del riciclaggio e del
recupero energetico, per diminuire la quantità di rifiuti smaltiti in discarica.
In applicazione di tali principi, sono state elaborate e attuate politiche
integrate che hanno portato, negli ultimi 20 anni, alla riduzione di oltre l’80%
del peso medio degli imballaggi in plastica. Inoltre, una tendenza in atto é la
produzione di imballaggi in plastica monomateriale o con materiali diversi ma
compatibili tra loro, al fine di favorirne la riciclabilità. Gli utilizzi della
plastica riciclata sono diversi in base al tipo di materiale: il PET riciclato
viene utilizzato per la produzione di nuovi contenitori e di fibre tessili, da
cui si ottengono imbottiture, maglioni, "pile", moquette, interni per auto. Il
PVC riciclato viene riutilizzato soprattutto nel settore edile per la produzione
di tubi, scarichi per l'acqua piovana, raccordi, passacavi. Il PE riciclato,
infine, viene reimpiegato per la realizzazione di nuovi contenitori per
detergenti, oppure sacchi della spazzatura, film per imballaggio, manufatti per
l'industria. PET, PVC e PE, lavorati insieme, diventano plastica riciclata
eterogenea, impiegata per la produzione di panchine, parchi giochi per bambini,
recinzioni, cartellonistica stradale. Nell’ambito di una gestione integrata dei
rifiuti, la plastica raccolta rappresenta inoltre una preziosa fonte alternativa
di energia sfruttabile attraverso la tecnologia della termovalorizzazione: basti
pensare che con una bottiglia di plastica si può alimentare per un'ora una
lampadina da 60 Watt.
http://www.corepla.it
COREVE
Il Consorzio per il Recupero del
Vetro è un consorzio senza fini di lucro costituito dai principali gruppi
vetrari italiani il 23 ottobre del 1997, in ottemperanza al Decreto Legislativo
22/97, per gestire il ritiro dei rifiuti in vetro provenienti dalla raccolta
differenziata, predisporre le linee guida per le attività di prevenzione e
garantire l’avvio al riciclo del vetro raccolto. Al COREVE, cui aderiscono circa
100 imprese, che costituiscono il 100% del mercato, partecipano i produttori di
materiale di imballaggio in vetro, i produttori di imballaggi in vetro, gli
importatori di imballaggi in vetro vuoti, gli utilizzatori che producono
imballaggi in vetro e provvedono al loro riempimento, e gli utilizzatori che
importano imballaggi pieni in vetro. I contenitori in vetro costituiscono uno
dei prodotti maggiormente ecocompatibili, in virtù di un reiterato riutilizzo e
di un riciclo potenzialmente infinito, che inoltre risulta essere conveniente in
termini di materia e di energia impiegata, consentendo di fatto un notevole
risparmio. Recuperare e riciclare il vetro, in effetti, riduce il consumo delle
materie prime necessarie: da 100 Kg di rottame di vetro si ricavano, infatti,
100 Kg di prodotto nuovo, mentre occorrono 120 Kg di materie prime vergini per
avere 100 Kg di prodotto nuovo. A tali vantaggi, vanno aggiunti anche i benefici
ambientali ed economici derivanti dalla minore quantità di energia utilizzata
nella fusione. Il risparmio energetico è quantificabile in una riduzione del
2,5% del combustibile impiegato per ogni 10% di rottame usato. Un impiego
dell’80% di frammenti vetrosi porta quindi a un’economia energetica del 20%.
http://www.coreve.it
RILEGNO
Il Consorzio Nazionale Rilegno nasce nel 1997, ponendosi
come obiettivo primario il recupero e il riciclaggio dei rifiuti di imballaggio
in legno, secondo quanto previsto dal Decreto Ronchi. Al Consorzio aderiscono
circa 2.200 aziende, tra cui fornitori di materiali, fabbricanti di imballaggi
ortofrutticoli, di pallet e di imballaggi industriali, utilizzatori che
importano imballaggi in legno pieni, quelli che provvedono direttamente sia alla
produzione sia al riempimento, tutti gli enti e le imprese che riciclano rifiuti
di imballaggio in legno. In stretta collaborazione con il CONAI, il Consorzio ha
il compito di coordinare e promuovere la raccolta, il recupero e il riciclaggio
dei rifiuti di imballaggio in legno. Il consorzio è riuscito a riciclare quasi
il 60% degli imballaggi immessi al consumo - costituiti da pallet, imballaggi
industriali e imballaggi ortofrutticoli - superando così l‘obiettivo del 50%
entro il 2002 fissato dal Decreto Ronchi. Il processo vitale del legno, che
garantisce un ciclo continuo di questa risorsa naturale, è garantito
dall'operatività di soggetti diversi che collaborano con il Consorzio. Grazie
alla sua fitta rete di operatori, infatti, Rilegno garantisce agli utenti
pubblici e privati l'efficacia della sua struttura. Gli attori coinvolti nel
sistema di raccolta sono principalmente i Comuni, le industrie, gli operatori
del commercio e i riciclatori. Il Consorzio ha attivato una serie di convenzioni
per la gestione del sistema di raccolta e per lo smaltimento dei rifiuti di
imballaggio in legno e di altri rifiuti legnosi. Sottoscrivendo l'accordo, la
controparte si impegna ad attivare una o più piattaforme relative al territorio
in cui opera, sia esso comunale, provinciale o interprovinciale. Presso tali
centri di raccolta gli utilizzatori possono conferire senza oneri i rifiuti di
imballaggio in legno, che verranno poi ridotti di volume per poter essere
trasferiti agli impianti di riciclo. Rilegno, da parte sua garantisce
l'acquisizione del materiale conferito presso la piattaforma indicata e il
successivo avvio al riciclo. Grazie alle convenzioni, il Consorzio ha
strutturato un circuito virtuoso di ritiro, recupero e riciclaggio degli
imballaggi di legno e, con essi, di altri rifiuti di legno di provenienza
privata.
http://www.rilegno.it
COMIECO
Incontro con il Direttore Carlo Montalbetti
Il riciclo in
Italia: fra soddisfazioni e speranze
In Italia l’attività di riciclo esiste e sembra anche che, se opportunamente guidati nelle scelte, i cittadini possano partecipare attivamente a migliorala. Nonostante sussista una ormai nota differenziazione di cultura sul tema, tra Regioni del Nord e quelle del Sud, la legislazione si sta adoperando per colmare eventuali difformità. Per rendere più efficace il comparto del riciclo “buttare un occhio” anche ai mercati extraeuropei non guasta. Rivolgendo alcune domande al Direttore di Comieco - il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosca - ci siamo resi conto che i risultati positivi non mancano e per il futuro ci sono sicuramente i presupposti per realizzare un processo ancora più virtuoso.
Prof. Montalbetti, esiste nel nostro paese una cultura civica del
riciclo?
Dal punto di vista industriale la risposta è affermativa, se, per
comparto del riciclo, ci riferiamo a quello meglio conosciuto (carta, vetro,
legno, ecc.) che attraverso le raccolte differenziate interviene direttamente
sui comportamenti dei cittadini.Se consideriamo l’aspetto della raccolta
differenziata va detto ,inoltre, che, in questo settore, il Paese conosce ancora
due realtà distinte: nel senso che nel Nord assistiamo ad una attività di
raccolta piu’ sviluppata mentre nel Sud c’è ancora molto da fare.
Gli enti locali e lo Stato
prestano a questo problema il giusto interesse?
Lo Stato e il sistema delle autonomie locali, riguardo alla questione della
raccolta differenziata, hanno fatto notevoli passi avanti, benché permangano
ancora forti carenze, specialmente nel Mezzogiorno, dove oggi questo processo
sta finalmente cominciando a muoversi. Ciò in considerazione delle forti
differenze territoriali, differenze che pesano anche in termini di quantità
conferite nell’ambito della raccolta differenziata e indirizzate agli impianti
di riciclo. Diverso è l’atteggiamento dello Stato per quanto riguarda la
valorizzazione del riciclo. Sotto questo punto di vista, direi che lo Stato non
ha piena consapevolezza dei vantaggi che in termine di competizione
internazionale può avere il settore del riciclo, che rappresenta circa il 13%
del del PIL.
Quali provvedimenti sono in
atto e quali iniziative legislative potrebbero essere intraprese?
Occorre sostenere una politica di supporto all’esportazione di tecnologia,
conoscenza e logistica del riciclo per quanto riguarda i mercati extraeuropei.
Tanto per fare un esempio, la Cina è in grado di offrire possibilità di sviluppo
notevoli. Un dato su cui riflettere è quello dell’industria cartaria che, in Cina, si basa oggi su circa cinquemila cartiere, che saranno
radicalmente ridotte di numero e rese più efficienti soprattutto attraverso il
potenziamento del riciclo. Inoltre, ritengo importante che il legislatore
faciliti il corretto ed efficiente smaltimento dei residui del processo di
riciclo che si stanno incrementando grazie alla diffusione della raccolta
differenziata.
In che modo si puo’ richiamare l’ attenzione dei cittadini verso
un intervento volontario?
Sicuramente attraverso modalità premiali, attuando un
percorso che sappia dare evidenza ai risultati e riconoscimenti allo sforzo che
viene compiuto dai cittadini. In questo ambito COMIECO ha già da tempo
sperimentato le cosiddette “Cartoniadi”: una gara dove si mettono in concorrenza
i quartieri delle città, e il riconoscimento della vincita spetta al quartiere
che raccoglie di più, al quale viene offerto un premio in denaro da destinare ad
un intervento a favore della comunità. I risultati ottenuti con questa
competizione, effettuata, sia a Parma sia a Firenze sono stati molto
interessanti. Tutti i quartieri hanno deciso che, in caso di vincita, avrebbero
destinato la somma alle associazioni di volontariato del proprio quartiere, cosa
che puntualmente è avvenuta.
In conclusione sulla situazione del riciclo si puo’
parlare di soddisfazione e anche di speranze?
Direi di entrambe. La
soddisfazione c’è e risiede nel fatto che esiste una legge in materia e
soprattutto, all’interno di questa sono stati ottenuti dei risultati. La
speranza consiste nel fatto che questo processo non subisca un arresto, ma possa
trovare il modo di essere migliorato, soprattutto partendo dalla
auto-organizzazione del sistema imprenditoriale, dal momento che il nostro è un
circuito basato sostanzialmente su una impostazione di tipo privato, sul quale
il potere pubblico esercita – come giusto e doveroso – la sua funzione di
controllo.
In occasione della presentazione annuale del Rapporto rifiuti
2004, sembra opportuno fornire una breve panoramica sulla stato della gestione
dei rifiuti urbani nei paesi Europei. L’analisi delle novità legislative in sede
comunitaria mostra una situazione in evoluzione che attende ad una sostanziale
modifica dell’attuale sistema di gestione, destinata ad avere ripercussioni a
livello locale nell’ambito della pianificazione territoriale. I dati europei
inerenti alla valorizzazione energetica dei rifiuti indicano una percentuale
media del 19% con una sostanziale diversificazione tra i Paesi del Nord Europa,
che presentano percentuali intorno al 30% e l’Area del Mediterraneo che registra
invece valori molto bassi. Per quanto riguarda il nostro Paese nel periodo
compreso tra il 1996 e il 2002, si è osservato un progressivo aumento dei
quantitativi di rifiuti avviati ad incenerimento. Dai circa 1,1 milioni di
tonnellate di rifiuti urbani inceneriti nel 1996, si è passati a 2,7 milioni di
tonnellate nel 2002, con un aumento medio annuo di circa il 9%). Un dato da
rilevare riguarda la distribuzione degli impianti di incenerimento presenti sul
territorio nazionale, che continua a perpetuare una certa disomogeneità.
Nell’anno 2002 gli impianti pur essendo aumentati da 44 a 48, non hanno
modificato la distribuzione territoriale, infatti dei 48 operativi, ben 34
risultano localizzati nel Nord. Stessa sorte anche per quanto riguarda gli
impianti di smaltimento per rifiuti speciali. Negli anni seguenti questo dato
potrebbe e dovrebbe essere modificato dalla prevista pianificazione
territoriale, tentando di riportare la situazione a livelli non più disparati
per quanto riguarda il centro e il sud d’Italia. Sebbene il primato
dell’incenerimento spetti ineluttabilmente al nord, con in testa la Lombardia
(29%), in alcune regioni le quantità incenerite raggiungono
livelli significativi in relazione ai rifiuti prodotti, dati indicativi, ad
esempio, ci vengono dall’Emilia con il 22%, dal Friuli con il 20%, dal Trentino
con il 17% e dalla Sardegna con il 14%.
Parlando sempre in termini di cifre, è
da evidenziare come l’incenerimento di rifiuti urbani in Italia abbia fatto
registrare un recupero energetico complessivo nel 2002 di oltre 1,4 milioni di
MW di energia elettrica e di 1,1 milioni di MW di energia termica. Le tipologie
di rifiuti utilizzate a scopo energetico sono state soprattutto rifiuti di
origine legnosa (46%), biogas (21%) e biomasse (19%). E’ da rilevare come nel
settore energetico, il recupero consente anche il rispetto di due importanti
obiettivi come quello imposto dall’osservanza del protocollo di Kyoto e quello
altrettanto rilevante di sostenimento del crescente fabbisogno energetico.
E’
bene chiarire, prima di parlare di principali impatti potenziali, quale sia la
differenza tra i due sistemi che rientrano nel processo di riciclo: gli
inceneritori e i termovalorizzatori.
Per inceneritori sono intesi tutti quegli
impianti atti a smaltire, mediante processi di combustione, i rifiuti che,
diversamente, sarebbero smaltiti in discarica, senza apportare, quindi alcuna
selezione. In realtà i rifiuti sono di tipologie differenti (solidi, liquidi più
o meno densi, sfiati) e presentano caratteristiche (rifiuti pericolosi e non
pericolosi) molto diverse, per cui lo smaltimento mediante termocombustione
implica l’impiego di impianti differenti. A questo scopo è utilizzato il
termovalorizzatore, che consente al calore prodotto dalla combustione di essere
recuperato sotto forma di vapore convogliato in una caldaia, che può essere:
impiegato per alimentare una rete di riscaldamento urbano, distribuita verso
edifici pubblici (piscine, ospedali, ecc.);
inviato ad un turbo alternatore per produrre elettricità; valorizzato sotto
forma mista di calore/elettricità, per cui si parla cogenerazione.
Perché,
quindi, l’uso del termovalorizzatore? A parte la riduzione del volume di circa
90% e del peso di circa 70% dei rifiuti, il vantaggio è soprattutto nella
possibilità di valorizzazione industriale dell’energia e del vapore prodotto nel
corso della combustione dei rifiuti. I principali impatti potenziali che questo
tipo di sistemi provocano sono esercitati sull’atmosfera, sull’ambiente idrico,
sul suolo e sottosuolo, sulla salute e la produzione di odori e residui.
Possiamo dire che per quanto riguarda la quantità di fumi prodotti dai termovalorizzatori, questa varia mediamente tra 4.500 – 7.500 Nmc/tonnellata
rifiuto. L’impatto ambientale dei termovalorizzatori sull’atmosfera produce
numerose emissioni standard riconducibili a gas acidi, ossidi di azoto, ossido
di carbonio, composti aromatici clorurati, macro e microinquinanti organici,
particolato solido e metalli pesanti. Sostanze presenti in percentuale diversa e
che richiedono tecnologie diverse di abbattimento.
L’impatto in ambiente idrico
è un fattore sicuramente di rilievo, considerando che l’impianto ha bisogno di
acqua, al quale si aggiunge il problema derivante dalla scarico termico. Lo
scarico dei reflui depurati riguarda le acque bianche, le acque nere e le acque
industriali. Per quanto concerne le emissioni standard in acqua, naturalmente
gli effetti degli scarichi e dei prelievi dipendono dal tipo e natura del corpo
idrico utilizzato. Per quanto riguarda l’impatto ambientale dei termovalorizzatori sul suolo e sottosuolo è fortemente condizionato dalle
situazioni geologiche e geomorfologiche e dalle caratteristiche idrogeologiche
dell’area. I possibili impatti sulla salute sono essenzialmente ascrivibili alla
presenza di inquinanti in atmosfera o in acqua, potenzialmente assunti dall’uomo
attraverso la catena alimentare o tramite meccanismi di inalazione, ingestione e
contatto. In questo ambito il fattore che genera più apprensione nella
popolazione e che non manca di generare accese discussioni in merito, è
rappresentato dalle diossine. La via principale di contaminazione umana è stata
identificata nell’ingestione, che, considerata la grande stabilità chimica delle
molecole, genera un effetto di concentrazione lungo la catena alimentare. E’ da
evidenziare che le indagini epidemiologiche sui potenziali rischi associati ad
impianti esistenti, non hanno consentito ad oggi di stabilire in modo univoco
l’esistenza di un nesso causa-effetto. Per completare il breve excursus sui
potenziali impatti ambientali degli inceneritori, è d’uopo un riferimento ai
residui solidi della termocombustione, che costituiscono la frazione dei rifiuti
urbani che deve essere smaltita in discarica. I valori tipici sono rappresentati
da scorie, ceneri leggere e residui di trattamento fumi. Le scorie sono
classificate come rifiuti speciali non pericolosi, non suscettibili di recupero,
nella stragrande maggioranza dei casi smaltite in discarica per rifiuti non
pericolosi. Le ceneri e i residui di trattamento fumi, classificati come
pericolosi sono attualmente inertizzati in matrice cementizia e smaltiti in
discariche per rifiuti pericolosi. È un dato relativo che 300 chili di residui
corrispondono ad una riduzione del volume dei rifiuti del 90%, il che assume
significato relativamente all’occupazione del territorio, in particolare delle
discariche. Quello degli odori è un potenziale impatto capace di generare
dibattiti sull’argomento, anche perché si pone come noiosissimo inconveniente
per la popolazione che ne è costretta a subirne la presenza. Mentre i fumi non
rappresentano sorgenti odorifere, in quanto i composti sono completamente
ossidati, gli odori sono essenzialmente dovuti alla presenza dei rifiuti in
entrata. Un correttivo al problema si ha nel mantenere il punto di conferimento
rifiuti in depressione con un sistema di convogliamento dell’aria direttamente
nella camera di combustione. La valutazione dell’impatto delle emissioni in aria
necessita di dati meteo-climatici rappresentativi in cui ha luogo la dispersione
atmosferica. L’APAT, ha realizzato un sistema internazionale per la raccolta e
la diffusione di dati climatologici d’interesse ambientale denominato SCIA - di
cui si è parlato nel numero di ottobre di IdeAmbiente - che rende disponibili
gruppi di indicatori, derivati da osservazioni meteoclimatiche, diffuse sul
territorio nazionale, di diversi enti/reti e calcolati attraverso una procedura
standardizzata. Ai conflitti ambientali circa l’utilizzo, il possesso o la
proprietà di risorse ambientali scarse, si accompagna spesso la mancanza o l’uso
improprio di canali diretti di comunicazione tra gli attori interessati, per cui
i controlli ambientali e la trasparenza dei dati raccolti assumono spesso in
quest’ottica un’importanza evidentemente strategica.
ROMA, 21 ottobre
Nasce il CESPA ambientale
Battesimo
ufficiale del Consiglio Economico e Sociale per le politiche ambientali (CESPA),
serbatoio del pensiero ambientale. Questo nuovo organismo, istituito dal
ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, è presieduto dal ministro
Altero Matteoli e costituito dai vertici delle maggiori organizzazioni nazionali
delle parti sociali ed economiche, sarà il punto di incontro e dialogo sulle
politiche ambientali e sulle strategie per lo sviluppo sostenibile. Tra gli
obiettivi del CESPA quello di ottimizzare l’efficacia dei provvedimenti e delle
strategie in campo ambientale sul piano sociale, economico, produttivo ed
occupazionale; di contribuire alla valorizzazione di una attiva partecipazione
dei soggetti economici e sociali chiamati ad esprimersi sull’individuazione e
sull’attuazione delle strategie di politica per l’ambiente. Il ministro ha
designato vice presidenti il segretario generale della CISL, Savino Pezzotta e
Emma Marcegaglia, vicepresidente della Confindustria.
VENEZIA, 29 ottobre
Presentazione del progetto di ricerca “La misura del trasporto solido
laguna-mare”
La comprensione dei fenomeni erosivi rappresenta uno degli
obiettivi di carattere prioritario per le istituzioni coinvolte nella
salvaguardia, dato che l’erosione costituisce uno dei maggiori e più evidenti
della laguna. La misura del trasporto solido laguna-mare è l’oggetto del
progetto multidisciplinare di ricerca al quale partecipano CORILA, Cnr, Ogs,
Southampton Oceanography Centre, APAT e Comune di Venezia.
RIMINI, 5 novembre
Bolzano e Abbiategrasso vincono il premio per le Città Amiche della Bicicletta
2004
I vincitori sono stati decretati da una giuria composta da un
rappresentante di ciascuna delle associazioni promotrici del Premio (Euromobility,
Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) e dei Ministeri dell’Ambiente
e delle Infrastrutture. Al concorso riservato a tre categorie di Enti (A – città
con meno di 30.000 abitanti; B – città con più di 30.000 abitanti; C – Province,
comunità montane, parchi) hanno partecipato 24 enti. Nella categoria delle città
maggiori (più di 30.000 abitanti) ha vinto Bolzano, per le città con meno di
30.000 abitanti ha invece
vinto Abbiategrasso (Milano), mentre per la terza categoria il premio non è
stato assegnato a causa del numero insufficiente e dell’incongruenza dei
progetti presentati. Cinque menzioni speciali sono state assegnate ai comuni di
Venezia, Parma, Cuneo, Carugate (Mi) e Montebelluna (Tv).
PALERMO, 9-10 novembre
Conferenza Nazionale SINAnet
L’APAT ha tra i suoi compiti istituzionali la
gestione e lo sviluppo del Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINA),
avente come finalità la raccolta dei dati e delle informazioni necessarie per
valutare lo stato dell’ambiente e le sue trasformazioni, per supportare le
azioni di governo verso politiche di sviluppo eco-compatibili. In quest’ottica
l’Agenzia, con la collaborazione di ARPA Sicilia e la partecipazione della
Regione Sicilia e dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, ha organizzato la
Conferenza della rete del Sistema Informativo Nazionale Ambientale (SINAnet),
occasione fondamentale per condividere i risultati raggiunti e definire gli
obiettivi e le strategie future della rete stessa. Attraverso il National Focal
Point italiano della rete EIONET dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’APAT e
la rete del SINA assicurano il collegamento informativo con il livello europeo,
e rappresentano pertanto il punto di raccordo tra le esigenze informative
comunitarie e i sistemi di raccolta e gestione delle informazioni ambientali
delle Regioni e Province Autonome. La rete SINAnet, anche grazie
all’integrazione con i Sistemi informativi regionali ambientali (SIRA), è ora
pronta a promuovere e realizzare la connessione con altre reti informative di
interesse ambientale. La Conferenza, che si inserisce in un contesto di forte
crescita, a livello europeo e nazionale, della domanda istituzionale di
conoscenza integrata dell’ambiente a supporto delle attività di indirizzo e
governo, è stato il momento di incontro e di informazione tra i soggetti della
rete, i decisori politici, le amministrazioni nazionali e locali e la comunità
scientifica.
ROMA, 9 e 10 novembre
Settima Conferenza Nazionale di Statistica
La
statistica ufficiale è patrimonio dei cittadini, uno strumento imparziale per
comprendere e decidere. Su questo tema si sono confrontati addetti ai lavori,
studiosi e utilizzatori, con l'obiettivo di condividere metodi, esperienze e
prospettive che garantiscano alla statistica pubblica
qualità e pertinenza. APAT, che fa parte del Sistema Statistico Nazionale (SISTAN),
ha partecipato alle due sessioni parallele oltre ad essere presente con uno
stand presso il Sesto Salone dell’informazione statistica, che ha avuto luogo
parallelamente alla Conferenza dove è stato possibile effettuare dimostrazioni
su PC di applicativi software realizzati da APAT ed inerenti i temi della
Conferenza.
ROMA, 11 novembre
Conferenza stampa di presentazione INFRASTRUCTURA
2005
Regione Piemonte e Promotor International, in collaborazione con Ares
Piemonte e Lingotto Fiere, hanno organizzato la conferenza stampa per presentare
INFRASTRUCTURA, la prima manifestazione italiana dedicata all’innovazione nelle
infrastrutture di trasporto e nella mobilità, settore molto importante per la
fase di rilancio che sta vivendo e per i risvolti strategici che esso
rappresenta per lo sviluppo economico italiano. Nel corso della conferenza
stampa sono intervenuti il Direttore Generale di Ares Piemonte Ing. Nicola
Chiatante, il Direttore Generale di Promotor International, Dott. Umberto
Benezzoli e alcuni componenti del Comitato Tecnico Scientifico della
manifestazione, che hanno illustrato, attraverso il filo conduttore
dell’innovazione, le tematiche che saranno affrontate nelle giornate di
workshop, eventi e convegni, quali la gestione delle infrastrutture, la
sicurezza, l’ambiente, le gallerie, la telematica e l’informatica, il
finanziamento delle opere, la logistica e l’intermodalità, i materiali e le
tecnologie.
AVEZZANO, 15 novembre
Presentazione del volume “Le risorse genetiche
autoctone della regione Abruzzo: un patrimonio da valorizzare”
Il volume
presentato ad Avezzano dall’A.R.S.S.A. (Agenzia Regionale per i Servizi di
Sviluppo Agricolo della Regione Abruzzo) è frutto di una ricerca avviata nel
1996, allo scopo di documentare e tutelare il prezioso patrimonio genetico,
rappresentato da specie e varietà vegetali locali della regione Abruzzo. Il
lavoro, realizzato in assenza di una specifica legislazione regionale in
materia, cataloga e descrive tutte le varietà finora reperite, comprese alcune
specie di leguminose foraggere, sia coltivate sia spontanee, studiate allo scopo
di selezionare e proporre varietà di matrice autoctona, ben adattate alle
condizioni climatiche locali.
ROMA, 18 novembre
Workshop “Thesaurus Multilingue
di Scienze della Terra”
L'obiettivo di costruire un Thesaurus multilingue per le
scienze della Terra, che sia punto di riferimento internazionale per lo scambio
di informazioni nel settore, vede impegnati esperti di otto paesi, tra cui
l'Italia, rappresentata da APAT. Il progetto Multilingual Thesaurus of
Geosciences (MTG) nasce su iniziativa della Commission for the Management and
Application of Geoscience Information (CGI) all'interno della International
Union of Geological Sciences (IUGS).
Il
gruppo di lavoro MTG, nell’assicurare la compatibilità dei sistemi informativi
nazionali con standard internazionali si prefigge di rivedere il Multhes (Multilingual
Thesaurus of geosciences), aggiornando i termini attualmente in uso e creando,
laddove necessario, nuove sinonimie e relazioni tra i descrittori; permettere lo
scambio di informazioni nel campo delle Scienze della Terra tramite il ricorso a
un dizionario comune, quale evoluzione di Multhes; rendere l’MTG uno strumento
accessibile e gratuito, tramite la diffusione via web; includere nuove lingue in
aggiunta a quelle attuali (italiano, francese, tedesco, olandese, polacco e
finlandese).
Roma, 10
novembre
CELEBRAZIONE DEL 30° ANNIVERSARIO DELL’INTERNATIONAL
PLANT GENETIC RESOURCES INSTITUTE (IPGRI) E LANCIO DELLA NUOVA STRATEGIA
BIODIVERSITÀ PER IL BENESSERE
E’ stato celebrato il 30° anniversario
dell’IPGRI, uno dei 4 poli del settore agroalimentare delle Nazioni Unite
presenti a Roma. Il vicepresidente del Senato, D. Fisichella, ha fatto gli onori
dello Stato ed ha letto il messaggio del presidente Ciampi. Presenti, inoltre,
alti rappresentanti delle organizzazioni internazionali del polo agro-alimentare
ONU con sede a Roma (FAO, IFAD Int. Food Agric. Dev., e WFP World Food Programme)
e del Ministero degli Affari Esteri d’Italia. Come noto, la diversità vegetale
si conserva in larga misura in banche di germoplasma, ed erano perciò presenti
ricercatori che si occupano di questo argomento. Il più famoso, il pluripremiato
M.S. Swaminathan fautore della rivoluzione verde, che in India gestisce una
importante e moderna banca del seme costruita con fondi italiani, ha fatto una
presentazione sulla gestione delle risorse genetiche per la lotta alla fame. Il
direttore dell’IPGRI ha illustrato la nuova strategia dell’istituzione che, se
da una parte riguarda direttamente il mondo vegetale, ha come obiettivo ultimo
il benessere dell’uomo.
BERGAMO (NUOVA FIERA), 18 novembre
Giornata di riflessione sui
Materiali di Riferimento Gassosi
Nello spirito di acquisire informazioni sul
ruolo dei CENTRI SIT in Italia e di promuovere una migliore conoscenza dei
materiali di riferimento gassosi, SIAD e SNAM Rete Gas, hanno organizzato una
giornata di incontro e discussione sul tema. I materiali di riferimento gassosi
sono essenziali per chiunque voglia garantire una corretta catena di
riferibilità all’interno delle proprie misurazioni: centri di taratura,
laboratori di prova, aziende del settore ambientale, sanitario e del gas
naturale. A questo proposito sono intervenuti sull’argomento i rappresentanti di
SIT, SINAL, Nmi, IMGC, APAT, ARPA, Università degli Studi di Cassino e di Napoli
e CCR Ispra.
ROMA, 22 novembre
Sviluppo del Terzo Mondo e tutela dell’ambiente
Presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, religiosi e laici si sono
confrontati in un convegno, organizzato dalla rivista 21mo SECOLO - Scienza e
Tecnologia, in cui si è parlato di sviluppo di attività umane e politica di
difesa dell’ambiente. Tra gli intervenuti il Prof. Paolo Togni, Capo di
Gabinetto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.
ROMA, 23
novembre
Porto Canale di Pescara: presentazione della nuova ipotesi progettuale
E’ stata presentata nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la sede
APAT di Via Curtatone, la nuova ipotesi progettuale elaborata dall’Agenzia alla
presenza del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, on. Altero
Matteoli e del Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, on. Nino
Sospiri. L’APAT, infatti, su richiesta del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, ha ultimato gli studi di approfondimento sugli aspetti idrodinamici
relativi alla foce del fiume Pescara, con tecniche numeriche, sperimentali ed
osservazioni in campo, al fine di offrire soluzioni valide alle problematiche
ambientali indotte dalla Diga foranea. Questa opera, realizzata nel 1995 a
protezione del Porto canale, costituendo un ostacolo alla dispersione delle
acque del fiume verso il largo, ha generato una corrente orientata verso la
costa settentrionale, con le note conseguenze per le acque marine ivi presenti.
La realizzazione del braccio di levante mitigherà tali effetti, ma non in modo
sufficiente. D’altra parte, l’eventuale costruzione del cosiddetto “pennello” di
ponente sembrerebbe non generare gli auspicati benefici. Per questi motivi sarà
indispensabile realizzare opere alternative, la cui efficacia, già oggi
fortemente ipotizzata, potrebbe necessitare solo di alcuni ulteriori passaggi
analitici e progettuali. Sono intervenuti alla conferenza stampa il Capo
Dipartimento per la Navigazione e il Trasporto Marittimo e Aereo del Ministero
delle Infrastrutture, Dott. Silvio Di Virgilio e il Direttore Generale delll’APAT,
ing. Giorgio Cesari.
AGRIGENTO, 23-24 novembre
Corso di formazione ambientale
"Esperti Analisti e Valutatori in tema di Valutazione di Impatto Ambientale"
Il
corso, rivolto ai tecnici comunali e provinciali e del sistema agenziale, ai
liberi professionisti, agli esperti di altre istituzioni pubbliche ed enti di
ricerca, ha presentato le tematiche inerenti la valutazione di impatto
ambientale (VIA) curando sia gli aspetti teorici che quelli applicativi
inserendosi nel contesto delle attività promozionali del Sistema Agenziale
Nazionale, Regionale e Provinciale, con particolare riferimento allo stato di
attuazione della Legge 61/94 relativamente alle Regioni dell’Obiettivo 1. In
particolare il corso ha promosso lo sviluppo delle competenze tecnico
scientifiche appartenenti a figure professionali già specializzate in campo
ambientale, essendo rivolto a tecnici comunali e provinciali impiegati in questo
campo ed ai liberi professionisti ed ai tecnici delle Agenzie Regionali per la
Protezione dell’Ambiente. In quest’ambito il programma formativo ha introdotto i
partecipanti alla definizione del quadro di riferimento normativo a livello
nazionale regionale e territoriale, alla contestualizzazione di esperienze e di
casi di studio reali per sviluppare le opportune conoscenze relative alle
problematiche sia progettuali di analisi sia di verifica e di valutazione.
L’approfondimento degli aspetti applicativi è stato garantito affrontando
numerosi esempi che sono stati utilizzati per l’illustrazione dei concetti e
delle metodologie con simulazione dei casi territoriali da analizzare e
verificare.
ROMA, 25 novembre
“L’Italia e le certificazioni ambientali"
I dieci
anni di EMAS ed Ecolabel sono stati ampiamente commentati nel corso di una
giornata di studio, organizzata dal Comitato per l’Ecolabel e per l’Ecoaudit e
l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, tenutasi a
Roma presso Palazzo Taverna il 25 novembre scorso. L’evento ha visto riuniti un
folto gruppo di rappresentati di molte istituzioni ed Organizzazioni in qualche
modo coinvolti dal sistema delle certificazioni ambientali. L’introduzione ai
lavori ad opera dell’on. Pino Lucchesi, Presidente del Comitato per l’Ecolabel e
per l’Ecoaudit, ha 13 IdeAmbiente, dicembre 2004 fornito una ampia panoramica di
tutta l’attività intrapresa nel settore, analizzando i risultati conseguiti e
illustrando dati concreti, sottolineando il primato di Ecolabel in Europa con 54
prodotti e il risultato triplicato dal 2001 ad oggi per quanto riguarda Emas che
presenta attualmente ben 300 siti registrati, che includono organizzazioni
private e pubbliche, quali Regioni, Province, Parchi e Riserve Natuali. Tra i
siti registrati troviamo: la Regione Emilia Romagna e la Calabria, i Comuni di
Grosseto, Palermo ed Ischia e la Provincia di Viterbo. Ma anche alcuni Parchi e
Riserve Natuali, come il Parco Mont Avic, le Dolomiti Bellunesi e la Riserva
Marina di Miramare. Prima certificazione per un’Autorità Portuale, quella di
Livorno; interessante inoltre la certificazione del Comitato per le Olimpiadi
invernali del 2006, TOROC. Tra le varie presenze, oltre a quella molto attesa
del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territotio On. Altero Matteoli,
quella di Paolo Togni, Capo di Gabinetto, Emma Marcegaglia, vice Presidente di
Confindustria, Herbert Aichinger, Direttore Generale Ambiente della UE,
Francesco Battistoni, Assessore all’Ambiente della Provincia di Viterbo e
Giorgio Cesari Direttore Generale APAT.
ROMA, 25 novembre
Giornata di studio su
"Compatibilità ambientale e qualità dello sviluppo"
La facoltà di Ingegneria
dell’Università "La Sapienza" e in particolare il Dipartimento Idraulica,
Trasporti e Strade ha ospitato la giornata di studio, per confrontare punti di
vista diversi su temi di grande interesse quali l'energia, i trasporti, le acque
e i rifiuti. Lo sviluppo economico deve avvenire nel rispetto dell’ambiente, in
modo da fornire tecnologie ecocompatibili. La facoltà di Ingegneria da alcuni
anni ha inserito nelle proposte didattiche anche la tutela dell’ambiente e la
difesa del territorio.
ROMA, 26 novembre
Convegno “I Registri delle emissioni
inquinanti INES ed EPER verso il PRTR”
I registri informatici INES (Inventario
Nazionale delle Emissioni Inquinanti e loro Sorgenti) ed EPER (European
Pollutant Emission Register), sono stati realizzati per poter disporre di
strumenti di controllo e prevenzione dell’inquinamento. L’APAT, che cura la
diffusione delle informazioni, ha organizzato il convegno con l’obiettivo di
presentare i risultati dell’attività svolta finora e lo stato dell’arte del
registro INES, EPER e del futuro registro europeo PRTR.
ROMA, 1 dicembre
Seminario "Linee guida al monitoraggio dell'inquinamento atmosferico"
Con
l’abrogazione del D.M. 20 maggio 1991 e l’entrata in vigore del D.M.60/02, le
reti di misura, così come sino ad oggi concepite, debbono essere ripensate sulla
base dei nuovi obiettivi recepiti a livello normativo. La sempre maggiore
esigenza di un elevato scambio di informazioni a livello nazionale ed europeo
richiede che le misure effettuate siano sempre più comparabili ed analizzabili
su scale territoriali differenti. Il CTN_ACE (Centro Tematico Nazionale
"Atmosfera Clima Emissioni") dell'APAT ha prodotto una linea guida come supporto
per ridisegnare reti di misura della qualità dell'aria conformi alla normativa.
Questo ha consentito una prima analisi dello stato attuale delle reti secondo
parametri univoci e definiti a livello nazionale. Inoltre le richieste derivanti
dal D. Lgs 183/2004 sull’ozono e le direttive europee in discussione a tutt’oggi,
hanno consentito di mettere a punto le linee guida per lo sviluppo di metodiche
comuni di analisi di microinquinanti che consentano di garantire misure con una
qualità del dato omogenea sul territorio. Infine, nell’ottica della valutazione
così come definita dal D.Lgs. 351/99 (art. 5, 6), si sono sviluppati metodi
alternativi di indagine, un esempio dei quali è la biodiversità lichenica, che
permettono di acquisire informazioni ulteriori a supporto dei processi di
zonizzazione del territorio e gestione della qualità dell’aria. Obiettivi quindi
del seminario sono la condivisione degli strumenti fino ad ora sviluppati,
l’analisi del loro possibile utilizzo e gli ulteriori sviluppi futuri.
ROMA, 1
dicembre
Seminario C.I.F.E. "Comunicazione ambientale, cinematografia e
multimedialità"
Una giornata dedicata al tema del rapporto tra protezione
dell'ambiente e mezzi di comunicazione, informazione, formazione e educazione,
con particolare riferimento ai documentari, ai toolkit ed agli strumenti
multimediali. Il seminario, “Comunicazione ambientale, cinematografia e
multimedialità” organizzato dall’APAT, in collaborazione con l’ARPA Lombardia,
l’ARPA Lazio ed i Referenti del Gruppo di lavoro interagenziale C.I.F.E, si è
svolto presso la Sala Conferenza dell’APAT di Via Brancati. Obiettivo principale
dell’incontro fornire un’occasione di riflessione sull’effettiva capacità dei
media di diffondere sia i dati ambientali tecnico-scientifici a livello
formativo e promozionale, sia un’informazione ambientale intesa quale dovere
istituzionale. Particolare attenzione è stata rivolta alla necessità di
veicolare messaggi in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica su valori,
comportamenti e stili di vita in linea con il rispetto dell’ambiente. Si sono
susseguiti interventi da parte di operatori della comunicazione (giornalisti,
commentatori televisivi, esperti di cinema), proiezione di video, filmati e
cortometraggi. Un dibattito finale tra relatori e partecipanti, ha concluso i
lavori.
IL PROGETTO APAT
“AMBIENTE E SALUTE”
Un’ informazione integrata per incidere sui comportamenti
degli italiani
(A cura del Dipartimento Ambiente e
Metrologia Ambientale)
La crescente attenzione dei cittadini ai problemi
della salute ed alla correlazioni con l’ambiente è alla base del miglioramento
della qualità della vita individuale e collettiva, in famiglia, sui luoghi di
lavoro e nella scuola. Il miglioramento dell’azione di prevenzione coinvolge
tutti i soggetti, sia pubblici sia privati: dalle imprese, che devono impegnarsi
nell'applicare le nuove normative (a partire dal decreto legislativo 626/1994),
alle organizzazioni sociali, che devono concorrere a promuovere la cultura della
sicurezza e della salute, alle istituzioni pubbliche, che devono attivarsi per
rendere sempre più efficace l'azione di promozione e di controllo. L’importanza
dell’informazione come strumento del conoscere è, infatti, parte integrante del
piano di azione europeo per l’ambiente e la salute del giugno 2004 e richiama
direttamente l’impegno delle istituzioni: “Le scelte individuali relative allo
stile di vita si ripercuotono sul nostro stato di salute, ma è anche compito
delle autorità pubbliche fornire informazioni affidabili sulle quali basare le
proprie decisioni e proteggerci dalle minacce alla salute ed al benessere sulle
quali non abbiamo possibilità di controllo, se non attraverso approcci
preventivi….” Ad oggi infatti, nel nostro Paese come in Europa, i dati
ambientali e sanitari, nonché quelli demografici e sociali, sono finalizzati a
monitorare i “propri ”comparti istituzionali, in assenza di un approccio e di
una pianificazione integrata dell’informazione. I dati sono disseminati in
diversi sistemi informativi (sanitario, ambientale, statistico ed altri), i
gestori dell’informazione disponibile sono molteplici (specie a livello locale)
e spesso non collegati tra loro, con conseguenti problemi di standardizzazione
nella raccolta, nel flusso e nell’accessibilità dei dati di reporting e
comunicazione istituzionale.
Ciò dà origine ad un’informazione disaggregata per i decisori ed i
pianificatori di ogni livello amministrativo e, soprattutto, non consente di
adempiere in maniera adeguata al compito istituzionale di produrre
un’informazione esauriente in grado di agire sui comportamenti individuali che
rientrano, a pieno diritto, nella categoria dei determinanti di salute. In
questo modo risulta sempre più difficoltosa la gestione del rischio percepito
dalla popolazione rispetto ai rischi reali. Lo scenario Europeo disegnato dalla
nuova Strategia Europea per l’ambiente e la salute del giugno 2003 ricorda che
circa il 20% del carico totale di malattia nei paesi industrializzati può essere
imputabile a fattori ambientali e le vittime principali sono i bambini. Essi
sono, infatti, al centro della Strategia come lo sono stati alla 4° Conferenza
interministeriale Ambiente e Salute di Budapest per la loro maggiore
vulnerabilità e suscettibilità, vittime anche di un'esposizione potenzialmente
più lunga agli agenti tossici che sembra inizi fin dalla vita fetale. L’OMS ha
stimato che 1/6 delle malattie d’infanzia ed adolescenza sono attribuibili a
fattori ambientali. L’associazione causa effetto della qualità dell’aria con le
malattie respiratorie è stata ormai dimostrata in molti studi ed i casi di asma
e allergie negli ultimi decenni sono notevolmente aumentati, visto che il 10%
della popolazione infantile presenta sintomi asmatici. Inoltre l’onere totale
annuale delle malattie polmonari è stato stimato nell’ordine di circa € 102
miliardi (pari al PIL dell’Irlanda): le broncopatie croniche sono le più
onerose: € 38.7 miliardi l’anno di cui il 74%, cioè 28.6 miliardi, risultano da
giorni di lavoro persi per malattia. Le preoccupazioni non derivano solo dalla
qualità dell’aria. L’Agenzia ambientale europea ha dichiarato che le perdite
economiche conseguenti ad eventi correlabili ai cambiamenti climatici quali
siccità, inondazioni, uragani e ondate di calore sono più che raddoppiate negli
ultimi vent’anni ed ammontano ad oggi a circa 9 miliardi di euro /anno in
Europa. Nell’anno 2000 ci sono stati 100.000 morti e 2 milioni di traumatizzati
dovuti ad incidenti stradali. Solo in relazione all’Italia, i morti per
incidenti stradali (dati Piano Sanitario Nazionale 2002-2004) mostrano un trend
annuale pari a 8.000 morti, 170.000 ricoveri, 600.000 prestazioni di Pronto
Soccorso, 20.000 invalidi permanenti. Non solo: dal rapporto presentato alla
conferenza di Budapest risulta che proprio gli incidenti stradali diventeranno
entro il 2020 la terza causa di condizioni invalidanti. Mentre ancora nel 1990
si trovavano al nono posto. Sempre dallo stesso rapporto risulta che 120 milioni
di persone (30% della popolazione europea) sono esposte a livelli di rumore
superiori a 55 decibel (valore massimo per le aree residenziali) causato dal
traffico e di queste oltre il 30 % durante le ore notturne. Il traffico, quindi,
è tra i maggiori determinanti ambientali di salute su scala locale e globale.
Gli effetti sanitari associati, cioè le malattie dell’apparato
cardiocircolatorio e respiratorio, mortalità incidenti stradali, stress e
sindromi correlate, sono le più comuni nella comunità europea. Il traffico
veicolare su strada è il fattore principale nella produzione di particolato
(PM10) i cui incrementi di concentrazione nell’aria sono associati all’aumento
di malattie e mortalità per patologie respiratorie e cardiovascolari in molti
studi. Lo stile di vita sempre più sedentario della maggioranza della
popolazione, dovuto in gran parte all'abbandono degli spostamenti a piedi o in
bicicletta a vantaggio dell'automobile o del ciclomotore è, assieme al fumo, fra
i più importanti fattori di rischio per l'insorgere di malattie
cardio-circolatorie, diabete, ipertensione, obesità e mortalità precoce. Tutti
questi dati fanno comprendere i pericoli ed i rischi per la salute, ma non
consentono di avere una valutazione esatta e non distorta, di come il rischio
sia percepito dalla popolazione. E’ questo il contesto in cui nasce il Progetto
APAT, presentato lo scorso mese nell’Aula Magna della Prima clinica medica del
policlinico Umberto I di Roma, che mira alla creazione dei presupposti tecnici
per mettere insieme tutti questi dati in un unico sistema informativo che
consenta di comprendere e comunicare non gli aspetti settoriali di un fenomeno
complesso, ma la complessità del fenomeno ambiente e salute. Attraverso la
costruzione degli indicatori provenienti dalle informazioni già disponibili nei
nostri sistemi informativi, la ricerca sulle problematiche emergenti per
implementare un’informazione adeguata, la costruzione e l’attivazione di un
sistema informativo ambiente e salute, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente
intende creare un tipo di informazione in grado di incidere sui comportamenti
individuali dei cittadini. Per raggiungere questo risultato il progetto
“Ambiente e Salute” si ispira ai modelli d’azione introdotti dalla stessa
Strategia europea: l’integrazione delle informazioni in possesso dei soggetti
interessati e di quelle ottenute dalle attività di ricerca, l’integrazione delle
istanze ambientali e sanitarie nelle varie politiche di pianificazione
(trasporti, agricoltura, energia, aree urbane) che possano avere ripercussioni
dirette o indirette sulla salute e sull’ambiente ed infine una politica
integrata in grado di valutare anche la fattibilità stessa degli interventi (dal
punto di vista tecnico, economico e pratico), il rapporto costi-benefici e che
incoraggi anche cambiamenti comportamentali individuali. Si dà il via, in questo
modo, ad un processo di costruzione di rapporti ed attività tecniche condivise
tra le diverse istituzioni per finalità comuni e ad una costante verifica sul
campo delle forze con cui poter agire e delle debolezze relative all’intero
sistema “Italia” su cui intervenire. Il progetto APAT “Ambiente e salute” è
un’iniziativa che riceve ed ha ricevuto consensi anche in ambito europeo dove
l’Agenzia è impegnata nelle iniziative dell’OMS e della Commissione Europea per
lo sviluppo di indicatori e di un sistema informativo ambiente e salute.
IL PORTO DI PESCARA - sintesi dei
risultati APAT -
(A cura del Dipartimento Ambiente e
Metrologia Ambientale)
Il porto-canale di Pescara
esiste dai primi del ‘900. Nella sua conformazione originaria i moli guardiani
erano realizzati su pali affiancati, e l’elevata permeabilità della struttura
consentiva una appropriata dissipazione dell’energia del moto ondoso incidente.
Circa a metà degli anni ’80 è stata realizzata una ristrutturazione dei moli
guardiani. I moli così rinnovati hanno perso la loro originaria permeabilità e
l’accesso al porto è divenuto pericoloso, a causa del minore potere di
attenuazione delle onde della struttura portuale, dell’aumento della velocità di
scorrimento del fiume presso la foce (diminuzione della scabrezza), con
conseguente aumento della rifrazione del moto ondoso (interazione
onda-corrente). In aggiunta, il porto-canale così ristrutturato non era in grado
di proteggere adeguatamente le imbarcazioni ormeggiate in condizioni di mare
particolarmente gravose. In conseguenza di ciò, e anche allo scopo di realizzare
un ampliamento della struttura portuale, nel 1995 viene ultimata la costruzione
di una diga foranea, progettata sia per proteggere il porto-canale sia per
ottenere un ampio avamporto.
Ma la diga
foranea costituisce ostacolo alla diffusione delle acque fluviali (inquinate)
verso il largo; la particolare conformazione dell'antemurale e la presenza del
porto turistico fa sì che il tratto costiero più esposto all'inquinamento sia
quello ad ovest del porto. Inoltre, la presenza della diga dà origine alla
formazione di secche che ostacolano la navigazione. Questa situazione ha
generato vibrate proteste da parte dei pescatori, associazioni dei cittadini,
associazioni ambientaliste.
Nel periodo natalizio del 2003, ad esempio, in
occasione di una intensa mareggiata (con altezze d’onda pari a circa 4.5 m),
alcuni pescherecci si sono trovati in gravi difficoltà, non sono riusciti a
rientrare in porto e hanno riparato nel porto di Ortona. Questo ultimo evento ha
dato luogo a ulteriori, intense proteste.
Per contribuire alla soluzione del
problema, l’APAT ha effettuato prove su modello fisico e simulazioni con un
modello teorico-numerico sviluppato in proprio. Sono stati quindi approfonditi
gli aspetti idrodinamici dell’interazione getto fluviale-opere portuali, al fine
di formulare proposte di intervento.
In precedenti studi sono stati analizzati e discussi in dettaglio gli effetti ambientali indotti dalla diga foranea realizzata a protezione del porto canale nel 1995, che, costituendo ostacolo alla dispersione delle acque del fiume verso il largo, induce, a causa dell’orientamento del versante nord, una corrente formata dal deflusso fluviale e orientata verso la costa settentrionale. Tale corrente, presumibilmente presente anche in assenza di forzanti meteo-marine in quanto legata alla presenza della foce, è responsabile degli effetti di degrado delle acque marine lungo la costa a nord del porto. L’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, su richiesta del Direttore del Dipartimento per la Navigazione e il Trasporto Marittimo e Aereo, Dott. Silvio Di Virgilio, ha approfondito gli aspetti idrodinamici relativi alla foce del fiume Pescara, con tecniche numeriche, sperimentali e osservazioni in campo, al fine di formulare ipotesi affidabili per quanto concerne le opere destinate a mitigare gli effetti indotti dalla diga foranea. In particolare, in questo lavoro è stato realizzato un modello sperimentale finalizzato allo studio del flusso relativo ad un getto a superficie libera. Tale studio è stato effettuato predisponendo due differenti configurazioni sperimentali:
getto in presenza di parete laterale, parallela all’asse del getto stesso;
getto confinato in una geometria complessa rappresentativa di uno schema semplificato di porto-canale, nella quale sono stati introdotti gli elementi essenziali del porto di Pescara (diga foranea già esistente, molo di levante in costruzione, pennello di ponente in progetto).
Sono state effettuate visualizzazioni del flusso e misure anemometriche con tecniche ottiche nelle configurazioni descritte e in vari regimi di portata. Lo studio ha messo in evidenza il fenomeno di interazione getto-parete (il getto devia e tende ad aderire alla parete stessa), e i dati ottenuti sono stati utilizzati anche per la validazione del modello teorico-numerico sviluppato presso l’Agenzia. I dati sperimentali mostrano che la presenza del molo di levante attenua gli effetti della diga foranea, quantunque in maniera non sufficiente. Verificata quindi accuratezza e affidabilità del codice di calcolo, sono state effettuate delle simulazioni relative alla foce del Pescara. I calcoli numerici mostrano che, in assenza di vento e correnti, indipendentemente dal valore della portata, in presenza del molo di levante una percentuale non trascurabile di acque fluviali defluisce comunque verso nord. Inoltre, nel presente lavoro non sono stati presi in considerazione gli effetti del galleggiamento delle acque fluviali su quelle marine, che con ogni probabilità tendono a contrastare l’effetto di richiamo esercitato dal molo di levante. E’ quindi urgente progettare e realizzare delle opere finalizzate a ridurre il più possibile gli effetti negativi della diga. A tal proposito, in questo lavoro è stata presa in esame la proposta del pennello di ponente, formulata sulla base dell’ipotesi che, riducendo lo spazio a disposizione del deflusso in direzione nord, sia possibile ridurre opportunamente tale indesiderato deflusso. Purtroppo, tale soluzione progettuale non sembra essere efficace; gli esperimenti in laboratorio mostrano infatti un (modesto) aumento della portata verso Nord anzichè una sua diminuzione, nel caso di porto canale schematizzato nel modello fisico. I calcoli numerici, effettuati nell’ipotesi di fluido omogeneo e flusso bidimensionale e tenendo conto della effettiva geometria del porto di Pescara, indicano anch’essi che la percentuale della portata in direzione nord-ovest non diminuisce per effetto del pennello di ponente. Inoltre, ragionando sui possibili effetti della stratificazione, sulla base dell’immagine all’infrarosso termico rilevata nel settembre ’99 e di rilievi in campo effettuati nel novembre 2003, presumibilmente il deflusso delle acque fluviali avviene in uno spazio ristretto, a ridosso della diga foranea, lo stesso spazio lasciato comunque libero tra il pennello e la diga. In aggiunta, la costruzione del pennello di ponente dà luogo alla formazione di uno specchio chiuso, pressoché irraggiungibile dalle mareggiate, costantemente alimentato dalle acque fluviali, destinato quindi ad un probabile, preoccupante accumulo di sostanze trasportate dal fiume. Si potrebbe prospettare, in futuro, la necessità di realizzare un sistema di pompaggio per consentire un ricambio nello specchio racchiuso tra molo nord del porto canale e pennello di ponente, che le escursioni di marea non sarebbero in grado di garantire. In sintesi, il pennello di ponente non sembra possa fornire risultati positivi mentre si possono, invece, ipotizzare ulteriori danni. In linea di principio, un problema generato da uno sbarramento non sembra che possa essere risolto realizzando un ulteriore sbarramento e creando quindi un’ulteriore causa di ristagno. Tuttavia, come risulta dagli atti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, III Sezione, adunanza del 16/1/02, prot. 580, “…il pennello offre il vantaggio di intercettare la sabbia proveniente da ponente che viene trasportata dalla corrente litoranea…”. Una soluzione possibile, sulla base dei risultati sperimentali discussi e nell’ipotesi di non modificare in maniera sostanziale la configurazione del porto, sembra essere invece quella di prevedere la realizzazione di aperture nella diga foranea, consentendo quindi un ricambio nello specchio portuale che inibisca la formazione della indesiderata corrente rivolta verso la costa nord. Naturalmente una tale ipotesi può suscitare delle perplessità riguardanti la riduzione della capacità di protezione del porto dalle mareggiate. Va comunque osservato che, tenendo conto della stratificazione, non e’ necessario rimuovere l’opera fino al fondo marino, ma e’ probabilmente sufficiente creare dei varchi non oltre i 2 metri di profondità, trasformando quindi la diga foranea, in alcuni tratti di limitata estensione, in struttura sommersa. Inoltre, sulla base dei risultati, sembra ragionevole ipotizzare che, complessivamente, l’estensione di tali aperture dovrebbe essere dell’ordine di alcune decine di metri. L’efficacia di tale soluzione, in particolare l’ubicazione, l’ottimizzazione della forma e l’estensione delle aperture nella diga, deve essere verificata mediante simulazioni numeriche effettuate con un modello tridimensionale, affidabile e opportunamente validato mediante dati ottenuti in laboratorio. Più in dettaglio, come già espresso nel precedente capitolo, si ritiene necessario, nell’immediato futuro:
acquisire nuovi dati relativi alla batimetria e alla configurazione delle opere, aggiornati e molto accurati;
effettuare misure in situ di salinità, temperatura, velocità, parametri di qualità delle acque;
realizzare un modello fisico allo scopo di analizzare gli effetti della stratificazione nei fenomeni di interazione getto-parete in acque basse, acquisire dati finalizzati alla validazione di un modello numerico tridimensionale;
realizzare simulazioni del flusso con un modello numerico tridimensionale tenendo conto della stratificazione, al fine di individuare posizione, ampiezza e forma ottimali delle aperture da realizzare nella diga foranea, concepite per impedire il deflusso delle acque fluviali verso la costa settentrionale; tali studi devono essere svolti tenendo anche conto della circolazione su larga scala;
analizzare gli effetti degli interventi proposti sulla penetrazione del moto ondoso all’interno del porto, e quindi sulla sicurezza.
Il laboratorio di “Meccanica delle
Terre” dell’APAT
(A cura del Dipartimento Difesa del
Suolo)
La disciplina della meccanica dei terreni è la Scienza che studia il comportamento meccanico dei terreni nella loro sede naturale, e come materiale da costruzione, con la finalità di comprenderne, interpretarne, prevedere la risposta. Questa scienza è al tempo stesso sia teorica sia sperimentale, si avvale di esperimenti e misure in vera grandezza come mezzi di ricerca e di prova e di teorie filo conduttore delle sperimentazioni. È pertanto estremamente importante che da qualche settimana sia operativo il laboratorio di Meccanica delle Terre del Dipartimento Difesa Suolo. È ovvio che date le funzioni istituzionali dell’APAT il tipo di attività prevista nel laboratorio ha caratteristiche di ricerca o supporto alle attività del Dipartimento e non meramente commerciale.
Le attività del laboratorio di geotecnica iniziano negli anni ’70 con l’acquisto di strumentazione geotecnica da parte del Servizio Geologico Nazionale per l’utilizzo nell’ambito delle consulenze allora richieste all’ente presso la sede storica di S. Susanna. La strumentazione allora adottata era a lettura diretta, le elaborazioni venivano effettuate in modo tradizionale. Nel 1998 il laboratorio è stato del tutto rimodernato, è stato trasferito presso la sede di Via Curtatone, tutta la strumentazione è stata aggiornata e dotata di un sistema di acquisizione ed elaborazione dei dati automatico direttamente su PC. Alla data odierna il laboratorio è stato ulteriormente ampliato, con l’acquisto di nuova strumentazione ed ulteriori spazi ed è stato spostato nella sede di Castelromano presso CSM, si trova a circa 12 Km a Sud dal raccordo anulare, in una delle più importanti zone industriali di Roma insieme a tutti gli altri laboratori dell’APAT.
SVILUPPI FUTURI
E’ attualmente in corso la
standardizzazione delle procedure attraverso un sistema di qualità certificato ISO 9001 al fine di una maggiore garanzia qualitativa sulle prove effettuate.
Analogamente si sta procedendo con la richiesta di concessione per lo
svolgimento di prove geotecniche su terreni e rocce per il rilascio dei relativi certificati ufficiali ai sensi della
circolare del Ministero dei Lavori Pubblici del 16.12.1999 349/STC. Sarà
possibile pertanto lavorare anche per utenze esterne all’agenzia per le quali
sarà approntato un tariffario per le prestazioni. E’ già prevista l’acquisizione
di nuove superfici al fine di potere attivare il settore di prova relativo alle
rocce con l’acquisizione della strumentazione mancante. A regime il laboratorio
lavorerà su entrambi i settori terre e rocce, per queste ultime si sta
progettando l’attivazione di una appendice sperimentale per prove non
convenzionali quali prove triassiali con il controllo della temperatura a
seguito di specifiche richieste su progetti attualmente in corso.
ATTIVITA’
Il
laboratorio opera principalmente nell’ambito delle attività del Dipartimento di
Difesa del Suolo, a seguito di specifiche richieste anche per altri
dipartimenti. Il lavoro effettuato consiste nella caratterizzazione geotecnica e geomeccanica di campioni di terreno e rocce secondo le procedure di riferimento
per le terre: AGI (Associazione Geotecnica Italiana), UNI e ASTM (Volume 04.08
Soil and Rock), per le rocce: ASTM e ISRM (Suggested Methods for Rock
Characterization Testing and Monitoring). Le prove effettuate sono le seguenti:
classificazione (caratteristiche fisiche, limiti di consistenza, granulometria per vagliatura e sedimentazione) consolidazione edometrica a carico controllato compressione triassiale UU CD CU con misura della pressione interstiziale;
taglio diretto con scatola di Casagrande di dimensioni 36 cm2 e 100 cm2;
taglio anulare compressione semplice.
È già stata acquistata anche la strumentazione relativa a prove proctor e CBR che completa le attrezzature necessarie alla caratterizzazione delle terre. Attualmente sono impiegati 4 sperimentatori laureati, oltre al responsabile. È in fase di studio una serie di accordi con altri laboratori ufficiali quale il laboratorio delle Ferrovie delle Stato per lavorare a progetti comuni, incrementare le conoscenze e confrontare i risultati ottenuti. Per quanto riguarda le rocce si sta progettando l’attivazione di una appendice sperimentale per prove non convenzionali quali prove triassiali con il controllo della temperatura a seguito di specifiche richieste su progetti attualmente in corso.
| Notizie dall’Istituto centrale per
la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare Salviamo i cetacei. Italia in prima fila. Quanti delfini e balene nuotano ancora nei mari? Aquali nuovi pericoli stanno andando incontro? Cosa si fa per monitorare le popolazioni superstiti e proteggere la loro esistenza? Sono soltanto alcune fra le numerose domande cui devono rispondere gli scienziati europei dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sull’Atlantico e sul Mar Nero e che hanno aderito a un accordo internazionale per la protezione dei cetacei, denominato Accobams. Anche l’Italia è chiamata a fornire il suo contributo attraverso l’ICRAM l’Istituto di ricerca marina del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, diretto dalla Dott.ssa Anna Cicero (vedi articolo a pag.11 IdeAmbiente n°5), e presieduto da Folco Quilici, che ha provveduto a nominare un suo rappresentante in seno al Comitato Scientifico durante una riunione dei Paesi aderenti tenutasi a Palma di Maiorca. Si tratta del biologo marino Giancarlo Lauriano, romano, 42 anni che ha all’attivo numerose campagne sui cetacei, in Italia e all’estero fino in Antartide. Il Comitato Scientifico è composto da 12 “saggi” grandi esperti di cetacei, che hanno definito le linee di azione per il triennio 2005 – 2007 allo scopo di salvare delfini e balene, attraverso una serie di campagne scientifiche concordate. |
Organismi geneticamente modificati Ruolo ed attività dell’APAT
A cura del Dipartimento Difesa della Natura
L’impiego delle biotecnologie per la modificazione delle specie vegetali utilizzate in agricoltura sta rapidamente affiancandosi alle tecniche tradizionali di selezione basate sull’incrocio tra specie sessualmente affini. Le biotecnologie, oltre a consentire, ad esempio, l’introduzione di uno specifico gene in un determinato corredo genico, consentono il superamento della barriera intraspecifica (ovvero l’impossibilità che specie geneticamente distanti possano incrociarsi e riprodursi). Ad oggi, più di cento sono le specie vegetali che sono state oggetto della ricerca biotecnologica, mentre, alcune tra le colture più diffuse (mais, soia, cotone, colza) sono prodotte a scopo commerciale su vasta scala. Le prime ricerche in questo campo sono state finalizzate all’incremento della produttività agricola attraverso il contenimento delle perdite causate dall’attacco di parassiti e patogeni (con lo sviluppo di piante GM resistenti ai virus, ai funghi e agli insetti) e dalla competizione da parte delle infestanti (con lo sviluppo di piante tolleranti ad erbicidi ad ampio spettro). Attualmente sono in fase di sperimentazione piante in grado di produrre farmaci, vaccini e metaboliti (biofarming) e piante con modificate caratteristiche nutrizionali o in grado di resistere a stress abiotici e limitazioni nutrizionali. L’introduzione nell’ambiente di piante che è possibile, a questo punto, considerare nuove, in quanto portatrici di corredi genetici inediti in natura, comporta una valutazione dell’innocuità nei confronti degli habitat dove queste sono rilasciate. Per garantire la sicurezza e la sostenibilità ambientale delle colture GM, sia dalla normativa comunitaria sia da quella nazionale, é prevista una analisi e valutazione dei potenziali effetti diretti e indiretti, immediati e differiti sulla salute umana, animale e sull’ambiente. Una corretta valutazione di tali effetti deve essere condotta con un approccio caso per caso, su basi rigorosamente scientifiche e si devono, quindi, prendere in considerazione diversi fattori, tra questi:
origine del gene inserito e tipologia del costrutto genetico;
caratteristiche botaniche, agronomiche ed ecologiche della specie vegetale modificata;
localizzazione geografica del rilascio ambientale;
durata ed entità del rilascio.
APAT, impegnata su questa tematica ormai da alcuni anni, ha varie linee di attività che vanno dalla Valutazione del Rischio Ambientale (VRA), al monitoraggio. In particolare si segnala: l’esame delle richieste di autorizzazione al rilascio deliberato nell’ambiente di OGM e la valutazione dei potenziali rischi connessi e, inoltre, l’elaborarazione di pareri, su richiesta dell’Autorità Nazionale Competente (Ministero dell’ambiente e tutela del territorio), su ogni questione pertinente l’immissione di OGM nell’ambiente. Tale attività è svolta presso la Commissione Interministeriale per la Valutazione delle Biotecnologie istituita, presso l’Autorità competente Nazionale, in base all’art. 6 del D.lgs n. 224/2003. Si segnala anche la definizione di “linee guida per la valutazione del rischio ambientale dell’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati”, oggetto di un progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, coordinato dal dipartimento DISTAM dell’Università di Milano. All’interno del progetto è stata inoltre sviluppata una metodologia per la Valutazione dei Rischi Ambientali, basata sulla compilazione di un questionario elettronico (in corso di pubblicazione). Inoltre APAT partecipa al Working Group sul monitoraggio post-commercializzazione di organismi geneticamente modificati istituito dalla Commissione Europea, con il compito di redigere linee guida sull’attività di monitoraggio ad integrazione dell’All. VII della Direttiva 2001/1//CE. E’ stata attivata una rete monitoraggio di OGM sul territorio italiano e la creazione di un sistema per lo scambio di informazioni tra i vari soggetti coinvolti sulla tematica, in collaborazione con l’ARPA Piemonte; Si segnala altresì la “descrizione del territorio nazionale ai fini della migliore gestione delle attività di vigilanza delle aree potenzialmente interessate da rilascio di piante geneticamente modificate”, attraverso la stesura di un elenco contenente le specie vegetali selvatiche presenti sul territorio italiano potenzialmente interfeconde a specie vegetali geneticamente modificate e le informazioni cartografiche a disposizione su tali specie. Tale attività è prevista all’interno dell’accordo quadro tra APAT e Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio. Ottemperando ai propri compiti istituzionali e con l’intento di contribuire ad una corretta e obiettiva informazione sull’argomento, l’Agenzia ha di recente pubblicato un rapporto dal titolo “Piante geneticamente modificate e ambiente”. Inoltre, su richiesta dell’Autorità Nazionale Competente in materia sta organizzando un corso di formazione ambientale per il personale delle ARPA/ APPA e di Enti pubblici coinvolti nell’attività ispettiva.
| IMPEL European Network for the Implementation and Enforcement of Environmental Law IMPEL è un network informale
dell’U.E. costituito nel 1992 per l’attuazione e l’applicazione della normativa
in materia ambientale, in particolare per quanto riguarda il controllo
dell’inquinamento prodotto principalmente da impianti industriali e le ispezioni
in campo ambientale. Il network promuove scambi d’informazioni ed esperienze
sull’applicazione della normativa nell’ambito comunitario al fine di stimolare
lo sviluppo delle strutture di controllo e le migliori pratiche ispettive. |
Progetto di ricerca a Venezia. La
misura del trasporto solido laguna-mare
A cura del Dipartimento
Tutela Acque Interne e Marine
A che punto è oggi il degrado morfologico della laguna di Venezia?
Come stanno le “barene” (1)?
Quale è il bilancio sedimentologico della laguna?
Sono queste alcune delle più frequenti domande che
ci si sente rivolgere quando di parla di tutela fisica ed ambientale della
laguna.
Un milione di metri cubi all’anno: è questa la valutazione sulla
quantità media di sedimento che dalla laguna si trasferisce in mare e su cui, da
almeno un decennio, è aperto il dibattito in seno alla comunità scientifica
nazionale ed internazionale. Come si sa tale valutazione deriva, oltre che da
elaborazioni effettuate attraverso l’impiego della modellistica matematica,
anche dall’analisi dei dati delle rilevazioni batimetriche, come ad esempio
quelle condotte dall’Ufficio Idrografico negli anni ‘30 e ripetute negli anni
‘70. Il dato più rilevante emerso dal confronto fra le due epoche riguardò come
è noto, proprio la riduzione delle zone barenicole, passate da 7.200 Ha (pari al
13 % della superficie totale della laguna) a 4.700 Ha (poco più dell’8 %) e
delle zone a basso fondale passate dal 35% al 25,3% (2). Il tutto a vantaggio delle
zone lagunari a maggior fondale e dei canali navigabili passati, fra le due
epoche, dal 29% al 41% della superficie totale della laguna. La stessa comunità
scientifica lamenta, tuttavia, un forte deficit conoscitivo relativamente alle
valutazioni sperimentali sulla dinamica degli scambi laguna-mare. Ed in effetti,
le attività di sistematica misura della torbidità alle bocche portuali si sono
fermate a circa 70 anni fa, come tutti possono constatare sfogliando le pagine
degli annali idrologici dell’Ufficio Idrografico. Le ragioni di questo ritardo
sono molteplici; su tutte però spicca il progressivo indebolimento, nel recente
passato, dell’organo tecnico istituzionale appositamente preposto, il Servizio
Idrografico.
A partire dal 2002, ed in relazione al riaccendersi dell’attenzione
su questi temi, anche in vista dei programmati interventi per la regolazione dei
flussi di marea, l’APAT, che nel frattempo ha rilevato le competenze
dell’Ufficio Idrografico sulla laguna, ha avviato una prima Progetto di ricerca
a Venezia La misura del trasporto solido laguna-mare serie di campagne
sperimentali in collaborazione con il CNR orientate alla messa a punto di una
metodologia di indagine per la misura del trasporto solido alle bocche mediante
l’impiego di profilatori ad effetto doppler.
L’attenzione è stata concentrata sulla bocca di Lido. Questo perché sottende
all’espansione di marea una superficie di circa 27.000 Ha, pari ad oltre il 50%
dell’intera superficie lagunare, che racchiude la parte in cui si sono
maggiormente conservati i caratteri morfologici ed ambientali della laguna di
Venezia. I primi risultati di questa attività, tuttora in via di completamento,
sono stati recentemente presentati al 29^ Convegno di Idraulica e Costruzioni
Idrauliche tenutosi a Trento lo scorso mese di settembre.
Questi primi risultati sembrano essere piuttosto promettenti per valutare
l’entità dei processi erosivi all’interno del bacino lagunare. Occorre perciò
proseguire l’attività nella prospettiva di mantenerla in forma sistematica e
continuativa una volta messa a punto la metodologia di misura. Inoltre va tenuto
conto che il trasporto solido è un fenomeno discontinuo nel senso che l’entità
del materiale trasportato dalla corrente di marea cresce in misura preponderante
in presenza di quei fattori meteorologici che innescano i processi erosivi e/o deposizionali sia all’interno sia
all’esterno della laguna (mareggiate, vento in laguna, corrente litoranea, piene
fluviali, ecc.). Sono queste le circostanze più delicate ed impegnative
dell’indagine, anche sul piano operativo; e sono queste i fattori, assieme a
quelli di natura antropica come ad esempio il moto ondoso da natanti, che
producono le maggiori incidenze sui processi di degrado morfologico della
laguna. Durante il mese di maggio di quest’anno il CORILA (3) ha chiesto all’APAT
di voler partecipare ad un progetto di ricerca per la misura del trasporto
solido negli scambi laguna-mare che coinvolgesse operativamente, tecnicamente e
finanziariamente lo stesso CORILA, il CNR, Istituto Scienze Marine - Sezione di
Venezia (ISMAR), l’Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste
(OGS), il Southampton Oceanography Centre (SOC) e il Comune di Venezia. Alla
fine del mese di ottobre è stato sottoscritto da tutti i soggetti il documento
d’intesa per lo svolgimento del progetto nell’arco di tre anni. Le attività,
avviate dal 1° novembre, prevedono:
campagne stagionali per la calibrazione della metodologia mediante l’esecuzione di transetti di misura delle portate liquide e solide impiegando i profilatori acustici (ADCP) su tutte e tre le bocche di porto lagunari (Lido, Malamocco e Chioggia);
campionamento del particellato solido in sospensione in condizioni meteo marine particolari e realizzazione di una stazione fissa per ogni bocca di porto per la raccolta di campioni d'acqua in modo automatico, da destinare alla determinazione del carico solido trasportato;
calibrazione mensile delle misure di trasporto, eseguite in via automatica e continuativa dal profilatore acustico (ADCP) installato in posizione fissa sul fondo della bocca di porto di Lido, con le misure di concentrazione di materiale particellato nella colonna d’acqua effettuate sia mediante sonde multiparametriche sia mediante campionamento discreto;
misure del trasporto in prossimità del fondale mediante due campagne di misura intensive (estate e inverno), in condizioni meteo-climatiche differenti con strumentazione multiparametrica automatica autoregistrante (AQUILA) del Southampton Oceanography Centre.
analisi approfondita dei dati di concentrazione del particellato raccolti durante il triennio e loro correlazione con le corrispondenti misure di scattering acustico da correntometri acustici ADCP. In questa fase saranno sperimentati i campi di applicabilità della metodica, con particolare rilievo all’influenza della natura e alle caratteristiche dimensionali del materiale.
analisi complessiva dei dati raccolti: calcolo del bilancio del carico solido e confronto con i risultati di simulazioni da modello.
L’obiettivo resta, quindi,
quello di proseguire e perfezionare questa importante attività che diventa punto
cruciale per sviluppare quelle conoscenze di base senza le quali qualunque
risposta alle domande iniziali rischia di essere insoddisfacente.
Attività che, nel caso dell’APAT e in generale di tutto il sistema delle Agenzie
Regionali, non è fatta solo di controlli e di promozione della ricerca
applicata, ma è soprattutto di servizio agli organi della Pubblica
Amministrazione, ed in particolare al Ministero dell’Ambiente, chiamati a
decidere le azioni da porre in essere.
(1) Le barene
sono una della più importanti tipologie morfologiche emergenti nella Laguna. Si
trovano a un livello più elevato grazie ai depositi di sedimenti, sono ricoperte
da vegetazione alofila (che tollera il sale) e sono sommerse solo dalle maree più
sostenute. Alcune di esse formano i margini dei canali di marea, altre
contornano le isole, i margini interni della laguna o i bordi delle barre
costiere sabbiose. Le più famose ospitano insediamenti umani come Torcello,
Burano ecc.
(2) Sono le zone fino alla profondità di –0.75 mt sotto il l.m.m.
(3) Il CORILA è una associazione legalmente riconosciuta fra l’Università Ca’ Foscari
di Venezia, l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV),
l’Università di Padova e il Consiglio Nazionale delle Ricerche; i suoi scopi
sono quelli di promuovere e coordinare l’attività di ricerca, anche
internazionale, avente come riferimento la laguna veneta. A tal fine il CORILA
promuove il confronto con la comunità scientifica internazionale, raccoglie
tutti gli elementi informativi del sistema fisico, territoriale, ambientale,
economico e sociale della Laguna e degli insediamenti lagunari, elabora e
gestisce in modo integrato tali informazioni, svolge progetti scientifici di
natura interdisciplinare relativi ai problemi della laguna di Venezia, cura la
massima diffusione della ricerca svolta.
| I primi risultati della
nuova indagine I test effettuati in condizioni di marea normale prossima a quelle di sizigia ed in assenza di perturbazioni significative, quali vento, moto ondoso in mare ed in laguna, hanno messo in luce che:
|
A cura del Dipartimento Tutela Acque Interne e Marine
Se il 2003 è stato consegnato agli annali come l’anno in cui non si sono osservate alte maree eccezionali nella laguna di Venezia, il 2004 si connoterà invece con caratteri decisamente opposti. 19 sono infatti i casi sinora registrati di alta marea superiore ai 100 cm rispetto allo Zero Mareografico di Punta della Salute di cui 4 quelli che hanno superato la soglia dei 110. Un primo evento “fuori stagione” era stato osservato nei primi giorni di maggio quando, tra le giornate del 4 e del 5, il fenomeno si è presentato per ben 4 volte nell’arco di 48 ore con una punta massima di 111 cm nella serata del 4.
L’evento del 31 ottobre 2004
Decisamente severa invece si è presentata la stagione autunnale: 137 cm è stato
il livello massimo raggiunto dalla marea alle ore 11.05 del 31 ottobre, evento quest’ultimo classificato al 17° posto della serie dei maggiori casi registrati
a partire dalla seconda metà del XIX secolo, quando iniziarono con regolarità le
sistematiche osservazioni della marea a Venezia. Gli eventi più severi osservati
negli ultimi 5 anni sono quello del 16 novembre 2002 con 147 cm (7° caso) e
quello del 6 novembre 2000 con 144 cm (10° caso). Oltre che la laguna, l’evento
del 31 ottobre ha naturalmente interessato tutto l’arco costiero nord-Adriatico
ove in alcune località si sono osservati livelli massimi più elevati: 141 cm a
Grado, 149 cm a Caorle, 145 cm alla testata del molo nord della bocca lagunare
del Lido. All’interno della laguna di Venezia i livelli massimi hanno
evidenziato differenze dell’ordine dei 10 cm tra la parte meridionale (125 cm a
Chioggia, 129 cm a Petta di Bo’) e la parte centrosettentrionale (138 cm a
Marghera e a Murano, 130 cm in Val Grassabò). Nella figura 1 è rappresentato
l’andamento della marea effettivamente registrato a Punta della Salute tra il 29
ottobre e il 3 novembre 2004 raffrontato con l’andamento della marea astronomica
calcolata per il medesimo periodo. In figura 2 è invece rappresentato il
cosiddetto sovralzo registrato a Punta della Salute, cioè la differenza tra la
marea realmente osservata e quella astronomica; in questo modo è evidenziata
l’entità dello scostamento della marea dovuto ai fattori perturbativi
(meteorologici più la sessa) rispetto alle condizioni ordinarie. Si osserva come
la condizione di massimo sovralzo generatasi nella mattinata del 31 ottobre (con
oltre 70 cm) si sia sovrapposta alla condizione di massima marea astronomica
dello stesso giorno generando l’eccezionale livello di 137 cm. Il conseguente
fenomeno della sessa ha favorito, nella successiva mattinata dell’11, la
ricomparsa dell’acqua alta a Venezia (115 cm).
L’evento del 10 novembre
2004
Singolare invece il caso dell’evento del 10 novembre. Annunciato come
“eccezionale” per Venezia si è rivelato decisamente severo per laguna
meridionale e in particolare per la città di Chioggia a causa di un
fortissimo e persistente vento di bora che dentro la laguna ha soffiato con
intensità superiore ai 30 nodi. 124 cm il livello massimo raggiunto al
mareografo fondamentale di Punta della Salute a Venezia; 140 cm invece quello
osservato al mareografo di Chioggia Vigo ove il livello più elevato osservato
negli ultimi 15 anni era stato quello del’8 dicembre 1992 con 162 cm. Livelli
critici sono stati osservati in tutta la laguna meridionale: 146 cm a Valle
Averto, 145 cm a Petta de Bo’, 140 cm a Chioggia, 143 cm a Torson di Sotto.
Pesanti le ripercussioni nell’immediato entroterra anche a
causa delle abbondanti piogge che hanno interessato il bacino scolante. Il
deflusso di alcuni corsi d’acqua come il Novissimo, che sfocia proprio la parte
meridionale della laguna di Venezia, è stato ostacolato dalla persistenza di
livelli alti della marea sospinta dalla bora. Nell’occasione sono stati
registrati interventi delle locali autorità idrauliche e della protezione civile
per fronteggiare alcune minacce di esondazioni dovute a ad apertura di
“fontanazzi”.
Infine va osservato che le differenze di livello della marea tra
laguna settentrionale e quale meridionale sono risultate dell’ordine dei 60-80
cm. Nella figura 3 è rappresentato lo stato della superficie liquida della
laguna durante la fase critica dell’evento del 10 novembre eseguita con
l’ausilio del modello matematico SYFEM messo a disposizione dal CNR-ISMAR.
L’attività dell’APAT L’evoluzione dei fenomeni mareali sopra descritti è stata seguita con continuità H.24 dal Servizio Laguna di Venezia del Dipartimento per la Tutela delle Acque Interne e Marine che, grazie all’impiego delle proprie reti di osservazione in tempo reale, ha assicurato la consueta attività di monitoraggio ed aggiornamento previsionale a beneficio dei cittadini e dei soggetti istituzionali cui sono demandati i compiti di tutela fisica ed ambientale della laguna.
ARPA UMBRIA
Promuovere il marchio
europeo Ecolabel per i servizi di ricettività turistica. Con questo obiettivo si
è tenuto presso la camera di commercio di Terni lo scorso mese, il secondo
incontro organizzato dall’ARPA Umbria e dalla Regione per la presentazione del
progetto mirato al miglioramento della qualità del servizio offerto in relazione
agli aspetti ambientali. L’iniziativa, alla quale hanno aderito le principali
associazioni di categoria presenti nel settore ed alcuni sistemi turistici
locali tra cui quello della Provincia di Terni, prevede tra l’altro attività di
formazione, supporto ed assistenza per le aziende interessate ed approfondimenti
tecnico-operativi finalizzati al conseguimento del marchio. I lavori si sono
conclusi con l’intervento del direttore generale Svedo Piccioni il quale, oltre
ad auspicare a breve termine una gestione dei marchi a livello regionale, ha
evidenziato il ruolo strategico dell’Agenzia regionale nella promozione di tutte
quelle iniziative che si inseriscono all’interno del sistema ambiente- turismo-
cultura per offrire un prodotto sempre più qualificato. Il dibattito si è infine
arricchito dell’esperienza diretta portata dalla responsabile dell’ “Hotel Jolie”
di Riccione che in Italia è uno dei primi alberghi che ha avviato la procedura,
attualmente in fase finale, per ottenere il marchio Ecolabel. Roberta Tempera ha
descritto il percorso attraverso il quale la struttura è arrivata all’obiettivo
ed i benefici ottenuti sia in termini di migliore visibilità, sia
nell’ottimizzazione dei consumi di energia.
ARPA UMBRIA
L’Umbria si caratterizza
per un’elevata dotazione di risorse ambientali, naturali paesaggistiche e
culturali, nonché per una diffusa qualità ambientale e del contesto sociale. Il
tema della sostenibilità ambientale, coniugata con uno sviluppo economico e
sociale è parte integrante del patto per lo sviluppo che rappresenta oggi lo
strumento attraverso il quale il sistema regionale nel suo complesso intende
svilupparsi in modo concreto, condiviso e sostenibile. Per far ciò, la
conoscenza approfondita dello stato dell’ambiente rappresenta premessa
indispensabile affinché possano essere attuate politiche regionali efficienti.
Questo è l’obiettivo della Relazione sullo Stato dell’Ambiente, presentata il 26
novembre a Perugia dall’ARPA Umbria. Ha introdotto i lavori l’Assessore all’Ambiente Danilo Monelli ed il dibattito
conclusivo si è svolto tra rappresentanti delle Istituzioni locali, delle
università e di alcune associazioni di categoria.
ARPA EMILIA ROMAGNA
A pochi
giorni dall'approvazione della legge regionale n. 21 dell'11 ottobre 2004
"Disciplina della prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento", ARPA
Emilia-Romagna ha organizzato a Piacenza, in collaborazione con l’ ente
Provincia e la sezione locale dell'Associazione degli industriali, un seminario
proprio su questo tema. Durante l’incontro dell’8 novembre, rivolto alle
Amministrazioni pubbliche, ai tecnici ed alle imprese, sono stati approfonditi
gli aspetti relativi alla normativa in materia di IPPC, al ruolo di ARPA nello
sviluppo della normativa tecnica e dei controlli, ai problemi delle imprese nel
rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale ed al rapporto tra sistemi di
gestione ambientale.
ARPA PIEMONTE
Il 4 novembre scorso, in occasione della
giornata conclusiva del progetto europeo Rinamed – Rischi Naturali nel
Mediterraneo, si è svolta la premiazione del concorso giornalistico “Natural
Risiko - I media e l’informazione sui rischi naturali”. Il concorso, indetto lo
scorso dicembre da ARPA Piemonte, con il patrocinio della Regione Piemonte,
dell’Ordine dei Giornalisti di Piemonte e dell’Ugis (Unione italiana dei
giornalisti scientifici) era aperto a tutti coloro che dal 1 settembre 2003 al
31 agosto 2004 avessero pubblicato (Sezione Carta Stampata) o trasmesso (Sezione
Video) un servizio sui seguenti temi: i valori ambientali e naturalistici del
Piemonte; il rapporto tra ambiente e attività umana; i rischi naturali del
territorio piemontese; la salvaguardia e la pianificazione dell’uso del
territorio e delle sue risorse dal punto di vista economico e industriale
nell’ottica dello sviluppo sostenibile; il raggiungimento di un miglior
equilibrio fra uomo territorio e natura. Il premio in palio era di 1.750 euro
per ciascuna sezione. La partecipazione è stata numerosa soprattutto per la
sezione della Carta Stampata. I vincitori, un giornalista del Tg3 Regionale e
una giornalista di un settimanale locale, sono stati premiati da Mario Berardi,
presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e Valle d’Aosta, che ha
apprezzato e lusingato l’iniziativa chiedendo all’Agenzia di bandire in un
prossimo futuro altri concorsi giornalistici per avvicinare sempre più il
difficile e sentito tema della protezione ambientale al mondo dell’informazione.
ARPA SICILIA Pubblicata sul sito dell’ARPA Sicilia, la prima edizione dell’annuario regionale dei dati ambientali. Il volume, presentato recentemente agli addetti ai lavori e suddiviso in capitoli ( idrosfera, atmosfera, agenti fisici, biosfera e geosfera,) fornisce una sintesi delle attività di monitoraggio ambientale. Al suo interno sono disponibili dati ed informazioni raccolte attraverso metodi scientifici adeguati agli standard europei. La pubblicazione rientra nelle attività istituzionali dell’ARPA che ha il compito di monitorare l’ambiente siciliano divulgando le informazioni acquisite in modo da sostenere sia le attività territoriali, sia le scelte di politica ambientali da parte delle Istituzioni competenti.
ARPA SICILIA
Si e' conclusa, il 10 novembre, la Conferenza nazionale
sul sistema di monitoraggio dell' ambiente SINAnet organizzata dall'APAT e da
ARPA Sicilia. Al centro della conferenza la definizione di obiettivi e
prospettive gestionali per l' entrata a regime, su tutto il territorio della
regione, delle reti di monitoraggio e di raccolta dei dati ambientali in tempo
reale da immettere in rete nazionale (SINAnet) ed europea (EIOnet). La rete
regionale di monitoraggio, attivata dall' ARPA, utilizzerà fondi POR (misura
rimodulata 1.01 e 1.03) che serviranno ad acquistare nuove centraline e
strumentazioni di rilevamento all' avanguardia o ad implementare sistemi già
esistenti. Entro due anni sarà completato anche il processo di informatizzazione
ambientale. Le prime gare d' appalto, infatti, partiranno nei prossimi mesi.
L’Agenzia regionale, sarà l' alimentatore del sistema di monitoraggio regionale
di suolo, aria, acqua, rumore, elettromagnetismo e catasto dei rifiuti,
dialogando con il sistema regionale Gaia,con quello nazionale SINAnet ed anche
con il Ministero della Sanità. Le prime gare previste riguardano l’installazione
di centraline per il rilevamento dell' inquinamento acustico ed
elettromagnetico, da posizionare vicino agli ospedali e nelle aree metropolitane
nevralgiche di Palermo, Messina e Catania. Il suolo, come dichiarato dal
direttore generale dell’ARPA Sicilia Sergio Marino, e' da tenere
sotto attento controllo per la desertificazione e per l' immissione di
fitofarmaci da attività agricole. Per quanto riguarda l' aria è attualmente in
fase di attivazione un' implementazione della rete esistente, che e' già di
circa 100 centraline, mentre per le coste è allo studio un progetto di
monitoraggio complessivo che andrà ad affiancare i dati del dipartimento
Urbanistica. Sul fronte dei rifiuti invece, è in programma, tramite il controllo
alla fonte, cioè aziende e comuni, la realizzazione del catasto regionale. Il
lavoro e' già stato avviato, la base e' stata costruita in questi due anni e
adesso non resta che misurarsi con l' attivazione di una rete di sistema che
possa dialogare in tempo reale con le altre realtà informatiche ai vari livelli.
ARPA VENETO Un’adeguata conoscenza delle peculiarità dei suoli nel contesto territoriale, rappresenta il presupposto necessario per una pianificazione ed uno sviluppo sostenibile. Questa è stata la motivazione che ha spinto la regione Veneto ad affidare all’ARPAV la realizzazione della “Carta dei suoli del bacino scolante in laguna di Venezia”. A conclusione del lavoro svolto l’Agenzia regionale ha presentato la cartografia durante il convegno che si è svolto, presso la scuola Grande di S. Giovanni Evangelista nel capoluogo veneto, il 15 novembre. L’indagine ha richiesto operazioni di rilevamento, analisi ed elaborazione dei dati che sono stati successivamente raccolti in un volume allegato alla carta dei suoli. Hanno fatto parte dei gruppi di lavoro, tecnici di diverse discipline che si sono potuti avvalere anche della collaborazione dell’ Università di Pisa e del CTN di Firenze. Tale strumento potrà dunque essere utilizzato sia in fase di pianificazione che di controllo del bacino scolante consentendo così di fare previsioni più precise sull’evoluzione dei carichi che insistono sulla laguna e di stabilire le priorità di intervento nel settore agro-zootecnico.
ARPA LOMBARDIA “Inquinamento luminoso? Se ne discute in un seminario a Brescia”. Dal 1998 più di metà della popolazione lombarda ha perso la possibilità di ammirare, anche nelle notti più serene, la via lattea e la galassia a causa dell’inquinamento luminoso caratteristico delle città della regione. Nel 2000 la Regione Lombardia nel tentativo di ridurre le radiazioni luminose e i consumi energetici, ottenendo così un doppio beneficio ambientale, emanò la legge regionale 17. Il 24 novembre scorso, per fare il punto della situazione l’ARPA Lombardia ha organizzato un incontro a Brescia dal titolo “la luce fonte di energia e di inquinamento”. Con il coordinamento di Angela Alberici, direttore del Settore agenti fisici dell’Agenzia, il lavori si sono aperti fornendo una panoramica del fenomeno luminoso e dei relativi aspetti problematici della luce e della sua diffusione. La tavola rotonda conclusiva ha dato spazio a tutti gli attori, anche non istituzionali, interessati come l’Unione Astrofili Italiani e l’Associazione Cielo Buio.
ARPA LOMBARDIA
Un evento regionale di valenza
internazionale. A Milano il 25-26 novembre scorso si è discusso dell’effetto del
cambiamento del clima non solo su scala globale, ma anche nell’ambito dei
riflessi di breve e medio periodo sull’ambiente di una Regione. Il seminario
“Impatto su scala regionale dei cambiamenti climatici”, promosso dall’ARPA
Lombardia, ha messo a confronto diverse esperienze scientifiche in tema di
climatologia, meteorologia, idrogeologia sviluppate sia in territorio lombardo
sia in altre regioni europee, statunitensi ed australiane. Sono stati presentati
anche alcuni studi, progetti ed esperienze di mitigazione intraprese da
amministratori locali, imprese e soggetti gestori delle risorse. Obiettivo del
seminario, dimostrare come sia possibile coniugare i cambiamenti climatici con
nuove opportunità di sviluppo socio-economico compatibile con l’ambiente. Ciò
ovviamente attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie sia nel campo del risparmio
di energia, sia nel campo delle risorse idriche.
ARPA TOSCANA
L’ARPA Toscana ha
raccolto la proposta di Idra, un’ associazione ecologista che da 10 anni si
occupa di monitoraggio degli impatti ambientali dell’alta velocità, per
organizzare congiuntamente un percorso di informazione per i cittadini sulle
conseguenze possibili della cantierizzazione di Firenze dovuta alla costruzione
del doppio tunnel ferroviario AV ed alla realizzazione della stazione
sotterranea dei Macelli. Il primo dei quattro incontri previsti si è svolto il
17 novembre scorso. Un team di tecnici dell’Agenzia regionale ha messo a
disposizione dei fiorentini alcune chiavi di lettura utili alla comprensione di
un intervento che si annuncia lungo e complesso ed all’esercizio di un ruolo di
vigilanza sulle conseguenze prevedibili dovute all’interazione dei molteplici
fattori ambientali in gioco.
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
"LE BUGIE DEGLI AMBIENTALISTI"
L’idea di questo volume è molto chiara sin dal titolo: per Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli i movimenti ambientalisti mondiali hanno diffuso allarmismi, che in buona parte si sono rivelati non veri o in taluni casi non si sono avverati. Di questo libro di recente uscita si sta parlando molto, in quanto affronta i principali nodi ambientali del nostro pianeta, contestando quello che finora era stato detto in questo campo. Ma quali sono le bugie di cui parla il libro? Molte, in tutti i campi delle scienze ambientali: partendo dalle teorie malthusiane sulle bombe demografiche si arriva alla scarsezza delle risorse, al riscaldamento globale del pianeta, alla deforestazione, fino agli OGM e all'inquinamento atmosferico. Quel che gli autori vogliono criticare in questo libro è il tono catastrofico con cui fino ad oggi i principali movimenti ambientalisti hanno trattato i grandi temi ambientali. L'intento degli autori è analizzare le dinamiche ambientali senza utilizzare visioni apocalittiche che generano solo angosce in chi ascolta, mettendo in rilievo che è stata spesso presentata una visione in cui non si è posto al centro l'uomo, ma un ecosistema fine a se stesso, senza l'uomo al centro. Elemento che accomuna gli autori è la cultura cattolica e l'attenzione ad un'etica ambientale che rispetti e difenda la vita dell'uomo. La presentazione del volume a Roma, presso la Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati, ha offerto un momento di confronto su questi temi. Il prof. Togni, Capo gabinetto del Ministero dell'Ambiente, ha sottolineato come questo libro rappresenti un'opportunità di pluralismo di idee in campo ambientale, osservando comunque che è grazie ai movimenti ambientalisti o ecologisti che l'opinione pubblica ha rivolto l'attenzione alle problematiche dell'ambiente e i governi hanno attuato politiche in tal senso. Togni ha ricordato, alla luce della sua cultura cattolica, che il libro esce in contemporanea con il "Compendio della dottrina sociale cristiana", uno strumento di formazione e di guida per l'azione dei cristiani nel mondo, in cui la Chiesa esprime la sua posizione sull'ambiente. Unanime è stato il richiamo alla Sacre Scritture, antesignane della cultura ambientalista, anche da parte degli altri relatori. In esse si esprime una posizione antropocentrica, in cui la natura è per l'uomo: nella Genesi Dio creò il mondo e "vide che era cosa buona". E’ stata ricordata anche la figura di San Benedetto e il Cantico delle Creature di S. Francesco. Il prof. Leoni, Presidente della Fondazione Sorella Natura, ha osservato che i mass media hanno contribuito a diffondere una cultura ambientale non solo allarmistica, ma anche falsa. La scomparsa ogni anno di decine di migliaia di specie di uccelli, di cui si è data notizia, non è vera, in quanto significherebbe la loro totale estinzione; in tema di inquinamento atmosferico, non viene spiegato che il blocco delle auto non catalitiche non risolve il problema, poiché la marmitta catalitica dopo i primi 30-40 km funziona tutt'altro che bene. Molti sono stati gli esempi di “cattiva” informazione da parte dei relatori. Si parla di cambiamenti climatici e spesso si diffondono i risultati di modelli previsionali che sono ancora in fase di sperimentazione e non si possono ritenere attendibili; si usa l'espressione "uomo cancro della terra" che esprime una dimensione non vera del rapporto fra uomo e natura; i giornali dicono che stiamo andando verso l’ estinzione dell'umanità e molto altro ancora. Uno dei temi più cari agli autori è la crescita demografica, della quale fino a un decennio fa si parlava solo in termini allarmistici, preconizzando esplosioni dalle conseguenze catastrofiche. L'unica soluzione data a questo problema è stato il controllo delle nascite. Per spiegare questo punto il libro si apre con una condensata ricostruzione delle tappe che hanno portato, secondo gli autori, dalla nascita delle teorie eugenetiche, utilizzate poi dal nazismo per la selezione razziale, a quelle per il controllo delle nascite nei Paesi in via di sviluppo. Va comunque osservato che questo passaggio è criticato nella prefazione da Tullio Regge. Egli si dichiara contrario a mettere sullo stesso piano eugenetica e controllo delle nascite. Effettivamente la crescita globale c'è stata: nel XX secolo la popolazione mondiale è aumentata da 1,6 a 6 miliardi, ma tale aumento è dovuto in buona parte al crollo della mortalità (infantile e materna), tanto che nel Terzo Mondo si è passati da 6,1 figli per donna nel 1960 a 3,7 del 1990. Nella ricostruzione storica della nascita dell'ambientali- IdeAmbiente, dicembre 2004 31 smo fatta dagli autori, negli anni '60 si verifica una sorta di avvicinamento fra movimenti per il controllo delle nascite, femminismo radicale e gruppi ecologisti. La seconda parte del libro è dedicata a "sfatare i luoghi comuni". Elettrosmog, DDT, cambiamenti climatici, OGM. In tema di deforestazione in Italia gli autori si rifanno ai dati forniti dall' "Annuario dei dati ambientali" dell'APAT: dal 1948-49 la superficie forestale italiana è passata da 5,6 a 6,8 milioni di ettari del 2000. Quanto agli organismi geneticamente modificati gli autori citano una serie di studi e rapporti scientifici in cui si afferma che la ricerca non ha evidenziato alcun rischio per la salute pubblica e per l'ambiente derivante da piante GM, mentre in Italia "c'è di fatto una dittatura anti-OGM". Sul tema del riscaldamento globale e sugli OGM, In Italia si è scelto di applicare il principio di precauzione. Se si parla di inquinamento atmosferico gli autori affermano che la strada da seguire per un ambiente più pulito è favorire la ricerca e l'uso di nuove tecnologie, ovvero un maggior sviluppo e non minore come ha detto l'ambientalismo. Non a caso le città più inquinate del mondo si trovano in paesi in via di sviluppo. Il libro farà discutere. Ed è questo l’intento degli autori sin dal titolo scelto per il volume. Ma come discutere? Quale il messaggio finale che viene da questo libro? Occorre analizzare correttamente i problemi ambientali e trovare soluzioni adeguate, senza ricorrere a false suggestioni e processi sommari che generano solo paura e pessimismo. Non c’è una situazione di guerra fra uomo e ambiente. Bisogna recuperare un approccio positivo e soprattutto di speranza. Le reazioni non mancheranno.
| Partecipazione APAT alla Conferenza
nazionale di statistica Roma, 9-10 novembre Nei giorni 9 e 10 novembre si è svolta la “Settima
Conferenza Nazionale di Statistica”, presso il Palazzo dei Congressi di Roma,
organizzata ogni due anni dall’ISTAT come previsto dalla legge di riforma
dell’ISTAT (D.Lgs 322/89). L’edizione di quest’anno, incentrata sul tema “La
statistica ufficiale: bene pubblico”, è stata caratterizzata da tavole rotonde
su argomenti di rilevante attualità, che hanno avuto eco anche nella stampa non
specializzata. |
PROGETTO “PICCOLI COMUNI” PER LA PROVINCIA DI VITERBO. DOPO LA CERTIFICAZIONE EMAS VERSO L’ADOZIONE DI NUOVI STRUMENTI DI
GOVERNANCE AMBIENTALE
Intervista a Francesco Battistoni Assessore all’Ambiente
della Provincia di Viterbo
La Provincia di Viterbo è una delle realtà locali più dinamiche del lazio. Attualmente, infatti, oltre a procedere a tutto un insieme di azioni tese allo sviluppo della rete dei servizi turistico-ambientali, dei servizi per l'impiego e corsi di formazioni professionale volti alla crescita esponenziale dell'offerta formativa, sta valutando la possibilità di aderire al progetto “Piccoli Comuni”, iniziativa finalizzata alla diffusione di metodologie e conoscenze a supporto dei decisori locali per una adeguata gestione degli aspetti ambientali, economici e sociali nei Comuni italiani con meno di 2000 abitanti, nelle Comunità montane ed in altri Enti locali. Il perché di tale valutazione e gli effetti positivi che da essa possono scaturire per una Provincia – che, fra l’altro, è stata la prima ad ottenere la certificazione EMAS diventando così, "provincia pilota" anche in campo europeo - abbiamo pensato di chiederlo direttamente a Francesco Battistoni, Assessore all’Ambiente della Provincia di Viterbo e Sindaco del comune di Proceno.
Assessore Battistoni, la Provincia di Viterbo, che comprende ovviamente
il comune di Proceno, sta valutando la possibilità di entrare a far parte del
Progetto “Piccoli Comuni”. Quali sono le motivazioni che spingono verso tale
decisione?
La Provincia di Viterbo comprende 60 Comuni di cui 31 con popolazione residente
inferiore ai 3000 abitanti tra i quali anche 5 realtà comunali con popolazione
inferiore ai 1000 abitanti. Riuscire a definire un modello di sviluppo
territoriale garante di una vita sicura e di un ambiente tutelato rappresenta
l’esigenza di ogni amministratore pubblico e la domanda di ogni singolo
cittadino per la fruibilità dei beni naturali. Rappresenta altresì un modello di
crescita in grado di coniugare i processi di cambiamento entro i limiti delle
risorse disponibili sul territorio. E’ da tali presupposti che nasce l’esigenza
di conoscere la realtà in cui si promuove una valida politica di sviluppo,
monitorando la sua evoluzione nel tempo. Il progetto “piccoli comuni” sviluppato
in collaborazione con APAT permette alla Provincia di Viterbo di completare un
sistema di conoscenze delle condizioni socio
economiche e ambientali del proprio territorio coinvolgendo tutte quelle realtà
comunali più sensibili ad uno sviluppo durevole e sostenibile volto alla
valorizzazione delle risorse naturali. Risulta necessario definire strumenti di
programmazione nuovi a disposizione dei sindaci che consentano di inserire le
considerazioni ambientali in ogni strategia di intervento sul territorio. L’ecocatasto,
l’ecopiano e l’ecobilancio in particolare, sono strumenti rappresentativi delle
condizioni locali, direttamente e facilmente utilizzabili dai primi cittadini,
in grado di generare flussi di informazioni ufficiali e soprattutto utili alla
gestione del comune per la protezione dell’ambiente.
In che modo, secondo lei,
tale iniziativa può fornire alla vostra realtà territoriale gli strumenti idonei
per incrementare processi ambientali efficaci?
Il progetto piccoli comuni è in
grado di considerare strumenti facilitati di gestione ambientale a livello
locale che consentano di analizzare la trasformazione del territorio
amministrato nel tempo, conoscere i limiti di sfruttamento delle risorse,
evidenziare la vulnerabilità del sistema ambientale e potenziare la capacità
degli interventi amministrativi nell’ecosistema oggetto di indagine mettendo a
disposizione del gestore amministrativo dati qualitativamente utili validamente
confrontabili per le dinamiche dei processi di sviluppo.
Perché l’Ente Provincia considera favorevolmente la forma aggregata
o consortile delle piccole municipalità? Quale è il ruolo dell’Ente in relazione
a tale decisione?
Tutti i piccoli comuni della Provincia presentano fenomeni di
diminuzione e invecchiamento della popolazione; altro fenomeno socioeconomico è
quello della perdita di popolazione giovane la quale emigra in luoghi
economicamente più attraenti. Al fine di tamponare esodi del genere, ci siamo
dotati di un Piano Territoriale Provinciale Generale (PTPG) della Provincia, che
ha inteso promuovere le proprie risorse storiche e naturali e valorizzare i suoi
prodotti tipici attraverso la rivitalizzazione dei centri storici e la
costituzione di itinerari turistici specifici. Per sopperire all’esodo di attori
critici locali, il PTPG individua ambiti territoriali di concertazione
(aggregazione di comuni che condividono stesse caratteristiche, risorse e
problemi), punta a rinforzare l’identità territoriale ed a favorire iniziative
di promozione del territorio in tutte le forme sostenibili. A livello
produttivo, sono state definite aggregazioni di aree produttive, altrimenti
destinate ad essere disperse, le quali possono operare attraverso ottiche di
economie di scala. Con gli ambiti territoriali di concertazione, più comuni
limitrofi (soprattutto i piccoli comuni) possono anche affrontare iniziative
sovracomunali dapprima impensabili, come la progettazione di arterie viarie o
l’individuazione di proposte di istituzione di riserve naturali. L’istituzione
di tali ambiti di concertazione, coordinati dalla Provincia ed inseriti nel
proprio PTPG, rappresentano, dunque, una concreta opportunità di sviluppo.
Quale
è attualmente la realtà ambientale, territoriale e socio economica in cui versa
l’intera provincia con particolare riferimento al comune di Proceno?
La
provincia di Viterbo si estende per 3.612 kmq, è ricca di risorse naturali,
ambientali, storico-archeologiche ed eno-gastronomiche tipiche. Il suo ambiente
è caratterizzato dalla presenza dei laghi vulcanici più grandi d’Europa, da un
fittissimo reticolo idrografico con corsi d’acqua che hanno formato un notevole
sistema di forre ed ecosistemi ripariali. Il litorale provinciale che si estende
per più di 40 chilometri, è costituito in gran parte da ecosistemi costieri di
interesse comunitario; sono presenti, inoltre, numerosi geositi e risorse
estrattive costituite da materiali tipici che hanno caratterizzato, soprattutto
in passato, le costruzioni edilizie locali. E’ opportuno rilevare che, fatta
eccezione per alcune realtà, le potenzialità in termini di ricadute economiche,
determinate dalla presenza di questo patrimonio di valori, sono poco espresse
soprattutto nei centri minori, ricchi anche di tradizioni e folclore. A partire
dagli anni ’60 la provincia di Viterbo si è trovata “stretta” tra le regioni del
nord Italia, interessate da una economia forte e solida, e le regioni in
difficoltà del sud che hanno potuto beneficiare dei sostegni della Cassa del
Mezzogiorno; la situazione per alcuni versi è simile a quella delle province
confinanti della Toscana, dell’Umbria e delle Marche. Questo sistema
territoriale mostra sue peculiarità e specificità. L’azione attrattiva di Roma,
sulla provincia di Viterbo, ha influito in modo sempre crescente, drenando
risorse, fino a generare un consistente flusso di pendolarismo lavorativo
dall’hinterland della provincia di Viterbo. Il recente fenomeno della contro
urbanizzazione dalla capitale, d’altra parte, ha segnato solo limitatamente il
territorio meridionale della provincia con influenze sulle attività produttive,
commerciali, e sulle dinamiche della popolazione (il fenomeno ha anche inciso in
modo negativo generando un inurbamento spesso casuale e impattante). La nostra
provincia è caratterizzata attualmente da una scarsa presenza di attività
industriali, e da una forte occupazione nel settore primario e terziario. Negli
ultimi anni si è assistito ad una controtendenza che ha segnato uno sviluppo
notevole dell’offerta turistica ambientale (più del 50% degli agriturismo
presenti nel Lazio sono localizzati nel territorio provinciale di Viterbo),
delle produzioni di nicchia (agricoltura biologica e prodotti tipici) e maggiore
penetrazione dei prodotti locali nei mercati della capitale. Inoltre, applicando
i criteri classificatori OCSE il territorio viterbese risulta essere un’area ad
elevata ruralità inserita nel gruppo delle province “prevalentemente rurali”,
quelle cioè in cui questo tipo di popolazione oltrepassa il 50% della
popolazione totale. In questa realtà si colloca il Comune di Proceno, un piccolo
centro rurale situato a nord del territorio provinciale e confinante con la
Regione Toscana. Esso è la rappresentazione degli elementi di criticità
ambientale e socio economica evidenziate precedentemente e tenta di risolverli
attraverso la partecipazione ai suddetti ambiti di concertazione proposti dal
PTPG Provinciale.
L’Ente provinciale di viterbo è stata una delle prime ad ottenere la certificazione EMAS. Quali sono stati gli effetti positivi scaturiti dal raggiungimento di tale traguardo ed in che modo essi hanno influito nella decisione di aderire al progetto piccoli comuni ? La Provincia si configura caso di eccellenza a livello comunitario in grado di costruire direttrici di sviluppo del sistema EMAS a livello locale. Sono state innescate strategie di intervento e sensibilizzazione sulle tematiche relative ai sistemi di gestione ambientale delle PMI viterbesi, coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali preposti alla tutela e controllo dello sfruttamento delle risorse naturali. Tramite le Associazioni di categoria ed in particolare i Comuni si sta costruendo un processo di marketing territoriale, un percorso di valorizzazione dei beni ambientali e prodotti tipici che evidenzia i vantaggi in termini di ritorno di immagine e di confronto con i propri elettori sulle questioni ambientali più critiche. Il processo continuo di coinvolgimento delle parti interessate alle problematiche ambientali ed il monitoraggio del miglioramento delle proprie prestazioni ha consentito di recepire le possibilità di azione che rappresenta lo schema EMAS e ritiene tali possibili interventi efficaci per un corretto sviluppo ed equilibrato governo del territorio. La possibilità di avviare con il progetto piccoli comuni un network territoriale di piena conoscenza dei propri contesti ci è sembrata l’idea vincente per garantire una serie di servizi in collaborazione con APAT a supporto delle decisioni delle Amministrazioni locali.
La qualità ambientale
concorre pienamente alla caratterizzazione della qualità dello sviluppo della
vita. Secondo lei cosa significa questo concetto nella doppia veste di assessore
di una provincia importante come quella di Viterbo e sindaco di un piccolo
comune?
Per noi rappresentanti di una Provincia che per prima ha voluto
sperimentare il miglioramento continuo delle proprie performance ambientali, la
tutela ambientale, la valorizzazione delle proprie risorse naturali,
conformemente al Regolamento CE n. 761/2001, vi è la piena consapevolezza che il
percorso fino ad oggi compiuto riuscirà ad ottenere un miglioramento della
qualità ambientale e contestualmente una positiva ricaduta sul livello della
qualità della vita. La registrazione EMAS dell’Assessorato Ambiente che
rappresenta, evidenzia una serie di impegni concreti e verificabili su tutti gli
impatti ambientali significativi e si configura elemento catalizzatore di una
serie di percorsi multilivello verso EMAS. Tale impegno si traduce nella
definizione di nuove procedure di semplificazione regolamentare a favore delle
PMI e di sensibilizzazione dei propri fornitori coinvolgendo in un processo di
sostenibilità dello sviluppo i suoi interlocutori sociali. Quale sindaco di un
piccolo comune ritengo la strategia EMAS vincente anche a livello locale in
grado di stimolare tutti i soggetti ad un impegno costante nella tutela
dell’ecosistema comunale.
La Provincia di Viterbo presenta a livello ambientale
caratteristiche di vulnerabilità ? Quali?
La Provincia non risulta
caratterizzata da una intensa e diffusa rete industriale sul territorio, questo
rappresenta uno scompenso occupazionale, ma ha anche permesso di tramandarci
oggi un territorio ancora intatto in alcuni dei suoi comuni. Il problema della
salvaguardia delle falde idriche, della gestione dei rifiuti, della tutela
dell’aria e dell’ecosistema in generale, sono aspetti comuni di ogni
amministratore pubblico sui quali si confronta quotidianamente con i suoi
elettori. Le dinamiche dei processi socio culturali hanno permesso a questo
territorio di non avere vulnerabilità notevoli, ma ogni singolo impatto
sull’ambiente potrebbe, se non prontamente gestito, rivelarsi una seria
vulnerabilità territoriale. Per questo è indispensabile dotarsi di una concreta
pianificazione territoriale provinciale individuando e programmando scelte
strutturali essenziali che presentano rilevanza sovracomunale, in cui la
componente ambientale è trasversalmente presente ed incrociata con quella
programmatica che riguarda il sistema infrastrutturale ed il sistema insediativo.
Quali sono le politiche di sviluppo attuabili e soprattutto necessarie al territorio gestito dall’amministrazione provinciale? Come già evidenziato la vocazione della Provincia di Viterbo è di tipo rurale con forti caratteri ambientali. La Provincia oltre a salvaguardare le sue risorse, necessita di uno sviluppo della sua competitività territoriale, ossia di una promozione organizzata delle proprie risorse. Il PTPG quale strumento generale di pianificazione provinciale, propone anche l’idea di un territorio di qualità dotato di un caratteristico marchio che promuova i propri prodotti e ne certifichi la provenienza.
INTESA
MINISTERO - CNR CATASTROFI IDROGEOLOGICHE
Raggiunta l’intesa per tenere sotto
controllo il rischio di frane e alluvioni. E’ stato firmato, infatti, il 3
novembre scorso, l’accordo di collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio ed il Gruppo Nazionale per la difesa delle
Catastrofi Idrogeologiche del CNR. La collaborazione prevede lo svolgimento di
un’attività di studio e ricerca per la prevenzione e la previsione di
inondazioni e frane e l’attuazione di misure, strutturali e non, volte a
supportare i piani decisionali per la mitigazione dei danni del Ministero. Un
accordo importante che, come dichiarato dal Ministro Altero Matteoli, sancisce
la cooperazione tra il ministero e la comunità scientifica, in un settore di
notevole interesse come quello della difesa del suolo.
UNO SQUALO A LAVORO PER
LA SCIENZA
E’ stato applicato, per la prima volta in Mediterraneo, da un gruppo
di ricercatori dell’ICRAM, un trasmettitore satellitare sul dorso di uno squalo
grigio maschio lungo un metro e settanta, a largo dell’isola di Lampedusa.
Grazie a questo esperimento sarà possibile avere informazioni uniche sulla vita
degli squali, sui loro spostamenti, sulle profondità raggiunte, sulle
temperature delle acque da essi privilegiate e sull’avvicinamento a determinate
coste. Si apre così uno squarcio sul velo di mistero che ha sempre avvolto
questi animali che, trovandosi al vertice della catena alimentare, costituiscono
l’elemento primario per l’equilibrio ecologico dei mari. Alla guida del gruppo
dell’ICRAM autore dell’operazione il biologo marino Silvio Greco che si è
avvalso della collaborazione dei ricercatori Simone Canese e Andrea Cardinali. È
stata realizzata una documentazione fotografica ed un filmato ripreso dalla
troupe televisiva presente all’operazione.
IL GAS CORRE IN CONDOTTE SERRATE CON
LA CANAPA
“Nel sottosuolo di Milano esistono ancora in perfette condizioni di
utilizzo circa 200 km di vecchie tubazioni risalenti all’Ottocento”. Ad
affermarlo, in occasione del convegno sulle reti tecnologiche del sottosuolo
svoltosi il mese scorso a Rimini fiera, Silvio Borsetti della Confservizi e
presidente dell’azienda municipalizzata AGAM di Monza. Sembra che il gas corra
nelle condutture di ghisa di cent’anni fa e che ciò accada non solo a Milano, ma
anche a Roma, Torino ed altre città. Si tratta di tubature posate quando il
combustibile era prodotto dal carbon coke nell’officina del gas ed era
conservato nei gasometri alla periferia della città. Il gas “manifatturato”
serviva non tanto per la cottura dei cibi, ma soprattutto per l’illuminazione.
Erano, infatti, gli anni della Belle Epoque quando la galleria Vittorio Emanuele
veniva illuminata da centinaia di fiammelle accese da un trenino su rotaie
pensili che faceva il giro dei cornicioni del “salotto” di Milano. Anche a
Torino si presenta la stessa situazione. La rete del gas illuminante, si parla
di circa 150-200 km di tubi, trova le sue origini in un’epoca ancora più remota
quando nel 1837 nacque l’italgas. Era la prima in Italia, la nazione non era
ancora unita e le condotte in ghisa furono costruite negli anni in cui facevano
politica i carbonari e Torino era capitale del Regno di Sardegna. Stessa
situazione anche per quanto riguarda altre infrastrutture del sottosuolo urbano
come, ad esempio, gli scoli per le acque sporche. Nessun problema per l’utilizzo
delle vecchie condotte che ancora oggi si conservano benissimo se non fosse per
i collegamenti fra gli elementi della rete originaria. Gli esperti spiegano
infatti che valvole, ghiere, tubi e gomiti sono uniti tramite giunti di piombo e
canapa. Risulta quindi impossibile realizzare le giunzioni su queste reti nel
caso in cui si debba sostituire un elemento o eseguire un lavoro. Non solo. Le
vecchie giunture in canapa rappresentano un rischio per la sicurezza, infatti,
l’autorità dell’energia ha dato alle aziende di distribuzione dieci anni di
tempo per completare la sostituzione delle reti più vecchie.
REC: le nuove sfide nell’Europa
Centrale, Orientale e nei paesi limitrofi
Intervista a Marta Szigeti Bonifert,
Direttore Esecutivo del Centro Ambientale Regionale (Regional Environmental
Centre – REC) dell’Europa Centrale ed Orientale Szentendre (Ungheria)
Il REC (Regional Environment Centre) è stato creato nel 1990 dagli Stati Uniti, dalla Commissione Europea e dall’Ungheria. Da allora ad oggi è diventato un’autorevole istituzione internazionale, ben affermata nella regione e supportata da quasi 30 paesi: attualmente tale organismo impiega circa 190 dipendenti in 16 paesi. Nel passato l’attività del Centro è stata principalmente volta a sostenere il processo di transizione dei paesi dell’Europa centrale e orientale, fornendo il necessario supporto alla democrazia, alla governance ed alla cooperazione nel campo ambientale. L’adesione (alla UE) di numerosi paesi membri del REC ha comportato significativi cambiamenti nel settore ambientale di questi paesi, con conseguenti nuove sfide per il ruolo e la missione futuri del REC stesso. IdeAmbiente ha intervistato la responsabile, Marta Szigeti Bonifert.
Potrebbe
evidenziare, signora Bonifert per i nostri lettori quali sono oggi le sfide più
significative del REC?
Le opportunità per i nuovi membri dipenderanno da quello
che sceglieranno di prendere e anche da quello che avranno la saggezza di
lasciare da quella che è stata l’Europa dei 15. Nell’ambito di soluzioni
politiche o di sviluppo tecnologico per migliorare il benessere complessivo e
l’ambiente, certamente, ci sarebbero molti strumenti all’avanguardia, utilizzati
dai paesi occidentali della UE, che potrebbero essere acquisiti da quelli
orientali. Tuttavia tali strumenti di solito non sono quelli più pubblicizzati
né quelli più sovvenzionati. Bisogna riconoscere che nessuno dei 10 nuovi membri
ha un settore ambientale rispondente ai criteri di sostenibilità. Tutti questi
Paesi stanno consumando oltre misura le loro risorse rinnovabili,
sovraccaricando i loro pozzi di assorbimento naturale di sostanze inquinanti;
inoltre tutte le fonti energetiche e le materie prime dipendono principalmente
da risorse non rinnovabili. Tuttavia il capitale naturale
pro capite, cioè le risorse rinnovabili ed i pozzi di assorbimento naturale,
portano all’Unione una dote tale che sarà un guadagno netto per l’intera
comunità. Essi incrementeranno considerevolmente – come “donatori” netti di
capitale naturale – la media della UE dei 25. Prendendo in considerazione tali
contesti la missione del REC copre tutti gli aspetti di supporto alla
sostenibilità nei nuovi stati membri della UE e non solo. In proposito vorrei
ricordare gli sforzi congiunti con il Ministero dell’Ambiente e del Territorio
italiano attraverso il team del REC dedicato al Trust Fund italiano: tale
strumento fornisce un robusto supporto ai paesi della regione centroorientale
dell’Europa (Central and Eastern Europe - CEE), specialmente nel campo delle
energie rinnovabili, del rafforzamento istituzionale e delle iniziative locali.
Il tipo di finanziamento disponibile presso il REC ed i servizi forniti dal
Centro sono cambiati negli anni recenti. Potrebbe commentare le nuove
implicazioni strategiche ed operative di questi cambiamenti?
Durante i primi
anni ’90 l’approccio politico alle esigenze ambientali dei 15 paesi dell’Europa
Centrale ed Orientale, che formavano la componente emergente del REC, fu
caratterizzato da bisogni semplici e comuni. All’inizio del processo di
transizione la gran parte del patrimonio ambientale sembrava avere
caratteristiche similari nei paesi di questa regione. Tuttavia, intorno al 2000,
l’area dei beneficiari del REC si era diversificata a causa delle differenze
nell’evoluzione dei processi politici, sociali ed economici. Dagli ultimi anni
’80 in poi, e così anche nel futuro, un tema che continua a rimanere prioritario
per tutti è la ricerca della sostenibilità, ora supportata da molti accordi
multilaterali, inclusi quelli costituenti la base normativa della UE. I Paesi in
transizione si sono sviluppati in cinque aree strategiche di gruppi beneficiari,
con specifici problemi ambientali, che differiscono per situazioni politiche,
interessi dei donatori ed opportunità di finanziamento che sono mutati nel corso di tale transizione. I nuovi gruppi di beneficiari di un’area
CEE più allargata possono oggi così identificarsi: (nuovi) stati membri della
UE, paesi che stanno negoziando l’adesione alla UE (Bulgaria, Croazia, Romania e
Turchia), i paesi del Patto di Stabilità Balcanica (Balkan Stability Pact – SEE)
ed i paesi NIS/EECCA (1). Le misure – prese nel primo trimestre – supportano questa
segmentazione e forniscono una migliore piattaforma per riflettere sia le realtà
dei bisogni dei gruppi beneficiari sia le priorità e le esigenze delle
potenziali fonti di finanziamento. L’insieme di queste misure e degli obiettivi
sono supportate dalla comunità internazionale di donatori.
Nei paesi candidati
che non sono entrati nella UE nel 2004 continuerà lo sforzo per trasporre ed
implementare l’acquis communautaire, inclusi i progetti di gemellaggio. Per
lavorare in questa direzione il REC ha recentemente aperto un nuovo ufficio in
Turchia. Potrebbe sottolineare le sfide ed i programmi più importanti di questa
nuova estensione del REC?
La diversità e la grandezza del paese determina le
sfide ed i compiti. La prima cosa da fare è adottare o cambiare le leggi
nazionali, le regole e le procedure di modo che le esigenze della UE siano
pienamente incorporate nella legislazione. Un’altra sfida sarebbe quella di
assicurare un quadro istituzionale, un budget e delle procedure di attuazione
adeguati. Nel seguire la nostra missione in Turchia noi operiamo in quattro aree
programmatiche: rafforzamento istituzionale ed educazione ambientale,
informazione ambientale, sovvenzioni ed infine un programma speciale che offre
servizi al settore delle imprese. Il mandato del REC è quello di assistere e
supportare gli “azionisti” in senso lato del sistema ambientale nel paese in
modo da sviluppare le loro capacità istituzionali e tecniche in vista
dell’adesione alla UE; in tal modo si renderà più agevole l’effettiva attuazione
nel paese dell’ “acquis communautaire” della UE. Nel complesso la Turchia ha
bisogno di attuare le politiche ambientali e di consolidare le capacità di
applicazione, d’investire nelle infrastrutture ambientali, promuovere la
partecipazione dei cittadini ed accrescere la consapevolezza pubblica dei
problemi ambientali ed, infine, integrare gli aspetti ambientali nelle decisioni
economiche. Noi forniremo l’assistenza per venire incontro all’enorme quantità
di impegni regionali ed internazionali della Turchia.
Il REC ha avuto successo
nel mettere in contatto le iniziative pubbliche e private assicurando il
finanziamento del settore privato per i progetti sull’educazione ambientale e
l’accrescimento della consapevolezza. Potrebbe illustrare queste iniziative?
Nel
2001, grazie alla generosità della Toyota Motor Corporation, il REC ha accettato
la sfida di sviluppare un programma di educazione ambientale globale nell’Europa
Centrale ed Orientale ed è nato il Green Pack. Il primo “pacchetto” è stato
creato per la Polonia, con successive versioni adattate agli specifici contesti
ambientali dell’Ungheria, della Bulgaria, della Slovacchia e della Repubblica
Ceca. Le versioni per l’Albania, la Russia e la Turchia sono in fase di
sviluppo. Dal momento del lancio abbiamo formato circa 6.000 insegnanti e
diffuso 9.000 “pacchetti” nelle scuole. Solo in Polonia sono stati educati
finora oltre 500.000 bambini. I partenariati internazionali giocano un ruolo
importante nel fornire il supporto tecnico ai rispettivi Ministeri dell’Ambiente
nell’attuazione e nella formulazione politica. Qual è la posizione del REC sui
partenariati e sui network internazionali? Il REC – la cui dichiarazione di
missione è basata sull’approccio verso molteplici “azionisti” del sistema
ambientale in senso lato – non è solamente membro di diversi partenariati, ma ne
può anche avviare di nuovi. Può convocare autorità, fornire supporto e
competenze specialistiche, fornire l’accesso all’informazione o procurare il
supporto finanziario. Alcuni degli sforzi più altamente produttivi includono il
“Partenariato per l’Energia Rinnovabile e per l’Efficienza Energetica” (Renewable
Energy and Energy Efficiency Partnership- REEEP), il “Programma Mediterraneo per
l’Energia Rinnovabile” (Mediterranean Renewable Energy Programme - MEDREP),
l’“Iniziativa di Sofia sulla Qualità dell’Aria Locale” (Sofia Initiative on
Local Air Quality – SILAQ) oppure il “Programma di Ricostruzione Regionale
dell’Ambiente” (Regional Environmental Reconstruction Programme – REReP). Vorrei
concludere con un esempio unico di network nel campo della sostenibilità che si
è cominciato a formulare nel “Corso per la Sostenibilità”. Si tratta di un
programma educativo per funzionari statali di alto livello, responsabili dei
“tre pilastri” dello sviluppo sostenibile: crescita economica, progresso sociale
e protezione ambientale. Fino ad oggi questo network virtuale copre otto paesi
dell’Europa centrale ed orientale (CEE), con più di un migliaio di membri di
vari ministeri, non solo ambientali, e numerosi membri d’istituti ed università
europee! Grazie al supporto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio italiano, questa è una grande occasione per esaminare la maggior
parte degli approcci allo sviluppo sostenibile non solo di questi otto paesi, ma
dell’intera regione CEE.
(1) NIS: New Indipendent States (ex repubbliche sovietiche); EECCA: Eastern Europe, Caucasus and Central Asia (Europa Orientale, Caucaso e Asia Centrale)
ISTANBUL, 30 novembre - 2 dicembre
6th Global Meeting of the
Regional Seas
Da tre decenni l’UNEP promuove la cooperazione regionale in varie
aree del mondo, tra cui il Mediterraneo, per far fronte al progressivo degrado
degli oceani e delle aree costiere, attraverso la creazione di piani di azione,
supportati da convenzioni e protocolli riferiti a specifici problemi e realtà
territoriali. Tali documenti riflettono l’impegno e la volontà politica dei
governi di affrontare in maniera sinergica le sfide ambientali comuni. Tutti i
programmi, le cui tematiche di riferimento spaziano dall’inquinamento chimico,
allo sviluppo delle aree costiere, alla conservazione degli ecosistemi marini,
pur rispecchiando un approccio simile, sono stati adattati dai governi e dalle
Istituzioni alle loro specifiche necessità, allo scopo di affrontare le sfide
ambientali riferite ai singoli territori, in un’ottica “glocal”. La Convenzione
per la Protezione del Mar Mediterraneo, meglio nota come Convenzione di
Barcellona, ha inaugurato nel 1975, quale programma pilota, il Regional Seas
Programme dell’UNEP, che attualmente conta la partecipazione attiva di oltre 140
Paesi con territori costieri in varie regioni del mondo. L’evento in questione
intende fornire una panoramica dello stato di attuazione della Convenzione di
Barcellona, illustrando i risultati raggiunti e le sfide da affrontare in
futuro.
ALESSANDRIA D’EGITTO, 1 - 2 dicembre
Access to Water
Si tratta della
quinta di una serie di sette conferenze tematiche nell’ambito della seconda fase
del progetto L- 20 (Leaders-20), promosso dal CIGI (Centre for International
Governance Innovation) e dal Centre for Global Studies dell’Università di
Victoria, che mira a colmare un gap nella governance mondiale in tema di
gestione delle risorse idriche. L’evento, organizzato con il supporto di Al
Ahram Center for Political and Strategic Affairs e di UNU-INWEH (United Nations
University - International Network on Water, Environment and Health), intende
riunire un gruppo di esperti nel campo della gestione delle risorse idriche e di
decisori politici dai Paesi G-20 per riflettere insieme sulle possibili
soluzioni da adottare al fine di stimolare l’azione a livello globale.
DAKAR, 1
- 5 dicembre
First Global WASH Forum: Implementing The Goals of the WSSD
Il
WSSCC (Water Supply & Sanitation Collaborative Council) organizza il First
Global Water, Sanitation and Hygiene Forum, con la collaborazione di istituzioni
pubbliche e private. Gli obiettivi del Global WASH sono principalmente due: in
prima analisi evidenziare come l’implementazione di specifici programmi sulla
gestione delle risorse idriche e l’igiene sanitaria, di riforme e iniziative di
partnership abbiano di fatto contribuito a sradicare la povertà; in seconda
analisi, rafforzare le iniziative di partnership a livello regionale e nazionale
finalizzate a raggiungere gli obiettivi del WSSD (World Summit on Sustainable
Development).
LONDRA, 2 dicembre
Adapting for Climate Change Conference –
Developing Local Strategies
L’evento, organizzato dall’Agenzia per l’Ambiente
del Regno Unito e dalla UKCIP (United Kingdom Climate Impacts Programme) in
vista della prossima Conferenza delle Parti sulla Convenzione Quadro delle
Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, intende illustrare le possibili
risposte ai cambiamenti del clima, nel contesto di un approccio integrato che
punta alla diminuzione delle emissioni locali, in base a quanto stabilito dalla
Convenzione di Nottingham. Lo scopo principale è valutare le minacce, l’impatto
e i costi derivanti dai cambiamenti climatici, in particolare in riferimento
alle aree costiere e fluviali e ai centri urbani, avvalendosi di contributi di
esperti e professionisti operanti in diversi settori e attraverso l’analisi di
una serie di casi studio. La conferenza si rivolge principalmente alle autorità
locali, ai pianificatori, alle aziende che operano nel settore energetico e dei
rifiuti, alle assicurazioni, a consulenti, ingegneri, architetti, all’industria
delle costruzioni, al settore del trasporto, all’industria del turismo e agli
esperti di salute pubblica.
PARIGI, 2 – 3 Dicembre
GFSD Conference on Economic
Aspects of Environmental Compliance Assurance
In molti Paesi la normativa ambientale è divenuta progressivamente più stringente, tuttavia il livello di
applicazione concreta della stessa è spesso considerato insoddisfacente,
soprattutto a causa di un inadeguato sistema di incentivi o di un inappropriato
mix di strumenti coercitivi e di incentivo. Lo scopo principale di questa
conferenza, organizzata da INECE (International Network for Environmental
Compliance and Enforcement), è fornire assistenza ai Governi per sviluppare
sistemi di incentivi più efficaci e meno costosi possibile, proponendosi come
luogo di incontro tra decisori politici e ricercatori, accademici, uomini
d’affari ed esponenti della politica a livello locale di numerosi Paesi.
LIMASSOL (Cipro), 6 - 7 dicembre
International Conference on desalinisation
Costing
Il processo di desalinizzazione necessita di essere rappresentato
attraverso dati realistici e veritieri, in quanto i pianificatori e i decisori
politici avvertono sempre di più la necessità di lavorare su dati affidabili per
sviluppare appropriati sistemi di gestione delle risorse idriche. Al fine di
soddisfare tale esigenza, il MEDRC (Middle East Desalination Research Center) ha
evidenziato la necessità di pervenire ad
una standardizzazione dei costi della desalinizzazione, che permetterà ai
decisori politici, ai pianificatori e alle industrie di elaborare progetti sulla
base di una comparazione realistica dei costi di desalinizzazione relativi a
diverse aree del mondo. Nel corso del convegno, organizzato dal MEDRC, sono
illustrate le principali tecnologie di desalinizzazione, i modelli di costo
attualmente adottati e quelli in via di definizione, e casi studio relativi a
progetti di desalinizzazione già realizzati.
BUENOS AIRES, 6 - 17 dicembre
Conference of the Parties (COP 10) in Buenos Aires, Argentina
Il cambiamento
climatico rappresenta una sfida globale di grande complessità: la temperatura
media della superficie terrestre è aumentata di 0,6°C dagli ultimi anni
dell’Ottocento, e si ritiene che attualmente il trend sia in crescita. Si
ritiene che la causa principale dell’incremento termico sia il processo di
industrializzazione avviato a metà del XIX secolo, che ha comportato la
combustione di grandi quantità di petrolio, gas, carbone, l’utilizzo intensivo
delle risorse forestali e l’adozione di metodi intensivi di coltivazione e
allevamento. Tali attività avrebbero accresciuto la
quantità di gas serra naturalmente presenti nell’atmosfera, soprattutto diossido
di carbone e metano, che trattengono il calore solare incrementando l’ “effetto
serra”, che a sua volta quindi sarebbe causa dell’aumento della temperatura. Più
di dieci anni fa, diversi Paesi hanno aderito alla Convenzione Quadro delle
Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, al fine di elaborare soluzioni per
ridurre il riscaldamento globale e di affrontare i problemi da esso derivanti.
Nel 1997 i Governi hanno ratificato il Protocollo di Kyoto, che prevede misure
più restrittive e legalmente vincolanti e che, in seguito alla recente
ratificazione da parte della Federazione Russa, dovrebbe entrare in vigore nel
febbraio 2005. Dal 1998, inoltre, un Panel Intergovernativo sui Cambiamenti
Climatici (IPCC) raccoglie ricerche e dati scientifici, fornendo dati
attendibili ai Governi. Quest’anno l’argomento principale della Conferenza delle
Parti (COP10) è il decimo anniversario dell’entrata in vigore della Convenzione
Quadro sui Cambiamenti Climatici. L’evento intende fornire un bilancio,
evidenziando in particolare i risultati raggiunti e le nuove sfide del futuro,
oltre ad affrontare una serie di argomenti relazionati al clima quali gli
impatti del cambiamento climatico e le misure di adattamento, le politiche di
mitigazione e il loro impatto, le tecnologie.
MONACO, 8- 10 dicembre
First
Meeting of National Experts on the feasibility of a legal regional instrument on
prevention of pollution from pleasure craft activities in the Mediterranean
Il
convegno in questione è stato preannunciato in occasione del tredicesimo
incontro ordinario delle parti contraenti della Convenzione di Barcellona,
svoltosi a Catania nel novembre 2003. Tutti i Punti Focali ufficiali
appartenenti al REMPEC (Regional Marine Pollution Emergency Response Centre for
the Mediterranean Sea) sono stati sollecitati ad individuare un esperto per la
partecipazione all’evento, aperto inoltre alle organizzazioni delle Nazioni
Unite. Il convegno intende fare il punto sull’applicazione della Convenzione di
Barcellona, per assicurare che siano rispettati i limiti e gli obiettivi
generali in essa stabiliti. Gli esperti chiamati a partecipare analizzano
inoltre il ruolo delle regole e dei regolamenti internazionali, al fine di
evitare qualsiasi sovrapposizione o conflitto tra i diversi strumenti
legislativi che disciplinano la materia dell’inquinamento dei mari derivante
dalle attività di navigazione.
Maastricht, 9 – 10 dicembre
Implementation of the
European Environmental Legislation: the Water Framework Directive
EIPA (European
Institute of Public Administration) organizza il secondo seminario
sull’implementazione della normativa ambientale europea, e in particolare sulla
WFD (Water Framework Directive) o Direttiva Quadro sulle Acque, entrata in
vigore il 22 dicembre 2000. L’obiettivo dell’evento è fornire una panoramica
sull’attuale stato di recepimento della normativa da parte dei Paesi dell’UE e
per illustrare le linee guida recentemente sviluppate a tal fine. Il seminario
intende fornire un’occasione di aperto dibattito sui diversi problemi che i
Paesi hanno incontrato, e tuttora incontrano, nella delicata fase di
implementazione e attuazione della Direttiva.
GINEVRA, 10 dicembre
Global Energy
Security Summit
La Sezione Energia della Commissione Economica per l’Europa
delle Nazioni Unite (UNECE) ha organizzato a dicembre quest’incontro come
proseguimento del Forum di dialogo lanciato dal Comitato per l’Energia
sostenibile dell’UNECE nel novembre dello scorso anno, sui rischi della
sicurezza energetica allo scopo di valutare tali rischi, le reazioni del mercato
finanziario e le potenziali risposte di politica energetica. Il summit si svolge
tra rappresentanti di alto livello delle maggiori compagnie produttrici di
petrolio, gas, energia e le principali istituzioni finanziarie. In particolare
sono presentati due studi, intitolati “I rischi emergenti per la sicurezza
energetica e la mitigazione del rischio in un contesto globale” e “Sviluppi
dell’energia nella regione del Caspio”, che allargheranno la partecipazione al
summit ai rappresentanti dei paesi rivieraschi del Mar Caspio.
NOORDWIJK
(Olanda), 12 – 14 dicembre
E4D - World Conference on Energy for Development
L’energia è la risorsa chiave per lo sviluppo economico, per la riduzione della
povertà e per l’attuazione della sostenibilità ambientale. Investimenti
consistenti sono necessari per lo sviluppo dei Paesi al fine di avviare la
produzione e la distribuzione energetica per intraprendere percorsi di sviluppo
sostenibile. La conferenza, organizzata dal Ministry of Foreign Affairs e dal
Ministry of Housing, Spatial Planning and the Environment, in stretta
collaboraziona con la Banca Mondiale, con UNDP (United Nations Development
Programme) e con il World Business Council on Sustainable Development, intende
evidenziare la necessità di investimenti nel settore energetico, allo scopo di
porre il tema dell’energia ai primi posti nell’agenda dello sviluppo
sostenibile, non trascurando il tema cruciale delle barriere che tali
investimenti incontrano e indicando le modalità per superarle.
GINEVRA, 13 – 14 dicembre
Seminar on the role of
ecosystems as water suppliers
Il seminario intende offrire un’occasione di
incontro a decisori politici, legislatori, economisti, manager, tecnici,
rappresentanti del settore privato e ONG, specializzati nella gestione delle
acque, delle foreste, del paesaggio e nella conservazione della natura.
L’incontro è stato preparato dalla Swiss Agency for the Environment, Forests and
Landscape e dal Segretariato UNECE (United Nations Economic Commission for
Europe) della Convenzione sulle Acque, in stretta collaborazione con il
Segretariato della Convenzione di Ramsar sulle aree umide, la FAO (Food and
Agricolture Organization), la European Forestry Commission e il MCPFE (Ministerial
Conference on the Protection of Forests in Europe). Il seminario intende
favorire il dialogo e l’incontro tra i Governi ed esperti provenienti dalle
organizzazioni internazionali, dalle ONG e dal settore privato, al fine di
condividere le conoscenze acquisite circa il ruolo delle foreste e delle aree
umide nell’alimentazione del ciclo idrico e sui vantaggi connessi al loro
utilizzo sostenibile, alla loro protezione e ripristino, allo scopo di
assicurare una gestione sostenibile delle risorse idriche. Nel corso
dell’incontro, si riserva uno spazio privilegiato all’illustrazione di
esperienze e di casi eccellenti, opportunamente documentati. Il seminario
intende giungere, in tal senso, alla definizione di una serie di
raccomandazioni, che saranno presentate alla Tredicesima Sessione della
Commissione sullo Sviluppo Sostenibile (New York, 11-12 aprile 2005), la cui
adozione sarà proposta alle Parti della Water Convention in occasione del Quarto
Meeting previsto per il 2006. Si intende inoltre favorire lo sviluppo di
partnership e joint venture a livello regionale, nazionale, internazionale e
intercontinentale.
CAIRO, 18-19 dicembre
National Workshop on Environmental
Policy Integration and SMAP III
Si tratta del primo Seminario Nazionale sulle
“Politiche di Integrazione Ambientale e SMAP III” (Short and Mediumterm priority
environmental Action Programme, del Partenariato Euro-Mediterraneo), organizzato
dal progetto SMAP-RMS (SMAP Regional Management Support Project), finanziato
dalla Commissione Europea (EuropeAid), di cui APAT è capofila. Il Seminario
organizzato con la collaborazione di EEAA (Egyptian Environmental Affairs Agency)
illustrerà dei meccanismi per promuovere a livello nazionale e in differenti
settori, le politiche di integrazione ambientale e gli obiettivi dello sviluppo
sostenibile, incoraggiando la collaborazione inter-settoriale ed
inter-istituzionale. Uno spazio importante è
riservato alla presentazione di casi di studio e buone pratiche, basati
sull’esperienza di progetti finanziati in Egitto dal programma SMAP o da altre
iniziative di programmi comunitari, nelle cinque aree prioritarie di tale
programma SMAP: rifiuti, acqua, lotta alla desertificazione, gestione delle
coste, siti critici. L’evento intende coinvolgere circa 40-60 partecipanti,
soprattutto funzionari governativi ed esperti egiziani in campo ambientale
provenienti da vari settori (energia, industria, trasporti, turismo,
agricoltura, gestione delle acque, tutela della biodiversità, sviluppo urbano,
pianificazione territoriale). L’obiettivo finale è di aumentare la
consapevolezza sulle tematiche trattate e l’utilizzo degli strumenti
disponibili. Sulla base dell’esperienza di questo primo seminario in Egitto,
altri seminari in paesi della sponda sud del Mediterraneo saranno organizzati
dal progetto SMAP-RMS.
BARCELLONA, 22-23 NOVEMBRE 2004
Regional Workshop on Best
Available Techniques (BAT) and Best Environmental Practices (BEP)
Il seminario,
organizzato dal Centro di Attività Regionale per la Produzione più pulita dell’UNEP/MAP,
ha permesso ai paesi mediterranei partecipanti uno scambio di esperienze
sull’introduzione delle BAT nel settore industriale, sia nel contesto
dell’applicazione della Direttiva IPPC nei paesi UE, sia come adozione di
tecniche ambientalmente sostenibili nei paesi non membri. Di particolare
interesse il caso della Catalogna, Regione Autonoma della Spagna, il cui
Ministero dell’Ambiente ha provveduto alla trasposizione della Direttiva IPPC
con una legge che ne ha previsto l’applicazione a tutti i settori industriali e
non solo a quelli compresi nell’Allegato I della Direttiva ed ha creato uno
“sportello unico” per la concessione delle autorizzazioni ambientali. In
conclusione, particolare importanza rivestono i controlli e le ispezioni agli
impianti per il rispetto degli standard ambientali imposti dalla normativa di
ciascun paese per il rilascio ed il mantenimento della relativa autorizzazione
integrata ambientale. In generale, come evidenziato anche da uno studio della DG
Industria della Commissione Europea, le BAT sono considerate un valido strumento
per il raggiungimento di standard ambientali competitivi. Entro il 2007
moltissime industrie degli stati membri dovranno avere un’autorizzazione
integrata per poter operare, ciò consentirà di ripartire nel tempo l’impatto
economico derivante dall’adozione delle tecniche necessarie al conseguimento dei
limiti previsti per il rilascio dell’autorizzazione.
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UNA SETTIMANA NEL MEDITERRANEO A MALAGA
MALAGA, 13 - 16 dicembre MALAGA, 13 -
17 dicembre
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Normativa ambientale
(a cura del Servizio Interdipartimentale per gli Affari
Giuridici - Settore Normative Comunitarie e Internazionali)
RASSEGNA DEI PROGETTI DI LEGGE
all’esame delle Commissioni Ambiente di Camera (VIII) e Senato (XIII)
in stato di relazione per l’esame alle Camere
all’esame delle Camere (al 15 novembre 2004)
Si presenta l’aggiornamento dei progetti di legge all’esame del Parlamento, il cui primo elenco e’ stato pubblicato nel precedente numero 6 di IdeAmbiente. Si tratta dei progetti:
in corso di discussione presso una delle Commissioni Ambiente di Camera (VIII) e Senato (XIII)
in stato di relazione, cioe’ approvato dalle Commissioni (con un testo integrante le iniziali proposte di legge) ma non ancora all’esame delle Camere
in corso di esame da parte delle due Camere
Sono considerati gli atti che interessano il
governo dell’ambiente e del territorio. Sono compresi sia i disegni di legge di
iniziativa governativa, sia le proposte di legge di iniziativa parlamentare. Di
alcuni progetti - nei quali l’APAT e il Sistema Agenziale sono citate con un
ruolo specifico e quelli che comunque riguardano temi ambientali di particolare
interesse - è redatta una nota di sintesi.
La scheda di sintesi dei lavori
parlamentari ed il testo integrale dei documenti sono reperibili nelle pagine di
http://www.parlamento.it >Senato> Leggi e documenti>Ricerca avanzata, tramite la
sigla (S o C) ed il numero che identifica ciascun progetto. Nell’ultimo mese si
registra l’aggiunta di quattro progetti di legge, tutti riguardanti il danno
ambientale.
DAL PROSSIMO MESE, L’ACCESSO ALLE PAGINE SARA’ AUTOMATICO TRAMITE IL PORTALE DELL’APAT
Danno ambientale: responsabilità civile e illeciti penali
Progetto di legge S. 3027 in Commissione
Modifiche al codice penale in
materia di delitti contro l' ambiente, e disposizioni per combattere il fenomeno
della criminalita' in ambito ambientale.
Progetto di legge S. 2994 in
Commissione
Introduzione nel codice penale del titolo “Dei delitti contro l'
ambiente “ e istituzione di un fondo di rotazione per il ripristino e la
bonifica dei siti inquinati.
Progetto di legge S. 1816 in Commissione
Delega al
Governo per l' istituzione presso i tribunali di una sezione specializzata per i
reati ambientali.
Progetto di legge S. 1741 in Commissione
Modifiche al codice
penale in materia di tutela dell' ambiente e dei beni culturali.
NOTA
" Le
organizzazioni criminali hanno ormai individuato nel campo ambientale, ed in
particolare nel traffico dei rifiuti, nella speculazione edilizia e nella
gestione delle attività di recupero ambientale, un nuovo e vantaggiosissimo
business, di interesse pari a quello del traffico di droga ma con rischi
bassissimi o, più realisticamente, del tutto inesistenti”. Così si esprime il
senatore Natale Ripamonti nella relazione al progetto di legge n.1816. La
considerazione riassume correttamente il presupposto di tutte le proposte di
legge all’esame. Leggendo i progetti si noterà che, anche se con sfaccettature
diverse, perseguono il medesimo obiettivo di introdurre pene più severe per i
reati ambientali, apportando modifiche al codice penale (progetti di legge n.
3027-2994-1741) ovvero istituendo presso i tribunali una sezione specializzata
per i reati ambientali (progetto di legge n.1816). Oltre a modificare il codice
penale introducendovi un titolo specifico riguardante l’ambiente, nei progetti
di legge n 3027 e n.1816, rispettivamente presentati dal sen. Pasquale Nessa e
dal sen. Natale Ripamonti, si auspica l’ampliamento della composizione delle
sezioni di polizia giudiziaria, inserendovi agenti ed ufficiali del Corpo
Forestale dello Stato. Ciò al fine di portare nelle sezioni il contributo di
esperienze in tema di repressione dei reati ambientali acquisite da tale Corpo e
valorizzare una professionalità operativa diffusa capillarmente sull’intero
territorio nazionale ed in particolare nelle aree naturali protette, ma spesso
sottovalutata a livello di indagine di settore. Nella proposta di legge n.2994
presentata dal Sen. Gaetano Pascarella, si propone oltre all’introduzione nel
codice penale di un titolo autonomo “Dei delitti contro l’ambiente” (nel quale è
contenuta la definizione di illecito ambientale, la previsione e punizione dei
reati di inquinamento ambientale, distruzione del patrimonio naturale, traffico
illecito di rifiuti e frode in materia ambientale), anche l’istituzione di un
fondo di rotazione per il ripristino e la bonifica dei siti inquinati, al quale
lo Stato dovrebbe contribuire con una dotazione annua di 20 milioni di euro e al
quale sarebbero destinate le risorse finanziarie derivanti dalla vendita dei
beni confiscati alle organizzazioni criminali impegnate nel traffico e
smaltimento illeciti di rifiuti. Infine tra le novità da segnalare nella
proposta di legge n 1816 all’articolo 3 si introduce la legittimazione del
pubblico ministero ad esercitare in via sostitutiva l’azione civile di danno
pubblico ambientale.
Normativa ambientale
(a cura del Dipartimento Stato dell’Ambiente)
COMUNITARIA
Quote di emissioni
La direttiva 2004/101/Ce, che modifica la direttiva 2003/87/Ce stabilisce
un'equivalenza tra i crediti Cer e Eru e le quote di emissione dei gas ad
effetto serra. I gestori potranno usare questi due meccanismi nell'ambito del
sistema di scambio di quote per adempiere ai loro obblighi, usufruendo inoltre
di una riduzione dei costi di messa in conformità degli impianti disciplinati
dal sistema. Quindi, ai fini del contenimento delle emissioni di gas serra, gli
Stati Ue potranno convertire i crediti ottenuti con progetti di abbattimento
dell'inquinamento realizzati in qualsiasi parte del mondo in quote e venderle.
NAZIONALE
Emissioni gas serra, richieste di autorizzazione entro il 5 dicembre
Il decreto-legge 12 novembre 2004, n. 273 è stato pubblicato sulla Gazzetta
ufficiale del 15 novembre 2004 e obbliga le imprese interessate (settore
termoelettrico, della raffinazione, vetro, cemento, acciaio, ceramiche,
laterizi, carta) ad attivarsi immediatamente dal punto di vista autorizzatorio
per poter continuare ad operare.
Inquinamento acustico –antifurti auto
È
all'esame del Senato un disegno di legge contro l'inquinamento sonoro provocato
dai sistemi di protezione delle auto con avvisatore acustico (Ddl 3088). Il
disegno di legge, composto da un unico articolo, prevede contravvenzioni fino a
5000 euro per il disturbo arrecato dagli antifurti sonori delle auto. Esso
dispone infatti che: “I proprietari o utilizzatori di sistemi di allarme
antifurto con segnale acustico e anti-intrusione con segnale acustico,
installati su sorgenti mobili e fisse, che entrano in funzione, in aree abitate,
dopo le ore 23,30, provocando emissioni sonore, sono soggetti alla
contravvenzione da euro 500 a euro 5.000, salvo che tale circostanza sia
determinata da effrazione o da terzi".
GIURISPRUDENZA
Reflui industriali
pericolosi - sentenza 23 marzo 2004 n. 13967
La III Sezione della Cassazione
penale ha considerato legittimo il provvedimento di sequestro degli scarichi di
un’azienda disposto dal Gip e confermato dal Tribunale del Riesame, che aveva
già valutato “ininfluente, ai fini della configurabilità del reato, la
circostanza che gli scarichi fossero effettuati in un pozzo a perdere e non
nella rete fognaria”. Infatti, l'immissione non autorizzata di acque reflue
industriali contenenti sostanze pericolose configura l'ipotesi di reato di cui
all'articolo 59, comma 1, Dlgs 152/1999, sia che lo sversamento avvenga in
fognatura sia che sia effettuato in un pozzo a perdere. L’articolo 59 del Dlgs
152/1999 punisce ogni indebita immissione di acque reflue “pericolose” nel
suolo, nel sottosuolo ed in rete fognaria.
Associazioni ambientaliste - sentenza
9 novembre 2004 n. 7246
Il Consiglio di Stato ha ritenuto “carente” di potere
sotto il profilo processuale un'associazione ambientalista che aveva proposto
ricorso contro un provvedimento urbanistico-edilizio il cui annullamento avrebbe
determinato solo in via strumentale un effetto utile per l'ambiente. Alla base
della decisione, il carattere eccezionale della legittimazione ad agire delle
associazioni ambientaliste riconosciuto ex legge 349/1986.
Filter-cake -
sentenza 3 febbraio 2004, n. 3978
La Corte di Cassazione ha stabilito che la
parte inorganica di petrolio grezzo, che si concentra a seguito della
diminuzione della componente organica per la sua trasformazione in combustibili
pregiati (i cosiddetti filter- cake), non ha natura di rifiuto. E’ stata, così,
risolta una diatriba di lunga data in materia chiarendo che il filter-cake
“costituisce un vero e proprio prodotto, e cioè il risultato di un razionale e
mirato processo industriale”, e quindi non è disciplinato dal Dlgs 22/1997.
| LA LEGGE DELEGA SÌ DEFINITIVO ALL’APPROVAZIONE DELLA LEGGE DELEGA PER IL RIORDINO DELLA LEGISLAZIONE IN MATERIA AMBIENTALE Con 278 sì, 184 no e tre astenuti l’Aula della Camera ha definitivamente approvato la legge di delega al governo per il riordino della legislazione in materia ambientale… Il testo approvato contiene, fra l’altro, il condono per gli abusi edilizi commessi nei paradisi ambietali, e un giro di vite sugli “ecomostri” da abbattere… (ANSA) “Un fatto importante e rivoluzionario l’approvazione di questo provvedimento” Così il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, ha commentato il via libera definitivo della Camera alla legge di delega al governo. “L’approvazione del provvedimento – ha detto il ministro – ci dà la possibilità di scrivere testi unici che diventeranno punti di riferimento per la normativa ambientale. Su questo siamo impegnati nel migliore dei modi”…(ANSA) |
ROMA, 2 dicembre
Presentazione Rapporto
Rifiuti 2004
Presso la sede APAT di Via Curtatone 3 si presenta il Rapporto
Rifiuti edizione 2004. A tutti i partecipanti sarà distribuita una copia del
“Rapporto Rifiuti 2004” e del “Rapporto Annuale sulla Gestione dei Rifiuti -
Potenzialità del sistema integrato di gestione dei rifiuti” su supporto
informatico. Sarà possibile, inoltre, effettuare il download del file della
pubblicazione dal sito APAT.
Francavilla al Mare (CH), 2 dicembre
Governare il
cambiamento nell’economia, nella società e nelle Istituzioni
Questo il titolo
del convegno organizzato da INNOVA Studi Italia presso il Museo Michetti della
città abruzzese. Obiettivo dell’incontro dare vita ad un momento di riflessione
aperto ai decisori nazionali e locali della politica, della società civile e
dell’economia, per affrontare insieme il tema della globalizzazione, che oggi
stimola la competizione fra gli agenti economici, l’innovazione tecnologica, la
diversificazione dei prodotti e allo stesso tempo si confronta con il fenomeno
del “regionalismo o localismo”
Napoli, 9 dicembre
Workshop emergenza ‘diossina’
in Campania
Si terrà al Grand Hotel Excelsior, promossa dal Commissariato di
Governo per l’emergenza rifiuti, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e
l’APAT, una giornata di approfondimento delle tematiche relative al fenomeno
dell’emergenza ‘diossina’ nella Regione Campania, in riferimento agli interventi
previsti dalla Legge n° 268 del 24 Settembre 2003, recante misure urgenti a
favore del comparto agricolo. Tra gli argomenti del workshop: illustrazione ai
presenti delle attività di monitoraggio in atto e individuazione di potenziali
modelli organizzativi alla luce della citata Legge. Tra gli interventi previsti,
oltre a quelli dei relatori e responsabili del progetto di monitoraggio, Il Capo
di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente prof. Paolo Togni, il DG dell’APAT ing.
Giorgio Cesarei, il Vice Presidente della Giunta Regionale Campania on. Antonio
Valiante, il Sostituto Procuratore del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere,
dott. Donato Ceglie, l’Assessore all’Ambiente della Regione, dott. Luigi Nocera,
il DG del Servizio Qualità della Vita del Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio.
ROMA, 15-16 dicembre
Presentazione del Primo Rapporto sulla
"Qualità dell'ambiente urbano"
APAT ha avviato a fine 2003 il Progetto
pluriennale “Qualità Ambientale nelle aree metropolitane italiane”, che si
propone di sviluppare strumenti di supporto alla pianificazione e gestione
dell’ambiente urbano con riferimento alle diverse specificità delle nostre città
metropolitane. Il Progetto è promosso da APAT con la collaborazione delle
Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente e qualificati soggetti
scientifici e tecnici. Il convegno si svolgerà in due giornate: la prima,
dedicata agli addetti ai lavori, in cui si affronteranno gli aspetti tecnico-
scientifici del Rapporto e la seconda in cui il Rapporto, che segna la
conclusione del primo anno di attività del progetto, sarà presentato agli
amministratori locali e alla stampa.
ROMA, dicembre
Master in Bioindicazione e
Biomonitoraggio della qualità dell’aria
Nell’ambito dei Corsi istituzionali di
perfezionamento scientifico e di alta formazione che integrano l’offerta
didattica dell’Università di Roma “La Sapienza”, sono indette le procedure di
ammissione al Master in Bioindicazione e Biomonitoraggio della Qualità dell’Aria
per venti posti, per l’Anno Accademico 2004-2005. Il Master è un Corso di II
livello, di durata annuale e ha come finalità quella di fornire ai partecipanti
gli strumenti teorici e pratici per poter operare con specifica competenza
professionale nel settore della valutazione dell’inquinamento atmosferico,
impiegando le metodologie più moderne e riconosciute a livello nazionale e
comunitario. I Bioindicatori impiegati sono i licheni e le piante superiori,
considerati gli strumenti più pratici, idonei ed efficaci per acquisire
informazioni sullo stato della qualità dell’aria. Il Master si avvale delle
competenze didattiche e scientifiche della Facoltà di Scienze M.F.N.
dell’Università “La Sapienza” e di altre Università nazionali e straniere, degli
apporti di Enti e soggetti pubblici e privati, e degli operatori incaricati
dello studio, della messa a punto e dell’applicazione dei sistemi di
monitoraggio e controllo dell’inquinamento atmosferico. Per informazioni
consultare le pagine Web dell’Università di Roma “La Sapienza” e del
Dipartimento di Biologia Vegetale.